L'ULTIMO COMMA-I LADRI DI BAMBINI

PREFAZIONE DI SILVIA TORTORA

Ho sempre detto, e scritto, che se avessi avuto un fratello maschio, questo si sarebbe chiamato Andrea Falcetta.

Con Andrea ci siamo conosciuti sui banchi di scuola. E che scuola: il liceo classico Tito Lucrezio Caro, Villaggio Olimpico, Roma Nord. Un liceo da eccellenze, per il quale sono passati attori, giornalisti, intellettuali e perché no, perfino noi due.

Proprio negli anni del liceo, alle prese con professori carissimi, e carissime macchiette (la prof. di scienze, una napoletana verace) con Andrea si è rafforzato un legame che dura ancora oggi. Il motivo credo sia nella similitudine dei caratteri e delle aspirazioni. Siamo entrambi scorpioni, con l’ascendente pecora, però, perché non siamo né vendicativi né rancorosi, ma troppo buoni, semmai, e pronti a dare battaglia per amor di giustizia.

Ricordo ancora come fosse proprio ieri le intemerate di Andrea per difendere un compagno balbuziente o le mie sparate contro i prof più “ duri”, rei a mio avviso, di non distinguere un disagio sociale da un capriccio borghese. Non che questo ci portasse molto in alto: si rischiava più il votaccio in condotta che la lode sul petto. Ma anche i tempi della scuola servono: a distinguere chi avrai per amico e chi no.

Credo, a buon titolo, di poter definire Andrea come un mio alter ego maschio, e sicuramente più perfezionato, con passioni civili, ideali, manie, e ossessioni tutte intrise di voglia di fare qualcosa per gli altri. Una sorta di difetto genetico che ci fa sentire molto diversi dagli altri, almeno da quelli che prendono la vita per il verso giusto, dalla parte del pelo.

Noi siamo quelli del contropelo, cui piace si far del bene, ma anche provocare un tantino di rogne a chi male fa davvero. Finito il liceo, le nostre strade si dividono. Andrea Falcetta, dopo la maturità con tigna e pervicacia si iscrive a Giurisprudenza, io a Lettere, con indirizzo Storia del teatro e spettacolo.

Lui conclude gli studi, io no. L’interrompo dopo il 17 giugno 1983, data dell’arresto di mio padre: Enzo Tortora. Una data terribilmente precisa per me, che decido di smettere di studiare, per darmi al giornalismo, e per Andrea, che decide di diventare avvocato, e che avvocato.

Ogni volta che penso a cosa significhi fare l’avvocato mi vedo davanti la faccia di Andrea. E la collego con il senso comune che viene dato alla professione. Per molti avere un buon avvocato o fare l’avvocato significa: avere una splendida abbronzatura, la camicia giusta che fa pandant con la cravatta, la pochette nel taschino, giacca all’ultima moda, auto figa, moglie idem, segretaria pure. Soldi, gran giro di clienti danarosi, pelo da lupo sullo stomaco, cinismo semi-rivoltante e gran, gran faccia tosta. Poi penso a Andrea: alto, magrissimo, generalmente qualche occhiaia da notte insonne passata sulle carte, pallidino, molte sigarette, macchina normale, casa normale, famiglia normale. Sensibilità folle, scrupolo, zelo, bontà, compassione per i clienti che rasenta la follia: spesso fa finta di dimenticare chi non paga…E poi l’impegno, la passione, la dedizione ad ogni cliente, spesso coppie devastate da esperienze che Andrea racconta, come il papà e la mamma di Daria, con una partecipazione dolorosamente umana.

E’ questa esigenza di giustizia, e di tutela per i più deboli, la capacità di stare dalla loro parte, di aver sempre presente il limite che divide diritti e pretese, che mi fa apprezzare l’avvocato Falcetta.

Quello che Andrea scrive, e lo sa scrivere con garbo e stile, non è un banale resoconto dei suoi casi più dolenti, ma il racconto della sua capacità di essere uomo e avvocato. E nella lettura di queste sue storie, che si comprende appieno la fatica di chi lavora per la Giustizia, quella vera, che si accoppia con l’altro grande valore liberale e universale della Libertà. La fatica di scrivere attorno a questi casi è ancora più fatica quando si ha a che fare con un patrimonio tanto vasto di emozioni e sentimenti, di codici e di leggi. Spesso il racconto delle vicende giudiziarie è a rischio: si cede troppo alla passione o si precipita nella burocratica spiegazione di atti e procedure. Nel caso del racconto di Falcetta non accade. La bilancia non pende mai troppo dall’una o dall’altra parte. Resta in equilibrio tra emozioni e procedimenti, tra dolore e riflessione.

A chi ha la voglia di leggere questo libro verrà fatalmente voglia di conoscere questo giovane e caparbio avvocato. A me, che lo conosco, viene voglia di dire solo questo: grazie Andrea Falcetta che ti spendi così tenacemente per difenderci dalla melma dell’indifferenza. Abbi sempre questa forza. E liberaci, se puoi, dall’ingiustizia. Lo sai fare davvero. Abbiamo bisogno di persone come te.

Silvia Tortora

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a papà e mamma : vorrei che tutti i bimbi del mondo potessero avere genitori come voi

L’ULTIMO COMMA

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;;;“L’avvocato ha il diritto di difendere con tutte le armi da qualsiasi potere la propria sovranità perché l’Avvocatura è il segno imperituro della difesa dell’individuo libero”

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Alfredo De Marsico

“… io quella sera avevo capito che il bene ed il male non sono sempre così lontani ed inconciliabili, e che spesso la fatalità li distribuisce in egual misura tra la parte giusta e quella sbagliata, complicando così il lavoro degli uomini di legge …”;

; Andrea Falcetta

001-In nome del popolo italiano

Era l’estate del 1970 quando il Cagliari vinse il suo primo ed unico scudetto, e mio padre mantenne la promessa che mi aveva fatto in inverno di comprarmi una divisa completa da calciatore, pantaloncini bianchi e maglietta rossoblu, con i calzettoni di lana grossa per non farmi venire i calletti ai piedi e soprattutto gli scarpini dell'Atla Sport, di pelle nera e morbida, quelli con 13 tacchetti adatti a giocare anche sul terreno reso viscido dalla pioggia.

Ricordo che me ne stavo seduto in giardino a strofinare il grasso della pancetta sugli scarpini nuovi, per ammorbidirli come mi aveva insegnato il negoziante, sognando che forse un giorno sarei potuto diventare come il mio idolo Gigi Riva, che quell’anno aveva vinto per la terza volta la classifica dei cannonieri della Serie A, ed ingenuamente già credevo che presto sarei entrato in campo insieme agli altri miei eroi Enrico Albertosi, Angelo Domenghini, Pierluigi Cera e tutti gli altri, sotto la guida saggia e vincente del timido Manlio Scopigno. Così sognando continuavo a strofinare diligentemente il guanciale bianco, che avevo preso nel frigorifero di casa, sopra quella pelle nera, quasi come se veramente da un momento all’altro dovesse arrivare l’ultima chiamata dell’arbitro, per poi salire le scalette che portano su dagli spogliatoi, attraversare due ali di tifosi festanti e posizionarmi a centrocampo per cominciare, finalmente, la festa grande e infinita della partita del campionato di serie A, con il numero 11 cucito sulla schiena come Rombo di Tuono.

Il sole splendeva alto e caldissimo quel pomeriggio della mia lontana infanzia, allorquando il suono di un clacson che non avevo mai sentito prima richiamò la mia attenzione, feci pochi passi sull’erba splendente del nostro piccolo giardino e mi affacciai oltre il muretto basso di quel piano terra, sotto il quale c’era subito la strada, non ci sono marciapiedi avanti alle case di periferia, e così la vidi : era così vicina che lì per lì non ne seppi riconoscere subito la marca, ricordo soltanto che aveva sul muso una griglia triangolare con uno scudetto rotondo dove era stampato un serpente tricolore.

La macchina bianca che mio padre aveva appena acquistato se ne stava lì acquattata come una fiera in attesa, mentre lui dal cofano aperto tirava con le mani il filo d’acciaio teso sulla farfalla del carburatore, accelerando, per farmi sentire quanto fosse regolare e potente il rombo del motore acceso : io lo guardavo ammirato perché aveva ben 28 anni ed inoltre non sapevo che si potesse dare gas anche senza stare seduto al posto di guida, e mi sembrava così simile a Gigi Riva, con quegli stessi lineamenti regolari, il viso asciutto e quadrato, soltanto che quei capelli corti pettinati a spazzola lo facevano somigliare anche un po’ a certi personaggi dei film di Vittorio De Sica, e poi lui sapeva smontare i motori e soltanto molto tempo dopo seppi che anche Gigi Riva aveva la stessa passione.

Scavalcai il muretto e fui subito vicino a lui, così iniziò a spiegarmi che quella che aveva appena comprato era una vera occasione, una Giulietta Sprint dell’Alfa Romeo, con i sedili di pelle nera, che un suo amico gli aveva venduto a rate, e sebbene mia madre fosse incinta del mio primo fratellino, e si preoccupasse dunque che l’auto fosse poco pratica per una famiglia destinata ad allargarsi, io trovavo che quella questione del motore millettrè a trazione posteriore, delle cinque marce e della velocità massima di 180 chilometri orari fosse davvero qualcosa di speciale, e che valesse quindi la pena di stare magari un po’ stretti sui sedili posteriori, io e il bimbo che stava per nascere.

Io mi chiamo Manfredi Balestra, nel 1970 avevo sei anni appena, ed ancora non sapevo che di fratellini ne avrei avuti altri quattro, in ragione del sogno mai realizzato di mamma e papà di avere almeno una femminuccia, e non mi ponevo troppi problemi, risucchiato nella stessa incosciente serenità di mio padre che ad appena 28 anni, con un semplice lavoro in una grande fabbrica, a quei tempi poteva comprare a rate e fare figli senza che parole come inflazione, cassa integrazione, crisi economica o terrorismo potessero turbare le aspettative di un futuro sereno che insieme a noi condivideva la maggior parte delle famiglie italiane.

A quel tempo il mio nome e cognome, e perfino l’indirizzo di casa ed il numero di telefono, li conoscevo a memoria credo da almeno un paio d’anni, me li aveva insegnati mia madre, e mio padre me ne aveva subito spiegato il significato, ripetendomi forse anche troppe volte che il mio nome è di origine normanna e significa “uomo della libertà”, alimentando così l’idea, della quale ancora oggi rimango segretamente convinto, e cioè che con questo nome mi sia stato in qualche modo attribuito anche un destino.

Così avevo imparato nome, cognome e indirizzo a memoria, e tra una partita di calcio e l’altra me ne compiacevo e ne ricavavo sicurezza, perché mamma mi aveva spiegato bene che se mai mi fossi perso al mercato o in qualsiasi altro posto, sarebbe bastato trovare un poliziotto e dirgli chi ero e dove abitavo, affinchè mi potesse subito riportare a casa mia, da mamma e papà, dai miei giochi, dai miei sogni, nella mia vita che era ed è sempre stata, per tutta la mia lunghissima infanzia, da mamma e papà ed in nessun altro posto.

Anche Daria ha sei anni, ma diversamente da me li ha compiuti nell’anno 2000. Daria Fontenova ha una mamma bellissima, capelli e occhi neri, il viso sempre abbronzato, e quelle mani morbide che la sanno carezzare con così tanta dolcezza, al punto che certe volte si sente tanto in colpa perché proprio non le riesce di rispondere a tutte le domande che le vengono poste, e non ha ancora imparato bene a sorridere, sarà forse anche per la tristezza di vederli sempre cupi lei e papà, non si vive bene nell’anno 2000 senza avere un lavoro fisso, e forse papà che è ancora così giovane avrebbe bisogno anche lui di andare ogni tanto in vacanza, o di non avere sempre paura di cosa accadrà domani, ma i soldi non bastano mai, lo dicono sempre mentre stanno a tavola e certe volte Daria non può telefonare ai nonni perché la Telecom ha sospeso l’abbonamento. Il Capo del Governo dice che l’economia va benissimo, e questo Daria proprio non lo capisce, non riesce a capire perché allora certe volte suo padre resta in casa per intere settimane, perché di lavoro ce ne è poco anche se papà sa fare di tutto, dall’elettricista, al muratore, persino il falegname e l’idraulico.

L’Europa delle banche ormai è cosa fatta e infatti tra pochi mesi l’Euro sarà la nuova moneta, mentre invece l’Europa dei diritti è ancora da progettare ma sembra che nessuno se ne dolga : lo dicono anche papà a mamma che questo non cambierà le cose, perché lo stipendio di un operaio precario del nuovo millennio rimarrà sempre lo stesso, sempre troppo basso per consentire loro di sorridere per un minuto in più o di regalarle un fratellino.

Crollato il muro e fatta l’Europa, a distanza di più di trent’anni anche Daria sta per incontrare un poliziotto, anzi una poliziotta, con gli occhi scuri come i suoi ed uno sguardo deciso sul viso dolce da bambina, che cerca di consolarla e le spiega che deve venire via con lei, che si tratterà di poco, che un giudice importante ha deciso di darle una vita diversa e migliore: <<Cos’è una vita migliore?>> domanda Daria e la poliziotta non sa rispondere mentre un poliziotto maschio consegna a mamma e papà un foglio che li fa piangere e poi, mentre la poliziotta le parla dolcemente ma la tiene in braccio con forza, senza consentirle di scegliere e senza più ascoltarla, Daria abbandona forse per sempre la sua cameretta senza vedere per l’ultima volta i suoi giochi, quando poi il poliziotto maschio dà una spinta forte per cui papà finisce contro il muro e cade in terra, allora Daria comincia a gridare e a divincolarsi, ma la presa della poliziotta si fa sempre più forte e decisa, e allora chiede a papà perché la stanno arrestando, lo diceva anche la televisione che i bambini sono troppo piccoli e non si possono mai arrestare, ma a quel punto la poliziotta comincia a correre giù per le scale mentre adesso sono diventati tre gli agenti che tengono fermi mamma che piange disperata mentre papà cerca inutilmente di farli spostare, e prigioniera di quella presa invincibile Daria riconosce intorno a sé gli sguardi ed i visi di tutti i vicini di casa che nel frattempo si sono radunati nel cortile, e inseguono gli agenti vestiti di blu, poi la poliziotta che piange anche lei la fa salire in macchina, e quel rombo del motore che si fa sempre più aggressivo, quando lo sportello si chiude e attacca la sirena, e Daria capisce che sta accadendo, che è già accaduto qualcosa, e che si tratta di qualcosa di irreparabile, e soltanto in quel momento comincia a gridare forte <<Mammaaa….mammaaaa…>> ma ormai è tardi, l’avesse fatto prima forse tutto si poteva fermare, nessuno sente la sua voce soffocata dal verso della sirena e del motore che grida disperatamente, e si capisce ormai che non c’è più tempo per nulla, tutto il tempo che c’era è già finito così, all’improvviso, ormai ne è sicura non ha più dubbi quando la volante azzurra parte via sgommando tra la folla indignata che grida, gesticola e sputa anche contro i vetri.

Piano piano la casa diventa sempre più piccola fino a scomparire nel lunotto posteriore, e d’improvviso il prato sterminato dell’infanzia rivela il proprio inganno, scompare anch’esso insieme alla casa di mamma e papà, mentre quella sirena assordante che fa venire voglia di morire continua a pretendere la strada libera e fa scansare tutte le macchine, esattamente come il giudice ha ordinato questa mattina, per dare a Daria una vita migliore.

E Daria finalmente piange, a dirotto, lacrime adulte. In nome del popolo italiano.

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002-;La convalida

;;Arrivare in tribunale prima che siano scoccate le 9.00 precise è come capitare in un deserto dei tartari che attende l’improbabile risveglio: i corridoi semivuoti, lungo i quali si affacciano le porte delle cancellerie rigorosamente chiuse a chiave a doppia mandata, pero scoraggiare chiunque osi pretendere di depositare un atto o visionare un fascicolo in anticipo rispetto agli orari di ufficio; le finestre socchiuse che danno sul cortile interno, da cui poco alla volta comincia a salire il rumore delle auto di servizio, guidate da poliziotti retrocessi ad autisti/portaborse di personalità varie cui la scorta serve soltanto per testimoniare la propria diversità dai comuni mortali; il carabiniere di servizio al piano che attende stancamente l’arrivo del collega che gli darà il cambio dopo una notte di veglia, ed il cigolìo sinistro dei carrelli di metallo, sospinti da qualche commesso, su cui sono accatastati alla rinfusa gruppi inquietanti e disordinati di faldoni da udienza, traboccanti di carte, il tutto confuso nel vocìo delle addette alle pulizie le quali pure, come i magistrati e gli impiegati, prima delle 9.00 non prendono servizio, di modo che mentre cammini devi stare attento a non scivolare sul pavimento ancora bagnato.

Nei palazzi di giustizia, democraticamente, non vi sono lavoratori di serie A e lavoratori di serie B, per cui tutti insieme, rigorosamente incuranti del disordine e dell’inefficienza, si presentano al Palazzaccio alla stessa ora.

Lentamente passo davanti all’unico sportello di tutto il tribunale presso il quale in teoria 10.000 avvocati romani possono domandare informazioni sui 250.000 procedimenti pendenti in fase di indagini preliminari, e per farlo mi vedo costretto ad aggirare una coda che già adesso, poco prima dell’apertura, conterà almeno 15 colleghi, tutti disciplinatamente incolonnati avanti ad una finestrella con le tapparelle ancora abbassate, mentre osservo in lontananza uno zingaro che discute aspramente con il suo avvocato, ed un signore, sicuramente un teste, che mostra a tutti il foglietto stropicciato che tiene in mano, sperando che qualcuno gli sappia dire in quale cavolo di piano, sezione ed aula di questo palazzo kafkiano si terrà il processo nel quale è stato diffidato a presentarsi puntualmente per adempiere al suo dovere di bravo cittadino : se avrà fortuna troverà l’aula giusta e verso le 15.00 potrà tornare a casa senza neanche un ringraziamento.

Controllo l’orario sull’unico orologio di cui dispongo, quello sul display del mio telefonino : sono le 8.57, in questo stesso momento l’ultimo tratto della tangenziale è intasato dalle centinaia di automobili che tutte insieme si dirigono verso il quartiere Prati, trasportando quelle migliaia di cancellieri, magistrati, avvocati, segretarie di studi legali, cittadini comuni ed impiegati dei vari uffici che compongono la variegata moltitudine alla cui invasione dovrà sottostare, fino almeno alle 18.00 di questo pomeriggio, tutto il rione al di qua del Tevere, fatto di strade e palazzi stile anni ’30 ormai tutti assassinati da una identica coltre scura di smog, rumore, e carri attrezzi della STA in perenne andirivieni con le auto prelevate dal parcheggio selvaggio che qui, nelle ore di punta, riesce a raggiungere il record della quadrupla fila con sportelli chiusi e antifurto inseriti.

Lungo le due piccole corsie della tangenziale, in questo stesso momento, oltre alle auto ci sono anche i furgoni cellulari della polizia penitenziaria, incolonnati senza via di fuga, a bordo dei quali gli arrestati del giorno prima vedono le auto e la vita da dietro delle sbarre, e si domandano se all’udienza di convalida il PM di turno sarà lo stesso che c’era il mese precedente, in occasione di un altro arresto, e soprattutto quale collegio dovrà esaminare il loro status libertatis. Tra costoro stamani c’è sicuramente anche un mio cliente, per via del quale sono arrivato io stesso, per una volta tanto, in anticipo rispetto al fatidico orario in cui che tra le vecchie mura stanche risuona la sveglia, al suono di serrature che girano d’improvviso tutte insieme come in un concerto, quando si aprono finalmente al pubblico, ai cittadini, ai testimoni e agli avvocati, i pubblici uffici di quest’affare privato, di questa cosa loro, che è la giustizia italiana.. E mentre questo accade, mentre quindi dorme la giustizia e con essa le coscienze di noi tutti, ci sono donne e uomini di questa repubblica che dalla 8.00 del mattino attendono disciplinatamente in fila davanti agli sportelli informazioni, tra costoro anche gli avvocati, e intanto in qualche cellulare della polizia penitenziaria, incolonnato sulla tangenziale, gli arrestati del giorno prima vedono le auto e la vita da dietro delle sbarre, andando in tribunale per presenziare alla udienza di convalida e, spesso, per subire il processo per direttissima. Tra costoro stamane c’è sicuramente anche un mio cliente, per via del quale sono arrivato io stesso, per una volta tanto, in anticipo rispetto al fatidico orario in cui che tra le vecchie mura stanche risuona la sveglia, al suono di serrature che girano d’improvviso tutte insieme come ad un concerto, quando si aprono finalmente al pubblico, ai cittadini, ai testimoni e agli avvocati, i pubblici uffici di quest’affare privato, di questa cosa loro, che è la giustizia italiana.;. E mentre questo accade, mentre quindi dorme la giustizia e con essa le coscienze di noi tutti, ci sono donne e uomini di questa repubblica che dalla 8.00 del mattino attendono disciplinatamente in fila davanti agli sportelli informazioni, tra costoro anche gli avvocati, e intanto in qualche cellulare della polizia penitenziaria, incolonnato sulla tangenziale, gli arrestati del giorno prima vedono le auto e la vita da dietro delle sbarre, andando in tribunale per presenziare alla udienza di convalida e, spesso, per subire il processo per direttissima. Tra costoro stamane c’è sicuramente anche un mio cliente, per via del quale sono arrivato io stesso, per una volta tanto, in anticipo rispetto al fatidico orario in cui che tra le vecchie mura stanche risuona la sveglia, al suono di serrature che girano d’improvviso tutte insieme come ad un concerto, quando si aprono finalmente al pubblico, ai cittadini, ai testimoni e agli avvocati, i pubblici uffici di quest’affare privato, di questa cosa loro, che è la giustizia italiana.;. E mentre questo accade, mentre quindi dorme la giustizia e con essa le coscienze di noi tutti, ci sono donne e uomini di questa repubblica che dalla 8.00 del mattino attendono disciplinatamente in fila davanti agli sportelli informazioni, tra costoro anche gli avvocati, e intanto in qualche cellulare della polizia penitenziaria, incolonnato sulla tangenziale, gli arrestati del giorno prima vedono le auto e la vita da dietro delle sbarre, andando in tribunale per presenziare alla udienza di convalida e, spesso, per subire il processo per direttissima. Tra costoro stamane c’è sicuramente anche un mio cliente, per via del quale sono arrivato io stesso, per una volta tanto, in anticipo rispetto al fatidico orario in cui che tra le vecchie mura stanche risuona la sveglia, al suono di serrature che girano d’improvviso tutte insieme come ad un concerto, quando si aprono finalmente al pubblico, ai cittadini, ai testimoni e agli avvocati, i pubblici uffici di quest’affare privato, di questa cosa loro, che è la giustizia italiana.;. E mentre questo accade, mentre quindi dorme la giustizia e con essa le coscienze di noi tutti, ci sono donne e uomini di questa repubblica che dalla 8.00 del mattino attendono disciplinatamente in fila davanti agli sportelli informazioni, tra costoro anche gli avvocati, e intanto in qualche cellulare della polizia penitenziaria, incolonnato sulla tangenziale, gli arrestati del giorno prima vedono le auto e la vita da dietro delle sbarre, andando in tribunale per presenziare alla udienza di convalida e, spesso, per subire il processo per direttissima. Tra costoro stamane c’è sicuramente anche un mio cliente, per via del quale sono arrivato io stesso, per una volta tanto, in anticipo rispetto al fatidico orario in cui che tra le vecchie mura stanche risuona la sveglia, al suono di serrature che girano d’improvviso tutte insieme come ad un concerto, quando si aprono finalmente al pubblico, ai cittadini, ai testimoni e agli avvocati, i pubblici uffici di quest’affare privato, di questa cosa loro, che è la giustizia italiana.;. E mentre questo accade, mentre quindi dorme la giustizia e con essa le coscienze di noi tutti, ci sono donne e uomini di questa repubblica che dalla 8.00 del mattino attendono disciplinatamente in fila davanti agli sportelli informazioni, tra costoro anche gli avvocati, e intanto in qualche cellulare della polizia penitenziaria, incolonnato sulla tangenziale, gli arrestati del giorno prima vedono le auto e la vita da dietro delle sbarre, andando in tribunale per presenziare alla udienza di convalida e, spesso, per subire il processo per direttissima. Tra costoro stamane c’è sicuramente anche un mio cliente, per via del quale sono arrivato io stesso, per una volta tanto, in anticipo rispetto al fatidico orario in cui che tra le vecchie mura stanche risuona la sveglia, al suono di serrature che girano d’improvviso tutte insieme come ad un concerto, quando si aprono finalmente al pubblico, ai cittadini, ai testimoni e agli avvocati, i pubblici uffici di quest’affare privato, di questa cosa loro, che è la giustizia italiana.;. E mentre questo accade, mentre quindi dorme la giustizia e con essa le coscienze di noi tutti, ci sono donne e uomini di questa repubblica che dalla 8.00 del mattino attendono disciplinatamente in fila davanti agli sportelli informazioni, tra costoro anche gli avvocati, e intanto in qualche cellulare della polizia penitenziaria, incolonnato sulla tangenziale, gli arrestati del giorno prima vedono le auto e la vita da dietro delle sbarre, andando in tribunale per presenziare alla udienza di convalida e, spesso, per subire il processo per direttissima. Tra costoro stamane c’è sicuramente anche un mio cliente, per via del quale sono arrivato io stesso, per una volta tanto, in anticipo rispetto al fatidico orario in cui che tra le vecchie mura stanche risuona la sveglia, al suono di serrature che girano d’improvviso tutte insieme come ad un concerto, quando si aprono finalmente al pubblico, ai cittadini, ai testimoni e agli avvocati, i pubblici uffici di quest’affare privato, di questa cosa loro, che è la giustizia italiana.;

;Da anni ormai ho sviluppato verso questo quotidiano ed irrimediabile disastro una forma di intolleranza rabbiosa, silente e rassegnata alla stesso tempo, ed è forse proprio il motivo per il quale ho deciso che non me ne frega niente di aderire ai comuni stereotipi della mia professione, tipo passeggiare con aria tronfia indossando una cravatta grossa sul colletto alto o starmene sempre attaccato al trillo del mio telefono cellulare : telefono in vibracall e cravatta in tasca, che indosso solo al momento di entrare in aula per discutere una causa, e niente borsa né fascicoli sotto braccio, è in questo modo che assaporo, ogni mattina, la mia piccola, inutile e forse anche penosa rivincita su quel teatrino che ogni giorno mi piace sempre un po’ di meno del giorno prima.

Al termine di un corridoio privo di finestre, malamente illuminato da lampade al neon in tremolante agonia, raggiungo l’aula della sezione VII al piano terra, dove c’è già molta gente che se ne sta in piedi con le sigarette accese, fingendo di non vedere i cartelli che ovunque ricordano il divieto di fumo; qualche collega con il telefonino già attaccato all’orecchio passeggia avanti e indietro con la toga indosso, mentre un paio di signore truccate in modo pesante, con pantaloni attillati sopra i fianchi larghi e molli, domandano a tutti quale sia l’ufficio arrestati, il che confermerebbe la dicerìa secondo la quale ci sarebbe qualche cancelliere che riesce a fare ottenere i permessi di colloquio a tempo di record e previo pagamento in natura; altre donne dall’aria lievemente più composta preferiscono invece starsene attaccate ad un avvocato semiaddormentato che tengono forte per il braccio ed al quale danno del tu o del voi a seconda del momento; un gruppetto di giovani difensori d’ufficio che si scambiano consigli con aria assai partecipe, e intanto si domandano, in cuor loro, se questa mattina troveranno almeno un cliente pagante, mentre lungo tutto il corridoio altri colleghi, di età avanzata, che si aggirano sparpagliati alla rinfusa come un esercito allo sbando, e la cui barba incolta testimonia che il maledetto telefono cellulare ha squillato alle tre di notte, sebbene tutti sappiano (e particolarmente i parenti degli habitué dell’arresto in flagranza) che prima delle 8.00 non si può andare a Regina Coeli, perché prima di quell’ora persino un avvocato ci può entrare soltanto con le manette ai polsi. .00 non si può andare a Regina Coeli, perché prima di quell’ora persino un avvocato ci può entrare soltanto con le manette ai polsi. ;.00 non si può andare a Regina Coeli, perché prima di quell’ora persino un avvocato ci può entrare soltanto con le manette ai polsi. ;.00 non si può andare a Regina Coeli, perché prima di quell’ora persino un avvocato ci può entrare soltanto con le manette ai polsi. ;.00 non si può andare a Regina Coeli, perché prima di quell’ora persino un avvocato ci può entrare soltanto con le manette ai polsi. ;.00 non si può andare a Regina Coeli, perché prima di quell’ora persino un avvocato ci può entrare soltanto con le manette ai polsi. ;.00 non si può andare a Regina Coeli, perché prima di quell’ora persino un avvocato ci può entrare soltanto con le manette ai polsi. ;

Il mio telefonino, invece, ;èèè rimane ancora oggi quasi un segreto per il 90% dei miei clienti, il che tuttavia non mi impedisce di essere reperito anche per situazioni di emergenza : stamane, ad esempio, passando in studio alle 8,30 ho trovato un fax della sera prima con cui mi si comunicava che tale Piccioni Francesco mi aveva nominato suo difensore di fiducia, dopo essere stato fermato questa notte all’aeroporto di Fiumicino per importazione illegale di sostanze stupefacenti. .00, con cui la Guardia di Finanza mi informava che tale Piccioni Francesco mi aveva nominato suo difensore di fiducia, dopo essere stato fermato questa notte all’aeroporto di Fiumicino perché visto aggirarsi con fare sospetto, prontamente bloccato e trovato, all’esito di perquisizione personale legittimamente eseguita ai sensi dell’art. 103 DPR 309/90, nel possesso di grammi 300 di sostanza stupefacente tipo hashish.;.00, con cui la Guardia di Finanza mi informava che tale Piccioni Francesco mi aveva nominato suo difensore di fiducia, dopo essere stato fermato questa notte all’aeroporto di Fiumicino perché visto aggirarsi con fare sospetto, prontamente bloccato e trovato, all’esito di perquisizione personale legittimamente eseguita ai sensi dell’art. 103 DPR 309/90, nel possesso di grammi 300 di sostanza stupefacente tipo hashish.;;.00, con cui la Guardia di Finanza mi informava che tale Piccioni Francesco mi aveva nominato suo difensore di fiducia, dopo essere stato fermato questa notte all’aeroporto di Fiumicino perché visto aggirarsi con fare sospetto, prontamente bloccato e trovato, all’esito di perquisizione personale legittimamente eseguita ai sensi dell’art. 103 DPR 309/90, nel possesso di grammi 300 di sostanza stupefacente tipo hashish.;;;.00, con cui la Guardia di Finanza mi informava che tale Piccioni Francesco mi aveva nominato suo difensore di fiducia, dopo essere stato fermato questa notte all’aeroporto di Fiumicino perché visto aggirarsi con fare sospetto, prontamente bloccato e trovato, all’esito di perquisizione personale legittimamente eseguita ai sensi dell’art. 103 DPR 309/90, nel possesso di grammi 300 di sostanza stupefacente tipo hashish.;;;;.00, con cui la Guardia di Finanza mi informava che tale Piccioni Francesco mi aveva nominato suo difensore di fiducia, dopo essere stato fermato questa notte all’aeroporto di Fiumicino perché visto aggirarsi con fare sospetto, prontamente bloccato e trovato, all’esito di perquisizione personale legittimamente eseguita ai sensi dell’art. 103 DPR 309/90, nel possesso di grammi 300 di sostanza stupefacente tipo hashish.;;;;;.00, con cui la Guardia di Finanza mi informava che tale Piccioni Francesco mi aveva nominato suo difensore di fiducia, dopo essere stato fermato questa notte all’aeroporto di Fiumicino perché visto aggirarsi con fare sospetto, prontamente bloccato e trovato, all’esito di perquisizione personale legittimamente eseguita ai sensi dell’art. 103 DPR 309/90, nel possesso di grammi 300 di sostanza stupefacente tipo hashish.;;;;;;

;Proprio avanti all’ingresso dell’Aula riconosco due colleghi : uno è un pezzo grosso della Camera Penale, mentre l’altro è un giovane poco esperto ma molto corretto, che proprio ieri mattina, a fine udienza, mi ha raccontato una storia degna dei peggiori bassifondi della malavita. Dunque, il giovane assisteva un tizio che tempo addietro, mentre attraversava la strada sulle strisce, era stato investito da un pazzo scatenato che filava a 80 all’ora in pieno centro senza tenere le mani sul volante, siccome intento a tenere in una la sigaretta e nell’altra il telefonino. La vittima aveva riportato lesioni molto gravi, e il giovane avvocato aveva presentato denunzia alla Procura di Roma, riuscendo miracolosamente ad ottenere il rinvio a giudizio del querelato, cosa per niente facile in una città giudiziaria nella quale i sostituti gradiscono assai poco di dovere dedicare tempo ed energia alle denunzie dei privati, impegnati come sono alla ricerca di traffici di cocaina e squillo di lusso nei giri della Roma che conta, o a colloquiare con certe praticanti dalle gonne sempre molto corte e molto strette, o ancora nel rispondere alle domande assai più interessanti dei cronisti delle Agenzie di stampa.

