LA SECONDA CHE HO DETTO

e scordano sempre il perdono

1/8/20262 min read

Stavolta criptico, perchè sono troppe le persone coinvolte e mi costò tanto già all'epoca la posizione che non potei fare a meno di assumere.

Bambino torna a casa dalla mamma piangendo perchè il maestro di scuola gli ha detto che puzza, che si dovrebbe lavare di più e probabilmente è vero, ma non perchè sia nero, ma semplicemente perchè sua mamma dalle 5,00 del mattino fino a sera pulisce le case degli altri.

Ma lui si sente offeso : è nero.

Sua madre è nera.

Lei è la signora che fa le pulizie nel palazzo dei miei genitori.

Scrivo al direttore scolastico denunziando l'accaduto, ma non mi risponde.

Mando un fax all'ANSA e la cosa finisce su tutti i giornali.

Il quartiere è uno di quelli della Roma bene, ed io ancora non so, mentre parto in quarta come al mio solito, che in quella classe ci sono figli di numerosi giornalisti dei quartieri alti.

Una di esse è un pezzo grosso di una TV locale, mi chiama per intervistarmi e pretende di farlo rigorosissimamente in diretta.

Nella diretta, incalzato da domande maliziose del tipo "lei aveva bisogno di pubblicità?", cui rispondo elencando i casi già fin troppo "celebri" di cui mi sono occupato" (Marta Russo, Ustica, sfruttamento di minori e via dicendo), contrattacco chiedendo perchè mai il direttore di una scuola così meritevole non avesse risposto alla mia lettera di doglianze.

In diretta il cameramen si lascia scappare che :

"Ci abbiamo parlato ma lui ha detto che non ha nulla contro i negri perchè in quella scuola hanno anche gli handicappati".

Lo guardo, lui mi guarda con un impeto di solidarietà, e poi quasi schierandosi con me invece che con la mamma/giornalista, anticipa la mia obiezione ripetendo e confermando che :

"Si ha detto proprio così : abbiamo anche gli handicappati".

Primo assalto andato a vuoto dunque.

Secondo assalto, l'indomani : mi chiama un altro genitore/giornalista e mi chiede se io lo so che in quella stessa classe c'è un'altra bambina di colore e che con la famiglia di costei il rapporto è ottimo va tutto bene, nessun razzismo nessun insulto nessuna emarginazione.

Allibito ammetto che no, non lo sapevo.

Il giorno successivo scrive un articolo al veleno su questo avvocato (all'epoca) famoso che a suo parere cercava ulteriore visibilità.

Leggo l'articolo proprio mentre lui mi chiama di nuovo :

"Adesso che farà Avvocato ? Intende denunziarmi?"

"No non ci penso affatto, io ho fatto la scuola da tanti grandi Maestri fra cui Oreste Flamminii Minuto che difendeva giornalisti, e un giornalista secondo me non va mai querelato, alla sola condizione che dia voce a tutte le voci e non solo a quelle comode, inoltre lei mi ha voluto sentire prima di scrivere e per me questo è un motivo di apprezzamento in termini deontologici."

Mi saluta quasi con rispetto, sorpreso dal mio inatteso atteggiamento.

Finalmente, a bocce ferme, chiamo la mamma del bambino insultato e le chiedo spiegazioni :

"Non mi avevi detto che in quella classe di figli di intellettuali di regime c'era anche una bimba di colore come tuo figlio"

E lei mi risponde, nella sua semplicità di analisi, con qualcosa che non avevo in alcun modo saputo comprendere :

"Che c'entra, lei è figlia di un musicista, un musicista è meglio di una donna delle pulizie, fa più moda".

E così quella brava mamma, che da qualche anno riposa in cielo, mi ha dato una lezione che non avrei osato immaginare.

Avevo combattuto il razzismo sbagliato : non era un razzismo sul colore della pelle, era un razzismo intellettuale, con un musicista nero ci puoi parlare e fa anche figo, ma con una donna delle pulizie no.