IO STO CON GLI SBIRRI

Il Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia ha avuto il merito, durante un recente dibattito televisivo, di dare voce ad una giusta lamentela che sebbene assai diffusa tra le donne e gli uomini della Polizia di Stato, non é mai stata adeguatamente pubblicizzata.

Il Dott. Innocenzi, infatti, intervenendo a proposito del delicato rapporto che prima o poi si dovrà finalmente ristabilire, in questo paese, tra efficienza dell'azione di prevenzione e repressione dei crimini e garanzie per gli imputati, ha giustamente osservato che dalla Polizia non ci si potrà attendere più del molto che già riesce a fare, fino a quando non la si libererà dall'attuale subordinazione alla magistratura inquirente.

Accade infatti che i diversi Ispettori dei Commissariati siano di fatto sommersi dalle deleghe dei pubblici ministeri, che impegnano il personale oltre ogni ragionevole misura, e burocratizzandone l'attività ne avviliscono le potenzialità investigative.

Tutti i poliziotti con i quali ho affrontato l'argomento mi hanno giustamente fatto osservare che quando si sono arruolati non si aspettavano di dovere riempire scartoffie per conto terzi.

La maggior parte di loro tiene la pistola stabilmente in armeria, non si azzarda neanche ad aprire la benché minima indagine e men che meno ad inviare informative in Procura, ben sapendo che i nostri pubblici ministeri preferiscono seguire le proprie personali intuizioni investigative piuttosto che ricevere stimoli dagli investigatori professionali.

La questione, si badi bene, non é di secondo piano, perché l'esperienza dimostra che dietro ogni processo sbagliato c'é una indagine fatta male.

Ho già detto, come Avvocato e come Radicale che, fermo restando il diritto inviolabile di chiunque ad un processo equo ed imparziale, sarebbe tuttavia preferibile che arrivassero a giudizio i veri colpevoli piuttosto che gli innocenti.

Il punto di vista dell'Avvocato é infatti che per ogni colpevole a spasso c'é un innocente in galera, mentre il punto di vista del poliziotto é che per ogni innocente in galera c'é un colpevole a spasso.

Alla faccia dunque di antiche e forse ormai superabili divisioni, i due punti di vista coincidono e muovono peraltro da un comune presupposto : quello per il quale le indagini devono essere fatte bene e, soprattutto, devono essere gestite da investigattori professionisti.

Cioé dai poliziotti i quali, a differenza dei pubblici ministeri, hanno studiato come si fanno le indagini invece che come si fanno, o meglio come si dovrebbero fare, i processi.

I poliziotti peraltro hanno un controllo ed una conoscenza del territorio che consente loro, il più delle volte, di andare a colpo sicuro nell'immediatezza del reato.

A condizione tuttavia che gli si diano auto efficienti, turni di servizio fisicamente sopportabili, tecnologie e banche dati e, perché no, anche quella necessaria tranquillità che inevitabilmente discenderebbe da stipendi adeguati al rischio ed al valore della loro attività.

Il punto debole di questa semplicissima constatazione sta tuttavia nella parte di protagonista unico e sovrano della giustizia che ha via via assunto in Italia la figura del pubblico ministero : egli per legge dispone direttamente della polizia giudiziaria, alla quale impartisce ordini e della quale, perciò, dirige l'operato investigativo; sommerge di deleghe i Commissariati distogliendo il personale dalla sua vera funzione che é quella di controllare il territorio; esercita un incomprensbibile timore reverenziale persino ai magistrati giudicanti e la sua voce, come noto, é di gran lunga più ascoltata di quella degli Avvocati.

Così facendo i pubblici ministeri, sia pure inconsapevolmente, dopo avere ottenuto una sostanziale "signoria" sul processo, e di qui persino sulla politica elettiva, hanno a poco a poco cominciato a sovrapporsi persino a coloro che dovrebbero fare la parte del leone nelle indagini preliminari, ovvero i poliziotti.

Con il risultato che oggi in Italia, piaccia o no, il pubblico ministero é poliziotto, accusatore e giudice allo stesso tempo, perché di fatto governa tutti i singoli passaggi del processo penale, a partire dalla percezione (o non percezione) della notizia criminis e via via fino alla emanazione della sentenza definitiva, passando per il dibattimento e senza disdegnare i passaggi sulla stampa.

Tutto questo in forza di un solo ed unico concorso per titoli ed esami, oltre che di una normativa sbagliata.

Dunque sostenere la polizia nel proprio legittimo desiderio di "emancipazione", significherebbe rendere un servizio al paese e riequilibrare il peso delle parti del processo (investigatore, avvocato dell'accusa, avvocato della difesa, giudice terzo), assegnando finalmente a ciascuna di esse un ruolo ben definito e ponendo dei paletti ben precisi ai possibili sconfinamenti.

E' compito di un garantista, e coincide anche con gli interessi di chi alle garanzie vorrebbe anteporre l'efficienza, lavorare con questo obiettivo.

Lo dico per primo, sperando che altri facciano altrettanto : io sto con gli sbirri.

ZORRO

(anno 2003, mio articolo pubblcato su L'Opinione)