Giunto al processo, dunque, il mio giovane collega si costituisce parte civile e siccome il suo cliente ha un’invalidità permanente pari al 45%, ed ha poco più di 40 anni, è sicuro di fargli ottenere un risarcimento di almeno 100/120 milioni, e legittimamente pregusta una parcella di 5/10 milioni. Lo stesso ragionamento, però, deve averlo fatto l’avvocato della compagnia di assicurazioni che dovrà materialmente erogare il risarcimento in caso di condanna, un tipo sulla cinquantina, che conosco anche io, ha un’aria traffichina, i capelli pieni di forfora e gli puzza pure l’alito. Così si avvicina al giovane e gli dice : <<Perché fare un processo per fare avere 100 milioni al tuo cliente ed una misera parcella di 5 milioni per te ? Se convinci il tuo a fare una transazione, noi gli offriamo 30 milioni, tu gli dici che è un’offerta congrua perché la causa è difficile, non è sicuro che la vincete, e quando lui accetta tu mi porti la quietanza firmata ed io ti do a te personalmente, in contanti, 20 milioni tondi tondi>>. Il giovane idealista non aveva tuttavia accettato, la causa era stata vinta ed il suo cliente aveva riscosso 95 milioni : peccato soltanto che al momento di pagare la parcella aveva opposto moltissime resistenze, e si era pure lamentato che voleva lo sconto.

Il giovane avvocato integerrimo e fedele alla propria deontologia, starà probabilmente raccontando il fatto al collega della Camera Penale, ma io questa mattina ho proprio la luna di traverso, e non mi va di essere risucchiato in una conversazione per i corridoi, voglio sbrigare al più presto la mia udienza e andarmene via di qui prima che posso.

Mi volto per non essere riconosciuto, riuscendo così ad evitare l’incontro, e il mio sguardo cade sopra un foglio formato A4, compilato a mano, e precariamente appeso sul portone di ferro blu elettrico oltre il quale si apre l’aula d’udienza : incomincio a scorrere l’elenco degli arrestati e delle relative imputazioni, incurante degli spintoni di altri colleghi che proprio come me cercano un cliente che non hanno mai visto prima, fino a quando a metà dell’elenco finalmente riconosco il nome “Piccioni Francesco- T.U. Stupefacenti”, trovato!, e dunque entro.. Un foglio di formato A4 attaccato con lo scotch sopra il blu mare della porta dell’aula, lo scorro incurante degli spintoni di altri che come me cercano un cliente che non hanno mai visto prima, a metà dell’elenco eccolo “Piccioni Francesco”, trovato!, e dunque entro.;. Un foglio di formato A4 attaccato con lo scotch sopra il blu mare della porta dell’aula, lo scorro incurante degli spintoni di altri che come me cercano un cliente che non hanno mai visto prima, a metà dell’elenco eccolo “Piccioni Francesco”, trovato!, e dunque entro.;;. Un foglio di formato A4 attaccato con lo scotch sopra il blu mare della porta dell’aula, lo scorro incurante degli spintoni di altri che come me cercano un cliente che non hanno mai visto prima, a metà dell’elenco eccolo “Piccioni Francesco”, trovato!, e dunque entro.;;;. Un foglio di formato A4 attaccato con lo scotch sopra il blu mare della porta dell’aula, lo scorro incurante degli spintoni di altri che come me cercano un cliente che non hanno mai visto prima, a metà dell’elenco eccolo “Piccioni Francesco”, trovato!, e dunque entro.;;;;. Un foglio di formato A4 attaccato con lo scotch sopra il blu mare della porta dell’aula, lo scorro incurante degli spintoni di altri che come me cercano un cliente che non hanno mai visto prima, a metà dell’elenco eccolo “Piccioni Francesco”, trovato!, e dunque entro.;;;;;. Un foglio di formato A4 attaccato con lo scotch sopra il blu mare della porta dell’aula, lo scorro incurante degli spintoni di altri che come me cercano un cliente che non hanno mai visto prima, a metà dell’elenco eccolo “Piccioni Francesco”, trovato!, e dunque entro.;;;;;;

;Nelle aule del tribunale civile, con la sola esclusione di quelle dove si trattano divorzi, si incontrano quasi esclusivamente avvocati, e si tratta in genere di uno spettacolo volgare e deprimente per l’intero sistema giustizia : una piccola scrivania in fondo alla stanza, dietro la quale attende, come sotto assedio, un povero giudice sommerso di fascicoli tutti dello stesso colore blu, sopra ognuno dei quali è annotato un lungo elenco di inutili rinvii, avanti al quale di solito stazionano un paio di colleghi che si occupano nel comune interesse di sorvegliare che nessuno inverta l’ordine del “mucchio”, ad esempio spostando alla testa della pila il fascicolo più basso, quello che cioè che dovrebbe essere l’ultimo ad essere trattato; al centro dell’aula, invece, sopra un altro tavolo alcuni avvocati compilano i verbali, altri cercano tra i fascicoli che devono ancora essere inseriti nel “mucchio” quello della propria causa; e in mezzo a questa baraonda c’è persino chi tenta di discutere un’eccezione di legittimità costituzionale, chi si adatta a scrivere accovacciato in terra o sulla schiena del collega di controparte, impaziente di inserire la propria pratica tra quelle in attesa, e tutto questo in un vociare da mercato al quale ormai tutti sono inevitabilmente rassegnati, troppa domanda di giustizia per troppo pochi giudici e cancellieri, senza contare la particolare abilità di taluni avvocati, specialisti nel moltiplicare il contenzioso notificando due o tre citazioni, invece di riassumere le diverse domande in un unico atto giudiziale.

Ma oggi sono al penale, e qui è diverso. Quando entro in un’aula del tribunale penale, infatti, ancora oggi mi riesce, sia pure per un solo leggero istante, di provare un piccolissimo ed insignificante moto di romanticismo misto a vanità. C’è infatti di solito tutta una umanità dolente, composta ormai sempre più da stranieri, che fa bene attenzione a non oltrepassare la balaustra di ferro oltre la quale si accede ai banchi della difesa : così quando entri tutti ti guardano curiosi ma poi, appena superi quell’evidente linea di confine, e ti incammini deciso verso i tavoli con i microfoni, capiscono che non sei uno di loro ma un dannato e costosissimo avvocato e, come Mosé nel Mar Rosso, vedi che quella marea si ritrae silente al tuo passaggio, per poi subito richiudersi alle tue spalle ricominciando a vociare.. Così quando entri tutti ti guardano e poi, appena superi quella linea di confine e ti incammini deciso verso i tavoli con i microfoni, capiscono che non sei uno di loro ma un dannatissimo e costosissimo avvocato, e come Mosé nel Mar Rosso vedi che quella marea si ritrae al tuo passaggio, per poi subito richiudersi alle tue spalle ricominciando a vociare.;. Così quando entri tutti ti guardano e poi, appena superi quella linea di confine e ti incammini deciso verso i tavoli con i microfoni, capiscono che non sei uno di loro ma un dannatissimo e costosissimo avvocato, e come Mosé nel Mar Rosso vedi che quella marea si ritrae al tuo passaggio, per poi subito richiudersi alle tue spalle ricominciando a vociare.;;. Così quando entri tutti ti guardano e poi, appena superi quella linea di confine e ti incammini deciso verso i tavoli con i microfoni, capiscono che non sei uno di loro ma un dannatissimo e costosissimo avvocato, e come Mosé nel Mar Rosso vedi che quella marea si ritrae al tuo passaggio, per poi subito richiudersi alle tue spalle ricominciando a vociare.;;;. Così quando entri tutti ti guardano e poi, appena superi quella linea di confine e ti incammini deciso verso i tavoli con i microfoni, capiscono che non sei uno di loro ma un dannatissimo e costosissimo avvocato, e come Mosé nel Mar Rosso vedi che quella marea si ritrae al tuo passaggio, per poi subito richiudersi alle tue spalle ricominciando a vociare.;;;;. Così quando entri tutti ti guardano e poi, appena superi quella linea di confine e ti incammini deciso verso i tavoli con i microfoni, capiscono che non sei uno di loro ma un dannatissimo e costosissimo avvocato, e come Mosé nel Mar Rosso vedi che quella marea si ritrae al tuo passaggio, per poi subito richiudersi alle tue spalle ricominciando a vociare.;;;;;. Così quando entri tutti ti guardano e poi, appena superi quella linea di confine e ti incammini deciso verso i tavoli con i microfoni, capiscono che non sei uno di loro ma un dannatissimo e costosissimo avvocato, e come Mosé nel Mar Rosso vedi che quella marea si ritrae al tuo passaggio, per poi subito richiudersi alle tue spalle ricominciando a vociare.;;;;;;

;Attendo ancora, qualcuno arriverà, e intanto ripasso mentalmente gli impegni del giorno che, sebbene appena iniziato, mi vede già di malumore..;.;.;.;.;.;

Distratto dal desiderio invincibile di un buon caffè, impiego del tempo a rendermi conto che il Collegio sta entrando proprio in quel momento, evidentemente non ho sentito l’ufficiale giudiziario che annunziava “il tribunale”, e così non mi sono nemmeno alzato in segno di deferenza, il che è contrario alle buone maniere delle quali sono sempre un fervente sostenitore.

Osservo i tre componenti per valutare la situazione odierna, e ne ricavo conforto : il presidente è Cellani, un ometto tarchiato vicino alla sessantina, assai distinto e garbato, il quale a dispetto del suo nome è in realtà un garantista, ha governato per diversi anni il tribunale di sorveglianza di Roma, con il grande merito di riuscire quasi sempre a smaltire in poche ore le troppe riserve che inevitabilmente accumulano alla fine di ciascuna udienza, in una materia così tanto delicata come quella delle misura alternative alla pena detentiva, sbagliando assai poco nel valutare le istanze sempre uguali di avvocati più o meno bravi, roba da 70/80 fascicoli al giorno, da decidere e motivare entro le 48 ore che lo separano dall’udienza successiva, per evitare di ritrovarsi sommersi da tanta e tanto grande umana disgrazia, dire che è bravo, sensibile e competente è dire poco; a fianco a lui c’è la Benedetti, una tranquilla signora di mezza età, bella e raffinata, che un giorno forse è stata anche passionale e coraggiosa, ma che oggi deve avere deciso di deporre le armi e seguire la corrente, probabilmente dopo che alcuni suoi colleghi di un altro Distretto sono venuti fin qui ad accusarla di favoritismi, perché non aveva firmato un ordine di arresto per un politico che secondo loro doveva finire dietro le sbarre; infine c’è un giovane, dall’aria decisa e pulita, con gli occhi chiari ed il vestito grigio antracite come il mio, ritagliato a pennello sulle spalle larghe, che deve essere fresco di nomina perché è la prima volta che lo vedo, tutti e tre indossano la toga a differenza di noi avvocati, perché le convalide si tengono con il rito della camera di consiglio invece che della pubblica udienza.

Mentre sono preso in questi ragionamenti mi accorgo che sono finalmente arrivate le scorte da Regina Coeli e dovrei controllare se hanno portato anche Piccioni, perché gli arrestati maschi vengono solo da lì, visto che a Rebibbia ci sono soltanto le donne e i “definitivi”, quelli cioè che hanno già una condanna da scontare. Dovevo essere distratto quando sono entrati in aula ed è meglio così, almeno non ho visto uomini in manette, è una cosa a cui dopo 12 anni di professione non mi sono ancora abituato, gli agenti della scorta le chiamano dolorosamente “i ferri”, perché si chiudono a vite e somigliano così tanto a quelle che si vedono tra i reperti medioevali di Castel Sant’Angelo.

;L’udienza è iniziataLL’udienza è ormai cominciata, e nelle gabbie alla sinistra dei giudici hanno già rinchiuso due ragazzi sicuramente provenienti dall’est europeo, dall’aria per nulla rassicurante, capelli chiari e naso corto, robusti e silenziosi, che fissano i presenti alternando sguardi gelidi e quasi minacciosi con altri invocanti commiserazione, poi ogni tanto abbassano gli occhi fissandosi le scarpe logore come per una improvvisa e fugace tristezza, mentre alla destra dei giudici una ragazza minuta cerca di compilare diligentemente il verbale d’udienza, aspettando pazientemente che il presidente, durante le tante piccole pause della discussione, le possa ripetere l’ultima frase significativa.

;Al di qua della sbarra, invece, poche persone, quasi tutti avvocati, chi scrive, chi studia un fascicolo, chi ascolta annuendo le tesi del collega impegnato nell’udienza di convalida dell’arresto : quello che parla adesso ha i capelli bianchi e stopposi, i baffi incolti, una camicia a quadri con sopra una cravatta certamente presa in fretta dall’armadio senza accendere la luce perché magari sua moglie ancora dormiva, indossa dei pantaloni di flanella lisi all’altezza delle ginocchia, e sotto ancora delle scarpe consumate ai lati e sulle punte. Si dilunga in dettagli irrilevanti, affannandosi ad alternare brevi pause con acuti oratori degni di un maxiprocesso, forse cerca d’impressionare i propri clienti, ai quali una signora della loro stessa nazionalità, che funge da interprete e sembra molto imbarazzata dal privilegio che le è toccato in sorte di essere riuscita a trovare un lavoro vero, tenta faticosamente di tradurre ognuna delle figure retoriche che il loro difensore sta inutilmente disegnando aiutandosi anche a gesti; ;provo a scommettere con me stesso che per i due arrestati non vi sarà nulla da fare, poi mi volto ancora verso la sedia del pubblico ministero, dovrei chiedergli il permesso di visionare il fascicolo che mi interessa, ma non lo vedo : come spesso accade, appena ha finito di illustrare le proprie richieste, deve essere uscito per fumarsi una sigaretta, incurante del divieto e di quelle “ragioni degli altri” cui un celebre magistrato, Severino Santiapichi, ha intitolato il suo bellissimo libro sul difficile mestiere del giudice,;

Così siccome stamattina il mio livello di tolleranza verso l’altrui maleducazione è già saturo e non mi va di aspettare i comodi di quel signore, comincio a frugare il mucchio dei fascicoli rosa che sta sulla sua scrivania, le copertine lise le scarto immediatamente così come quelle con troppe date segnate a penna sul dorso, e finalmente in quel marasma rintraccio quella di Piccioni, dalle alucce ancora rigide, il rosa non ancora scolorito : la apro e comincio a leggere le poche carte che contiene..;.;.;.;.;.;

;Il verbale di arresto racconta la solita storia di una pattuglia della guardia di finanza che in servizio all’aeroporto ha adocchiato un tipo dall’aria sospetta, e dopo “tempestiva ed accurata” perquisizione ha rinvenuto un involucro contenente sostanza del tipo hashish. Dunque la situazione quale emerge dai documenti è questa : Piccioni è del 1956 (ha quasi 50 anni), e presumibilmente se si può permettere un biglietto aereo (dicono che rientrava da un viaggio in India), avrà anche un lavoro o comunque una fonte di reddito lecita; la consulenza effettuata su ordine della procura attesta che aveva con sé ben 250 grammi di hashish e che il relativo THC (cioè il principio attivo responsabile dell’effettiva capacità drogante) è pari al 13.3%. <<Accidenti, la vedo brutta>> penso tra me e me, perché la sostanza sequestrata è tanta ed è pure molto buona, visto che il THC del fumo che si compra a Roma di solito non supera il 3/4%, praticamente meno di una Marlboro o di una Camel. Decido quindi di avvicinarmi allo stanzino che sta sul fondo dell’aula, in cui le scorte si collocano insieme agli arrestati e nel quale, per fortuna, gli levano questi cazzo di “ferri”.. Dunque la situazione quale emerge dai documenti è questa : Piccioni è del 1956 (ha quasi 50 anni), e presumibilmente se si può permettere un biglietto aereo (dicono che rientrava da un viaggio in India) avrà anche un lavoro o comunque una fonte di reddito lecita;. Dunque la situazione quale emerge dai documenti è questa : Piccioni è del 1956 (ha quasi 50 anni), e presumibilmente se si può permettere un biglietto aereo (dicono che rientrava da un viaggio in India) avrà anche un lavoro o comunque una fonte di reddito lecita;. Dunque la situazione quale emerge dai documenti è questa : Piccioni è del 1956 (ha quasi 50 anni), e presumibilmente se si può permettere un biglietto aereo (dicono che rientrava da un viaggio in India) avrà anche un lavoro o comunque una fonte di reddito lecita;. Dunque la situazione quale emerge dai documenti è questa : Piccioni è del 1956 (ha quasi 50 anni), e presumibilmente se si può permettere un biglietto aereo (dicono che rientrava da un viaggio in India) avrà anche un lavoro o comunque una fonte di reddito lecita;. Dunque la situazione quale emerge dai documenti è questa : Piccioni è del 1956 (ha quasi 50 anni), e presumibilmente se si può permettere un biglietto aereo (dicono che rientrava da un viaggio in India) avrà anche un lavoro o comunque una fonte di reddito lecita;. Dunque la situazione quale emerge dai documenti è questa : Piccioni è del 1956 (ha quasi 50 anni), e presumibilmente se si può permettere un biglietto aereo (dicono che rientrava da un viaggio in India) avrà anche un lavoro o comunque una fonte di reddito lecita; la consulenza effettuata su ordine della procura attesta che aveva con sé ben 396 grammi di hashish e che il THC (cioè il principio attivo responsabile dell’effettiva capacità drogante) è pari al 13.3%. “Accidenti, la vedo brutta” penso tra me e me, perché la sostanza sequestrata è tanta ed è pure molto buona (a Roma di solito il THC non supera il 3/4%, praticamente meno di una Marlboro o di una Camel). Decido quindi di avvicinarmi allo stanzino che sta sul fondo dell’aula, in cui le scorte si collocano insieme agli arrestati e nel quale, per fortuna, gli levano questi cazzo di “ferri”.;

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Mi affaccio dentro, guardato a vista dal più giovane degli agenti con la divisa azzurra, al quale non ho bisogno di dire che sono un avvocato in cerca del suo cliente : <<C’è per caso il Sig. Piccioni?>> domando rivolto verso un gruppetto di tre soggetti dall’aria però troppo giovane, mentre sento alle mie spalle che il presidente mi prega di non disturbare l’udienza. Pure lui ha ragione, deve fare il suo lavoro, ma il fatto è che anche io devo fare il mio e sembra proprio che in questa dannata città non sia possibile lavorare contemporaneamente senza intralciarsi a vicenda, in fondo basterebbe che la saletta per gli arrestati fosse accessibile da una porta diversa piuttosto che da dentro un’aula nella quale si sta tenendo udienza. Mi scuso con il presidente il quale, siccome assorto nei suoi doveri, mi risponde appena con un cenno d’intesa.

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Il giovane con la divisa azzurra a quel punto decide che merito di essere aiutato e così mi indica un signore che se ne sta tutto solo in un angolo, seduto con la testa nera chiusa tra le ginocchia, i jeans bucati al ginocchio e le scarpe da tennis, e che a sua volta proprio in quel momento sembra notarmi, gli faccio un cenno di saluto e lui si alza avvicinandosi lentamente sulle gambe magre : sarà alto non più di un metro e sessanta, circa venti centimetri meno di me, mi guarda con gli occhi a metà tra lo spaventato e lo stupito, ma non sembra “fatto”, non sembra un tossicodipendente né uno spacciatore.

<<Sono Manfredi Balestra>> gli dico stringendogli la mano <<lei mi ha nominato>> .

<<E’ lei .. sicuro?>> esita quello prima di ricambiare il saluto. Lo tranquillizzo e mi faccio un po’ raccontare. Risponde lentamente alle mie domande, dicendo che vive in un paesino della campagna romana, sulla Cassia, ogni tanto vende qualcuna delle sue sculture e appena ha messo insieme abbastanza soldi parte per questi viaggi in India, dove incontra artisti e filosofi appartenenti ad una serie di correnti che fingo di riconoscere, poi al ritorno si porta sempre una scorta di charash, una roba che a vederla pare simile all’hashish ma che in realtà è molto, molto più pura. Ecco spiegato perché la consulenza è così sfavorevole, e tuttavia lì c’è scritto hashish : utilizzerò, rifletto mentre continua a raccontarmi ogni dettaglio dell’arresto, questa erronea individuazione del tipo di droga per attaccare la credibilità del consulente. Il filo del ragionamento si deve tuttavia interrompere d’improvviso, perché con tono rassegnato forse più dei miei pensieri il presidente prigioniero della sua aula straripante di un fiume quotidiano di dolori e piccolezze, mi chiama direttamente, fuori del microfono, alzando un po’ la voce :

<<Avvocato Balestra, vogliamo trattare anche la sua convalida prima che ci ritiriamo nel pensatoio ?>>, dice azzardando un pizzico di garbata ironia, poi senza potere attendere la mia risposta si vede costretto a voltarsi per rimproverare uno dei tanti idioti che, pure avendo una laurea in legge, non hanno ancora capito che il telefonino, dentro l’aula, o si spegne o si mette in vibracall.. “Sono Manfredi Balestra” gli dico tendendo la mano <”lei mi ha nominato” “E’ lei .. sicuro?” esita quello prima di ricambiare il saluto. Lo tranquillizzo e mi faccio un po’ raccontare. Risponde lentamente alle mie domande, dicendo che vive in un paesino della campagna romana, sulla Cassia, ogni tanto vende qualcuna delle sue sculture e appena ha messo insieme abbastanza soldi parte per questi viaggi in India, dove incontra artisti e filosofi appartenenti a correnti che fingo di riconoscere, poi al ritorno si porta sempre una scorta di charash, una roba che a vederla pare simile all’hashish ma che in realtà è molto, molto più pura. Ecco spiegato perché la consulenza è così sfavorevole, e tuttavia lì c’è scritto hashish : utilizzerò, rifletto mentre continua a raccontarmi ogni dettaglio dell’arresto, questa erronea individuazione del tipo di droga per attaccare la credibilità del consulente. Il filo del ragionamento si deve tuttavia interrompere d’improvviso, perché con tono rassegnato forse più dei miei pensieri il Presidente prigioniero della sua aula e di tutte le piccolezze e i dolori che giorno per giorno glie la riempiono all’inverosimile, mi chiama direttamente, fuori del microfono, alzando un po’ la voce :”Avvocato Balestra, vogliamo trattare anche la sua convalida prima che ci riserviamo ?”;. “Sono Manfredi Balestra” gli dico tendendo la mano <”lei mi ha nominato” “E’ lei .. sicuro?” esita quello prima di ricambiare il saluto. Lo tranquillizzo e mi faccio un po’ raccontare. Risponde lentamente alle mie domande, dicendo che vive in un paesino della campagna romana, sulla Cassia, ogni tanto vende qualcuna delle sue sculture e appena ha messo insieme abbastanza soldi parte per questi viaggi in India, dove incontra artisti e filosofi appartenenti a correnti che fingo di riconoscere, poi al ritorno si porta sempre una scorta di charash, una roba che a vederla pare simile all’hashish ma che in realtà è molto, molto più pura. Ecco spiegato perché la consulenza è così sfavorevole, e tuttavia lì c’è scritto hashish : utilizzerò, rifletto mentre continua a raccontarmi ogni dettaglio dell’arresto, questa erronea individuazione del tipo di droga per attaccare la credibilità del consulente. Il filo del ragionamento si deve tuttavia interrompere d’improvviso, perché con tono rassegnato forse più dei miei pensieri il Presidente prigioniero della sua aula e di tutte le piccolezze e i dolori che giorno per giorno glie la riempiono all’inverosimile, mi chiama direttamente, fuori del microfono, alzando un po’ la voce :”Avvocato Balestra, vogliamo trattare anche la sua convalida prima che ci riserviamo ?”;. “Sono Manfredi Balestra” gli dico tendendo la mano <”lei mi ha nominato” “E’ lei .. sicuro?” esita quello prima di ricambiare il saluto. Lo tranquillizzo e mi faccio un po’ raccontare. Risponde lentamente alle mie domande, dicendo che vive in un paesino della campagna romana, sulla Cassia, ogni tanto vende qualcuna delle sue sculture e appena ha messo insieme abbastanza soldi parte per questi viaggi in India, dove incontra artisti e filosofi appartenenti a correnti che fingo di riconoscere, poi al ritorno si porta sempre una scorta di charash, una roba che a vederla pare simile all’hashish ma che in realtà è molto, molto più pura. Ecco spiegato perché la consulenza è così sfavorevole, e tuttavia lì c’è scritto hashish : utilizzerò, rifletto mentre continua a raccontarmi ogni dettaglio dell’arresto, questa erronea individuazione del tipo di droga per attaccare la credibilità del consulente. Il filo del ragionamento si deve tuttavia interrompere d’improvviso, perché con tono rassegnato forse più dei miei pensieri il Presidente prigioniero della sua aula e di tutte le piccolezze e i dolori che giorno per giorno glie la riempiono all’inverosimile, mi chiama direttamente, fuori del microfono, alzando un po’ la voce :”Avvocato Balestra, vogliamo trattare anche la sua convalida prima che ci riserviamo ?”;. “Sono Manfredi Balestra” gli dico tendendo la mano <”lei mi ha nominato” “E’ lei .. sicuro?” esita quello prima di ricambiare il saluto. Lo tranquillizzo e mi faccio un po’ raccontare. Risponde lentamente alle mie domande, dicendo che vive in un paesino della campagna romana, sulla Cassia, ogni tanto vende qualcuna delle sue sculture e appena ha messo insieme abbastanza soldi parte per questi viaggi in India, dove incontra artisti e filosofi appartenenti a correnti che fingo di riconoscere, poi al ritorno si porta sempre una scorta di charash, una roba che a vederla pare simile all’hashish ma che in realtà è molto, molto più pura. Ecco spiegato perché la consulenza è così sfavorevole, e tuttavia lì c’è scritto hashish : utilizzerò, rifletto mentre continua a raccontarmi ogni dettaglio dell’arresto, questa erronea individuazione del tipo di droga per attaccare la credibilità del consulente. Il filo del ragionamento si deve tuttavia interrompere d’improvviso, perché con tono rassegnato forse più dei miei pensieri il Presidente prigioniero della sua aula e di tutte le piccolezze e i dolori che giorno per giorno glie la riempiono all’inverosimile, mi chiama direttamente, fuori del microfono, alzando un po’ la voce :”Avvocato Balestra, vogliamo trattare anche la sua convalida prima che ci riserviamo ?”;. “Sono Manfredi Balestra” gli dico tendendo la mano <”lei mi ha nominato” “E’ lei .. sicuro?” esita quello prima di ricambiare il saluto. Lo tranquillizzo e mi faccio un po’ raccontare. Risponde lentamente alle mie domande, dicendo che vive in un paesino della campagna romana, sulla Cassia, ogni tanto vende qualcuna delle sue sculture e appena ha messo insieme abbastanza soldi parte per questi viaggi in India, dove incontra artisti e filosofi appartenenti a correnti che fingo di riconoscere, poi al ritorno si porta sempre una scorta di charash, una roba che a vederla pare simile all’hashish ma che in realtà è molto, molto più pura. Ecco spiegato perché la consulenza è così sfavorevole, e tuttavia lì c’è scritto hashish : utilizzerò, rifletto mentre continua a raccontarmi ogni dettaglio dell’arresto, questa erronea individuazione del tipo di droga per attaccare la credibilità del consulente. Il filo del ragionamento si deve tuttavia interrompere d’improvviso, perché con tono rassegnato forse più dei miei pensieri il Presidente prigioniero della sua aula e di tutte le piccolezze e i dolori che giorno per giorno glie la riempiono all’inverosimile, mi chiama direttamente, fuori del microfono, alzando un po’ la voce :”Avvocato Balestra, vogliamo trattare anche la sua convalida prima che ci riserviamo ?”;. “Sono Manfredi Balestra” gli dico tendendo la mano <”lei mi ha nominato” “E’ lei .. sicuro?” esita quello prima di ricambiare il saluto. Lo tranquillizzo e mi faccio un po’ raccontare. Risponde lentamente alle mie domande, dicendo che vive in un paesino della campagna romana, sulla Cassia, ogni tanto vende qualcuna delle sue sculture e appena ha messo insieme abbastanza soldi parte per questi viaggi in India, dove incontra artisti e filosofi appartenenti a correnti che fingo di riconoscere, poi al ritorno si porta sempre una scorta di charash, una roba che a vederla pare simile all’hashish ma che in realtà è molto, molto più pura. Ecco spiegato perché la consulenza è così sfavorevole, e tuttavia lì c’è scritto hashish : utilizzerò, rifletto mentre continua a raccontarmi ogni dettaglio dell’arresto, questa erronea individuazione del tipo di droga per attaccare la credibilità del consulente. Il filo del ragionamento si deve tuttavia interrompere d’improvviso, perché con tono rassegnato forse più dei miei pensieri il Presidente prigioniero della sua aula e di tutte le piccolezze e i dolori che giorno per giorno glie la riempiono all’inverosimile, mi chiama direttamente, fuori del microfono, alzando un po’ la voce :”Avvocato Balestra, vogliamo trattare anche la sua convalida prima che ci riserviamo ?”;

