E SCORDANO SEMPRE IL PERDONO (cit.)
e scordano sempre il perdono
E SCORDANO SEMPRE IL PERDONO
1/8/20262 min read


A 30 metri dal mio portone, sullo stesso marciapiede di quella piccola periferia, c'era la bottega artigiana di suo padre, e lui pochi anni più di me, e per motivi che nessuno deve permettersi di giudicare cadde purtroppo nell'eroina.
Una sera tornando a casa troviamo le saracinesche divelte, i cassetti aperti, le intimità violate... qualcuno ha rubato quei pochissimi ori che mia madre custodiva come ricordi del matrimonio delle comunioni e cresime di noi tre figli eccetera, e così mia madre piange, piange, e ancora piange.
Ed è tanta la mia rabbia insieme al desiderio di poter vendicare quella sofferenza che mi sveglio ripetutamente nel corso della notte con rigurgiti anche fisici da Gaviscon.
Poi però pochi mesi dopo nel quartiere, nei "palazzi" come li chiamavamo noi, arriva la notizia che li hanno presi, e che di mezzo c'era proprio lui, il figlio dell’artigiano, quello che a casa mia era sempre stato accolto con affetto, proprio lui che mio padre gli riparava sempre lo stereo della 127, proprio lui che mi parlava dei suoi progetti che anche lui si voleva iscrivere a legge, ma c'erano stati altri furti nel quartiere, ed era stato lui con altri a farli per comprarsi l'eroina, lo avevano beccato, lo avevano arrestato, era in carcere insomma.
Nei mesi seguenti io continuo a studiare, e un anno dopo lo vedo di nuovo nella bottega di elettrauto di suo padre, con la tuta azzurra chiazzata di morchia intento a smontare spinterogeni e batterie, io all'epoca già conoscevo la Legge Gozzini, penso dunque che gli abbiano concesso l'affidamento in prova.
Mi vede, si volta, mi guarda imbarazzato, poi però prende il coraggio e mi saluta, nel suo sguardo una speranza, quasi un'invocazione :
"Sono io...non sono un mostro..sono io...mi conosci lo sai che non sono un mostro"...
Sappiamo entrambi che è stato lui a far piangere mia madre e mi stupisco della mie felicità nel rivederlo libero e al lavoro.
Dovevo correre a Trastevere dove facevo il cameriere per pagarmi gli studi e così davvero non ebbi il tempo di fermarmi, pensavo ingenuamente che magari ci saremmo parlati nei giorni successivi, e invece pochi giorni dopo già non c'era più: ricoverato e poi entro poche settimane morto, ad appena 25 anni, perché all'epoca non c'era informazione e i "drogati" morivano di AIDS.
Oggi raccontandolo alla mia praticante cui volevo spiegare gli intenti di una legislazione penitenziaria di tipo "premiale" come la nostra mi sono ricordato di lui e mi è venuto da piangere, lei per fortuna ha capito e non si è vergognata di un Maestro così troppo sentimentale come me, perchè quel giorno lui cercava un mio abbraccio ma io non seppi trovare il tempo di darglielo, gli avrei dato ogni e qualsiasi altro oro senza che dovesse rubarlo, alla sola condizione che oggi fosse ancora vivo, e così non mi perdonerò mai di non avergli detto :
"Sono felice che tu sia fuori, sono felice che tu possa ricominciare"
Chi vuole una giustizia della vendetta vada pure dal Governatore del Texas, che noi qui in Italia abbiamo una giustizia del perdono disseminata di "seconde occasioni".
Io sono italiano e la nostra Costituzione è davvero la più bella del mondo, anche se spesso non ce la sappiamo meritare.