CORTE DI APPELLO MILITARE
e scordano sempre il perdono
E SCORDANO SEMPRE IL PERDONO
1/8/20262 min read


L'accusa è di violata e forzata consegna.
Molto grave.
Il ragazzo che frequenta un Corso finalizzato alla sua stabilizzazione nell'Esercito è considerato dai suoi Istruttori il migliore di tutta la Scuola.
Ma l'accusa c'è ed è grave, se condannato perderebbe la divisa e con essa il suo progetto di vita, in primo grado è stato già condannato, secondo me ingiustamente, per questo ho scritto e depositato un atto di appello intenso di passione e conoscenze, tutto quel che sapevo e potevo fare l'ho messo lì dentro.
In Appello partecipo al Collegio difensivo con un Ufficiale dei Carabinieri anch'egli oggi Avvocato, avrà una decina d'anni più di me, facciamo subito amicizia, lui è un Colonello dell'Arma, io un Tenente dell'Esercito, siamo due Avvocati, siamo due Ufficiali, sappiamo valutare i dipendenti, questo ragazzo è un ottimo militare, dobbiamo salvarlo, l'Esercito è la sua vocazione, e in qualsiasi altro luogo sarebbe infelice : il Colonnello aggiunge alla mia passione la propria saggezza, mi guida con garbo verso la strada giusta.
Il giorno della Sentenza il ragazzo è in Alta Uniforme, mentre noi indossiamo quella che da anni è ormai diventata la nostra di Uniforme, cioè la Toga.
Un Procuratore Generale molto saggio, che probabilmente nutre sentimenti simili ai nostri, chiede la conferma della sentenza di condanna, ma lascia molti spazi nella sua requisitoria, spazi che io e il Collega ci sforziamo subito dopo di riempire con la stessa passione di quando indossavamo le stellette.
La Corte si ritira, trascorre quasi mezz'ora, solo mezz'ora anche se a noi tutti sembra un'eternità.
Poi la Corte esce, noi in piedi, anche io ed il Collega quasi sugli attenti come il ragazzo.
La Corte legge la Sentenza, il Militare è assolto per non aver commesso il fatto.
Sento un brivido che parte dalle tempie, e lungo le guance, probabilmente sto lacrimando mentre il ragazzo, ottimo Militare, rimane impassibile e marziale come gli avevo raccomandato prima di quel momento :
"Qualunque cosa accada rimani fermo, stai composto, nessuno deve vedere quel che hai dentro, dignità e fermezza comunque vada, dimostra che sei temprato, che hai carattere a prescindere da come andrà".
Mentre la Corte legge la sua assoluzione lui rimane impassibile, pure avendo 25 anni meno di me.
Mentre io, che ho 25 anni più di lui, ho gli occhi lucidi.
Con la coda dell'occhio mi volto verso il Colonello, che come me Tenente, indossa la sua Toga sopra le stellette.
Si volta appena offrendomi senza pudore il suo sguardo, e lo vedo, lo vedo chiaramente : sta piangendo anche lui.
Il ragazzo è stato più bravo di noi.