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Ecco come sono costretti a lavorare anche i migliori tra i giudici : dopo avere ascoltato senza battere ciglio, e senza mai interrompere, il mio collega perditempo, vede il ruolo d’udienza, cioè l’elenco delle cause da trattare, ancora troppo lungo avanti a sé e spera quindi di riuscire ad entrare in camera di consiglio con almeno due fascicoli. Velocemente domando a Piccioni se ha con sé una qualsiasi cosa che dimostri la sua attività artistica : mi guarda perplesso poi infila due dita nella fessura della tasca dei jeans, e mentre rispondo al presidente che sono pronto, lui ne tira fuori un foglio tutto stropicciato con il suo nome stampato sotto a quello di una galleria d’arte, la pubblicità di una mostra, ci incamminiamo verso i banchi della difesa, dove prende posto accanto a me, il tutto discretamente accompagnati da due agenti della scorta, il giovane di prima ed un altro che ha l’aria del padre di famiglia, la pancia un po’ gonfia, la barba incolta, lo sguardo spento probabilmente più del mio: fortuna, penso ancora, che all’ingresso in carcere, forse in ragione dell’ora così tarda, non lo hanno perquisito bene, quel foglietto potrebbe essere risolutivo per ciò che ho in mente.. Velocemente domando a Piccioni se ha con sé una qualsiasi cosa che dimostri la sua attività artistica : mi guarda perplesso poi infila due dita nella fessura della tasca dei jeans, e mentre rispondo al Presidente che sono pronto, lui ne tira fuori un foglio tutto stropicciato con il suo nome stampato sotto a quello di una galleria d’arte, la pubblicità di una mostra, ci incamminiamo verso i banchi della difesa, dove prende posto accanto a me, il tutto discretamente accompagnati da due della scorta, il giovane di prima ed un altro che ha l’aria del padre di famiglia, la pancia un po’ gonfia, la barba incolta, lo sguardo spento probabilmente più del mio: fortuna, penso ancora, che all’ingresso in carcere, forse in ragione dell’ora così tarda, non lo hanno perquisito bene, quel foglietto potrebbe essere risolutivo per ciò che ho in mente.;. Velocemente domando a Piccioni se ha con sé una qualsiasi cosa che dimostri la sua attività artistica : mi guarda perplesso poi infila due dita nella fessura della tasca dei jeans, e mentre rispondo al Presidente che sono pronto, lui ne tira fuori un foglio tutto stropicciato con il suo nome stampato sotto a quello di una galleria d’arte, la pubblicità di una mostra, ci incamminiamo verso i banchi della difesa, dove prende posto accanto a me, il tutto discretamente accompagnati da due della scorta, il giovane di prima ed un altro che ha l’aria del padre di famiglia, la pancia un po’ gonfia, la barba incolta, lo sguardo spento probabilmente più del mio: fortuna, penso ancora, che all’ingresso in carcere, forse in ragione dell’ora così tarda, non lo hanno perquisito bene, quel foglietto potrebbe essere risolutivo per ciò che ho in mente.;. Velocemente domando a Piccioni se ha con sé una qualsiasi cosa che dimostri la sua attività artistica : mi guarda perplesso poi infila due dita nella fessura della tasca dei jeans, e mentre rispondo al Presidente che sono pronto, lui ne tira fuori un foglio tutto stropicciato con il suo nome stampato sotto a quello di una galleria d’arte, la pubblicità di una mostra, ci incamminiamo verso i banchi della difesa, dove prende posto accanto a me, il tutto discretamente accompagnati da due della scorta, il giovane di prima ed un altro che ha l’aria del padre di famiglia, la pancia un po’ gonfia, la barba incolta, lo sguardo spento probabilmente più del mio: fortuna, penso ancora, che all’ingresso in carcere, forse in ragione dell’ora così tarda, non lo hanno perquisito bene, quel foglietto potrebbe essere risolutivo per ciò che ho in mente.;. Velocemente domando a Piccioni se ha con sé una qualsiasi cosa che dimostri la sua attività artistica : mi guarda perplesso poi infila due dita nella fessura della tasca dei jeans, e mentre rispondo al Presidente che sono pronto, lui ne tira fuori un foglio tutto stropicciato con il suo nome stampato sotto a quello di una galleria d’arte, la pubblicità di una mostra, ci incamminiamo verso i banchi della difesa, dove prende posto accanto a me, il tutto discretamente accompagnati da due della scorta, il giovane di prima ed un altro che ha l’aria del padre di famiglia, la pancia un po’ gonfia, la barba incolta, lo sguardo spento probabilmente più del mio: fortuna, penso ancora, che all’ingresso in carcere, forse in ragione dell’ora così tarda, non lo hanno perquisito bene, quel foglietto potrebbe essere risolutivo per ciò che ho in mente.;. Velocemente domando a Piccioni se ha con sé una qualsiasi cosa che dimostri la sua attività artistica : mi guarda perplesso poi infila due dita nella fessura della tasca dei jeans, e mentre rispondo al Presidente che sono pronto, lui ne tira fuori un foglio tutto stropicciato con il suo nome stampato sotto a quello di una galleria d’arte, la pubblicità di una mostra, ci incamminiamo verso i banchi della difesa, dove prende posto accanto a me, il tutto discretamente accompagnati da due della scorta, il giovane di prima ed un altro che ha l’aria del padre di famiglia, la pancia un po’ gonfia, la barba incolta, lo sguardo spento probabilmente più del mio: fortuna, penso ancora, che all’ingresso in carcere, forse in ragione dell’ora così tarda, non lo hanno perquisito bene, quel foglietto potrebbe essere risolutivo per ciò che ho in mente.;. Velocemente domando a Piccioni se ha con sé una qualsiasi cosa che dimostri la sua attività artistica : mi guarda perplesso poi infila due dita nella fessura della tasca dei jeans, e mentre rispondo al Presidente che sono pronto, lui ne tira fuori un foglio tutto stropicciato con il suo nome stampato sotto a quello di una galleria d’arte, la pubblicità di una mostra, ci incamminiamo verso i banchi della difesa, dove prende posto accanto a me, il tutto discretamente accompagnati da due della scorta, il giovane di prima ed un altro che ha l’aria del padre di famiglia, la pancia un po’ gonfia, la barba incolta, lo sguardo spento probabilmente più del mio: fortuna, penso ancora, che all’ingresso in carcere, forse in ragione dell’ora così tarda, non lo hanno perquisito bene, quel foglietto potrebbe essere risolutivo per ciò che ho in mente.;

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Il pubblico ministero riassume al collegio le fasi dell’arresto, gli esiti della perquisizione e della consulenza sulla sostanza che continua a chiamare hashish, poi conclude che siccome l’imputato è incensurato, in via cautelare ex art. 274 c.p.p. gli pare sufficiente la misura degli arresti domiciliari.. 274 c.p.p. gli pare sufficiente la misura degli arresti domiciliari.;. 274 c.p.p. gli pare sufficiente la misura degli arresti domiciliari.;. 274 c.p.p. gli pare sufficiente la misura degli arresti domiciliari.;. 274 c.p.p. gli pare sufficiente la misura degli arresti domiciliari.;. 274 c.p.p. gli pare sufficiente la misura degli arresti domiciliari.;. 274 c.p.p. gli pare sufficiente la misura degli arresti domiciliari.;

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Mi perdo di nuovo nei miei pensieri, come ormai troppo spesso mi capita, e rifletto su certo malcostume. Capita spesso infatti che alcuni colleghi, andando a visitare il cliente a Regina Coeli, dopo avere già preso visione delle richieste dell’accusa, gli riferiscano che in vista dell’udienza di convalida il PM abbia chiesto di prolungare l’arresto mentre al contrario, e più prudentemente, ha chiesto di mandarlo ai domiciliari. Li ho sentiti più volte ripetere che in questo modo se il giudice darà i domiciliari loro faranno bella figura, perché il cliente crederà di tornare a casa per merito dell’avvocato. Invece io dico sempre la verità, perché una delle poche cose che ancora mi piace di questo lavoro è la sfida con me stesso, e dunque Piccioni sa perfettamente che comunque vada a finire oggi uscirà di galera e che nella peggiore delle ipotesi dovrà starsene prigioniero in casa propria. Ed ora finalmente tocca a me.. Capita spesso infatti che alcuni colleghi, andando a visitare il cliente a Regina Coeli, dopo avere già preso visione delle richieste del pm, gli riferiscano che è stata chiesta la custodia in carcere mentre al contrario, e più prudentemente, sono stati chiesti solo i domiciliari. Li ho sentiti più volte ripetere che in questo modo se il giudice darà i domiciliari loro faranno bella figura, perché il cliente crederà di tornare a casa per merito dell’avvocato. Invece io dico sempre la verità al cliente, perché una delle poche cose che ancora mi piace di questo lavoro è la sfida con me stesso. Dunque Piccioni sa che rischia di essere mandato in prigione proprio dentro casa sua, ed ora finalmente tocca a me.;. Capita spesso infatti che alcuni colleghi, andando a visitare il cliente a Regina Coeli, dopo avere già preso visione delle richieste del pm, gli riferiscano che è stata chiesta la custodia in carcere mentre al contrario, e più prudentemente, sono stati chiesti solo i domiciliari. Li ho sentiti più volte ripetere che in questo modo se il giudice darà i domiciliari loro faranno bella figura, perché il cliente crederà di tornare a casa per merito dell’avvocato. Invece io dico sempre la verità al cliente, perché una delle poche cose che ancora mi piace di questo lavoro è la sfida con me stesso. Dunque Piccioni sa che rischia di essere mandato in prigione proprio dentro casa sua, ed ora finalmente tocca a me.;;. Capita spesso infatti che alcuni colleghi, andando a visitare il cliente a Regina Coeli, dopo avere già preso visione delle richieste del pm, gli riferiscano che è stata chiesta la custodia in carcere mentre al contrario, e più prudentemente, sono stati chiesti solo i domiciliari. Li ho sentiti più volte ripetere che in questo modo se il giudice darà i domiciliari loro faranno bella figura, perché il cliente crederà di tornare a casa per merito dell’avvocato. Invece io dico sempre la verità al cliente, perché una delle poche cose che ancora mi piace di questo lavoro è la sfida con me stesso. Dunque Piccioni sa che rischia di essere mandato in prigione proprio dentro casa sua, ed ora finalmente tocca a me.;;;. Capita spesso infatti che alcuni colleghi, andando a visitare il cliente a Regina Coeli, dopo avere già preso visione delle richieste del pm, gli riferiscano che è stata chiesta la custodia in carcere mentre al contrario, e più prudentemente, sono stati chiesti solo i domiciliari. Li ho sentiti più volte ripetere che in questo modo se il giudice darà i domiciliari loro faranno bella figura, perché il cliente crederà di tornare a casa per merito dell’avvocato. Invece io dico sempre la verità al cliente, perché una delle poche cose che ancora mi piace di questo lavoro è la sfida con me stesso. Dunque Piccioni sa che rischia di essere mandato in prigione proprio dentro casa sua, ed ora finalmente tocca a me.;;;;. Capita spesso infatti che alcuni colleghi, andando a visitare il cliente a Regina Coeli, dopo avere già preso visione delle richieste del pm, gli riferiscano che è stata chiesta la custodia in carcere mentre al contrario, e più prudentemente, sono stati chiesti solo i domiciliari. Li ho sentiti più volte ripetere che in questo modo se il giudice darà i domiciliari loro faranno bella figura, perché il cliente crederà di tornare a casa per merito dell’avvocato. Invece io dico sempre la verità al cliente, perché una delle poche cose che ancora mi piace di questo lavoro è la sfida con me stesso. Dunque Piccioni sa che rischia di essere mandato in prigione proprio dentro casa sua, ed ora finalmente tocca a me.;;;;;. Capita spesso infatti che alcuni colleghi, andando a visitare il cliente a Regina Coeli, dopo avere già preso visione delle richieste del pm, gli riferiscano che è stata chiesta la custodia in carcere mentre al contrario, e più prudentemente, sono stati chiesti solo i domiciliari. Li ho sentiti più volte ripetere che in questo modo se il giudice darà i domiciliari loro faranno bella figura, perché il cliente crederà di tornare a casa per merito dell’avvocato. Invece io dico sempre la verità al cliente, perché una delle poche cose che ancora mi piace di questo lavoro è la sfida con me stesso. Dunque Piccioni sa che rischia di essere mandato in prigione proprio dentro casa sua, ed ora finalmente tocca a me.;;;;;;

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La mia discussione dura appena 3 o 4 minuti d’orologio, come sempre in questi casi, ed è proprio per questo, credo, visto cioè che mi limito all’essenziale, che i giudici mi dedicano insolita attenzione. Dunque la sostanza non è hashish ma quell’altra cosa che per ripeterla devo leggerla su un foglietto dove me la ero appuntata, se il consulente sbaglia sull’identificazione della droga può sbagliare anche sul THC, ma non è questo il punto : la sostanza era avvolta in un involucro posto in cima alla valigia, dunque non era stata nascosta e soprattutto non era divisa in dosi come si usa quando si intende cederla per denaro. E’ importante, questo, perché la legge non punisce il possesso per uso personale, a meno che da questo non sia possibile desumere l’intenzione di rivendere la sostanza : secondo i parametri indicati dalla Cassazione occorre ad esempio che la sostanza sia stata suddivisa in dosi separate tra loro (per essere consegnate in fretta dietro scambio di denaro), per poi verificare se il soggetto abbia tante banconote di piccolo taglio (ricavate ciascuna dalla cessione di ogni singola dose), e poi ancora si deve analizzare la posizione socio-economica del soggetto (perché chi non ha problemi economici può anche acquistare tante dosi ma non è affatto detto che le voglia rivendere). Dunque sulla quantità eccessiva posseduta dal Piccioni (250 grammi per una sola persona sono la scorta, credo, di un anno intero) faccio presente che lui è un artista ultracinquantenne (e mentre lo dico consegno all’ufficiale giudiziario il foglietto della mostra artistica affinché giunga sul tavolo del collegio), e che l’uso personale non può essere escluso dal fatto che egli, disponendo di reddito adeguato, sia solito farne un’ampia scorta allorquando, ogni sei mesi circa, si reca in India, dove peraltro la acquista per una cifra assolutamente risibile rispetto al valore commerciale che avrebbe in Italia, neanche trecentomila lire. Non si tratta di uno spacciatore, o comunque allo stato attuale non ve ne è la prova, e ne chiedo dunque la liberazione immediata, poi anticipo che per il dibattimento intendo chiedere i termini a difesa, perché vorrei produrre documentazione che attesti con esattezza il reddito del mio cliente, per dimostrare appunto che dispone di autonomi mezzi di sussistenza, e che dunque come insegnano le recenti sentenze della Cassazione non vi sono elementi per presumere che quella (sia pure quantitativamente rilevante) detenzione fosse finalizzata dello spaccio. Peraltro, da buon formalista, non mi oppongo alla convalida (che significa non contestare ora per allora la scelta della polizia di arrestare l’imputato) ma rimarco che alla luce delle sopravvenute emergenze di questa mattina non sussistono i presupposti della custodia in carcere : insomma nessuno farà causa agli agenti che hanno arrestato Piccioni, e con questa rassicurazione il Collegio si ritira in camera di consiglio.. Dunque la sostanza non è hashish ma quell’altra cosa che per ripeterla devo leggerla su un foglietto dove me la ero appuntata, se il consulente sbaglia sull’identificazione della droga può sbagliare anche sul THC, ma non è questo il punto : la sostanza era avvolta in un involucro posto in cima alla valigia, dunque non era stata nascosta e soprattutto non era divisa in dosi come si usa quando si intende cederla per denaro. E’ importante, questo, perché la legge punisce il traffico di queste sostanze ma non l’utilizzo per fini personali, e la Cassazione ha correttamente stabilito che il semplice possesso della droga da solo non è sufficiente a farne presumere la destinazione allo spaccio, dovendo risultare tale illecita attività del soggetto agente da elementi univoci e concordanti, quali ad esempio la previa suddivisione in dosi separate tra loro per essere consegnate in fretta dietro scambio di denaro, il tipo di banconote rinvenute sul sospetto (ad esempio tante e di piccolo taglio), la posizione socio-economica del soggetto eccetera. Dunque sulla quantità eccessiva posseduta dal Piccioni (396 grammi per una sola persona sono la scorta, credo, di un anno intero) faccio presente che lui è un artista ultracinquantenne (e mentre lo dico consegno all’ufficiale giudiziario il foglietto della mostra artistica affinché giunga sul tavolo del collegio), e che l’uso personale non può essere escluso dal fatto che egli, disponendo di reddito adeguato, sia solito farne un’ampia scorta allorquando, ogni sei mesi circa, si reca in India, dove peraltro la acquista per una cifra assolutamente risibile rispetto al valore commerciale che avrebbe in Italia, neanche trecentomila lire. Non si tratta di uno spacciatore, o comunque allo stato attuale non ve ne è la prova, e ne chiedo dunque la liberazione immediata, poi anticipo che per il dibattimento intendo chiedere i termini a difesa, perché vorrei produrre documentazione che attesti il reddito del mio cliente, per dimostrare appunto che dispone di autonomi mezzi di sussistenza, e che dunque come insegnano le recenti sentenze della Cassazione non vi sono elementi per presumere che quella (sia pure quantitativamente rilevante) detenzione fosse finalizzata dello spaccio. Peraltro, con rigore formale esemplare, non mi oppongo alla convalida (che significa non contestare ora per allora la scelta della polizia di arrestare l’imputato) ma rimarco che alla luce delle sopravvenute emergenze della udienza di convalida non sussistono presupposti della custodia in carcere : insomma nessuno farà causa agli agenti che hanno arrestato Piccioni, e con questa rassicurazione il Collegio si ritira in camera di consiglio.;. Dunque la sostanza non è hashish ma quell’altra cosa che per ripeterla devo leggerla su un foglietto dove me la ero appuntata, se il consulente sbaglia sull’identificazione della droga può sbagliare anche sul THC, ma non è questo il punto : la sostanza era avvolta in un involucro posto in cima alla valigia, dunque non era stata nascosta e soprattutto non era divisa in dosi come si usa quando si intende cederla per denaro. E’ importante, questo, perché la legge punisce il traffico di queste sostanze ma non l’utilizzo per fini personali, e la Cassazione ha correttamente stabilito che il semplice possesso della droga da solo non è sufficiente a farne presumere la destinazione allo spaccio, dovendo risultare tale illecita attività del soggetto agente da elementi univoci e concordanti, quali ad esempio la previa suddivisione in dosi separate tra loro per essere consegnate in fretta dietro scambio di denaro, il tipo di banconote rinvenute sul sospetto (ad esempio tante e di piccolo taglio), la posizione socio-economica del soggetto eccetera. Dunque sulla quantità eccessiva posseduta dal Piccioni (396 grammi per una sola persona sono la scorta, credo, di un anno intero) faccio presente che lui è un artista ultracinquantenne (e mentre lo dico consegno all’ufficiale giudiziario il foglietto della mostra artistica affinché giunga sul tavolo del collegio), e che l’uso personale non può essere escluso dal fatto che egli, disponendo di reddito adeguato, sia solito farne un’ampia scorta allorquando, ogni sei mesi circa, si reca in India, dove peraltro la acquista per una cifra assolutamente risibile rispetto al valore commerciale che avrebbe in Italia, neanche trecentomila lire. Non si tratta di uno spacciatore, o comunque allo stato attuale non ve ne è la prova, e ne chiedo dunque la liberazione immediata, poi anticipo che per il dibattimento intendo chiedere i termini a difesa, perché vorrei produrre documentazione che attesti il reddito del mio cliente, per dimostrare appunto che dispone di autonomi mezzi di sussistenza, e che dunque come insegnano le recenti sentenze della Cassazione non vi sono elementi per presumere che quella (sia pure quantitativamente rilevante) detenzione fosse finalizzata dello spaccio. Peraltro, con rigore formale esemplare, non mi oppongo alla convalida (che significa non contestare ora per allora la scelta della polizia di arrestare l’imputato) ma rimarco che alla luce delle sopravvenute emergenze della udienza di convalida non sussistono presupposti della custodia in carcere : insomma nessuno farà causa agli agenti che hanno arrestato Piccioni, e con questa rassicurazione il Collegio si ritira in camera di consiglio.;. Dunque la sostanza non è hashish ma quell’altra cosa che per ripeterla devo leggerla su un foglietto dove me la ero appuntata, se il consulente sbaglia sull’identificazione della droga può sbagliare anche sul THC, ma non è questo il punto : la sostanza era avvolta in un involucro posto in cima alla valigia, dunque non era stata nascosta e soprattutto non era divisa in dosi come si usa quando si intende cederla per denaro. E’ importante, questo, perché la legge punisce il traffico di queste sostanze ma non l’utilizzo per fini personali, e la Cassazione ha correttamente stabilito che il semplice possesso della droga da solo non è sufficiente a farne presumere la destinazione allo spaccio, dovendo risultare tale illecita attività del soggetto agente da elementi univoci e concordanti, quali ad esempio la previa suddivisione in dosi separate tra loro per essere consegnate in fretta dietro scambio di denaro, il tipo di banconote rinvenute sul sospetto (ad esempio tante e di piccolo taglio), la posizione socio-economica del soggetto eccetera. Dunque sulla quantità eccessiva posseduta dal Piccioni (396 grammi per una sola persona sono la scorta, credo, di un anno intero) faccio presente che lui è un artista ultracinquantenne (e mentre lo dico consegno all’ufficiale giudiziario il foglietto della mostra artistica affinché giunga sul tavolo del collegio), e che l’uso personale non può essere escluso dal fatto che egli, disponendo di reddito adeguato, sia solito farne un’ampia scorta allorquando, ogni sei mesi circa, si reca in India, dove peraltro la acquista per una cifra assolutamente risibile rispetto al valore commerciale che avrebbe in Italia, neanche trecentomila lire. Non si tratta di uno spacciatore, o comunque allo stato attuale non ve ne è la prova, e ne chiedo dunque la liberazione immediata, poi anticipo che per il dibattimento intendo chiedere i termini a difesa, perché vorrei produrre documentazione che attesti il reddito del mio cliente, per dimostrare appunto che dispone di autonomi mezzi di sussistenza, e che dunque come insegnano le recenti sentenze della Cassazione non vi sono elementi per presumere che quella (sia pure quantitativamente rilevante) detenzione fosse finalizzata dello spaccio. Peraltro, con rigore formale esemplare, non mi oppongo alla convalida (che significa non contestare ora per allora la scelta della polizia di arrestare l’imputato) ma rimarco che alla luce delle sopravvenute emergenze della udienza di convalida non sussistono presupposti della custodia in carcere : insomma nessuno farà causa agli agenti che hanno arrestato Piccioni, e con questa rassicurazione il Collegio si ritira in camera di consiglio.;. Dunque la sostanza non è hashish ma quell’altra cosa che per ripeterla devo leggerla su un foglietto dove me la ero appuntata, se il consulente sbaglia sull’identificazione della droga può sbagliare anche sul THC, ma non è questo il punto : la sostanza era avvolta in un involucro posto in cima alla valigia, dunque non era stata nascosta e soprattutto non era divisa in dosi come si usa quando si intende cederla per denaro. E’ importante, questo, perché la legge punisce il traffico di queste sostanze ma non l’utilizzo per fini personali, e la Cassazione ha correttamente stabilito che il semplice possesso della droga da solo non è sufficiente a farne presumere la destinazione allo spaccio, dovendo risultare tale illecita attività del soggetto agente da elementi univoci e concordanti, quali ad esempio la previa suddivisione in dosi separate tra loro per essere consegnate in fretta dietro scambio di denaro, il tipo di banconote rinvenute sul sospetto (ad esempio tante e di piccolo taglio), la posizione socio-economica del soggetto eccetera. Dunque sulla quantità eccessiva posseduta dal Piccioni (396 grammi per una sola persona sono la scorta, credo, di un anno intero) faccio presente che lui è un artista ultracinquantenne (e mentre lo dico consegno all’ufficiale giudiziario il foglietto della mostra artistica affinché giunga sul tavolo del collegio), e che l’uso personale non può essere escluso dal fatto che egli, disponendo di reddito adeguato, sia solito farne un’ampia scorta allorquando, ogni sei mesi circa, si reca in India, dove peraltro la acquista per una cifra assolutamente risibile rispetto al valore commerciale che avrebbe in Italia, neanche trecentomila lire. Non si tratta di uno spacciatore, o comunque allo stato attuale non ve ne è la prova, e ne chiedo dunque la liberazione immediata, poi anticipo che per il dibattimento intendo chiedere i termini a difesa, perché vorrei produrre documentazione che attesti il reddito del mio cliente, per dimostrare appunto che dispone di autonomi mezzi di sussistenza, e che dunque come insegnano le recenti sentenze della Cassazione non vi sono elementi per presumere che quella (sia pure quantitativamente rilevante) detenzione fosse finalizzata dello spaccio. Peraltro, con rigore formale esemplare, non mi oppongo alla convalida (che significa non contestare ora per allora la scelta della polizia di arrestare l’imputato) ma rimarco che alla luce delle sopravvenute emergenze della udienza di convalida non sussistono presupposti della custodia in carcere : insomma nessuno farà causa agli agenti che hanno arrestato Piccioni, e con questa rassicurazione il Collegio si ritira in camera di consiglio.;. Dunque la sostanza non è hashish ma quell’altra cosa che per ripeterla devo leggerla su un foglietto dove me la ero appuntata, se il consulente sbaglia sull’identificazione della droga può sbagliare anche sul THC, ma non è questo il punto : la sostanza era avvolta in un involucro posto in cima alla valigia, dunque non era stata nascosta e soprattutto non era divisa in dosi come si usa quando si intende cederla per denaro. E’ importante, questo, perché la legge punisce il traffico di queste sostanze ma non l’utilizzo per fini personali, e la Cassazione ha correttamente stabilito che il semplice possesso della droga da solo non è sufficiente a farne presumere la destinazione allo spaccio, dovendo risultare tale illecita attività del soggetto agente da elementi univoci e concordanti, quali ad esempio la previa suddivisione in dosi separate tra loro per essere consegnate in fretta dietro scambio di denaro, il tipo di banconote rinvenute sul sospetto (ad esempio tante e di piccolo taglio), la posizione socio-economica del soggetto eccetera. Dunque sulla quantità eccessiva posseduta dal Piccioni (396 grammi per una sola persona sono la scorta, credo, di un anno intero) faccio presente che lui è un artista ultracinquantenne (e mentre lo dico consegno all’ufficiale giudiziario il foglietto della mostra artistica affinché giunga sul tavolo del collegio), e che l’uso personale non può essere escluso dal fatto che egli, disponendo di reddito adeguato, sia solito farne un’ampia scorta allorquando, ogni sei mesi circa, si reca in India, dove peraltro la acquista per una cifra assolutamente risibile rispetto al valore commerciale che avrebbe in Italia, neanche trecentomila lire. Non si tratta di uno spacciatore, o comunque allo stato attuale non ve ne è la prova, e ne chiedo dunque la liberazione immediata, poi anticipo che per il dibattimento intendo chiedere i termini a difesa, perché vorrei produrre documentazione che attesti il reddito del mio cliente, per dimostrare appunto che dispone di autonomi mezzi di sussistenza, e che dunque come insegnano le recenti sentenze della Cassazione non vi sono elementi per presumere che quella (sia pure quantitativamente rilevante) detenzione fosse finalizzata dello spaccio. Peraltro, con rigore formale esemplare, non mi oppongo alla convalida (che significa non contestare ora per allora la scelta della polizia di arrestare l’imputato) ma rimarco che alla luce delle sopravvenute emergenze della udienza di convalida non sussistono presupposti della custodia in carcere : insomma nessuno farà causa agli agenti che hanno arrestato Piccioni, e con questa rassicurazione il Collegio si ritira in camera di consiglio.;. Dunque la sostanza non è hashish ma quell’altra cosa che per ripeterla devo leggerla su un foglietto dove me la ero appuntata, se il consulente sbaglia sull’identificazione della droga può sbagliare anche sul THC, ma non è questo il punto : la sostanza era avvolta in un involucro posto in cima alla valigia, dunque non era stata nascosta e soprattutto non era divisa in dosi come si usa quando si intende cederla per denaro. E’ importante, questo, perché la legge punisce il traffico di queste sostanze ma non l’utilizzo per fini personali, e la Cassazione ha correttamente stabilito che il semplice possesso della droga da solo non è sufficiente a farne presumere la destinazione allo spaccio, dovendo risultare tale illecita attività del soggetto agente da elementi univoci e concordanti, quali ad esempio la previa suddivisione in dosi separate tra loro per essere consegnate in fretta dietro scambio di denaro, il tipo di banconote rinvenute sul sospetto (ad esempio tante e di piccolo taglio), la posizione socio-economica del soggetto eccetera. Dunque sulla quantità eccessiva posseduta dal Piccioni (396 grammi per una sola persona sono la scorta, credo, di un anno intero) faccio presente che lui è un artista ultracinquantenne (e mentre lo dico consegno all’ufficiale giudiziario il foglietto della mostra artistica affinché giunga sul tavolo del collegio), e che l’uso personale non può essere escluso dal fatto che egli, disponendo di reddito adeguato, sia solito farne un’ampia scorta allorquando, ogni sei mesi circa, si reca in India, dove peraltro la acquista per una cifra assolutamente risibile rispetto al valore commerciale che avrebbe in Italia, neanche trecentomila lire. Non si tratta di uno spacciatore, o comunque allo stato attuale non ve ne è la prova, e ne chiedo dunque la liberazione immediata, poi anticipo che per il dibattimento intendo chiedere i termini a difesa, perché vorrei produrre documentazione che attesti il reddito del mio cliente, per dimostrare appunto che dispone di autonomi mezzi di sussistenza, e che dunque come insegnano le recenti sentenze della Cassazione non vi sono elementi per presumere che quella (sia pure quantitativamente rilevante) detenzione fosse finalizzata dello spaccio. Peraltro, con rigore formale esemplare, non mi oppongo alla convalida (che significa non contestare ora per allora la scelta della polizia di arrestare l’imputato) ma rimarco che alla luce delle sopravvenute emergenze della udienza di convalida non sussistono presupposti della custodia in carcere : insomma nessuno farà causa agli agenti che hanno arrestato Piccioni, e con questa rassicurazione il Collegio si ritira in camera di consiglio.;

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Sarà perché quell’ometto gracile e dall’aria inoffensiva che mi sta accanto impietosisce anche il presidente, sarà perché durante la militanza con gli antiproibizionisti ho partecipato ad innumerevoli e lunghissime riunioni nelle quali con Marco Pannella si progettavano in ogni minimo dettaglio le azioni di disobbedienza civile in tema di legalizzazione delle droghe, sarà per questo o soltanto perché per simpatia ideologica ho voluto approfondire l’argomento; sarà anche soltanto che quel brav’uomo del presidente in cuor suo si sente grato verso di me perché ho parlato per poco tempo, invece di 40 minuti come il collega che mi ha preceduto per i due presunti sfruttatori di povere ragazze dell’est, ma quando il collegio rientra e pronunzia le due ordinanze una di seguito all’altra, l’esito è scontato : gli albanesi restano dentro, mentre Piccioni torna a casa perché allo stato attuale non vi sono indizi tanto gravi da ritenere che sia davvero uno spacciatore. saranno anche le geniali intuizioni giuridiche che in questa ed altre materie Pannella sapeva prospettare ai suoi stessi legali durante quelle lunghe e fumose assemblee al quarto piano di via di torre argentina, che si protraevano fino a tarda notte e terminavano con l’immancabile ricerca di un ristorante aperto dove continuare a fumare e progettare sogni e battaglie; sarà per questo o soltanto perché per simatia ideologica ho voluto approfondire l’argomento; sarà anche soltanto che quel brav’uomo del Presidente in cuor suo si sente grato verso di me perché ho parlato poco e bene, invece di 40 minuti come il collega che mi ha preceduto per i due presunti sfruttatori di povere ragazze dell’est, ma quando il Collegio rientra pronunzia le due ordinanze e mi da ragione : gli albanesi restano dentro, mentre Piccioni torna a casa perché il quadro indiziario è confuso e non volge in maniera univoca verso l’ipotesi che l’imputato sia davvero uno spacciatore.;

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<<Torni a casa>> dico a Piccioni, e mi accorgo che come troppo spesso mi capita sono caduto nell’unica deroga alle forme che non mi riesce proprio di evitare : dare del tu ad un cliente che mi ispira simpatia. Mi chiede come e quando, dandomi ancora del lei, gli spiego che lui per adesso è ancora come un pacchetto in consegna all’amministrazione carceraria, a fine mattina lo riporteranno in carcere, dove sbrigheranno una serie di pratiche prima di riconsegnarlo al mondo esterno : uscirà verso le 17 di oggi. Incredulo mi guarda, mi tende stavolta lui la mano.

