IL PECCATORE
e scordano sempre il perdono
E SCORDANO SEMPRE IL PERDONO
1/8/20261 min read


L'anziano imputato sta confessando in pubblica udienza i suoi peccati terreni.
La giovane PM produce documenti e pone domande pertinenti.
Ogni documento viene prima rigorosamente esibito a me ed al Collega che difende altri imputati affinché noi si possa esercitare il diritto di eventualmente opporci e/o contestarne le genuinità.
Ci sono Colleghi e ci sono "coiscritti" al mio stesso Albo che non amo chiamare Colleghi.
Alcuni coiscritti che difendono le Parti Civili ridacchiano quando l'anziano imputato chiede, dopo due ore di esame, di poter avere dell'acqua.
La Presidente interrompe l'esame e mi dice di mandare qualcuno alla macchinetta a gettoni a comprare una bottiglina.
Passano 5 minuti nel silenzio, la mia assistente ritorna mi passa l'acqua io la passo all'imputato.
Lui beve un sorso e riprende a confessare le condotte per le quali è a processo.
Le risatine riprendono.
La Presidente ferma tutto : "Non voglio più vedere o sentire gente che ride, questo è un processo, ed è un processo che non è ancora finito".
Presunzione di innocenza.
Rispetto del diritto alla Difesa.
Rispetto della dignità dell'imputato, sia pure reo confesso.
Oggi mi sono innamorato di due magistrati, una giovane PM ed una solidissima Presidente, che ne sapevano di rispetto per l'imputato assai più di certi altri con una Toga simile alla mia indosso.
Dispiace soltanto che i coiscritti ridessero mentre facevamo una cosa che abbiamo inventato noi di Magna Grecia, e cioè il processo, anche se come amo spesso precisare, in realtà prima del processo i Greci sentirono il bisogno di inventare il Difensore.
Giacchè infatti prima o poi non solo l'imputato ma anche tutti gli altri oggi presenti in Aula renderemo l'anima ad un Giudice del quale, come cantava l'inascoltato Sommo Poeta, non conosciamo la statura, di guisa che tutti dovremo genufletterci "nell'ora dell'addio".
Per il momento cerchiamo di rispettare il processo, che come ripeto lo abbiamo inventato noi di qui, quelli cioè che abbiamo avuto la buona sorte di nascere crescere e studiare fra Atene e Roma.