<<E per pagarla, avvocato>>, mi chiede, e gli rispondo di telefonarmi quando esce, e sono sicuro che lo farà mentre lo guardo tornare nello stanzino degli arrestati scortato dai due agenti, poi si gira ed infine mi dice <<Ciao ….. e grazie…>>.. Mi chiede come e quando, dandomi ancora del lei, gli spiego che lui per adesso è ancora come un pacchetto in consegna all’amministrazione carceraria, a fine mattina lo riporteranno in carcere, dove sbrigheranno una serie di pratiche prima di riconsegnarlo al mondo esterno : uscirà verso le 17 di oggi. Incredulo mi guarda, mi tende stavolta lui la mano “e per pagarla, avvocato?”, mi chiede, e gli rispondo di telefonarmi quando esce, e sono sicuro che lo farà mentre lo guardo tornare nello stanzino degli arrestati scortato dai due agenti, poi si gira ed infine mi dice “Ciao ….. e grazie…”.;. Mi chiede come e quando, dandomi ancora del lei, gli spiego che lui per adesso è ancora come un pacchetto in consegna all’amministrazione carceraria, a fine mattina lo riporteranno in carcere, dove sbrigheranno una serie di pratiche prima di riconsegnarlo al mondo esterno : uscirà verso le 17 di oggi. Incredulo mi guarda, mi tende stavolta lui la mano “e per pagarla, avvocato?”, mi chiede, e gli rispondo di telefonarmi quando esce, e sono sicuro che lo farà mentre lo guardo tornare nello stanzino degli arrestati scortato dai due agenti, poi si gira ed infine mi dice “Ciao ….. e grazie…”.;. Mi chiede come e quando, dandomi ancora del lei, gli spiego che lui per adesso è ancora come un pacchetto in consegna all’amministrazione carceraria, a fine mattina lo riporteranno in carcere, dove sbrigheranno una serie di pratiche prima di riconsegnarlo al mondo esterno : uscirà verso le 17 di oggi. Incredulo mi guarda, mi tende stavolta lui la mano “e per pagarla, avvocato?”, mi chiede, e gli rispondo di telefonarmi quando esce, e sono sicuro che lo farà mentre lo guardo tornare nello stanzino degli arrestati scortato dai due agenti, poi si gira ed infine mi dice “Ciao ….. e grazie…”.;. Mi chiede come e quando, dandomi ancora del lei, gli spiego che lui per adesso è ancora come un pacchetto in consegna all’amministrazione carceraria, a fine mattina lo riporteranno in carcere, dove sbrigheranno una serie di pratiche prima di riconsegnarlo al mondo esterno : uscirà verso le 17 di oggi. Incredulo mi guarda, mi tende stavolta lui la mano “e per pagarla, avvocato?”, mi chiede, e gli rispondo di telefonarmi quando esce, e sono sicuro che lo farà mentre lo guardo tornare nello stanzino degli arrestati scortato dai due agenti, poi si gira ed infine mi dice “Ciao ….. e grazie…”.;. Mi chiede come e quando, dandomi ancora del lei, gli spiego che lui per adesso è ancora come un pacchetto in consegna all’amministrazione carceraria, a fine mattina lo riporteranno in carcere, dove sbrigheranno una serie di pratiche prima di riconsegnarlo al mondo esterno : uscirà verso le 17 di oggi. Incredulo mi guarda, mi tende stavolta lui la mano “e per pagarla, avvocato?”, mi chiede, e gli rispondo di telefonarmi quando esce, e sono sicuro che lo farà mentre lo guardo tornare nello stanzino degli arrestati scortato dai due agenti, poi si gira ed infine mi dice “Ciao ….. e grazie…”.;. Mi chiede come e quando, dandomi ancora del lei, gli spiego che lui per adesso è ancora come un pacchetto in consegna all’amministrazione carceraria, a fine mattina lo riporteranno in carcere, dove sbrigheranno una serie di pratiche prima di riconsegnarlo al mondo esterno : uscirà verso le 17 di oggi. Incredulo mi guarda, mi tende stavolta lui la mano “e per pagarla, avvocato?”, mi chiede, e gli rispondo di telefonarmi quando esce, e sono sicuro che lo farà mentre lo guardo tornare nello stanzino degli arrestati scortato dai due agenti, poi si gira ed infine mi dice “Ciao ….. e grazie…”.;

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Attraverso l’aula lentamente, un po’ sollevato dall’esito della causa, e mentre raccolgo qualche complimento dai colleghi scorgo sulla porta d’entrata due ragazze bellocce, dall’aria sofferta, tacchi grossi e alti, una ha dei jeans attillati e l’altra indossa minigonna e calze a rete, il trucco pesante che si sta sciogliendo sotto le lacrime, hanno iniziato a piangere, ora me ne rendo conto, mentre il presidente irrogava la custodia cautelare in carcere ai loro sfruttatori. Sono sgomento, secondo me dovrebbero odiarli invece di temere per la loro sorte, ma questo è ciò che ho visto quella mattina, e così lo racconto : saranno poi i tanti ed apprezzati strizzacervelli di cui dispone l’intelighenzia italiana ad occuparsi di trovare una spiegazione convincente per questo strano ed inquietante comportamento.. Sono sgomento, secondo me dovrebbero odiarli invece di temere per la loro sorte, ma questo episodio io l’ho visto proprio così e così lo racconto. Saranno i vari strizzacervelli, sociologi o chi per loro, ad occuparsi di trovare una risposta sensata a questo strano comportamento.;. Sono sgomento, secondo me dovrebbero odiarli invece di temere per la loro sorte, ma questo episodio io l’ho visto proprio così e così lo racconto. Saranno i vari strizzacervelli, sociologi o chi per loro, ad occuparsi di trovare una risposta sensata a questo strano comportamento.;;. Sono sgomento, secondo me dovrebbero odiarli invece di temere per la loro sorte, ma questo episodio io l’ho visto proprio così e così lo racconto. Saranno i vari strizzacervelli, sociologi o chi per loro, ad occuparsi di trovare una risposta sensata a questo strano comportamento.;;;. Sono sgomento, secondo me dovrebbero odiarli invece di temere per la loro sorte, ma questo episodio io l’ho visto proprio così e così lo racconto. Saranno i vari strizzacervelli, sociologi o chi per loro, ad occuparsi di trovare una risposta sensata a questo strano comportamento.;;;;. Sono sgomento, secondo me dovrebbero odiarli invece di temere per la loro sorte, ma questo episodio io l’ho visto proprio così e così lo racconto. Saranno i vari strizzacervelli, sociologi o chi per loro, ad occuparsi di trovare una risposta sensata a questo strano comportamento.;;;;;. Sono sgomento, secondo me dovrebbero odiarli invece di temere per la loro sorte, ma questo episodio io l’ho visto proprio così e così lo racconto. Saranno i vari strizzacervelli, sociologi o chi per loro, ad occuparsi di trovare una risposta sensata a questo strano comportamento.;;;;;;

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Sono le 10 passate, mi ricordo che ho un appuntamento a studio, controllo che il mio telefonino non abbia vibrato durante l’udienza, nessuna chiamata, me ne rallegro e lo rimetto nel taschino, mi sfilo velocemente la cravatta che ripongo nella tasca destra, poi mi accendo finalmente anche io una sigaretta e filo via senza più trattenermi, buttando un occhio indietro per soffermarmi ancora sulle giovani prostitute ferme impalate nel corridoio, ancora in lacrime, mentre la scorta si porta via i loro sfruttatori, e con essi Francesco Piccioni che nel frattempo ha ripreso a guardare in basso..;.;.;.;.;.;

Fuori c’è il sole, mentre scivolo via dal palazzaccio dei dolori, il trench marrone sbottonato che di sicuro mi sta come appeso sulle spalle larghe e asciutte, per tutto i miei centottanta centimetri di sottile lunghezza, sotto un capo che oscilla dinoccolato dondolando persino i miei ricci neri, sopra gli occhi scuri, la fronte larga, il naso corto e dritto, la bocca grande, lo sguardo sempre troppo serio, per non dare confidenza, ed evitare così il saluto di gente sgradita come se ne trova fin troppa dalle parti del tribunale.

Fuori c’è il sole che mi picchia sulle guance magre, carezzandomi ruvido e potente, mentre persino gli occhiali da sole sembrano cedere di fronte a tanta celeste arroganza, e accade quindi che la stessa visione cupa del traffico rumorosamente imbottigliato lungo la gigantesca rotatoria di Piazzale Clodio mi divenga sopportabile.

Silenzio dentro me, nei miei pensieri stanchi e liberi : senza borsa né toga mi perdo finalmente tra i passanti, felicemente anonimo..;.;;.;;;.;;;;.;;;;;.;;;;;;

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003-“;Inaudita altera parte”

;;Raggiungo l’ampio parcheggio di piazzale Clodio, sotto Monte Mario, e dopo averlo attraversato fino allo sterrato che si trova proprio in fondo, finalmente arrivo alla macchina. Se utilizzassi ancora il motorino, come fa la maggior parte dei miei colleghi, non dovrei arrivare così lontano dopo che ho fatto udienza, perdendo buoni 15 minuti che, nella mattinata convulsa di un avvocato, non sono pochi, e d’altronde come ho già detto i parcheggi interni del palazzo di giustizia, di tutti i palazzi di giustizia che ci sono in città, sono riservati esclusivamente a giudici e cancellieri.. Se utilizzassi ancora il motorino, come fa la maggior parte dei miei colleghi, non dovrei arrivare così lontano dopo che ho fatto udienza, perdendo buoni 15 minuti che, nella mattinata convulsa di un avvocato, non sono pochi, e d’altronde come ho già detto i parcheggi interni del palazzo di giustizia, di tutti i palazzi di giustizia che ci sono in città, sono riservati esclusivamente a giudici e cancellieri.;. Se utilizzassi ancora il motorino, come fa la maggior parte dei miei colleghi, non dovrei arrivare così lontano dopo che ho fatto udienza, perdendo buoni 15 minuti che, nella mattinata convulsa di un avvocato, non sono pochi, e d’altronde come ho già detto i parcheggi interni del palazzo di giustizia, di tutti i palazzi di giustizia che ci sono in città, sono riservati esclusivamente a giudici e cancellieri.;. Se utilizzassi ancora il motorino, come fa la maggior parte dei miei colleghi, non dovrei arrivare così lontano dopo che ho fatto udienza, perdendo buoni 15 minuti che, nella mattinata convulsa di un avvocato, non sono pochi, e d’altronde come ho già detto i parcheggi interni del palazzo di giustizia, di tutti i palazzi di giustizia che ci sono in città, sono riservati esclusivamente a giudici e cancellieri.;. Se utilizzassi ancora il motorino, come fa la maggior parte dei miei colleghi, non dovrei arrivare così lontano dopo che ho fatto udienza, perdendo buoni 15 minuti che, nella mattinata convulsa di un avvocato, non sono pochi, e d’altronde come ho già detto i parcheggi interni del palazzo di giustizia, di tutti i palazzi di giustizia che ci sono in città, sono riservati esclusivamente a giudici e cancellieri.;. Se utilizzassi ancora il motorino, come fa la maggior parte dei miei colleghi, non dovrei arrivare così lontano dopo che ho fatto udienza, perdendo buoni 15 minuti che, nella mattinata convulsa di un avvocato, non sono pochi, e d’altronde come ho già detto i parcheggi interni del palazzo di giustizia, di tutti i palazzi di giustizia che ci sono in città, sono riservati esclusivamente a giudici e cancellieri.;. Se utilizzassi ancora il motorino, come fa la maggior parte dei miei colleghi, non dovrei arrivare così lontano dopo che ho fatto udienza, perdendo buoni 15 minuti che, nella mattinata convulsa di un avvocato, non sono pochi, e d’altronde come ho già detto i parcheggi interni del palazzo di giustizia, di tutti i palazzi di giustizia che ci sono in città, sono riservati esclusivamente a giudici e cancellieri.;

I palazzi di giustizia a Roma sono addirittura sei, uno per il tribunale civile, uno per le sezioni della ex pretura, uno per la sezione lavoro, uno per il penale, uno per il giudice di pace ed uno ancora per la corte di appello, di modo che uno come me che tratta tutte queste materie indifferentemente deve passare la propria giornata a correre da una parte all’altra di quel fetido budello che è diventato ormai il quartiere Prati..;.;;.;;;.;;;;.;;;;;.;;;;;;

Ma oggi non ho altre udienze, e così non appena salgo in macchina mi dirigo a studio senza fare altre tappe in questo odiato quartiere: per oggi la via crucis è già finita, posso ritrovare subito la tranquillità della mia stanza, dove mi è più facile riflettere, scrivere, programmare le strategie di cui si compone il mio difficile rapporto con la parte peggiore delle persone, quella che si racconta, e spesso non del tutto, soltanto all’avvocato. . ;. ;;. ;;;. ;;;;. ;;;;;. ;;;;;;

Il mio studio é al di là del Tevere, al quartiere Flaminio, perché lì non ci sono troppi avvocati come in Prati, e passeggiando per la strada non rischi di incontrare un collega ogni due passi e doverti così sorbire il racconto ossessivo dei suoi successi.

Entro nel palazzone stile anni ‘30, salgo al primo piano, apro la porta e raggiungo con fare incerto la mia stanza, subito inseguito da Laura..;.;.;.;.;.;

Laura mi è di grande aiuto, più che una segretaria ormai è un amica, tanto è vero che ci diamo del tu. Ha probabilmente un paio d’anni più di me, sia pure ben portati, non le ho mai chiesto la sua età precisa, così come non so quasi nulla della sua vita privata, se ad esempio abbia un uomo o quali siano le sue amicizie. So soltanto che è perfetta, impeccabile, precisa e sempre presente : mantiene le distanze quel tanto che basta per non farsi schiavizzare come le era capitato in passato, presso gli altri studi legali in cui ha lavorato : so per certo che altrove una segretaria è troppo spesso costretta a tornare il sabato mattina o a trattenersi ben oltre l’orario di ufficio per finire di battere una comparsa. . Hai qualcosa come una decina d’anni più di me, sia pure ben portati, non le ho mai chiesto la sua età precisa, così come non so quasi nulla della sua vita privata, se ad esempio abbia un uomo o quali siano le sue amicizie. So soltanto che è perfetta, impeccabile, precisa e sempre presente : mantiene le distanze quel tanto che basta per non farsi schiavizzare come le era capitato in passato, presso gli altri studi legali in cui ha lavorato : so per certo che altrove una segretaria è troppo spesso costretta a tornare il sabato mattina o a trattenersi ben oltre l’orario di ufficio per finire di battere una comparsa. ;. Hai qualcosa come una decina d’anni più di me, sia pure ben portati, non le ho mai chiesto la sua età precisa, così come non so quasi nulla della sua vita privata, se ad esempio abbia un uomo o quali siano le sue amicizie. So soltanto che è perfetta, impeccabile, precisa e sempre presente : mantiene le distanze quel tanto che basta per non farsi schiavizzare come le era capitato in passato, presso gli altri studi legali in cui ha lavorato : so per certo che altrove una segretaria è troppo spesso costretta a tornare il sabato mattina o a trattenersi ben oltre l’orario di ufficio per finire di battere una comparsa. ;. Hai qualcosa come una decina d’anni più di me, sia pure ben portati, non le ho mai chiesto la sua età precisa, così come non so quasi nulla della sua vita privata, se ad esempio abbia un uomo o quali siano le sue amicizie. So soltanto che è perfetta, impeccabile, precisa e sempre presente : mantiene le distanze quel tanto che basta per non farsi schiavizzare come le era capitato in passato, presso gli altri studi legali in cui ha lavorato : so per certo che altrove una segretaria è troppo spesso costretta a tornare il sabato mattina o a trattenersi ben oltre l’orario di ufficio per finire di battere una comparsa. ;. Hai qualcosa come una decina d’anni più di me, sia pure ben portati, non le ho mai chiesto la sua età precisa, così come non so quasi nulla della sua vita privata, se ad esempio abbia un uomo o quali siano le sue amicizie. So soltanto che è perfetta, impeccabile, precisa e sempre presente : mantiene le distanze quel tanto che basta per non farsi schiavizzare come le era capitato in passato, presso gli altri studi legali in cui ha lavorato : so per certo che altrove una segretaria è troppo spesso costretta a tornare il sabato mattina o a trattenersi ben oltre l’orario di ufficio per finire di battere una comparsa. ;. Hai qualcosa come una decina d’anni più di me, sia pure ben portati, non le ho mai chiesto la sua età precisa, così come non so quasi nulla della sua vita privata, se ad esempio abbia un uomo o quali siano le sue amicizie. So soltanto che è perfetta, impeccabile, precisa e sempre presente : mantiene le distanze quel tanto che basta per non farsi schiavizzare come le era capitato in passato, presso gli altri studi legali in cui ha lavorato : so per certo che altrove una segretaria è troppo spesso costretta a tornare il sabato mattina o a trattenersi ben oltre l’orario di ufficio per finire di battere una comparsa. ;. Hai qualcosa come una decina d’anni più di me, sia pure ben portati, non le ho mai chiesto la sua età precisa, così come non so quasi nulla della sua vita privata, se ad esempio abbia un uomo o quali siano le sue amicizie. So soltanto che è perfetta, impeccabile, precisa e sempre presente : mantiene le distanze quel tanto che basta per non farsi schiavizzare come le era capitato in passato, presso gli altri studi legali in cui ha lavorato : so per certo che altrove una segretaria è troppo spesso costretta a tornare il sabato mattina o a trattenersi ben oltre l’orario di ufficio per finire di battere una comparsa. ;

Con me è diverso, io sono sempre riuscito a fare in modo che per le 19.00 sia tutto finito, anche perché quando sono a studio non disperdo mai il tempo, non telefono agli amici e non vado mai a fare inutili passeggiate..00 sia tutto finito, anche perché quando sono a studio non disperdo mai il tempo, non telefono agli amici e non vado mai a fare inutili passeggiate.;.00 sia tutto finito, anche perché quando sono a studio non disperdo mai il tempo, non telefono agli amici e non vado mai a fare inutili passeggiate.;.00 sia tutto finito, anche perché quando sono a studio non disperdo mai il tempo, non telefono agli amici e non vado mai a fare inutili passeggiate.;.00 sia tutto finito, anche perché quando sono a studio non disperdo mai il tempo, non telefono agli amici e non vado mai a fare inutili passeggiate.;.00 sia tutto finito, anche perché quando sono a studio non disperdo mai il tempo, non telefono agli amici e non vado mai a fare inutili passeggiate.;.00 sia tutto finito, anche perché quando sono a studio non disperdo mai il tempo, non telefono agli amici e non vado mai a fare inutili passeggiate.;

Così caschi il mondo Laura alle 19.15 è già a casa sua, che sta qui vicino, da quel figlio avuto in un matrimonio di cui anche non mi ha mai detto nulla, e per questo tacito patto di non invadenza reciproca filiamo d’amore e d’accordo negli orari di ufficio. L’unica cosa che credo le pesi è il coinvolgimento personale, che neanche lei riesce ad evitare, nelle disgrazie dei mie clienti, io non ho neanche una causa che sia uguale all’altra e si tratta quasi sempre di casi disperati.

E mentre osservo l’elenco delle telefonate che Laura mi ha appena consegnato, mi domando perché mai il lunedì debba essere così tanto più difficile degli altri giorni..;.;;.;;;.;;;;.;;;;;.;;;;;;

Mi siedo e accendo una sigaretta, dopo avere indossato il cardigan al posto della giacca : sto osservando il poster dell’uomo che in piazza Tien Ammen ferma un'intera colonna di carri armati, si tratta di una foto gigante che ho incorniciato ed appeso proprio sul muro di fronte a me, perché per me quel giovane magro ed in maniche di camicia, che sfida la forza bruta della prepotenza più ottusa armato unicamente del proprio corpo e delle proprie ragioni costituisce un esempio universale, e mi piace dentro di me pensare e credere che nella vita quotidiana egli sia un avvocato..;.;.;.;.;.;

<<Non avrei più voluto trattare casi di bambini>> le dico mentre mi osserva composta, proprio di fronte a me, stretta e minuta nel suo golfino d’angora, i capelli biondi a caschetto, freschi di parrucchiere.

<<Ma non sai dire di no>> sottolinea puntandomi addosso lo sguardo pungente ed ironico dei suoi occhi verdi..;.;.;.;.;.;

Già, penso mentre la congedo, non so dire di no, e così quando i Fontenova mi hanno telefonato dalla Puglia in lacrime per la sorte del loro unica figlia, Daria, non ho saputo resistere, sebbene fossero trascorsi appena pochi mesi dalla felice conclusione della vicenda di Alberto e suo figlio..;.;.;.;.;.;

Alberto è anch’egli iscritto come me al Partito Radicale, e per questo forse aveva preferito il mio nome a quello di tanti più illustri colleghi, per far tornare a casa suo figlio, portato via dalla madre che un anno prima si era trasferita in Messico con il suo nuovo convivente. Quel caso non era stato facile, mi aveva consumato e snervato più di ogni altro, e si era risolto in extremis, quando ormai stavo per abbandonare ogni speranza e davvero non sapevo più cosa inventarmi. . Quel caso non era stato facile, mi aveva consumato e snervato più di ogni altro, e si era risolto in extremis, quando ormai stavo per abbandonare ogni speranza e davvero non sapevo più cosa inventarmi. ;. Quel caso non era stato facile, mi aveva consumato e snervato più di ogni altro, e si era risolto in extremis, quando ormai stavo per abbandonare ogni speranza e davvero non sapevo più cosa inventarmi. ;;. Quel caso non era stato facile, mi aveva consumato e snervato più di ogni altro, e si era risolto in extremis, quando ormai stavo per abbandonare ogni speranza e davvero non sapevo più cosa inventarmi. ;;;. Quel caso non era stato facile, mi aveva consumato e snervato più di ogni altro, e si era risolto in extremis, quando ormai stavo per abbandonare ogni speranza e davvero non sapevo più cosa inventarmi. ;;;;. Quel caso non era stato facile, mi aveva consumato e snervato più di ogni altro, e si era risolto in extremis, quando ormai stavo per abbandonare ogni speranza e davvero non sapevo più cosa inventarmi. ;;;;;. Quel caso non era stato facile, mi aveva consumato e snervato più di ogni altro, e si era risolto in extremis, quando ormai stavo per abbandonare ogni speranza e davvero non sapevo più cosa inventarmi. ;;;;;;

Alberto era infatti arrivato al suo ottananovesimo giorno di sciopero della fame, e l’indomani avrei dovuto annunziare alla stampa che avrebbe indurito la protesta iniziando sciopero della sete, praticamente un suicidio.

Alberto si trovava in Messico ormai già da oltre tre mesi, e secondo i bollettini medici che quotidianamente mi arrivavano da Puerto Escondido e che subito giravo alle agenzie di stampa, si trascinava ormai in un costante e gravissimo pericolo di infarto, aveva ulcere sulla pelle delle gambe e pesava ormai non più di 45 chili per i suoi 180 centimetri di altezza. Era allo stremo e, per certi versi, lo ero anche io da qui, ma da un Radicale, perdippiù abruzzese, non ci si poteva aspettare una resa : ed infatti proprio nel giorno stabilito per quel drammatico annunzio, mi aveva telefonato dall’ambasciata italiana di Città del Messico, raccontandomi del blitz notturno realizzato dai federali, e scusandosi se per ragioni di sicurezza non me ne aveva anticipato nulla per via telefonica.. Era allo stremo e, per certi versi, lo ero anche io da qui, ma da un Radicale, perdippiù abruzzese, non ci si poteva aspettare una resa : ed infatti proprio nel giorno stabilito per il più drammatico dei comunicati stampa, mi aveva telefonato dall’ambasciata italiana di Città del Messico, raccontandomi del blitz notturno realizzato dai federali, e scusandosi se per ragioni di sicurezza non me ne aveva anticipato nulla per via telefonica.;. Era allo stremo e, per certi versi, lo ero anche io da qui, ma da un Radicale, perdippiù abruzzese, non ci si poteva aspettare una resa : ed infatti proprio nel giorno stabilito per il più drammatico dei comunicati stampa, mi aveva telefonato dall’ambasciata italiana di Città del Messico, raccontandomi del blitz notturno realizzato dai federali, e scusandosi se per ragioni di sicurezza non me ne aveva anticipato nulla per via telefonica.;;. Era allo stremo e, per certi versi, lo ero anche io da qui, ma da un Radicale, perdippiù abruzzese, non ci si poteva aspettare una resa : ed infatti proprio nel giorno stabilito per il più drammatico dei comunicati stampa, mi aveva telefonato dall’ambasciata italiana di Città del Messico, raccontandomi del blitz notturno realizzato dai federali, e scusandosi se per ragioni di sicurezza non me ne aveva anticipato nulla per via telefonica.;;;. Era allo stremo e, per certi versi, lo ero anche io da qui, ma da un Radicale, perdippiù abruzzese, non ci si poteva aspettare una resa : ed infatti proprio nel giorno stabilito per il più drammatico dei comunicati stampa, mi aveva telefonato dall’ambasciata italiana di Città del Messico, raccontandomi del blitz notturno realizzato dai federali, e scusandosi se per ragioni di sicurezza non me ne aveva anticipato nulla per via telefonica.;;;;. Era allo stremo e, per certi versi, lo ero anche io da qui, ma da un Radicale, perdippiù abruzzese, non ci si poteva aspettare una resa : ed infatti proprio nel giorno stabilito per il più drammatico dei comunicati stampa, mi aveva telefonato dall’ambasciata italiana di Città del Messico, raccontandomi del blitz notturno realizzato dai federali, e scusandosi se per ragioni di sicurezza non me ne aveva anticipato nulla per via telefonica.;;;;;. Era allo stremo e, per certi versi, lo ero anche io da qui, ma da un Radicale, perdippiù abruzzese, non ci si poteva aspettare una resa : ed infatti proprio nel giorno stabilito per il più drammatico dei comunicati stampa, mi aveva telefonato dall’ambasciata italiana di Città del Messico, raccontandomi del blitz notturno realizzato dai federali, e scusandosi se per ragioni di sicurezza non me ne aveva anticipato nulla per via telefonica.;;;;;;

Dunque tutto si era improvvisamente evoluto nel modo migliore, certamente anche per merito mio che qui a Roma avevo portato il suo caso alla pubblica attenzione, ed ero infine riuscito ad ottenere un invito al Costanzo Show, dove avevo sparato a zero sulle autorità messicane e sul ministro Italiano degli Esteri : la madre rifiutava di consegnare il bambino ad Alberto, sebbene la sentenza italiana di affidamento al padre fosse stata delibata, cioè resa esecutiva sul territorio messicano, anche dal tribunale di Puerto Escondido. Io avevo detto a Costanzo la verità nuda e cruda, e cioè che la madre del bambino se la intendeva con un boss del narcotraffico assai potente presso il Distretto di Puerto Escondido, e che la polizia locale, che costui teneva sulla propria busta paga, non avrebbe mai eseguito l’ordine di riconsegna emesso dal tribunale. Sennonchè, proprio mentre Costanzo annuiva, mi era venuto un lampo di genio, così in diretta televisiva. Il senatore Battafarano mi aveva detto infatti, pochi giorni prima, che erano stati appena firmati degli importanti accordi commerciali bilaterali tra Italia e Messico, ma la cosa non era stata pubblicizzata dalla stampa. Così avevo concluso il mio intervento rivolgendomi al ministro degli esteri italiano con una mezza bugia : siccome, avevo detto, si stanno per firmare questi benedetti accordi commerciali, ma non è opportuno fare affari con chi maltratta i bambini, lo avevo invitato a subordinare la ratifica del trattato alla riconsegna del piccolo. In questo modo il governo intero si era trovato in imbarazzo, perché certo non poteva ammettere che quegli accordi in realtà erano stati ormai già ratificati, e che ciò era avvenuto nel più assoluto disinteresse per una vicenda che pure sulla stampa aveva destato grande clamore.. Io avevo detto a Costanzo la verità nuda e cruda, e cioè che la madre del bambino se la intendeva con un boss del narcotraffico assai potente presso il Distretto di Puerto Escondido, e che la polizia locale, che lui teneva sulla propria busta paga, non avrebbe mai eseguito l’ordine di riconsegna emesso dal tribunale. Sennonchè, proprio mentre Costanzo annuiva, mi era venuto il lampo di genio, così in diretta televisiva : un amico che fa il deputato mi aveva detto pochi giorni prima che erano stati firmati degli importanti accordi commerciali bilaterali tra Italia e Messico, ma la cosa non era stata pubblicizzata dalla stampa. Così avevo concluso il mio intervento rivolgendomi al ministro degli esteri italiano con una mezza bugia : siccome, avevo detto, si stanno per firmare questi benedetti accordi commerciali, ma non è opportuno fare affari con chi maltratta i bambini, lo avevo invitato a subordinare la ratifica del trattato alla riconsegna del piccolo : in questo modo il governo intero si era trovato in imbarazzo, perché certo non poteva ammettere che quegli accordi in realtà erano già stati firmati da qualche giorno, e che ciò era avvenuto nel più assoluto disinteresse per una vicenda che pure sulla stampa aveva destato grande clamore.;. Io avevo detto a Costanzo la verità nuda e cruda, e cioè che la madre del bambino se la intendeva con un boss del narcotraffico assai potente presso il Distretto di Puerto Escondido, e che la polizia locale, che lui teneva sulla propria busta paga, non avrebbe mai eseguito l’ordine di riconsegna emesso dal tribunale. Sennonchè, proprio mentre Costanzo annuiva, mi era venuto il lampo di genio, così in diretta televisiva : un amico che fa il deputato mi aveva detto pochi giorni prima che erano stati firmati degli importanti accordi commerciali bilaterali tra Italia e Messico, ma la cosa non era stata pubblicizzata dalla stampa. Così avevo concluso il mio intervento rivolgendomi al ministro degli esteri italiano con una mezza bugia : siccome, avevo detto, si stanno per firmare questi benedetti accordi commerciali, ma non è opportuno fare affari con chi maltratta i bambini, lo avevo invitato a subordinare la ratifica del trattato alla riconsegna del piccolo : in questo modo il governo intero si era trovato in imbarazzo, perché certo non poteva ammettere che quegli accordi in realtà erano già stati firmati da qualche giorno, e che ciò era avvenuto nel più assoluto disinteresse per una vicenda che pure sulla stampa aveva destato grande clamore.;;. Io avevo detto a Costanzo la verità nuda e cruda, e cioè che la madre del bambino se la intendeva con un boss del narcotraffico assai potente presso il Distretto di Puerto Escondido, e che la polizia locale, che lui teneva sulla propria busta paga, non avrebbe mai eseguito l’ordine di riconsegna emesso dal tribunale. Sennonchè, proprio mentre Costanzo annuiva, mi era venuto il lampo di genio, così in diretta televisiva : un amico che fa il deputato mi aveva detto pochi giorni prima che erano stati firmati degli importanti accordi commerciali bilaterali tra Italia e Messico, ma la cosa non era stata pubblicizzata dalla stampa. Così avevo concluso il mio intervento rivolgendomi al ministro degli esteri italiano con una mezza bugia : siccome, avevo detto, si stanno per firmare questi benedetti accordi commerciali, ma non è opportuno fare affari con chi maltratta i bambini, lo avevo invitato a subordinare la ratifica del trattato alla riconsegna del piccolo : in questo modo il governo intero si era trovato in imbarazzo, perché certo non poteva ammettere che quegli accordi in realtà erano già stati firmati da qualche giorno, e che ciò era avvenuto nel più assoluto disinteresse per una vicenda che pure sulla stampa aveva destato grande clamore.;;;. Io avevo detto a Costanzo la verità nuda e cruda, e cioè che la madre del bambino se la intendeva con un boss del narcotraffico assai potente presso il Distretto di Puerto Escondido, e che la polizia locale, che lui teneva sulla propria busta paga, non avrebbe mai eseguito l’ordine di riconsegna emesso dal tribunale. Sennonchè, proprio mentre Costanzo annuiva, mi era venuto il lampo di genio, così in diretta televisiva : un amico che fa il deputato mi aveva detto pochi giorni prima che erano stati firmati degli importanti accordi commerciali bilaterali tra Italia e Messico, ma la cosa non era stata pubblicizzata dalla stampa. Così avevo concluso il mio intervento rivolgendomi al ministro degli esteri italiano con una mezza bugia : siccome, avevo detto, si stanno per firmare questi benedetti accordi commerciali, ma non è opportuno fare affari con chi maltratta i bambini, lo avevo invitato a subordinare la ratifica del trattato alla riconsegna del piccolo : in questo modo il governo intero si era trovato in imbarazzo, perché certo non poteva ammettere che quegli accordi in realtà erano già stati firmati da qualche giorno, e che ciò era avvenuto nel più assoluto disinteresse per una vicenda che pure sulla stampa aveva destato grande clamore.;;;;. Io avevo detto a Costanzo la verità nuda e cruda, e cioè che la madre del bambino se la intendeva con un boss del narcotraffico assai potente presso il Distretto di Puerto Escondido, e che la polizia locale, che lui teneva sulla propria busta paga, non avrebbe mai eseguito l’ordine di riconsegna emesso dal tribunale. Sennonchè, proprio mentre Costanzo annuiva, mi era venuto il lampo di genio, così in diretta televisiva : un amico che fa il deputato mi aveva detto pochi giorni prima che erano stati firmati degli importanti accordi commerciali bilaterali tra Italia e Messico, ma la cosa non era stata pubblicizzata dalla stampa. Così avevo concluso il mio intervento rivolgendomi al ministro degli esteri italiano con una mezza bugia : siccome, avevo detto, si stanno per firmare questi benedetti accordi commerciali, ma non è opportuno fare affari con chi maltratta i bambini, lo avevo invitato a subordinare la ratifica del trattato alla riconsegna del piccolo : in questo modo il governo intero si era trovato in imbarazzo, perché certo non poteva ammettere che quegli accordi in realtà erano già stati firmati da qualche giorno, e che ciò era avvenuto nel più assoluto disinteresse per una vicenda che pure sulla stampa aveva destato grande clamore.;;;;;. Io avevo detto a Costanzo la verità nuda e cruda, e cioè che la madre del bambino se la intendeva con un boss del narcotraffico assai potente presso il Distretto di Puerto Escondido, e che la polizia locale, che lui teneva sulla propria busta paga, non avrebbe mai eseguito l’ordine di riconsegna emesso dal tribunale. Sennonchè, proprio mentre Costanzo annuiva, mi era venuto il lampo di genio, così in diretta televisiva : un amico che fa il deputato mi aveva detto pochi giorni prima che erano stati firmati degli importanti accordi commerciali bilaterali tra Italia e Messico, ma la cosa non era stata pubblicizzata dalla stampa. Così avevo concluso il mio intervento rivolgendomi al ministro degli esteri italiano con una mezza bugia : siccome, avevo detto, si stanno per firmare questi benedetti accordi commerciali, ma non è opportuno fare affari con chi maltratta i bambini, lo avevo invitato a subordinare la ratifica del trattato alla riconsegna del piccolo : in questo modo il governo intero si era trovato in imbarazzo, perché certo non poteva ammettere che quegli accordi in realtà erano già stati firmati da qualche giorno, e che ciò era avvenuto nel più assoluto disinteresse per una vicenda che pure sulla stampa aveva destato grande clamore.;;;;;;

Quella trasmissione, seguita ogni sera che Dio manda in terra da almeno 5 milioni di telespettatori, era stata una vera bomba : mi raccontò successivamente Alberto che il governo federale, evidentemente allertato dall’ambasciata in Italia, e presumibilmente pressato da una Farnesina assai imbarazzata, aveva immediatamente bypassato le autorità di Puerto Escondido per ordine diretto del Presidente degli Stati Uniti del Messico, effettuando un blitz come quelli che si vedono nei film, con elicotteri e poliziotti armati, all’esito del quale Alberto aveva potuto scongiurare quella estrema, e pericolosissima forma di protesta che gli sarebbe certamente costata la vita. Chiusa quella vicenda, però, avevo detto basta, niente più casi che riguardassero bambini.. Chiusa quella vicenda, però, avevo detto basta, niente più casi che riguardino i bambini.;. Chiusa quella vicenda, però, avevo detto basta, niente più casi che riguardino i bambini.;. Chiusa quella vicenda, però, avevo detto basta, niente più casi che riguardino i bambini.;. Chiusa quella vicenda, però, avevo detto basta, niente più casi che riguardino i bambini.;. Chiusa quella vicenda, però, avevo detto basta, niente più casi che riguardino i bambini.;. Chiusa quella vicenda, però, avevo detto basta, niente più casi che riguardino i bambini.;

E invece alle 11.00 in punto, puntualissimi, Salvatore e Maria Fontenova entrano nella mia stanza, accompagnati da Laura, che subito richiude l’uscio alle loro spalle.

Lui avrà si e no 30 anni, lei non ne dimostra più di 25, sono entrambi di bell’aspetto, lui porta capelli neri tagliati corti e pettinati a spazzola, il naso regolare, le labbra grandi, indossa dei pantaloni grigi con le pences sotto una giacca scura, è asciutto ma robusto, alto quasi quanto me, mi rivolge con gli occhi neri uno sguardo discreto di approvazione, il mio aspetto non deve averlo deluso a differenza di quanto avviene di solito, quando un cliente nuovo si accorge che sono giovane; lei è minuta, occhi grandi e scuri, capelli ricci, neri anch’essi, carnagione abbronzata e visetto tondo, labbra piccole ed un sorriso timido, parrebbe quasi una bambina se non fosse per quelle scarpe eleganti e femminili che indossa sotto una gonna al ginocchio simile a quelle che portava mia madre negli anni ’60, e per quel seno forte che cerca di occultare sotto una camicetta bene allacciata, ha un’aria giovane e composta allo stesso tempo : li saluto e li faccio accomodare, poi domando loro da chi hanno avuto il mio nominativo.

<<Presso la sede del Partito Radicale…>> è lei a rispondere per prima <<….abbiamo telefonato al centralino dopo che avevamo letto sui giornali la vicenda di quel bambino del Messico … alcuni amici ci hanno parlato di voi, vi avevano ascoltato qualche volta alla Radio di Pannella…>>

<<Radio Radicale ! >> preciso io con un sorriso amichevole, dal quale tento di espellere ogni possibile malizia

<<Radio Radicale … esatto…ci hanno detto che voi siete un garantista ….>> sottolinea con il tono dello scolaro che ripete a memoria convinto di compiacere il maestro, il che mi disturba lievemente, tanto più che non saprei dire se sono realmente “un garantista”, addirittura certe volte mi è capitato di pensare che se invece dell’avvocato fossi stato il giudice li avrei sbattuti tutti dentro e poi avrei buttato la chiave. Devo avere assunto un’aria perplessa perché la signora si precipita ad aggiungere <<….e poi ci hanno detto pure che non fa niente che siete giovane, perché tanto non vi mettete paura di nulla…. >>, e quest’ultimo complimento decisamente mi piace più del primo.

Tacciono, dopo queste spiegazioni, evidentemente si attendono che sia io a condurre la conversazione.

<< Al telefono mi avete parlato di una questione che riguarda vostra figlia .. i servizi sociali ve l’hanno portata via senza darvi alcun preavviso né spiegazione …>>

<<Sono venuti in casa alle 8 del mattino, mentre stavamo per portare a scuola la nostra Daria …erano tre poliziotti ed una poliziotta …>> precisa lui soffermandosi a lungo su quella “z” dolce che è caratteristica della loro inflessione, sono pugliesi, si rivolgono con il “voi” e addolciscono la “z”.

<<Avevano un decreto del tribunale per i minorenni ?>> domando io e loro annuiscono, così gli chiedo di farmelo leggere.

Mentre scorro velocemente il testo del provvedimento, loro iniziano a raccontarmi una serie di dettagli più o meno rilevanti, interrompendosi a vicenda per aggiungere ciascuno una precisazione a ciò che dice l’altro, e così facendo mi confermano che prima di quel tragico mattino non c’era stata mai alcuna avvisaglia, nessuno li aveva mai chiamati per muovere una qualsiasi contestazione, nulla di nulla, insomma un fulmine a ciel sereno.

Sull’unica facciata di cui è composto il decreto c’è scritto testualmente, in un linguaggio burocratico, arido ed assolutamente insufficiente per un genitore disperato, che << il tribunale …… omissis …….. PQM sussistendo gravi motivi e visto l’art. 330 ultimo comma c.c. ordina che la minore Fontenova Daria sia immediatamente prelevata dalla forza pubblica e trasferita al Centro di accoglienza per bambini disagiati sito in …….>>.

<<Tutto qui!>> esclamo e loro annuiscono un po’ delusi, li guardo e li riguardo, rifletto, poi chiedo ancora : <<Avete avuto un avvocato durante questi mesi ?>> e loro annuiscono. Così domando ancora : <<E questo vostro avvocato ha potuto vedere il fascicolo del tribunale ?>> anche se già conosco la risposta.

Ed infatti : <<Lui dice che è vietato …>> sottolinea Salvatore <<…ma davvero non possiamo sapere qual è l’accusa ?>>

<<Non direi proprio, al contrario mi pare assolutamente illegittimo … ma ditemi ancora….in questi sette mesi cosa ha fatto l’altro avvocato … e come avete potuto incontrare la bambina?>>

Così mi spiegano che l’altro avvocato, si chiama De Marino e dalle parti loro è uno piuttosto stimato, ha subito proposto un atto formale di reclamo, che tuttavia la corte d’appello non ha voluto esaminare dicendo semplicemente che era “inammissibile”, e dopo di ciò ha presentato una serie innumerevole di formali istanze alla presidente del tribunale, alle quali addirittura non è mai stata data alcuna risposta.

<<Quanto a nostra figlia..>> prosegue lui con tono calmo, fermo e sdegnato << la può vedere solo mia moglie.. e soltanto per due ore di domenica ….io la accompagno sempre sperando che mi facciano entrare, ma le suore sono irremovibili, dicono che hanno l’ordine della presidente del tribunale…>>

<<Praticamente vostra figlia riceve meno visite di un detenuto … sapete che le visite in carcere si fanno due volte alla settimana?…..>>

Annuiscono, ma vedo che speravano in qualcosa di più della semplice solidarietà umana.

<<Ma queste suore..cosa vi dicono…magari stando in contatto con il tribunale possono conoscere qualche indiscrezione..non so ..>> tiro a indovinare, perché un caso simile non mi era mai capitato.

<<A parole dicono che ci vogliono aiutare, che tutto si chiarirà, ci vorrà solo un po’ di tempo, ma intanto sono già sette mesi che io non vedo mia figlia ….>> sottolinea Salvatore con gli occhi lucidi di rabbia, penso sia il tipo di persona che vive tranquillo senza dare fastidio a nessuno, ma capace di reazioni anche violente di fronte ad un sopruso. <<.. e poi non ci stanno mica solo le suore, avvocato : dovete sapere che alcune volte mia moglie quando va a visitare Daria ci trova le assistenti sociali, una in particolare, una certa Turco o Turchi, qualcosa del genere …>>

<<Turchi>> precisa lei, e lui riprende : << Insomma quando c’è questa Turchi, mia moglie viene sottoposta anche lei a delle violenze psicologiche … questa le domanda che tipo sono io, se la costringo ad avere rapporti …. sessuali… di quelli strani, avvocato, mi capite?>>

In realtà io non so che differenza ci possa essere tra rapporti sessuali “strani” e “normali”, per me tutto è lecito fin che c’è consenso, ma comunque ho capito cosa intende Salvatore, credo che la Turchi stia cercando di indurre Maria a parlar male di suo marito, per farlo decadere dalla patria potestà. Provo a verificare la mia teoria e chiedo a lei cos’altro le dice l’assistente sociale : << L’ultima volta che sono stata lì mi ha detto che se voglio riavere mia figlia devo denunziare mio marito … devo dire delle cose orribili e false … che lui si ubriaca, anche se non è vero.. che picchia me e Daria..che la tocca in modo strano.. ma non è vero, non è vero, sono tutte menzogne … ma come si può essere così cattivi, avvocato?>>

<<E lei le ha risposto per le rime?>>

<<Certo che l’ho fatto!!>> esclama con fierezza <<..le ho detto che la denuncia io la faccio a lei se non la smette con queste schifezze ! >>

<<E quella gentildonna cosa le ha risposto ?>>

<<La Turchi risponde sempre come rispondono tutti lì dentro ….mi ripete in continuazione che loro se ne fregano degli avvocati … che sono abituati ad essere attaccati ma che il tribunale gli dà sempre ragione …>>

<<Eppure negli ultimi tempi questo genere di vicende sono finite anche nel mirino della stampa..>> obietto

<<E loro dicono che se ne fregano pure dei giornalisti…>>

A questo punto non so più cosa domandare né cosa dire. Avevo già sentito parlare di questo genere di ingiustizie, e mi ero convinto che alla base di tutto ci fosse una sostanziale incompetenza di alcuni assistenti sociali, non mi riesce ancora di trovare una diversa spiegazione di fronte a tale e tanta apparente arroganza. Così non trovo di meglio che cercare di metterli in guardia, per evitare che escano di qui con delle false speranze :

<< Siete in un brutto guaio .. ho già sentito dire di questo strano sistema di assistenti sociali, consulenti e giudici minorili …me ne hanno parlato alcuni colleghi… si tratta di una sorta di congrega che si comporta come se fosse slegata dai comuni principi del nostro intero ordinamento …ci sarà da lottare aspramente e ci vorrà del tempo… non ho da offrirvi una bacchetta magica … posso aiutarvi ma ad una condizione …..>>

<<Qualsiasi cifra…>> dicono in coro <<….per Daria qualsiasi cifra…abbiamo amici e parenti… ci aiuteranno….>>

<<Non è questo … >> li interrompo immediatamente <<.. io mi faccio pagare con le tariffe stabilite dalla legge.. non vado mai oltre quelle.. e se poi non ce la doveste fare vi verrò incontro …. non è un fatto di soldi….é un fatto di fiducia : ci saranno lunghi momenti difficili e di disperazione, e dovremo giocare sempre all’attacco perché quella è gente arrogante con cui non è possibile trattare … sarà dura ma esigo che mai e poi mai..in nessun momento dubitiate delle mie azioni : Daria tornerà a casa, questo ve lo posso assicurare … non so quanto tempo ci vorrà, ma la farò tornare da voi ...>>

<<Le assistenti sociali hanno detto che loro possono tenerla lì dentro anche per degli anni… o persino proporla per l’adozione …>> mi dice lei con la voce spezzata dal pianto…

<<Daria tornerà a casa : non so quanto tempo ci vorrà ma vi assicuro che tornerà…>> ripeto ancora, quasi più per convincere me stesso che loro <<… io non mi fermo mai, non mollo mai e non gli darò tregua… ma voi dovrete avere la massima fiducia in me e non dovrete mai fare cose diverse da quelle che vi dirò di fare …>>

Adesso finalmente sembrano più tranquilli, e mentre mi sto già chiedendo se questo mio proclama altro non sia che una inutile illusione, comincio a domandargli tutta una serie di cose che mi occorre di sapere, appuntandomele sopra un uso bollo, poi quando infine ci congediamo ecco che lui mi si avvicina lentamente, mi afferra la mano tra le sue e la stringe forte mentre la bacia : è una cosa imbarazzantissima ma conosco la mentalità meridionale, se mi ritraessi si considererebbe offeso, così lo lascio fare, e quando si è ritratto gli poggio una mano sulla spalla, infine capisco che forse a questo punto potrei sfidare me stesso ponendo loro la domanda che ho strozzato nella gola durante tutta la nostra conversazione : << Avete una foto della bimba?>>

Per nulla stupita la signora estrae con cura dalla borsetta un piccolo rettangolino di carta colorata, che mi porge lentamente e che io stesso afferro con delicatezza, timoroso di sgualcirla, e mentre poso gli occhi sul ritratto di Daria già capisco che quelle ciglia lunghe sugli occhi neri e tondi, e quel sorriso che in foto rivolge ad un micetto attestato sulla difensiva, mi perseguiteranno fino a quando non avrò risolto questo caso. I bambini, ho sentito dire una volta in televisione, e d’altronde ricordo bene i tempi della mia infanzia, non hanno una concezione del dopo, del domani, del fra tanto tempo o del subito : per loro esiste soltanto una dimensione temporale, che non si chiama neanche “presente”, ma più semplicemente “adesso”. E adesso, e chissà per quanto tempo ancora, Daria si starà domandando quanti lunghissimi dieci minuti dovranno ancora pesarle addosso in quel modo insopportabile, prima che mamma e papà tornino a prenderla.

<<Coraggio..>> è tutto quanto riesco a mormorare, mentre se ne vanno via inseguiti da una tristezza incolmabile, e dal mio sguardo sofferto e irritato allo stesso tempo, per l’ingiusto destino di quella bambina cui un giudice ha sequestrato il presente con decreto inaudita altera parte.

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004-“L’avvocato è in riunione”

E’ sempre così quando facciamo una riunione importante : Laura lo capisce dal fatto che ad una certa ora, senza preavviso, arriva anche Jonathan, e siccome è sicura che come al solito mi sono dimenticato di avvisare gli altri, mi nega al telefono dicendo che sono impegnato, poi qualsiasi cosa stia facendo la molla lì perché sa che a questo tipo d’incontri deve sempre assistere anche lei, che nello sviluppo futuro della strategia che andrò ad illustrare, dovrà costituire un punto ideale di raccordo tra tutti noi, e deve perciò sapere con esattezza quale compito andrò ad assegnare a ciascuno dei collaboratori interni ed esterni allo Studio.’.;.;.;.;.;.;

Così si affaccia di là dalle ragazze che intanto, vedendo passare Jonathan con il suo sigaro sempre appeso alle labbra, gli occhi azzurro chiari, piccoli e veloci, che esplorano i dintorni di ogni suo passo, hanno già capito. Infine, dopo avere disseppellito anche Filippo dai quintali di libri sotto i quali ama rintanarsi durante il pomeriggio per studiare, cercare, approfondire, mi raggiunge in camera mia : da brava segretaria attende che tutti abbiano preso posto prima di accomodarsi anche lei, sulla poltrona che tutti come sempre le lasciano libera, che è sempre quella che sta proprio di fronte a me, le gambe lunghe e dritte accavallate in maniera composta, mi guarda senza nascondere un pizzico d’entusiasmo.. Poi inserisce la segreteria telefonica e dopo avere disseppellito anche Filippo dai quintali di libri sotto i quali ama rintanarsi durante il pomeriggio per studiare, cercare, approfondire, mi raggiunge in camera mia : da brava segretaria attende che tutti abbiano preso posto prima di accomodarsi anche lei, sulla poltrona che tutti come sempre le lasciano libera, che è sempre quella più vicina a me, le gambe lunghe e dritte accavallate in maniera composta, mi guarda senza nascondere un pizzico d’entusiasmo.;. Poi inserisce la segreteria telefonica e dopo avere disseppellito anche Filippo dai quintali di libri sotto i quali ama rintanarsi durante il pomeriggio per studiare, cercare, approfondire, mi raggiunge in camera mia : da brava segretaria attende che tutti abbiano preso posto prima di accomodarsi anche lei, sulla poltrona che tutti come sempre le lasciano libera, che è sempre quella più vicina a me, le gambe lunghe e dritte accavallate in maniera composta, mi guarda senza nascondere un pizzico d’entusiasmo.;;. Poi inserisce la segreteria telefonica e dopo avere disseppellito anche Filippo dai quintali di libri sotto i quali ama rintanarsi durante il pomeriggio per studiare, cercare, approfondire, mi raggiunge in camera mia : da brava segretaria attende che tutti abbiano preso posto prima di accomodarsi anche lei, sulla poltrona che tutti come sempre le lasciano libera, che è sempre quella più vicina a me, le gambe lunghe e dritte accavallate in maniera composta, mi guarda senza nascondere un pizzico d’entusiasmo.;;;. Poi inserisce la segreteria telefonica e dopo avere disseppellito anche Filippo dai quintali di libri sotto i quali ama rintanarsi durante il pomeriggio per studiare, cercare, approfondire, mi raggiunge in camera mia : da brava segretaria attende che tutti abbiano preso posto prima di accomodarsi anche lei, sulla poltrona che tutti come sempre le lasciano libera, che è sempre quella più vicina a me, le gambe lunghe e dritte accavallate in maniera composta, mi guarda senza nascondere un pizzico d’entusiasmo.;;;;. Poi inserisce la segreteria telefonica e dopo avere disseppellito anche Filippo dai quintali di libri sotto i quali ama rintanarsi durante il pomeriggio per studiare, cercare, approfondire, mi raggiunge in camera mia : da brava segretaria attende che tutti abbiano preso posto prima di accomodarsi anche lei, sulla poltrona che tutti come sempre le lasciano libera, che è sempre quella più vicina a me, le gambe lunghe e dritte accavallate in maniera composta, mi guarda senza nascondere un pizzico d’entusiasmo.;;;;;. Poi inserisce la segreteria telefonica e dopo avere disseppellito anche Filippo dai quintali di libri sotto i quali ama rintanarsi durante il pomeriggio per studiare, cercare, approfondire, mi raggiunge in camera mia : da brava segretaria attende che tutti abbiano preso posto prima di accomodarsi anche lei, sulla poltrona che tutti come sempre le lasciano libera, che è sempre quella più vicina a me, le gambe lunghe e dritte accavallate in maniera composta, mi guarda senza nascondere un pizzico d’entusiasmo.;;;;;;

Tutti adorano queste riunioni, credo che pur senza ammetterlo si sentano in un film di Perry Mason e devo confessare che io stesso, in queste occasioni, ritrovo l’entusiasmo dei primi anni, adoro sentirmi parte di una squadra, non sono un individualista contrariamente a quel che si potrebbe pensare, visto il lavoro che faccio..;.;;.;;;.;;;;.;;;;;.;;;;;;

Accendo la sigaretta, e li scruto in viso uno per uno mentre il telefono inizia a squillare e poi, finalmente, al quarto squillo tace inghiottito dalla segreteria telefonica. Siamo soli, e possiamo finalmente iniziare il lavoro, penso mentre tiro la prima boccata di una delle mie MS di contrabbando, quelle del vecchio tipo, che mi procura un cliente del meridione, perché odio quelle con la nuova ricetta che contiene polvere di cacao per aumentare la dipendenza, e fanno anche venire mal di testa.

Jonathan si riaccende il sigaro mentre Claudia, Paola e Filippo diligentemente tengono sulle gambe ciascuno un blocco per gli appunti..;.;.;.;.;.;

<<Dunque…>> inizio io …<<la situazione è questa : il tribunale dei minorenni ha ordinato l’allontanamento della piccola Daria Fontenova dalla casa dei suoi genitori. Il provvedimento risulta essere stato emesso inaudita altera parte, cioè in assenza di qualsiasi contraddittorio, senza neanche ascoltare né tantomeno vedere in faccia i due sfortunati genitori…questo decreto si basa su di una relazione di un assistente sociale che ha accusato i due di non si sa quali nefandezze. Il fascicolo è secretato, come sempre ……>>. Abbiamo il solito assistente sociale che ha compilato il solito rapporto segreto su di una coppia di genitori, scrivendo al tribunale non si sa quali nefandezze. Fascicolo secretato come sempre ……”;. Abbiamo il solito assistente sociale che ha compilato il solito rapporto segreto su di una coppia di genitori, scrivendo al tribunale non si sa quali nefandezze. Fascicolo secretato come sempre ……”;. Abbiamo il solito assistente sociale che ha compilato il solito rapporto segreto su di una coppia di genitori, scrivendo al tribunale non si sa quali nefandezze. Fascicolo secretato come sempre ……”;. Abbiamo il solito assistente sociale che ha compilato il solito rapporto segreto su di una coppia di genitori, scrivendo al tribunale non si sa quali nefandezze. Fascicolo secretato come sempre ……”;. Abbiamo il solito assistente sociale che ha compilato il solito rapporto segreto su di una coppia di genitori, scrivendo al tribunale non si sa quali nefandezze. Fascicolo secretato come sempre ……”;. Abbiamo il solito assistente sociale che ha compilato il solito rapporto segreto su di una coppia di genitori, scrivendo al tribunale non si sa quali nefandezze. Fascicolo secretato come sempre ……”;

<<Perché c’è già un procedimento penale ?>> m’interrompe Filippo..;.;;.;;;.;;;;.;;;;;.;;;;;;

<<Dunque..>> spiego <<… c’è o dovrebbe sicuramente esserci un procedimento penale, ma io non parlavo di quello, mi riferivo al fascicolo del tribunale per i minorenni>>

<<Perché si possono secretare anche i fascicoli dei procedimenti civili ?>> stavolta è Claudia che m’interrompe..;.;.;.;.;.;

<< No ! Non credo proprio che si possa, non sta scritto in nessun articolo di legge, e tuttavia sembra che questa prassi della secretazione sia diffusa in tutta Italia .. li leggete o no i giornali? Comunque ieri sera mi sono trattenuto a lungo in studio, per approfondire la questione, visto che casi simili non ne avevo mai trattati, e quel poco che ne ho ricavato dal punto di vista tecnico l’ho spiegato stamattina a Paola, cui infatti ho commissionato una ricerchina sui dischetti magici, i CD ROM come diavolo li chiamate.>>

Così dicendo le passo la parola, mentre arrossisce sotto una cascata di riccioli biondi, per poi subito assumere il tono serio e concentrato di chi spera di avere fatto bene i compiti..;.;.;.;.;.;

<<Contrariamente a ciò che pensavi, i CD della Giuffré contengono centinaia di sentenze sulle fonti normative che mi avevi indicato.>>.”;.”;.”;.”;.”;.”;

<<Anche sul rapporto tra la prassi dei tribunali per i minorenni e la ripetuta violazione dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo ?>> le chiedo con tono retorico, già conoscendo la riposta..;.;.;.;.;.;

<<Ovviamente no, proprio come avevi previsto tu : non una sola sentenza!>>

Questo è ciò che accade regolarmente in Italia, finanche innanzi alla Supreme Giurisdizioni : sebbene la Convenzione europea sia stata ratificata dal Governo da quasi 50 anni, e dunque sia ad ogni effetto una legge dello Stato, quando se ne deduce la violazione in un processo italiano non esiste una sola corte di giustizia che si degni di darne atto in sede di motivazione. Non è che si adoperino per disapplicarla, più semplicemente la ignorano. Tamquam non esset.. Non è che si adoperino per disapplicarla, più semplicemente la ignorano. Tanquam non esset.;. Non è che si adoperino per disapplicarla, più semplicemente la ignorano. Tanquam non esset.;. Non è che si adoperino per disapplicarla, più semplicemente la ignorano. Tanquam non esset.;. Non è che si adoperino per disapplicarla, più semplicemente la ignorano. Tanquam non esset.;. Non è che si adoperino per disapplicarla, più semplicemente la ignorano. Tanquam non esset.;. Non è che si adoperino per disapplicarla, più semplicemente la ignorano. Tanquam non esset.;

<<Continua>> insisto io..;.;.;.;.;.;

<<Dunque i procedimenti come quello di Daria, che sono astrattamente finalizzati ad un’eventuale sospensione o decadenza della patria potestà su di un minore, si svolgono in sede di volontaria giurisdizione, un tipo di procedimento che, secondo il legislatore, non avrebbe carattere contenzioso. Un po’ come una separazione consensuale…….>> Si ferma un attimo, mi guarda, poi vedendo che annuisco si sente incoraggiata e finalmente riprende con maggiore scioltezza.. Un po’ come una separazione consensuale.” Mi guarda mentre annuisco, si sente incoraggiata e finalmente riprende con maggiore scioltezza.;. Un po’ come una separazione consensuale.” Mi guarda mentre annuisco, si sente incoraggiata e finalmente riprende con maggiore scioltezza.;;. Un po’ come una separazione consensuale.” Mi guarda mentre annuisco, si sente incoraggiata e finalmente riprende con maggiore scioltezza.;;;. Un po’ come una separazione consensuale.” Mi guarda mentre annuisco, si sente incoraggiata e finalmente riprende con maggiore scioltezza.;;;;. Un po’ come una separazione consensuale.” Mi guarda mentre annuisco, si sente incoraggiata e finalmente riprende con maggiore scioltezza.;;;;;. Un po’ come una separazione consensuale.” Mi guarda mentre annuisco, si sente incoraggiata e finalmente riprende con maggiore scioltezza.;;;;;;

<<……con la differenza che in una separazione consensuale i coniugi esprimono autonomamente una volontà negoziale che il tribunale si limita ad omologare previa verifica della conformità alla legge del contenuto degli accordi assunti, mentre al contrario nelle questioni che riguardano i bambini i genitori non esprimono ovviamente alcun tipo di consenso, né d’altro canto vengono mai ascoltati per fornire eventuali giustificazioni rispetto a precise e circostanziate contestazioni. Con l’alibi della segretezza essi rimangono meri destinatari di un provvedimento sfavorevole rispetto al quale non hanno concorso, e rispetto al quale non hanno potuto difendersi, in nessun modo. Si arriva così senza alcun processo alla peggiore delle condanne : la sottrazione del bambino da casa propria, quasi sempre senza preavviso ed in maniera molto violenta, a mezzo della polizia, ed al suo ricovero forzato in un Istituto di cosiddetta accoglienza ….>>. Con l’alibi della segretezza essi rimangono meri destinatari di un provvedimento sfavorevole rispetto al quale non hanno concorso, e rispetto al quale non hanno potuto difendersi, in nessun modo. Si arriva così senza alcun processo alla peggiore delle condanne : la sottrazione del bambino da casa propria, quasi sempre senza preavviso ed in maniera molto violenta, a mezzo della polizia, ed al suo ricovero forzato in un Istituto di cosiddetta accoglienza ….”;. Con l’alibi della segretezza essi rimangono meri destinatari di un provvedimento sfavorevole rispetto al quale non hanno concorso, e rispetto al quale non hanno potuto difendersi, in nessun modo. Si arriva così senza alcun processo alla peggiore delle condanne : la sottrazione del bambino da casa propria, quasi sempre senza preavviso ed in maniera molto violenta, a mezzo della polizia, ed al suo ricovero forzato in un Istituto di cosiddetta accoglienza ….”;. Con l’alibi della segretezza essi rimangono meri destinatari di un provvedimento sfavorevole rispetto al quale non hanno concorso, e rispetto al quale non hanno potuto difendersi, in nessun modo. Si arriva così senza alcun processo alla peggiore delle condanne : la sottrazione del bambino da casa propria, quasi sempre senza preavviso ed in maniera molto violenta, a mezzo della polizia, ed al suo ricovero forzato in un Istituto di cosiddetta accoglienza ….”;. Con l’alibi della segretezza essi rimangono meri destinatari di un provvedimento sfavorevole rispetto al quale non hanno concorso, e rispetto al quale non hanno potuto difendersi, in nessun modo. Si arriva così senza alcun processo alla peggiore delle condanne : la sottrazione del bambino da casa propria, quasi sempre senza preavviso ed in maniera molto violenta, a mezzo della polizia, ed al suo ricovero forzato in un Istituto di cosiddetta accoglienza ….”;. Con l’alibi della segretezza essi rimangono meri destinatari di un provvedimento sfavorevole rispetto al quale non hanno concorso, e rispetto al quale non hanno potuto difendersi, in nessun modo. Si arriva così senza alcun processo alla peggiore delle condanne : la sottrazione del bambino da casa propria, quasi sempre senza preavviso ed in maniera molto violenta, a mezzo della polizia, ed al suo ricovero forzato in un Istituto di cosiddetta accoglienza ….”;. Con l’alibi della segretezza essi rimangono meri destinatari di un provvedimento sfavorevole rispetto al quale non hanno concorso, e rispetto al quale non hanno potuto difendersi, in nessun modo. Si arriva così senza alcun processo alla peggiore delle condanne : la sottrazione del bambino da casa propria, quasi sempre senza preavviso ed in maniera molto violenta, a mezzo della polizia, ed al suo ricovero forzato in un Istituto di cosiddetta accoglienza ….”;

<<Ora le sentenze ! >> intimo a Paola, e lei viene subito al punto.000 e le 300.000 lire al giorno” aggiungo io “ma di questo parliamo poi. Ora le sentenze” intimo a Paola, e lei viene subito al punto;.000 e le 300.000 lire al giorno” aggiungo io “ma di questo parliamo poi. Ora le sentenze” intimo a Paola, e lei viene subito al punto;.000 e le 300.000 lire al giorno” aggiungo io “ma di questo parliamo poi. Ora le sentenze” intimo a Paola, e lei viene subito al punto;.000 e le 300.000 lire al giorno” aggiungo io “ma di questo parliamo poi. Ora le sentenze” intimo a Paola, e lei viene subito al punto;.000 e le 300.000 lire al giorno” aggiungo io “ma di questo parliamo poi. Ora le sentenze” intimo a Paola, e lei viene subito al punto;.000 e le 300.000 lire al giorno” aggiungo io “ma di questo parliamo poi. Ora le sentenze” intimo a Paola, e lei viene subito al punto;

<<Le sentenze sono tutte uguali….>>> mi risponde <<……i tribunali hanno sempre ragione, i fascicoli sono segreti, le relazioni degli assistenti sociali non si possono e non si devono consultare …insomma il diritto al contraddittorio è espressamente negato ….>>.”;.”;.”;.”;.”;.”;

<<Espressamente ?>> domanda stupito Filippo..;.;.;.;.;.;

<<Già. E quel che è peggio è che ho trovato persino una massima secondo la quale il genitore del bambino rapito non ha .. leggo testualmente ..non ha “interesse a ricorrere” …. praticamente per la Corte non esiste …!!>>

<<Chiaro il concetto?>> domando io, e tutti tacciono sconsolati..;.;.;.;.;.;

<<Va bene>> fa Claudia <<ma continuo a non capire come sia possibile che un tribunale possa ordinare l’allontanamento di un bambino dai suoi genitori, senza neanche sentirli o guardarli in faccia ? Non sei tu quello che dice sempre che persino un giudice può commettere abuso d’ufficio quando esercita un potere d’imperio che non è previsto da nessuna legge?>>

<<Si però …..>>..”;..”;..”;..”;..”;..”;

<<Si però dimmi allora illustrissimo avvocato dove cazzo sta scritto che un giudice può fare questo senza disporre di alcun tipo di riscontro obiettivo, fidandosi unicamente delle considerazioni di un analfabeta… >> sbotta Claudia, che è la più irascibile, profondamente e giustamente indignata, e poi insiste <<…dimmi quale fottutissimo articolo di legge …..>>..”;..”;..”;..”;..”;..”;

<<L’ultimo comma>> le rispondo prontamente interrompendola. <<L’ultimo comma del 330 codice civile testualmente dispone che “… per gravi motivi, il giudice può ordinare l’allontanamento del figlio dalla residenza familiare”. Ora nel caso dei Fontenova i due miseri gradi di giudizio della volontaria giurisdizione si sono conclusi negativamente, e tengo a precisare che non sono stato io ad occuparmene ma il loro precedente avvocato. Hanno rigettato il reclamo in appello con la solita storia della inammissibilità perché trattasi di “provvedimento temporaneo ed urgente peraltro suscettibile di revoca in ogni momento da parte dello stesso tribunale che lo ha emesso”, come dire che siccome il tribunale potrebbe cambiare il decreto anche l’indomani, non ne è consentita l’impugnazione. Sta di fatto che, come ben sapete, in Italia nulla è più definitivo del transitorio, e questo vale anche per le cose di tribunale, di modo che l’effetto perverso di questa giurisprudenza è che i bambini restano fuori di casa per anni e anni senza che si possano proporre ricorsi “ammissibili” ….>>. “L’ultimo comma del 330 codice civile testualmente dispone …..SEGUE TESTO….Ora nel caso dei Fontenova i due miseri gradi di giudizio della volontaria giurisdizione si sono conclusi negativamente, e tengo a precisare che non sono stato io ad occuparmene ma il precedente avvocato dei Fontenova. Hanno rigettato il reclamo in appello con la solita storia della inammissibillità perché trattasi di <<provvedimento temporaneo ed urgente peraltro suscettibile di revoca in ogni momento da parte dello stesso tribunale che lo ha emesso>>, come dire che siccome il tribunale potrebbe cambiare il decreto anche l’indomani, non ne è consentita l’impugnazione. E con questa scusa i bambini restano fuori di casa per anni e anni….”;. “L’ultimo comma del 330 codice civile testualmente dispone …..SEGUE TESTO….Ora nel caso dei Fontenova i due miseri gradi di giudizio della volontaria giurisdizione si sono conclusi negativamente, e tengo a precisare che non sono stato io ad occuparmene ma il precedente avvocato dei Fontenova. Hanno rigettato il reclamo in appello con la solita storia della inammissibillità perché trattasi di <<provvedimento temporaneo ed urgente peraltro suscettibile di revoca in ogni momento da parte dello stesso tribunale che lo ha emesso>>, come dire che siccome il tribunale potrebbe cambiare il decreto anche l’indomani, non ne è consentita l’impugnazione. E con questa scusa i bambini restano fuori di casa per anni e anni….”;;. “L’ultimo comma del 330 codice civile testualmente dispone …..SEGUE TESTO….Ora nel caso dei Fontenova i due miseri gradi di giudizio della volontaria giurisdizione si sono conclusi negativamente, e tengo a precisare che non sono stato io ad occuparmene ma il precedente avvocato dei Fontenova. Hanno rigettato il reclamo in appello con la solita storia della inammissibillità perché trattasi di <<provvedimento temporaneo ed urgente peraltro suscettibile di revoca in ogni momento da parte dello stesso tribunale che lo ha emesso>>, come dire che siccome il tribunale potrebbe cambiare il decreto anche l’indomani, non ne è consentita l’impugnazione. E con questa scusa i bambini restano fuori di casa per anni e anni….”;;;. “L’ultimo comma del 330 codice civile testualmente dispone …..SEGUE TESTO….Ora nel caso dei Fontenova i due miseri gradi di giudizio della volontaria giurisdizione si sono conclusi negativamente, e tengo a precisare che non sono stato io ad occuparmene ma il precedente avvocato dei Fontenova. Hanno rigettato il reclamo in appello con la solita storia della inammissibillità perché trattasi di <<provvedimento temporaneo ed urgente peraltro suscettibile di revoca in ogni momento da parte dello stesso tribunale che lo ha emesso>>, come dire che siccome il tribunale potrebbe cambiare il decreto anche l’indomani, non ne è consentita l’impugnazione. E con questa scusa i bambini restano fuori di casa per anni e anni….”;;;;. “L’ultimo comma del 330 codice civile testualmente dispone …..SEGUE TESTO….Ora nel caso dei Fontenova i due miseri gradi di giudizio della volontaria giurisdizione si sono conclusi negativamente, e tengo a precisare che non sono stato io ad occuparmene ma il precedente avvocato dei Fontenova. Hanno rigettato il reclamo in appello con la solita storia della inammissibillità perché trattasi di <<provvedimento temporaneo ed urgente peraltro suscettibile di revoca in ogni momento da parte dello stesso tribunale che lo ha emesso>>, come dire che siccome il tribunale potrebbe cambiare il decreto anche l’indomani, non ne è consentita l’impugnazione. E con questa scusa i bambini restano fuori di casa per anni e anni….”;;;;;. “L’ultimo comma del 330 codice civile testualmente dispone …..SEGUE TESTO….Ora nel caso dei Fontenova i due miseri gradi di giudizio della volontaria giurisdizione si sono conclusi negativamente, e tengo a precisare che non sono stato io ad occuparmene ma il precedente avvocato dei Fontenova. Hanno rigettato il reclamo in appello con la solita storia della inammissibillità perché trattasi di <<provvedimento temporaneo ed urgente peraltro suscettibile di revoca in ogni momento da parte dello stesso tribunale che lo ha emesso>>, come dire che siccome il tribunale potrebbe cambiare il decreto anche l’indomani, non ne è consentita l’impugnazione. E con questa scusa i bambini restano fuori di casa per anni e anni….”;;;;;;

Silenzio e sgomento. Accendo la seconda sigaretta mentre Filippo rompe l’imbarazzo domandandomi della recente riforma di cui ha parlato il sottosegretario alla giustizia : << Quella lì non starla ad ascoltare ..>> lo zittisco stizzito <<.. con quella riforma non cambia assolutamente nulla .. è una incompetente che ha poggiato le sue belle chiappe su quella comoda poltrona per meriti assai diversi da quelli professionali … o. Accendo la seconda sigaretta.;. Accendo la seconda sigaretta.;. Accendo la seconda sigaretta.;. Accendo la seconda sigaretta.;. Accendo la seconda sigaretta.;. Accendo la seconda sigaretta.;ra invece vi spiego come intenderei agire, sempre che non vi siano altre proposte. Ho preso qualche informazione da un amico giornalista della Padania, uno dei pochi giornalisti degni di questo nome, che ha firmato numerose inchieste sui più diversi argomenti, senza lasciarsi intimorire dalle decine di querele che ha collezionato finora… si chiama Dimitri Buffa, e mi ha detto delle cose piuttosto interessanti, in primo luogo sulla questione degli affidamenti dei bambini ai servizi sociali …>>

<< Che significa affidamento ai servizi sociali, cosa c’entra con i bambini ? Non è un istituto del codice penale … quello che si applica ai detenuti in semilibertà?>> m’interrompe Claudia.

<< Infatti si tratta di uni istituto che nessuna legge consente di applicare ai bambini.. almeno così mi pare : infatti nella legge 184 del 1983, che è quella che regola nel dettaglio questo genere di provvedimenti, viene stabilito che ai servizi sociali spetta una funzione di mediazione tra la famiglia naturale del bambino e quella affidataria, ragion per cui mi pare evidente che se i servizi sociali hanno una funzione di mediazione, non possono essere costituiti affidatari dei bambini allontanati dalla famiglia, perché in questo modo finiscono per perdere la necessaria imparzialità nella gestione del caso …... si tratta di una strana incongruenza, che tuttavia pare assai diffusa .. una prassi adoperata da tutti i tribunali d’Italia….sinceramente non ne capisco la ragione … mi pare che si venga a creare un conflitto di interessi … che si potrebbe spiegare soltanto alla luce di quanto mi ha riferito questo amico giornalista … lui teorizza l’esistenza di un business degli affidamenti coatti : in poche parole alcune ONLUS che gestiscono case di accoglienza per bambini maltrattati, con la complicità di taluni psicologi ed assistenti sociali, forniscono ai giudici minorili false relazioni riguardanti falsi maltrattamenti, ottenendo così lunghi e redditizi affidamenti di bambini ….>>

<<Quanto redditizi ?>> domanda Filippo aggiustandosi gli occhiali.

<<Non lo so, ma spero di saperlo presto ... >>

<<E magari lo psicologo che ha ingabbiato Daria è proprio uno di questi, come hai detto che si chiama?>>, chiede stavolta Paola

<<Squitini..Pierluigi Squitini, e se non ho capito male oltre ad essere il consulente del tribunale è anche il proprietario del centro di accoglienza in cui è stata rinchiusa Daria …>> sottolineo.

<<E’ un nome che già ho sentito…>> mormora Jonathan con un tono che la dice lunga <<… fa parte di un gruppo che gestisce una ONLUS .. e so per certo che una buona parte dei bambini che i tribunali allontanano dalle famiglie sulla base di loro consulenze, vengono poi ricoverati in un centro di aiuto che essi stessi gestiscono e che ha sedi distaccate nelle maggiori città d’Italia..>>. Io quei due nomi già li conosco, e so per certo che una buona parte dei bambini che i tribunali allontanano dalle famiglie sulla base di loro consulenze, vengono poi ricoverati in un centro di aiuto che essi stessi gestiscono e che ha sedi distaccate nelle maggiori città d’Italia..”;. Io quei due nomi già li conosco, e so per certo che una buona parte dei bambini che i tribunali allontanano dalle famiglie sulla base di loro consulenze, vengono poi ricoverati in un centro di aiuto che essi stessi gestiscono e che ha sedi distaccate nelle maggiori città d’Italia..”;;. Io quei due nomi già li conosco, e so per certo che una buona parte dei bambini che i tribunali allontanano dalle famiglie sulla base di loro consulenze, vengono poi ricoverati in un centro di aiuto che essi stessi gestiscono e che ha sedi distaccate nelle maggiori città d’Italia..”;;;. Io quei due nomi già li conosco, e so per certo che una buona parte dei bambini che i tribunali allontanano dalle famiglie sulla base di loro consulenze, vengono poi ricoverati in un centro di aiuto che essi stessi gestiscono e che ha sedi distaccate nelle maggiori città d’Italia..”;;;;. Io quei due nomi già li conosco, e so per certo che una buona parte dei bambini che i tribunali allontanano dalle famiglie sulla base di loro consulenze, vengono poi ricoverati in un centro di aiuto che essi stessi gestiscono e che ha sedi distaccate nelle maggiori città d’Italia..”;;;;;. Io quei due nomi già li conosco, e so per certo che una buona parte dei bambini che i tribunali allontanano dalle famiglie sulla base di loro consulenze, vengono poi ricoverati in un centro di aiuto che essi stessi gestiscono e che ha sedi distaccate nelle maggiori città d’Italia..”;;;;;;

<<Quindi…>> interviene Laura, per la prima volta, ma come sempre con una logica decisiva << …. scrivendo che il tale bambino è stato, non so , ad esempio, vittima di abusi sessuali da parte dei genitori, ne ottengono il ricovero coatto presso il proprio centro di accoglienza ….ma non c’è anche qui un conflitto di interessi?>>

<<Si che c’è>> rispondo io <<… ed infatti anche questo è un aspetto che dovremo valutare per eventuali denunzie alla magistratura ..>>

<<E intanto ..>> domanda Paola impaziente <<..cosa si fa?>>

<<Questo ce lo deve dire Maiorino>> rispondo avvicinandomi al momento decisivo, quello nel quale il migliore investigatore privato che ci sia in Italia mi dirà se accetta l’incarico.

Maiorino è figlio di emigrati siciliani in America, è cresciuto nel nuovo continente dove in gioventù ha frequentato uno dei più grossi uffici di investigazione privata, maturando un’esperienza professionale imparagonabile a quella di chiunque altro. Poi per uno strano gioco del destino ha percorso la via dell’emigrazione in senso inverso, ritornando in Italia, dove è riuscito ad entrare in polizia, rimanendoci fin quasi alla pensione : ha mollato tutto poco dopo l’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale, quello che trasferiva il potere di indagine dalla polizia ai pubblici ministeri. Io credo che in un certo qual modo Jonathan rimpianga gli anni in cui faceva il poliziotto ma, come lui stesso mi ha spiegato, dopo che l’entrata in vigore del nuovo processo penale nel 1989, è stato uno dei primi a comprendere che da quel momento la polizia aveva perso istantaneamente qualsiasi potere di iniziativa nelle indagini, e che dunque quelli del suo stampo si sarebbero ritrovati nella necessità di muoversi solo ed esclusivamente su delega del pubblico ministero : per questo ha preferito mollare la divisa, perché uno come lui non avrebbe mai potuto sopportare di farsi dirigere, o qualche volta bloccare, da un semplice laureato in legge, lui con 30 anni di vita nella strada e di successi investigativi alle spalle.

Ed aveva visto giusto, come hanno dimostrato negli anni successivi lo smantellamento dei ROS, la circolare Napolitano, la progressiva sovrapposizione della DIA nelle funzioni dei servizi segreti, e la promozione del confidente di polizia, cioè di quello che nel gergo della mala è definito come “infame”, al rango di teste d’accusa, protetto e retribuito dallo Stato, con buona pace dei vecchi e gloriosi sopralluoghi sulla scena del crimine, delle indagini patrimoniali inaugurate da Falcone, e della cultura del “riscontro oggettivo”: tutto questo era stato inutilmente stigmatizzato, nel 1987, dai giudici della Corte di Appello di Napoli nella sentenza con cui, assolvendo Enzo Tortora, avevano lanciato un durissimo ed inascoltato grido d’allarme contro l’emergente stagione del pentitismo. Ricordo ancora le loro parole “la giustizia non si dispensa all’ingrosso !”.

Oggi Maiorino ha quasi 70 anni, pochi capelli sopra il viso magro e sempre abbronzato, un fisico da atleta e quel sigaro perennemente appeso sulle labbra, vive a Palermo vicinissimo al mare, e accetta soltanto pochi casi all’anno perché sostiene che in Italia, tra DDA, servizi segreti e avvocaticchi lavorare seriamente è diventato quasi impossibile.

<<Allora .. accetti ?>> gli domando, cercando poi di inseguire i suoi occhietti piccoli che si muovono velocemente come a cercare chissà che cosa, aumentando il mio disagio.

Riflette ancora e poi, dopo un tempo che non so quantificare, smette di guardarsi intorno e prende a fissarmi con malcelata ostilità : <<E tu prometti di non farmi rompere i coglioni dai tuoi amici giornalisti ?>> domanda infine, ed io alzo la mano destra come per fare solenne giuramento.

Per qualche secondo ancora mi osserva pensieroso, ed infine annuisce, liberando dalle labbra grosse una nuvoletta di fumo che fa tossire Filippo..;.;.;.;.;.;

Claudia intanto, dopo avere praticamente demolito la biro che teneva in mano, comincia a tormentare il rivestimento del mio divano di pelle, pizzicando il bracciolo. Decido che sarà lei a seguire Jonathan, le farà bene frequentare uno cui per mestiere è vietato lasciarsi andare alle emozioni.. Decido che sarà lei a seguire Jonathan, le farà bene frequentare uno cui per mestiere è vietato lasciarsi andare alle emozioni.;. Decido che sarà lei a seguire Jonathan, le farà bene frequentare uno cui per mestiere è vietato lasciarsi andare alle emozioni.;. Decido che sarà lei a seguire Jonathan, le farà bene frequentare uno cui per mestiere è vietato lasciarsi andare alle emozioni.;. Decido che sarà lei a seguire Jonathan, le farà bene frequentare uno cui per mestiere è vietato lasciarsi andare alle emozioni.;. Decido che sarà lei a seguire Jonathan, le farà bene frequentare uno cui per mestiere è vietato lasciarsi andare alle emozioni.;. Decido che sarà lei a seguire Jonathan, le farà bene frequentare uno cui per mestiere è vietato lasciarsi andare alle emozioni.;

<<Hai problemi Jonathan se ti chiedo di farti assistere da Claudia ?>>

<<Nessun problema>> fa lui con un piccolo sorriso, il primo da quando è arrivato <<Ma resta inteso che se vedo situazioni di pericolo e le ordino di starne fuori, lei mi deve obbedire senza discutere>>

<<Affare fatto!>> si intromette lei entusiasta..;.;.;.;.;.;

Annuisce, Jonathan, per non smentire la sua fama di uomo di poche parole..;.;.;.;.;.;

Gli porgo un assegno ed un foglio che tenevo sotto il fermacarte : <<Questo è un anticipo che ti ho fatto lasciare dai clienti, e quest’altro è un formale mandato investigativo da annotare sul registro clienti. Come sempre preferirei che tu annotassi l’avvocato piuttosto che il cliente …>>. Come sempre preferirei che tu annotassi l’avvocato piuttosto che il cliente …”;. Come sempre preferirei che tu annotassi l’avvocato piuttosto che il cliente …”;. Come sempre preferirei che tu annotassi l’avvocato piuttosto che il cliente …”;. Come sempre preferirei che tu annotassi l’avvocato piuttosto che il cliente …”;. Come sempre preferirei che tu annotassi l’avvocato piuttosto che il cliente …”;. Come sempre preferirei che tu annotassi l’avvocato piuttosto che il cliente …”;

<<Nessun problema>> fa lui …<<la legge consente sia l’una che l’altra cosa. Piuttosto per le carte ?>>. Piuttosto per le carte ?”;. Piuttosto per le carte ?”;. Piuttosto per le carte ?”;. Piuttosto per le carte ?”;. Piuttosto per le carte ?”;. Piuttosto per le carte ?”;

<<Quelle poche di cui dispongo al momento te le farà avere la tua giovane e impetuosa assistente : stasera Claudia fa tutte le copie e domani te le consegna>>.;.;.;.;.;.;

<<Se torni qui domani preferisco…>> aggiunge Claudia <<…vorrei esserci mentre le esamini>>

<<Brava Claudia …>> penso senza dire nulla << … è importante conoscere il lavoro degli altri per sapere far bene il proprio>>. ;. ;. ;. ;. ;. ;

<<E tu cosa farai ?>> mi chiede Filippo incuriosito.;

<<Io? Io domattina vado in Puglia e mi faccio dare copia integrale del fascicolo…..>>.”;.”;.”;.”;.”;.”;

<<Ma non era secretato?>> mi domanda ancora mentre tutti hanno preso a fissarmi con gli occhi sbarrati. Decido che ho voglia di fare lo sbruffone, e così rispondo : <<Non per me! Domani avrò le copie e direi che Paola, che è l’unica a non avere un fidanzato con cui fare tardi stasera, domani si alzerà molto presto per accompagnarmi. Ti sta bene?>>. Decido che ho voglia di fare lo sbruffone, e così rispondo : “Non per me! Domani avrò le copie e direi che Paola, che è l’unica a non avere un fidanzato con cui fare tardi stasera, domani si alzerà molto presto per accompagnarmi. Ti sta bene?”;. Decido che ho voglia di fare lo sbruffone, e così rispondo : “Non per me! Domani avrò le copie e direi che Paola, che è l’unica a non avere un fidanzato con cui fare tardi stasera, domani si alzerà molto presto per accompagnarmi. Ti sta bene?”;;. Decido che ho voglia di fare lo sbruffone, e così rispondo : “Non per me! Domani avrò le copie e direi che Paola, che è l’unica a non avere un fidanzato con cui fare tardi stasera, domani si alzerà molto presto per accompagnarmi. Ti sta bene?”;;;. Decido che ho voglia di fare lo sbruffone, e così rispondo : “Non per me! Domani avrò le copie e direi che Paola, che è l’unica a non avere un fidanzato con cui fare tardi stasera, domani si alzerà molto presto per accompagnarmi. Ti sta bene?”;;;;. Decido che ho voglia di fare lo sbruffone, e così rispondo : “Non per me! Domani avrò le copie e direi che Paola, che è l’unica a non avere un fidanzato con cui fare tardi stasera, domani si alzerà molto presto per accompagnarmi. Ti sta bene?”;;;;;. Decido che ho voglia di fare lo sbruffone, e così rispondo : “Non per me! Domani avrò le copie e direi che Paola, che è l’unica a non avere un fidanzato con cui fare tardi stasera, domani si alzerà molto presto per accompagnarmi. Ti sta bene?”;;;;;;

Lei annuisce, so bene che a differenza di tutti gli altri a lei non pesa troppo svegliarsi presto. Però non riesce a trattenere la curiosità : <<Come faremo ad avere le copie di un fascicolo secretato?>> mi domanda. Però nonriesce a trattenere la curiosità : “Come faremo ad avere le copie di un fascicolo scretato?” mi domanda;. Però nonriesce a trattenere la curiosità : “Come faremo ad avere le copie di un fascicolo scretato?” mi domanda;. Però nonriesce a trattenere la curiosità : “Come faremo ad avere le copie di un fascicolo scretato?” mi domanda;. Però nonriesce a trattenere la curiosità : “Come faremo ad avere le copie di un fascicolo scretato?” mi domanda;. Però nonriesce a trattenere la curiosità : “Come faremo ad avere le copie di un fascicolo scretato?” mi domanda;. Però nonriesce a trattenere la curiosità : “Come faremo ad avere le copie di un fascicolo scretato?” mi domanda;

<<Ho già un’idea in proposito…>> le rispondo con un sorriso <<… andrò dalla presidente e le farò un’offerta che non può rifiutare!>>

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;;005-“Legibus soluti”;;;LegibuL

I tribunali per i minorenni sono un mondo a parte, ed anche quello dove sto per entrare qui in Puglia non fa eccezione. All’ingresso c’è sempre un carabiniere o un poliziotto che ti domanda con aria inquisitoria e vagamente minacciosa chi sei e dove stai andando, e poi esige che tu gli lasci in custodia un documento; le cancellerie sono sempre chiuse e per farsi aprire occorre bussare forte, ripetutamente, senza confidare in un saluto di buongiorno. Appena ti qualifichi come un avvocato cominciano ad opporti il solito veto dei fascicoli secretati, e per mandarti via senza rilasciarti neanche una copia ti dicono di depositare una istanza di accesso al fascicolo che, immagino, nessun giudice mai leggerà, dal momento che l’inevitabile risposta negativa sembra compilata a ciclostile.. All’ingresso c’è sempre un carabiniere o un poliziotto che ti domanda con tono severo chi sei e dove stai andando, le cancellerie sono sempre chiuse e per farsi aprire occorre bussare forte, ripetutamente, senza confidare in un saluto di buongiorno. Appena ti qualifichi come un avvocato cominciano ad opporti il solito veto dei fascicoli secretati, e per mandarti via senza rilasciarti neanche una copia ti dicono di depositare una istanza di accesso al fascicolo che, immagino, nessun giudice mai leggerà, dal momento che l’inevitabile risposta negativa sembra compilata a ciclostile.;. All’ingresso c’è sempre un carabiniere o un poliziotto che ti domanda con tono severo chi sei e dove stai andando, le cancellerie sono sempre chiuse e per farsi aprire occorre bussare forte, ripetutamente, senza confidare in un saluto di buongiorno. Appena ti qualifichi come un avvocato cominciano ad opporti il solito veto dei fascicoli secretati, e per mandarti via senza rilasciarti neanche una copia ti dicono di depositare una istanza di accesso al fascicolo che, immagino, nessun giudice mai leggerà, dal momento che l’inevitabile risposta negativa sembra compilata a ciclostile.;;. All’ingresso c’è sempre un carabiniere o un poliziotto che ti domanda con tono severo chi sei e dove stai andando, le cancellerie sono sempre chiuse e per farsi aprire occorre bussare forte, ripetutamente, senza confidare in un saluto di buongiorno. Appena ti qualifichi come un avvocato cominciano ad opporti il solito veto dei fascicoli secretati, e per mandarti via senza rilasciarti neanche una copia ti dicono di depositare una istanza di accesso al fascicolo che, immagino, nessun giudice mai leggerà, dal momento che l’inevitabile risposta negativa sembra compilata a ciclostile.;;;. All’ingresso c’è sempre un carabiniere o un poliziotto che ti domanda con tono severo chi sei e dove stai andando, le cancellerie sono sempre chiuse e per farsi aprire occorre bussare forte, ripetutamente, senza confidare in un saluto di buongiorno. Appena ti qualifichi come un avvocato cominciano ad opporti il solito veto dei fascicoli secretati, e per mandarti via senza rilasciarti neanche una copia ti dicono di depositare una istanza di accesso al fascicolo che, immagino, nessun giudice mai leggerà, dal momento che l’inevitabile risposta negativa sembra compilata a ciclostile.;;;;. All’ingresso c’è sempre un carabiniere o un poliziotto che ti domanda con tono severo chi sei e dove stai andando, le cancellerie sono sempre chiuse e per farsi aprire occorre bussare forte, ripetutamente, senza confidare in un saluto di buongiorno. Appena ti qualifichi come un avvocato cominciano ad opporti il solito veto dei fascicoli secretati, e per mandarti via senza rilasciarti neanche una copia ti dicono di depositare una istanza di accesso al fascicolo che, immagino, nessun giudice mai leggerà, dal momento che l’inevitabile risposta negativa sembra compilata a ciclostile.;;;;;. All’ingresso c’è sempre un carabiniere o un poliziotto che ti domanda con tono severo chi sei e dove stai andando, le cancellerie sono sempre chiuse e per farsi aprire occorre bussare forte, ripetutamente, senza confidare in un saluto di buongiorno. Appena ti qualifichi come un avvocato cominciano ad opporti il solito veto dei fascicoli secretati, e per mandarti via senza rilasciarti neanche una copia ti dicono di depositare una istanza di accesso al fascicolo che, immagino, nessun giudice mai leggerà, dal momento che l’inevitabile risposta negativa sembra compilata a ciclostile.;;;;;;

Poiché però sono convinto che tutto questo sia illegale, oggi intendo assolutamente ottenere quel che voglio, e così poggio sul tavolo della cancelliera l’istanza che ho già preparato, poi le dico con tono perentorio che attendo una risposta immediata da parte del magistrato..;.;;.;;;.;;;;.;;;;;.;;;;;;

La donna, un po’ cicciotta, sulla cinquantina, resta immobile in viso, i lineamenti duri e sgraziati non si spostano di un millimetro mentre con la coda dell’occhio legge in fretta l’intestazione dell’atto che le ho consegnato “TRIBUNALE PER I MINORENNI-ISTANZA DI RILASCIO DI COPIE EX ART. 34 CONVENZIONE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO”. 34 CONVENZIONE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO”;. 34 CONVENZIONE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO”;;. 34 CONVENZIONE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO”;;;. 34 CONVENZIONE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO”;;;;. 34 CONVENZIONE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO”;;;;;. 34 CONVENZIONE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO”;;;;;;

<<Le istanze si devono lasciare per il tempo necessario a che siano esaminate …torni tra una decina di giorni >> tenta di liquidarmi con atteggiamento burocratico, dissimulando una lieve agitazione..;.;.;.;.;.;

<<Se lei mi mette un timbro che attesti la data del deposito, io glie la lascio volentieri>> le dico, per vanificare il suo tentativo di liberarsi di me. . ;. ;. ;. ;. ;. ;

<<Comunque non sono io che posso provvedere su quest’istanza, come lei ben sa …..>>..”;..”;..”;..”;..”;..”;

<<Certo che lo so, ed è proprio per questo che l’ho preparata in questi termini. E’ indirizzata al Presidente …. Non mi vorrà dire che a metà mattina la Presidente non è ancora arrivata o che magari è già andata via ?>>. E’ indirizzata al Presidente …. Non mi vorrà dire che a metà mattina il Presidente non è ancora arrivata o che magari è già andata via ?”;. E’ indirizzata al Presidente …. Non mi vorrà dire che a metà mattina il Presidente non è ancora arrivata o che magari è già andata via ?”;. E’ indirizzata al Presidente …. Non mi vorrà dire che a metà mattina il Presidente non è ancora arrivata o che magari è già andata via ?”;. E’ indirizzata al Presidente …. Non mi vorrà dire che a metà mattina il Presidente non è ancora arrivata o che magari è già andata via ?”;. E’ indirizzata al Presidente …. Non mi vorrà dire che a metà mattina il Presidente non è ancora arrivata o che magari è già andata via ?”;. E’ indirizzata al Presidente …. Non mi vorrà dire che a metà mattina il Presidente non è ancora arrivata o che magari è già andata via ?”;

Mi guarda senza più nascondere il proprio ingombrante fastidio <<Certo che c’è la Presidente …ma è impegnata …>>

<<Allora vorrà dire che mi siedo in un posto in cui non do fastidio e attendo che si sia liberata>>

<<Potrebbe volerci molto>> insiste la donna

<<Non ho fretta…>> le rispondo suadente e poi, cambiando tono aggiungo : <<…..sono venuto fin qui da Roma, e non me ne tornerò indietro a mani vuote : se non mi volete dare le copie, vorrà dire che me lo metterete per iscritto !!>>.”;.”;.”;.”;.”;.”;

La mia risolutezza deve averla messa alle strette, come speravo, e mentre dopo avere recuperato il fascicolo ed averci inserito la mia istanza di accesso entra nella stanza del Presidente, so già che uscirò di qui con le copie che ho chiesto..;.;.;.;.;.;

L’articolo 34 della Convenzione europea stabilisce infatti che i governi non devono opporre alcun ostacolo al diritto di ciascun cittadino di ricorrere ai giudici di Strasburgo. E siccome per proporre ricorso alla Corte Europea occorre allegare le copie integrali del procedimento interno che si denunzia come ingiusto, ho precisato in fondo alla mia istanza che il tribunale ha due strade : darmi tutte le copie oppure, in alternativa, comunicarmi un rifiuto espresso al rilascio delle copie stesse. E’ evidente però che tale ultima soluzione finirebbe per integrare un ulteriore motivo di ricorso a Strasburgo, e la Presidente non può non saperlo, come ho già detto nei tribunali italiani la Convenzione non è sconosciuta, ma soltanto disapplicata. ’. E siccome per proporre ricorso alla Corte Europea occorre allegare le copie integrali del procedimento interno che si denunzia come ingiusto, ho precisato in fondo alla mia istanza che il tribunale ha due strade : darmi tutte le copie oppure, in alternativa, comunicarmi un rifiuto espresso al rilascio delle copie stesse. E’ evidente però che tale ultima soluzione finirebbe per integrare un ulteriore motivo di ricorso a Strasburgo, ed il Presidente non può non saperlo, come ho già detto che i tribunali italiani ignorano i precetti della Convenzione, ma non è che non la conoscano.;. E siccome per proporre ricorso alla Corte Europea occorre allegare le copie integrali del procedimento interno che si denunzia come ingiusto, ho precisato in fondo alla mia istanza che il tribunale ha due strade : darmi tutte le copie oppure, in alternativa, comunicarmi un rifiuto espresso al rilascio delle copie stesse. E’ evidente però che tale ultima soluzione finirebbe per integrare un ulteriore motivo di ricorso a Strasburgo, ed il Presidente non può non saperlo, come ho già detto che i tribunali italiani ignorano i precetti della Convenzione, ma non è che non la conoscano.;;. E siccome per proporre ricorso alla Corte Europea occorre allegare le copie integrali del procedimento interno che si denunzia come ingiusto, ho precisato in fondo alla mia istanza che il tribunale ha due strade : darmi tutte le copie oppure, in alternativa, comunicarmi un rifiuto espresso al rilascio delle copie stesse. E’ evidente però che tale ultima soluzione finirebbe per integrare un ulteriore motivo di ricorso a Strasburgo, ed il Presidente non può non saperlo, come ho già detto che i tribunali italiani ignorano i precetti della Convenzione, ma non è che non la conoscano.;;;. E siccome per proporre ricorso alla Corte Europea occorre allegare le copie integrali del procedimento interno che si denunzia come ingiusto, ho precisato in fondo alla mia istanza che il tribunale ha due strade : darmi tutte le copie oppure, in alternativa, comunicarmi un rifiuto espresso al rilascio delle copie stesse. E’ evidente però che tale ultima soluzione finirebbe per integrare un ulteriore motivo di ricorso a Strasburgo, ed il Presidente non può non saperlo, come ho già detto che i tribunali italiani ignorano i precetti della Convenzione, ma non è che non la conoscano.;;;;. E siccome per proporre ricorso alla Corte Europea occorre allegare le copie integrali del procedimento interno che si denunzia come ingiusto, ho precisato in fondo alla mia istanza che il tribunale ha due strade : darmi tutte le copie oppure, in alternativa, comunicarmi un rifiuto espresso al rilascio delle copie stesse. E’ evidente però che tale ultima soluzione finirebbe per integrare un ulteriore motivo di ricorso a Strasburgo, ed il Presidente non può non saperlo, come ho già detto che i tribunali italiani ignorano i precetti della Convenzione, ma non è che non la conoscano.;;;;;. E siccome per proporre ricorso alla Corte Europea occorre allegare le copie integrali del procedimento interno che si denunzia come ingiusto, ho precisato in fondo alla mia istanza che il tribunale ha due strade : darmi tutte le copie oppure, in alternativa, comunicarmi un rifiuto espresso al rilascio delle copie stesse. E’ evidente però che tale ultima soluzione finirebbe per integrare un ulteriore motivo di ricorso a Strasburgo, ed il Presidente non può non saperlo, come ho già detto che i tribunali italiani ignorano i precetti della Convenzione, ma non è che non la conoscano.;;;;;;

Ed infatti ecco che dopo neanche dieci minuti la cancelliera esce richiudendo la porta alle sue spalle, poi viene verso me e mi fa notare, in calce all’istanza, un provvedimento di autorizzazione scritto a penna e firmato lì per lì dal presidente : dopo la recente valanga di condanne che la Corte Europea ha inflitto ai tribunali italiani, quello dei ricorsi a Strasburgo è diventato un argomento “sensibile”, e così la presidente non se la è sentita di violare in maniera così tanto plateale una norma comunitaria : la mia offerta era una di quelle “che non si può rifiutare”.

La cancelliera prova comunque a guastarmi la festa : “Ci vogliono le marche per i diritti di cancelleria” precisa infatti con tono di nuovo arrogante, ma prima che abbia finito estraggo dal portafoglio un lenzuolino di bolli da ventimila lire, che inizio a dispiegare sotto i suoi occhi delusi..;.;.;.;.;.;

<<Non quelle …>> fa lei quasi in preda ad un orgasmo …<<ci vogliono le “madre e figlia”…!!>>

Riapro il portafoglio ed estraggo le marche “madre e figlia” che, previdentemente, avevo acquistato prima di entrare..;.;.;.;.;.;

A quel punto è costretta ad invitarmi dalla sua parte del tavolo, per esaminare gli atti di cui voglio chiedere copia. Mentre stiamo lì che facciamo questo lavoro, mi cade l’occhio sull’apparecchio fax, dal quale sta uscendo un messaggio. Si tratta di uno dei tantissimi assistenti sociali che staziona presso i reparti maternità degli ospedali pubblici, che a tempo di record sta segnalando la nascita, avvenuta neanche mezz’ora prima, di un bambino figlio di unna donna non coniugata, senza lavoro fisso né famiglia. . Mentre stiamo lì che facciamo questo lavoro, mi cade l’occhio sull’apparecchio fax, dal quale sta uscendo un messaggio. Si tratta di un assistente sociale che evidentemente staziona presso un’ospedale pubblico e che segnala la nascita, avvenuta neanche mezz’ora prima, di un bambino figlio di unna donna non coniugata, senza lavoro fisso né famiglia. ;. Mentre stiamo lì che facciamo questo lavoro, mi cade l’occhio sull’apparecchio fax, dal quale sta uscendo un messaggio. Si tratta di un assistente sociale che evidentemente staziona presso un’ospedale pubblico e che segnala la nascita, avvenuta neanche mezz’ora prima, di un bambino figlio di unna donna non coniugata, senza lavoro fisso né famiglia. ;. Mentre stiamo lì che facciamo questo lavoro, mi cade l’occhio sull’apparecchio fax, dal quale sta uscendo un messaggio. Si tratta di un assistente sociale che evidentemente staziona presso un’ospedale pubblico e che segnala la nascita, avvenuta neanche mezz’ora prima, di un bambino figlio di unna donna non coniugata, senza lavoro fisso né famiglia. ;. Mentre stiamo lì che facciamo questo lavoro, mi cade l’occhio sull’apparecchio fax, dal quale sta uscendo un messaggio. Si tratta di un assistente sociale che evidentemente staziona presso un’ospedale pubblico e che segnala la nascita, avvenuta neanche mezz’ora prima, di un bambino figlio di unna donna non coniugata, senza lavoro fisso né famiglia. ;. Mentre stiamo lì che facciamo questo lavoro, mi cade l’occhio sull’apparecchio fax, dal quale sta uscendo un messaggio. Si tratta di un assistente sociale che evidentemente staziona presso un’ospedale pubblico e che segnala la nascita, avvenuta neanche mezz’ora prima, di un bambino figlio di unna donna non coniugata, senza lavoro fisso né famiglia. ;. Mentre stiamo lì che facciamo questo lavoro, mi cade l’occhio sull’apparecchio fax, dal quale sta uscendo un messaggio. Si tratta di un assistente sociale che evidentemente staziona presso un’ospedale pubblico e che segnala la nascita, avvenuta neanche mezz’ora prima, di un bambino figlio di unna donna non coniugata, senza lavoro fisso né famiglia. ;

<<Ora che fate ?….>> le domando << … vi precipitate a mandare la polizia in ospedale, per prendere ‘sta creatura prima ancora che sua madre possa vederla?>>

Non risponde, mentre io penso davvero che la ucciderei volentieri per liberare la società da tanta stupida e cieca arroganza..;.;.;.;.;.;

<<Lei ha figli?>> le domando

<<No….>> risponde seccata, e poi convinta di potere individuare un lato debole sul quale colpirmi domanda << …e lei invece ?>>

<<Io neanche … e non ne farò fino a quando questi tribunali non saranno stati chiusi…>>

<<Dovrà aspettare a lungo, allora>> sibila la donnetta con tono crudele e minaccioso..;.;.;.;.;.;

<<Non molto …non molto …>> commento io bluffando con il sorriso volutamente ostentato di chi vuol far credere di saperne molto più di quanto dice..;.;.;.;.;.;

Poi finiamo il lavoro senza più fiatare, e quando dopo due ore esco dal tribunale ho sotto il braccio un corposo incartamento che non vedo l’ora di studiare in ogni minimo dettaglio..;.;;.;;;.;;;;.;;;;;.;;;;;;

Già so che stasera, quando sarò rientrato a Roma, non mangerò e non andrò a dormire fino a che non avrò trovato, in queste carte, ciò che cerco. Paola mi vede arrivare in macchina sorridente. C’è un bel sole caldo in questa splendida città piena di storia antica, sarebbe bello non avere fretta per potersene andare un po’ in giro a vedere chiese e monumenti.. Paola mi vede arrivare in macchina sorridente. C’è un bel sole caldo in questa splendida città piena di storia antica, sarebbe bello non avere fretta per potersene andare un po’ in giro a vedere chiese e monumenti.;. Paola mi vede arrivare in macchina sorridente. C’è un bel sole caldo in questa splendida città piena di storia antica, sarebbe bello non avere fretta per potersene andare un po’ in giro a vedere chiese e monumenti.;. Paola mi vede arrivare in macchina sorridente. C’è un bel sole caldo in questa splendida città piena di storia antica, sarebbe bello non avere fretta per potersene andare un po’ in giro a vedere chiese e monumenti.;. Paola mi vede arrivare in macchina sorridente. C’è un bel sole caldo in questa splendida città piena di storia antica, sarebbe bello non avere fretta per potersene andare un po’ in giro a vedere chiese e monumenti.;. Paola mi vede arrivare in macchina sorridente. C’è un bel sole caldo in questa splendida città piena di storia antica, sarebbe bello non avere fretta per potersene andare un po’ in giro a vedere chiese e monumenti.;. Paola mi vede arrivare in macchina sorridente. C’è un bel sole caldo in questa splendida città piena di storia antica, sarebbe bello non avere fretta per potersene andare un po’ in giro a vedere chiese e monumenti.;

Salgo in macchina porgendo a Paola le carte, e guardo con distante sollievo l’orribile palazzo moderno da cui sono appena uscito, che deturpa l’armonica antichità d’una città che sembra vivere in pace il difficile contrasto tra modernità e valori contadini. . ;. ;;. ;;;. ;;;;. ;;;;;. ;;;;;;

Mentre giro la chiave dell’accensione ricordo mio nonno avvocato, originario di queste parti, che custodiva gelosamente le carte come si trattasse di qualche vecchia foto in bianco e nero, di quelle delle quali non esiste più il negativo, come fossero pezzi unici e rari d’una collezione irripetibile, e ricordo le arrabbiature con la pipinara dei suoi dodici nipoti, compreso me, che ero il suo preferito, guai a chi toccava le sue carte, guai soltanto a sgualcirle..;.;.;.;.;.;

Le carte : che piaccia o no nelle carte c’è tutta la vita delle persone.. Che piaccia o no nelle carte c’è tutta la vita delle persone.;. Che piaccia o no nelle carte c’è tutta la vita delle persone.;;. Che piaccia o no nelle carte c’è tutta la vita delle persone.;;;. Che piaccia o no nelle carte c’è tutta la vita delle persone.;;;;. Che piaccia o no nelle carte c’è tutta la vita delle persone.;;;;;. Che piaccia o no nelle carte c’è tutta la vita delle persone.;;;;;; Anche la mia..;.;.;.;.;.;

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;006-Voci di corridoio

Voce di popolo voce di Dio, mi pare che dica un antico proverbio, che dovendosi applicare alle cose di legge andrebbe però così riformulato : “Voce di corridoio voce di Dio”.

Così ho deciso di fare un salto al tribunale penale, che sta poco distante dal tribunale dei minori, per vedere se potessi incontrare qualche collega disposto a farmi delle confidenze, ma non ho avuto fortuna : troppa diffidenza da parte di un circolo così ristretto di toghe nei confronti di un forestiero.

Me ne stavo quindi per tornare via, sia pure parzialmente appagato per avere ottenuto copia integrale del fascicolo su Daria, allorquando ho notato vicino all’uscita del palazzone un grande bar dove mi sono infilato in fretta confondendomi con i numerosi astanti. Ed è stato proprio mentre ero alla cassa a ritirare lo scontrino, che mi sono accorto di essere osservato : se ne stava fermo accanto alla porta stretta, imbarazzato eppure come attendendomi al varco, il faccione rotondo con i baffi stretti sopra le labbra grandi, capelli lisci, lievemente stempiato, sulla cinquantina, mi pareva proprio di averlo già visto.

Accortosi di essere stato notato, si è avvicinato con passo lento e ha ordinato un cappuccino poggiando entrambi gli avambracci sul bancone, proprio a fianco al mio caffè, poi senza guardarmi ha sussurrato : << Lei è Balestra, vero?>>

<<Chi vuole saperlo ?>> ho chiesto a mia volta.

<<Sono un collega … finisca il suo caffè e poi mi segua, la prego>>, e in quel mentre è arrivato il suo cappuccino accompagnato da un <<Prego avvocato>> rivoltogli dall’ignaro barista, di modo che le mie perplessità si sono per la gran parte dileguate.

Finita la consumazione ho lasciato che mi distanziasse, poi mi sono incamminato lentamente, controllando con la coda dell’occhio che nessuno avesse notato la nostra intesa.

Abbiamo camminato così per tutto lo stradone costeggiato di palme che conduce verso il centro storico, poi lui ha girato a destra imboccando una stradina piccola dove potrà passare a malapena una vettura alla volta, ed io ho fatto bene attenzione a controllare di non avere qualcuno alle mie spalle, né a piedi né in motocicletta, per non trovarmi stretto tra due direzioni prive di via d’uscita. Ad un certo punto però la strada si è aperta d’improvviso su di una piazzetta, con una rotonda al centro della quale c’è un piccolo giardino pubblico ben curato, gente e automobili andavano e venivano, di modo che ho abbandonato ogni residua esitazione e mi sono seduto a fianco a lui, come mi ha indicato, su una delle due panchine di marmo vicino alle aiuole.

<<Scusami ..sai, per questa prudenza forse eccessiva …mi chiamo Giuseppe De Marino, sono un civilista di qui ..ah scusami..ci diamo del tu …vero ? Possiamo ?>>

<<Certo che ci diamo del tu.. non si usa così tra colleghi..? >>

<< Grazie , ti ringrazio, sai non capita spesso di conoscere un collega di Roma…tra l’altro ti avrei voluto incontrare .. io ho seguito i Fontenova prima di te..avrei voluto passarti le consegne come si usa tra colleghi .. però non me la sentivo proprio di parlarti al telefono….>>

<<Fa nulla…>> rispondo subito per metterlo a suo agio <<..l’importante è che alla fine ci siamo comunque incontrati…. a proposito … come hai fatto a riconoscermi ?>> domando ancora

<< La televisione .. sai ho seguito molto il caso di quel bambino di cui hai parlato da Costanzo…>>

Annuisco, in effetti quella puntata del Costanzo Show la hanno vista almeno 5 milioni di persone, ed è naturale che qualcuno mi riconosca.

<<Senti..>> domando <<.. ma perché tutti questi misteri …come se prima, in tribunale, tu non volessi farti vedere insieme a me .. c’è un motivo?>>

Batte nervosamente sul fondo del pacchetto delle sigarette, finalmente lo porta alle labbra e ne estrae una, che subito si accende utilizzando un accendino d’oro. E’ ben vestito, le scarpe lucide e porta all’anulare destro un anello simile al mio, che da queste parti serve a distinguere le persone assai rispettate in società : non deve essere un avvocato qualunque, sicuramente gode di prestigio e benessere economico : << C’è più di un motivo .. sai, in un ambiente piccolo come questo ..>> risponde mentre con le due dita che tengono la sigaretta traccia una immaginaria panoramica del luogo in cui ci troviamo <<..la prima regola è che i panni sporchi si lavano in famiglia …>>

<< Hai da dirmi qualcosa sulla vicenda dei Fontenova, vero?>> azzardo io

<< In un certo senso … sai in realtà io quella famiglia la conoscevo da tempo, e so che sono persone per bene, magari poco fortunate, lui è sempre alla ricerca di un lavoro. .guadagna poco e saltuariamente però non si è mai mischiato con i delinquenti, non ha mai cercato scorciatoie per risolvere i suoi problemi … non credo affatto che abbiano maltrattato la figlia … non so come si sia arrivati ad un provvedimento tanto grave nei loro confronti … però devi sapere che la presidente del tribunale …quella sì che la conosco …>> si ferma, tace e respira profondamente, come combattuto da un segreto malessere, poi mi fissa dritto negli occhi, e mi pare di scorgere nel suo sguardo un’espressione sincera, sia pure mescolata ad un serio turbamento : <<.. sei giovane tu …>> riprende lui <<… io avrò almeno dieci o quindici anni più di te…ho cominciato presto anche io, sai, mio padre insegnava all’università e nel contempo faceva il penalista, poi un giorno un cliente all’ergastolo gli ha chiesto di portare un ordine di omicidio a gente sua … lui non lo ha fatto…tre mesi dopo due carabinieri vennero a casa in tarda sera e dissero a mia madre, maniera anche piuttosto fredda e sgradevole, che lo avevano ritrovato su un tratto di spiaggia abbastanza isolato, un po’ più a Sud uscendo dalla città… il socio di mio padre si è portato via tutti i clienti e così ho dovuto ricominciare da zero, ho fatto tutto da solo, e oggi sono un civilista piuttosto quotato…. pensa ..>> s’interrompe per un solo istante, riprende fiato e poi <<.. pensa che ho anche seguito alcune pratiche di adozione per gente importante .. una che riguardava un magistrato di qui ….. ed un’altra persona importante…una amica della presidente…>> confessa infine in un filo di fiato, dopo questo lungo racconto, per tutta la durata del quale deve essersi tormentato dal desiderio di vuotare il sacco, per liberarsi di un peso.

Eccolo qui davanti a me, un altro principe del Foro, prigioniero della stessa umana solitudine il cui respiro a volte avverto sopra le mie lunghe giornate di guerre a pagamento : suo padre era un grosso penalista e per questo lui deve avere deciso di dedicarsi al civile, per non rischiare di ritrovarsi nella stessa identica impossibilità di scegliere, tra il morire nel corpo o morire nell’anima, pur di restare un libero uomo ed un libero avvocato, e mantenersi così degno del nostro comune giuramento di fedeltà alla legge.

<< Hai dei figli?>> domando posandogli una mano sulla spalla in segno di amicizia.

<<Ne ho due, che studiano legge … e non voglio che debbano ricominciare da zero come me..>>

<< Perché ti stai fidando di me?>> gli chiedo ancora

<< Perché sei giovane ..e conoscendoti oggi ho avuto conferma che quello sguardo brillante e determinato che avevo visto sul piccolo schermo non è un bluff….tu credi davvero in ciò che fai .. come anche io ci credevo .. fino a quando non ho dovuto cedere al compromesso …>>

<< Non lo hai fatto per interesse.. ne sono sicuro ..crescere figli è forse la migliore causa che esista…>> lo tranquillizzo <<..e soprattutto è la causa più importante … quella che non devi assolutamente perdere..>>

Sorride, finalmente, mentre decido che da questo incontro devo comunque tornare con qualche indicazione in più : <<I fascicoli certamente non potrò vederli..>> riprendo a bassa voce, senza guardarlo in viso, gli occhi puntati su due ragazzi che parlottano più avanti <<…ma puoi dirmi qualcos’altro, prima di salutarci?>>

<< Quando ti ho riconosciuto in tribunale già sapevo che avevi preso i Fontenova, e ti confesso che me ne sono rallegrato … ma ora ascoltami bene : tu sei forestiero, ti potrai muovere con maggiore libertà …magari ti riuscirà di scoperchiare la pentola …si parla, voci di corridoio, ma in quei fascicoli c’era qualche riscontro .. si parla di un giro di adozioni che fa capo proprio alla presidente … ci sono di mezzo alcuni psicologi, sempre gli stessi, che fanno le perizie … ed i casi di cui ho avuto notizia io nascevano sempre da segnalazioni di assistenti sociali della medesima ASL…..>>

Gli chiedo quale ASL, e lui mi ripete la sigla, poi si alza lento ma deciso perché deve tornare in tribunale, ha un’udienza civile e non vuole che qualcuno lo scopra in ritardo, mentre io mi rallegro di avere un’ottima memoria, che mi consentirà di girare queste poche ma preziose informazioni a Maiorino, senza che nessuna ne vada persa, affinché gli sia possibile cominciare il lavoro con un piccolo vantaggio.

Mi sta davanti per qualche istante, guardandomi con gli occhi tristi e forse vergognandosi, vorrei potesse credermi mentre gli dico che secondo me ha fatto la cosa migliore, affidandomi questi pochi segreti, vorrei aggiungere che non lo giudico, ma preferisco non farlo, potrei umiliarlo e non vorrei davvero.

Così mi avvicino lentamente per salutarlo, baciandolo prima su una guancia poi sull’altra, come avevo visto fare, da bambino, ad entrambi i miei nonni meridionali, so che per un uomo del Sud è un segno di rispetto, e infatti mentre si allontana mi pare che il suo passo sia divenuto più leggero, lo sguardo dritto avanti a sé, starà di nuovo pensando ai suoi figli che a differenza di lui non dovranno crescere senza un padre.

.;.;.;.;.;.;

;007-I quattro codici

<< Com’è andata?>> chiede Laura prima ancora che la porta dello Studio si sia richiusa alle mie spalle, e attende poi la mia risposta con impazienza, evidentemente la vicenda deve avere disgustato anche lei.

Sono di ritorno da una sessione disciplinare del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, nella quale sono stato ascoltato come testimone nel procedimento contro un collega.

Il tizio, mio coetaneo, era convinto di avere messo su un’industria infallibile e redditizia, almeno fino a prima di incontrarmi. Si discuteva un causa di lavoro intentata da un suo cliente, un sudamericano che riferiva di avere lavorato come domestico presso una famiglia romana, e di non avere ricevuto la giusta paga, oltre alla solita immancabile tiritera delle festività non godute, degli straordinari e compagnia bella, producendo in giudizio un conteggio del Sindacato stando al quale, per undici mesi di lavoro gli sarebbe spettata una retribuzione complessiva di 40 milioni di lire, più o meno quello che al netto guadagna un avvocato sui 35 anni discretamente avviato.

Il fatto è che questo suo assistito non si era mai presentato in udienza, e che in più secondo le notizie in possesso dei miei clienti se ne era tornato al sua paese da un pel pezzo, mentre l’avvocato sosteneva in tribunale la sua pretesa creditoria : così avevo incaricato Maiorino di fare qualche ricerca, e ne era uscito fuori che lo Studio del mio avversario “comprava” le cause di lavoro, cioè durante l’anno giudiziario liquidava con qualche milione di lire in contanti decine e decine di extracomunitari, facendosi rilasciare una bella procura all’incasso con la quale, a causa finita, riscuoteva l’importo della transazione che poi steccava con il Sindacalista amico. Il business stava nella differenza tra le poche lire versate al ricorrente e la grosse cifre riscosse a vertenza conclusa, e se per ipotesi serviva un testimone, il margine era tale da pagarne almeno un paio, così, tanto per stare più tranquilli.

Individuato il teste falso, grazie alle indicazioni di Maiorino, lo avevo messo alle strette durante la causa, avanti al giudice, e di lì si era aperto uno spiraglio sul quale, in seguito, con molto scrupolo e grande efficienza, l’Ordine degli Avvocati aveva raccolto prove schiaccianti con le quali il “lavorista” era stato rinviato a giudizio disciplinare e poi, grazie anche alla mia testimonianza, definitivamente radiato dall’Albo.

Rispondo a Laura raccontandole l’esito del procedimento, poi corro subito a rifugiarmi nella mia stanza, non sempre è piacevole compiere il proprio dovere, anche se ritengo che sia un bene collettivo il fatto di avere ottenuto che quel delinquente travestito da avvocato abbia finalmente dovuto smetterla di truffare, in un sol colpo, il proprio cliente, l’avversario e persino il giudice.

Finalmente mi siedo alla scrivania pregustando una breve pausa, dopo avere acceso una sigaretta apro il giornale correndo subito alla mia pagina preferita, quella sulla “giudiziaria” : quest’oggi niente cronaca né commenti d’interesse generale, l’argomento più trattato è infatti la partita a due tra i magistrati di Milano e il presidente del consiglio.

E siccome non amo né gli uni né l’altro, continuo a scorrere velocemente le pagine fino a quando, giunto alla cronaca romana, riconosco la foto di Federico Bucci, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Roma, giacca scura, capelli grigi e folti, pettinati a spazzola, viso magro, sguardo furbo e deciso.

L’articolo racconta di una polemica tra lui ed il presidente del tribunale, a proposito delle code chilometriche cui gli avvocati devono sottoporsi, ogni mattina, per qualsiasi adempimento debbano compiere, anche per la cosa più stupida come ricevere notizie circa l’avvenuta fissazione di una udienza di prima comparizione dall’operatore del computer al ruolo generale, oppure chiedere copie autentiche di una sentenza, depositare un fascicolo, consegnare un atto per la notifica agli ufficiali giudiziari.

Bucci è il primo presidente dell’Ordine, da almeno vent’anni, che abbia avuto la dignità di dire ai giornalisti come stanno veramente le cose, ed io mi sono personalmente complimentato con lui perché davvero non se ne poteva più di leggere sui giornali tutte queste favole sull’avvenuta informatizzazione degli uffici di cancelleria che avrebbe eliminato le code agli sportelli : l’intervista che ho appena finito di leggere tutta d’un fiato, chiarisce che siccome in Italia ci manca sempre un soldo per fare una lira, nessuno dei tanti ingegneri informatici che si sono occupati degli appalti è mai riuscito a risolvere il problema di assegnare una password a ciascuno dei 10.000 avvocati romani, ragion per cui il servizio resta inservibile e le code ci sono ancora.

Ad onor del vero bisogna però precisare che 10.000 avvocati sono veramente troppi anche per una città come Roma, e mi secca dire che sul punto specifico hanno ragione i rappresentanti della magistratura organizzata, i quali da tempo vanno ripetendo che la quantità è nemica della qualità.

Una grossa fetta dei legali romani, almeno l’80%, si occupa esclusivamente di cause civili, e di certo più della metà di costoro sono veramente bravi, nessuno sa quanto sia complesso ed affascinante il diritto civile, nel civile, diceva giustamente il Presidente Vannucci, un anziano giudice in pensione che mi onorvava della sua stima, “ più si scava e più c’è da scavare” ; a Roma girano interessi economici di grande rilevanza, perché qui hanno sede molte compagnie di assicurazione, banche nazionali, finanziarie ed enti pubblici che affidano gli incarichi giudiziali ad avvocati scelti al di fuori dei rispettivi uffici legali interni, alimentando così un indotto di servizi connessi alla professione le cui proporzioni sono difficili da quantificare, ma che certamente giova anche a categorie collaterali; senza poi contare la mole gigantesca di contenzioso di cui si occupano quei lavoristi che sono bene agganciati con il sindacato : centinaia e centinaia di pratiche ogni anno, dalle quali spesso discende il fallimento di piccole imprese, che si chiudono spesso con delle transazioni assai onerose in occasione delle quali, secondo voci di corridoio, il sindacato medesimo intascherebbe una percentuale sia sugli emolumenti spettanti ai ricorrenti che sugli onorari riconosciuti agli avvocati.

Gli altri avvocati romani, il restante 20%, amano definirsi “penalisti”, ma in realtà la maggioranza di costoro si limita a vivacchiare con le difese d’ufficio, che riguardano ormai principalmente extracomunitari senza permesso di soggiorno, tossicodipendenti che ancora oggi si fanno beccare mentre con un cacciavite forzano la portiera di qualche vecchia 127 per farsi l’autoradio estraibile, zingari appartenenti a famiglie poco importanti (quelli di maggior nome si rivolgono a dei Signori avvocati), viados di tutte le razze che qualche volta offrono in pagamento le proprie prestazioni (e sembra che taluno gradisca), e una sterminata e disperata microcriminalità da 100.000/200.000 lire ad arringa, rigorosamente cash, con le quali di sicuro un trentenne appena abilitato riesce a svoltare la serata in discoteca o persino a farsi il telefonino dell’ultima generazione. Quel che resta dopo questa impietosa percentuale saranno sì e no un centinaio di toghe : queste sì che si occupano di cosette veramente serie ed assai peculiari, guadagnandosi in tal modo la considerazione della stampa e l’invidia di colleghi altrettanto bravi che hanno però la sfortuna di esercitare in qualche piccola provincia. A questa ristretta elite di avvocati si rivolgono in primo luogo i soliti colletti bianchi che comprano società, le fanno fallire, si beccano sei mesi con la condizionale per bancarotta, poi coi soldi rubati aprono decine di altre società e ricominciano daccapo; in secondo luogo tutto il mondo più o meno ufficiale della politica, con i suoi processi interminabili, ottime vetrine di un formalismo giuridico che sarebbe bello vedere assicurato a tutti quanti i cittadini in egual misura; ultimo, ma non per ultimo, a Roma gira più che altrove roba di servizi segreti più o meno deviati, una serie innumerevole di processi imbastiti su notizie che tutti ben conoscono ma che tutti devono fingere di non sapere, delle pulcinellate in cui lo scontro tra le diverse componenti si esaurisce in un reciproco gioco di veti e di ricatti all’esito del quale quasi tutti gli imputati finiscono per uscirne bene : credo sia proprio per questo motivo che in passato agli uffici della capitale era stato assegnato il non proprio onorevole appellativo di “Porto delle nebbie”.

La presenza elegante e discreta di Laura avanti a me interrompe d’un tratto questo girotondo di pensieri, così richiudo il giornale e scorro velocemente il fax che mi ha posato sotto gli occhi : si tratta di una comunicazione del commissariato di zona, con la quale mi si informa che Loredana Bruni, tratta in arresto per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti, resistenza a pubblico ufficiale e detenzione abusiva di armi, mi ha nominato suo difensore.

Loredana. Ricordo ancora quando nella sala colloqui di Rebibbia femminile, mentre la telecamera mobile piazzata sopra l’uscio inseguiva ogni nostro movimento tra le quattro mura imbiancate di fresco, affinchè la vigilante potesse verificare che non le consegnassi bustine piene di polvere bianca, mi diceva che era contenta che le avessi fatto ottenere l’affidamento in prova, nonostante la gravità della sua condanna, due anni e quattro mesi per rapina a mano armata : << Così tra pochi giorni uscirò…..>> aveva detto sorridendo, stretta in una magliettina gialla sotto la quale intuivo un seno piccolo e duro, ancora alto come quello di un’adolescente, e quel viso dai tratti leggeri, sotto una cascata lunga e morbida di capelli neri, i jeans attillati sopra il corpo snello e sensuale dei suoi 23 annidi vita già troppo vissuta, e con troppi errori addosso, nell’anima e dentro il sangue : sieropositiva, esposta al rischio continuo d’infezioni, e quel sorriso quasi indifferente, colpa della serotonina spazzata via dalla droga, che anestetizza le sensazioni e fa sorridere, appunto, quando si vorrebbe morire esattamente allo stesso modo di quando si è felici, quando si ha speranza come quando si ha paura, perché la vita è divenuta ormai una linea dritta da cui è definitivamente impossibile scappare : << … sai che mi fa paura ?……>> aveva mormorato indicando le quattro pareti bianche tutte intorno a noi <<…perché fuori di qui sarà diverso .. qui mi sentivo protetta.. fuori già so che avrò paura …>>

E così era stato : a nulla era servito che io e Gilberto, il suo fidanzato, capelli ricci, naso e labbra grandi, giacca di velluto a coste piccole sopra un torace asciutto e robusto, anch’egli ex tossicodipendente, andassimo a parlare con quelli Villa Maraini e li convincessimo ad accogliere Loredana, il responsabile del Centro era diffidente ma l’argomento risolutivo lo aveva speso proprio Gilberto buttando lì a bruciapelo una domanda che mi aveva raggelato : << Ma cosa cazzo ti credi ?.. >> gli aveva chiesto a muso duro <<…che in carcere la roba non le arrivi ? Io l’ho vista ieri e sono sicuro che dentro riesce a farsi ! Lo sanno tutti che ai “camerotti ” si spaccia come al Villaggio Olimpico>>

Poi più nulla, per tre mesi, fino ad ora con questo fax che mi ricorda che dopo quell’abbraccio alla sua uscita dal carcere, dove l’avevamo attesa con Gilberto e dove vincendo un ridicolo pregiudizio avevo ricambiato quel suo bacio tenero con cui mi aveva sinceramente ringraziato per averla trattata come una persona in cui si poteva e doveva ancora credere, tutto era subito cambiato : appena uscita Loredana aveva lasciato Gilberto e si era messo con un altro che come lei non ce la stava facendo a liberarsi della “scimmia”, ed insieme avevano attrezzato a casa di lui, che stava ai domiciliari, un centro di smistamento che serviva tutta la borgata di San Basilio, fino a quando una soffiata o un pedinamento avevano provocato l’irruzione della polizia, la resistenza a mano armata opposta da Loredana che aveva impugnato un coltellaccio da cucina, gridando forse in quell’istante tutta la rabbia di una vita così breve e di una sconfitta così tanto precoce, prima di ripiombare in quell’inferno di ovatta fatto di mura protettive e basso livello di serotonina, dal quale sicuramente sarebbe stato impossibile tirarla fuori una seconda volta.

Così scuoto il capo e Laura, che la storia la conosce bene, si accinge ad inviare un fax con il quale comunica all’autorità procedente che la nomina a difensore non è stata accettata : poi, mentre si allontana, le chiedo di non passarmi telefonate, perché oggi ho necessità di studiare le carte dei Fontenova, e voglio che null’altro mi distolga da questo impegno.

Quando un caso mi appassiona in modo particolare, come avviene per quello dei Fontenova, so già che prima o poi mi capiterà di ritrovarmi solo con una sigaretta accesa, ad osservare le stesse identiche carte del giorno prima, pur sapendo che stavolta tutto mi sembrerà d’improvviso più chiaro e so già che troverò, in quel modo, una idea, una soluzione che fino a pochi istanti prima non avevo saputo riconoscere nel filo disordinato e prepotente degli eventi.

Accade così, che accosto la porta della mia stanza e con un gesto deciso del piede spengo la lampada alogena mentre con la mano accendo contemporaneamente la luce da tavolo che sta alle spalle del mio iBook, che si diffonde soffusa sopra il piano della scrivania e si mischia al sottofondo dei rumori più blandi che di sera salgono su dalla strada. Poi vado alla libreria di legno scuro che sta sulla parete opposta e ne estraggo i quattro codici dal dorso rigido, e mentre accarezzo le copertine sgualcite ed inizio lentamente a sfogliarli, avviso Laura che nessuno mi dovrà disturbare. E’ un alibi : si tratta in realtà di un rito che lei ben conosce, ha ben compreso, dopo tutti questi anni insieme, che saperla di là mi da sicurezza, mi aiuta a concentrarmi l’idea che rimanga a portata di voce, casomai dovessi chiederle di ricordare un dettaglio di un caso simile trattato in passato o forse, più semplicemente, la sua silenziosa e fedele presenza è diventata ormai per me parte integrante d’un equilibrio cui non saprei più rinunziare.

Inizio a sfogliare il fascicolo lentamente, e mentre lo faccio verifico sulla carta consumata dei codici l’esattezza di una mia teoria, poi cerco un altro documento e a penna inizio a glossarlo mentre rifletto ancora sul come e sul perché d’una certa cosa.

Adoro studiare su quello che in gergo si chiama “cartaceo”, l’era dell’informatica mi ha conquistato a metà, scrivo al computer ma le leggi e le sentenze di cassazione non so cercarle sui “dischetti magici” che usano Paola e gli altri, la carta mi pare invece l’unica capace di raccontare cosa c’è stato di combattuto, sofferto, deciso ed irrisolto in ogni singola parola di ogni singolo comma di ogni singolo articolo di ogni singola legge.

Quando il fumo azzurrino della sigaretta si mischia alla luce gialla della lampada da tavolo, e la mia penna corre ormai veloce sui vecchi ed ormai obsoleti fogli uso bollo che adopero per prendere appunti, allora finalmente immagino di avere davanti il cattivo, il prepotente di turno e di poterlo così sfidare a viso aperto dicendogli “a noi due” .

A dire il vero non è che questa condizione mentale si verifichi in tutti i casi che seguo, però c’è una circostanza che mi affascina, mi inquieta ed allo stesso tempo mi infonde un’invincibile carica interiore : ogni volta che questo momento si é materializzato interrompendo quel mesto e quasi burocratico tran tran che troppo spesso addormenta il mio mestiere di avvocato, ho sempre raggiunto il risultato che mi ero prefissato, ed è per questo, infatti, che lo trovo affascinante.

Ora sto qui che leggo e rileggo righe e piccole frasi della scarna documentazione del caso Fontenova, avvolto in quella specie di magia che ho appena descritto, e ricapitolando quanto è avvenuto fino ad ora ricomincio per l’ennesima volta a scrivere sul foglio che ho poggiato alla destra del fascicolo :

--che il tribunale per i minorenni ha ordinato l’allontanamento di Daria basandosi esclusivamente sulla relazione dell’assistente sociale Maria Rita Turchi e sulla perizia di Squitini,

--che in entrambi i documenti si favoleggia di un disegno che sarebbe stato realizzato a scuola da Daria, nel quale avrebbe ritratto il pene di suo padre,

--che tuttavia tale disegno non è nel fascicolo del quale pure mi è stata rilasciata copia integrale, dopo l’istanza ai sensi dell’articolo 34 della Convenzione Europea,

--che sempre nel fascicolo ho trovato una lettera con cui la Turchi si fa bella avanti al tribunale dei minorenni del fatto che Daria sia stata guarita dai pidocchi e da una infezione vaginale,

--che vista la blindatura del sistema dei consultori, dove i bambini ricevono meno visite dei detenuti adulti, qualcosa di buono potrebbe venire da una ispezione tesa a verificare come sono trattati i piccoli reclusi, come mangiano, se sono puliti e curati come si dovrebbe, ma per fare questo ci vorrebbe un mandato del giudice e non credo che allo stato attuale dei fatti mi sia possibile fare affidamento su di una richiesta in tal senso del PM che gestisce le denunzie dei Fontenova.

Mi fermo e rileggo velocemente gli appunti.

Poi d’improvviso torno a frugare in senso inverso il mucchio delle carte fino ad estrarre la lettera della Turchi, quella apparentemente più lontana dal centro ideale dei fatti processuali di maggiore rilevanza, in cui si parla dei pidocchi e poi :

<<I pidocchi !! >> esclamo a voce alta e Laura si precipita da me senza neanche attendere che la chiami : << Telefona ai Fontenova e chiedi loro se Daria avesse mai avuto i pidocchi prima di essere rapita! >> le intimo senza troppa gentilezza, e lei annuisce tornando veloce in segreteria.

A quel punto smetto di leggere e mi trastullo scarabocchiando il foglio degli appunti per un tempo che non so quantificare, poi torno a frugare tra le carte e a un certo punto chiamo ancora << Laura….Laura….>>

<<Eccomi…>> mi dice affacciandosi di nuovo alla mia porta, stavolta con aria più allarmata.

<< Spiega ai Fontenova che domattina gli spedisco un esposto che devono sottoscrivere e consegnare ai NAS di Taranto …… si, insomma .. ai Carabinieri … l’indirizzo dei NAS glielo scrivo nella lettera di accompagnamento….>>

Annuisce.

<<Grazie … e scusami ..>>

Annuisce di nuovo. E poi sorride.

Ho trovato il modo di far visitare Daria aggirando il tribunale dei minori : i NAS non hanno bisogno di un mandato del giudice per eseguire un’ispezione sanitaria, e quella lettera della Turchi sarà il mio cavallo di Troia, basterà allegarla all’esposto.

Sorrido anche io, insieme a Laura, poi comincio a picchiettare veloce sulla tastiera del mio delicatissimo iBook, sperando che anche stavolta la delicata ingegneria moderna riesca a sopravvivere alla mia furia creativa.

008-L’intervista

Seduto avanti alla scrivania alle tre del pomeriggio, con il telefono che tace e la penna che disegna scarabocchi sopra uno sterminato foglio bianco, rifletto sul caso Fontenova.

La mia filosofia è che le cause si vincono o si perdono prima ancora di cominciarle, ed è per questo che spendo molto tempo ed energie prima di inoltrare una domanda giudiziaria : valuto le forze in campo, anche e soprattutto quelle che non appaiono formalmente, cerco di disegnare la composizione dei diversi schieramenti, invio lettere raccomandate e telegrammi che possano costituire, un domani, la prova documentale di omissioni o rifiuti, ricerco e se possibile raccolgo le fonti di prova.

Ora, in questo caso, poiché sembra che assistenti sociali, consulenti del tribunale e giudici stessi siano tutti d’accordo tra loro, devo cercare di spezzare il fronte, di creare una situazione per la quale questa mutua e reciproca solidarietà cominci ad avere un costo per ciascuno dei soggetti che vi partecipa, in modo che finiscano per dividersi, o addirittura per accusarsi a vicenda.

In tal senso decido che al punto in cui siamo valga la pena di tentare un bluff con i miei interlocutori, facendogli credere che ho un asso nella manica, ma senza specificare quale, affinché ciascuno di essi si cominci a domandare se non stia per toccare proprio a lui la sorte del primo birillo appresso al quale cadono poi tutti gli altri : “divide et impera”, dicevano i Romani, che di queste cose se ne intendevano.

Laura deve avere un talento particolare per capire sempre cosa sto pensando, tanto è vero che una volta che era in vena di confidenze mi ha raccontato che dopo tanti anni le sembra di sapermi leggere negli occhi, dopo tanti anni di convivenza forzata, come usa chiamare le otto ore quotidiane di cui è fatto il nostro rapporto avvocato-segretaria.

Così mentre le chiedo di rintracciarmi il telefonino di Alessandra, la mia amica dell’AGL, sorride maliziosa e trovo che sia davvero molto carina mentre parlotta a bassa voce scambiandosi con Alessandra gli stessi convenevoli in cui si intratterrebbe se invece che una semplice segretaria fosse mia moglie : Laura è davvero eccezionale, andando avanti nel tempo ha imparato persino a gestire i miei rapporti sociali.

<<Alza la cornetta !>> intima perentoria, ed io obbedisco ricambiando il sorriso.

<<Ale…..sono Manfredi>>

<<Avvocato Balestra….. come stai tesoro?>> mi fa lei con voce falsamente suadente

<<Non allisciarmi…>> la interrompo stando allo scherzo <<…non ti ho chiamato per darti uno scoop….>>

<<Allora sicuramente ti serve di far passare un comunicato stampa su qualche altra grave ingiustizia…>>

Mitica Alessandra : quando ho seguito il caso del poliziotto che, essendo stato falsamente accusato da un pentito, era stato arrestato e sospeso dallo stipendio, mi è stata di grande aiuto. E’ stato proprio in quella occasione che ci siamo conosciuti, ed io avevo apprezzato il fatto che volesse saperne di più su quella drammatica vicenda, che non intendesse limitarsi a svolgere il compitino come tanti suoi colleghi, che significa riportare in tre righe una vicenda umana magari sconvolgente, al solo scopo di non restare indietro rispetto alle altre agenzie di stampa. Così, visto che voleva scavare nella storia, le avevo raccontato che Moretti era un Ispettore pluridecorato, e che un giorno aveva pizzicato un suo collega intento a trafficare con alcuni spacciatori; il suo capo gli aveva ordinato di infiltrarsi per raccogliere altri elementi prima di sporgere formale denunzia, e quando dunque il poliziotto “infame” gli aveva proposto un affare sporco, lui aveva finto di abboccare, riuscendo infine a farlo arrestare; il guaio era stato che un sostituto procuratore particolarmente avvezzo, come la maggioranza dei propri colleghi, a fare le indagini utilizzando la delazione invece dei riscontri investigativi, si era lasciato sedurre dall’idea di restare sui giornali un paio di giorni in più, e perciò quando l’arrestato, per vendicarsi, aveva finto di “pentirsi” asserendo che Moretti era sempre stato in combutta con lui, non ci aveva pensato su due volte, ed aveva fatto arrestare il mio cliente.

Due anni dopo Moretti lo avevo fatto assolvere, e successivamente avevo presentato domanda di risarcimento per ingiusta detenzione, ma anche lì un altro pubblico ministero, diventato nel frattempo Presidente di sezione, del quale gli avvocati sono soliti dire che “arresterebbe pure sua madre”, aveva rigettato la domanda assumendo che nella condotta del mio assistito ci fosse stata una certa colposità. Tutti gli encomi e le operazioni delicate, condotte anche a rischio della vita per uno stipendio da fame, dunque non valevano nulla, tanto è vero che la Cassazione pochi mesi dopo aveva confermato che lo Stato italiano non aveva alcun debito nei confronti di Moretti per l’ingiustizia e l’infamia di quei dodici mesi di carcere, per la separazione dalla moglie, per la sospensione degli emolumenti e per la pubblica gogna che aveva dovuto patire.

Il mio ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo aveva incuriosito Alessandra, e di lì, come dicevo, era nata la nostra amicizia.

<< Nessuno scoop stavolta ..>> la ammonisco diffidente <<… ma il fatto è che mi servirebbe un favore>>

<<Spiegami…>> annuisce delusa

Così le racconto tutta la storia, sorprendendomi per l’interesse che sembra manifestare nell’ascolto. Mi ero convinto, chissà perché, che la vicenda di Daria potesse a mala pena interessare la cronaca locale, e peraltro solo in funzione scandalistica, visto l’argomento “pruriginoso”, e mi ero già disposto a ricevere un rifiuto persino da Alessandra.

Invece lei, dimostrando così di essere una giornalista di razza, sembra avere capito il mio gioco e si mostra lievemente risentita : <<Dunque …>> mi dice alla fine <<….questa non è roba da rotocalchi, questa per me è una bomba…>>

<<Davvero?>> fingo stupore.

<< Si… anche se non ci credi esistono ancora dei giornalisti seri che vanno sempre in cerca di argomenti da inchiesta …. tu mi stai praticamente dicendo che c’è una rete di psicologi disonesti che inventa abusi sessuali per mera utilità economica ….>>

<<Non mi pare granché come scoop … in un paese come l’Italia sarebbe strano il contrario…>>

<< Dici così perché non conosci la Puglia .. dammi retta, dietro il caso di Daria potrebbe esserci molto di più … …per cui ascoltami, ora ti faccio chiamare da una mia amica di Telepuglia .. una di cui ti puoi fidare…..si chiama Giovanna Galimberti…. Aspetta un attimo che trovo il numero……ecco qui, scrivi …” e comincia a dettare. Quando le confermo che ho preso nota, sottolinea che si tratta di una bella ragazza perché ha ancora voglia di fare ancora la spiritosa : “Tu sei sempre sul mercato ?>> domanda

<<In che senso?>>

<<Sei ancora un giovane scapolo in cerca di moglie?>>

<<Non sto cercando moglie ! >> preciso sulla difensiva.

<<Peccato…. perché saresti un buon partito…..>>

Dopo averla salutata scorgo che Laura mi sta guardando con malizia, come se avesse ascoltato, chissà cosa diavolo si dicono di me quando parlano in mia assenza.

Capisco che sono arrossito, e così automaticamente compongo il numero di Giovanna, mi presento, e ricomincio a raccontare tutta la storia : Laura nel frattempo, vedendomi bene avviato, se ne torna in segreteria.

<< Chissà che cavolo si dicono su di me>> penso ancora mentre Giovanna mi sta fissando per l’indomani un appuntamento davanti all’abitazione dei Fontenova, dove promette di venirmi ad intervistare con una troupe.

Una intervista per un telegiornale locale è leggermente più agevole di una per un telegiornale nazionale : il primo infatti è più disposto ad approfondire un certo argomento, e così invece di una battuta di 5 secondi puoi prepararti una frase di circa venti secondi. Anche in questo caso, tuttavia, è bene costruire la tua dichiarazione in maniera che non la si possa spezzare, così se la vogliono mandare in onda sono costretti a darla per intero, e nessuno potrà fraintendere il senso del messaggio che vuoi far pervenire ai telespettatori.

Ed io penso e ripenso a cosa dirò << Fonti attendibili riferiscono che l’accesso dei NAS presso il centro ove è rinchiusa la figlia dei miei assistiti, ha rivelato una situazione di degrado, dal punto di vista igienico sanitario, meritevole di serio approfondimento da parte della procura ordinaria, senza poi contare le numerose stranezze che ho riscontrato in alcuni decreti di affidamento dei minori a quello stesso Centro>>

<< Lei crede quindi che l’accesso dei NAS nel consultorio possa essere il primo passo di una inchiesta che punti dritto ad un giro di adozioni ?>>

<< Io so solo che molti bimbi sono finiti lì dentro sulla base di falsità meritevoli di serio approfondimento>>

<< Ciò che sta dicendo è molto grave : ha delle prove ?>>

<< Le prove le ho, ma non glie le posso indicare : le consegnerò nei prossimi giorni alla magistratura, confidando che nessuno commetta l’errore di prendere sottogamba le mie denunzie…>>

Questo più o meno è quanto dirò domani sera a Telepuglia, dopo avere consegnato all’operatore il mio biglietto da visita per il “sottopancia” : sono venti secondi netti, provare per credere.

009-Il procuratore integerrimo

Non ho assistito alla scena, perché me la ha raccontata Giovanna, ma immagino che sia andata come segue.

Giuseppe Montanaro è un brav’uomo che ha da poco compiuto 20 anni di magistratura, una carriera ineccepibile, uno dei pochi che si guadagna davvero il suo ricco stipendio, l’auto di servizio e tutte le altre prebende tipiche del suo status. E’ uno che viene da famiglia contadina, che ha lavorato di giorno e studiato di notte per entrare in magistratura. Una giovinezza dissolta sui libri e nella fatica di questo immane impegno, l’ammissione all’uditorato ad appena 26 anni, ed il consueto calvario cui sono sottoposti i magistrati privi di raccomandazione politica, ovvero quella prassi incomprensibile per la quale prima di tornare ad esercitare nella città in cui sono nati si devono fare più o meno dieci anni di vita da vagabondi nei più sperduti uffici giudiziari del paese.

Uomo onesto e lavoratore, come si dice, fedele alla Magistratura quanto un carabiniere all’Arma, barba nera e capelli folti, carnagione scura, corpulento ma raffinato e sempre distinto nei modi e nel vestire, oggi è un pezzo grosso della DDA e, naturalmente, ha sposato una collega.

Il giorno dopo la mia intervista sul consultorio Giovanna, 26 anni e tanto entusiasmo, ha risposto al telefono con apprensione quando le hanno detto che a cercarla era proprio lui, ed i suoi timori erano più che giustificati.

Il procuratore integerrimo le ha spiegato, con poche parole, decise e senza alcun rischio di fraintendimento, che si era trovata al posto sbagliato nel momento sbagliato, che di quel consultorio non si doveva parlare perché <<… per ragioni legate al mio alto incarico, e conseguentemente connesse ad esigenze di riserbo istruttorio, se un certo genere di indiscrezioni dovessero ripetersi mi vedrei costretto ad adottare in prima persona dei provvedimenti formali…>>

E’ stato così che l’autonomo ordine giudiziario ha coartato, per il tramite di uno dei suoi migliori servitori, la libertà d’informazione del cosiddetto “quarto potere”, nella vicenda di Daria Fontenova.

010-L’attentato

Di armi me ne intendo abbastanza, sia perché ho fatto il militare come ufficiale di complemento, sia perché quando muovevo i primi passi nel penale dovetti occuparmi di alcuni imputati minori in un grande processo di camorra, ed un amico poliziotto mi consigliò di comprarmi una pistola, spiegandomi che nei regolamenti di conti tra bande quelli sarebbero stati capaci persino di far fuori un avvocato, pur di fare uno sgarbo ad una famiglia nemica. Purtuttavia stamane, prima di partire per la Puglia per una piccola ricognizione, ho commesso un’imprudenza assai grave per uno che si ritiene un esperto.

La stanza dalle pareti scrostate, appena abbellite da alcuni attestati e dai soliti calendari della Polizia, con il finestrone senza tende ed il pavimento di marmo scuro e freddo, era quella di Patrizia, seduta sul bordo della scrivania, con i jeans attillati e il distintivo infilato nella cintura di pelle nera.

Si parlava del più e del meno, visto che fortunatamente erano già due settimane che non le capitava di arrestare qualche mio cliente, e sentivo dalla stanza vicina il rumore inconfondibile di una vecchia Olivetti, con la quale un suo collega stava sicuramente compilando un rapporto da inviare in procura.

Non so come cavolo abbia fatto a passarmi per la testa quella stupida idea, ma sta di fatto che avendo esaurito gli argomenti, e volendo prolungare quella nostra reciproca e piacevole distrazione, ho fatto l’errore di chiederle di confrontare le rispettive pistole, mostrandole la mia.

Subito dopo averla esaminata, lei ha estratto dal cassetto la mitica Beretta calibro 9, lunga e nera, praticamente un fucile di precisione, poi ha sfilato il caricatore da sotto l’impugnatura e infine, prima di consegnarmela, ha scarrellato per disarmarla, provocando un rumore metallico inconfondibile : nei tre secondi successivi ho potuto direttamente constatare quanto protettivi siano i poliziotti maschi nei confronti delle colleghe, e quanto efficienti possano essere gli agenti di un Commissariato, nonostante taluni Sostituti facciano di tutto per trasformarli in scribacchini.

Ero di fronte a lei, in piedi, mentre mi porgeva l’arma da cui come dicevo prima aveva appena estratto il caricatore, quando ho sentito sul collo la carezza fredda della pistola dell’Ispettore della stanza accanto, precipitatosi assieme ad altri due che nel contempo hanno preso a tenermi sotto tiro, mentre il Vice Commissario Patrizia Follini ha gridato :

<< FERMI !! >> con un tono autoritario che ne ha deformato, per un istante, i lineamenti del viso solitamente assai femminili, e quegli occhi verde mare che ne fanno una delle più belle donne poliziotto che io abbia mai conosciuto.

Comunque si è trattato di un valido esercizio, forse procurato a bella posta dal destino, in vista di ciò che sarebbe accaduto poche ore più tardi.

Verso le 22.00, infatti, ho iniziato a passeggiare lungo il corso principale di Brindisi, quello vietato alle auto, che conduce direttamente sul porto, dove ero arrivato, come nelle trame del più scontato dei film gialli, attirato da una telefonata anonima ricevuta poche ore prima.

Fantasticando con la testa tra le nuvole mentre camminavo sul marmo grigio e chiaro, tra due file di palazzi antichi illuminati dalle vetrine dei negozi d’alta moda, intervallati qua e là da piccoli vicoli scuri in fondo ai quali c’è sempre una birreria o un pub, circondato da famiglie con i bambini e da coppiette che si tenevano sottobraccio, sono giunto infine ad un passo dal mare, ritrovandomi d’improvviso sopra un molo quasi del tutto deserto, e mi sono imprudentemente avventurato verso le banchine alla mia destra, lungo un percorso in fondo al quale intravedevo nella semioscurità macchine portuali ferme e silenziose come spettri.

Mi sono fermato, mi fermo appena in tempo per capire che nessuno verrà all’appuntamento, almeno non come amico, e come sempre mi accade nelle situazioni difficili, non mi stupisco di ritrovarmi a valutare il contesto invece di battere i denti dalla strizza.

Stasera, in questo posto, non sento l’odore del mare, anche perché nel frattempo la mia mano destra è già nella tasca dei pantaloni che stringe la mia piccola Beretta 7,65, e la sensazione di quel metallo freddo sopravanza ogni altro istinto, compreso quello della paura, persino quando per la seconda volta in questa giornata, ed in tutta la mia vita, sento di nuovo il gelo della canna di una pistola che mi pizzica la base del collo, e non c’è Patrizia a gridare << FERMI !!>> questa volta, solo silenzio intorno.

<< Non vi girate>> intima l’aggressore, ed io rispondo con tono forzatamente inglese, tipo Roger Moore, che a girarmi non ci penso proprio.

<< Camminate avanti, senza girarvi…voi siete troppo curioso avvocato .. come dite voi a Roma … che vi dovete fare i cazzi vostri …..>> prosegue lui, ed io cammino lentamente guardandomi intorno per trovare una via di fuga, tanto ho già capito il suo gioco, mi sta dirigendo verso il bordo del molo, è evidente che stasera dovrei morire affogato.

Arriviamo al confine oltre il quale il nero della banchina si confonde con un altro nero, quello dell’acqua sporca e scura sotto la quale, senza luce, dopo essere stato colpito alla testa, verrei ingoiato dal nulla per poi riemergere domattina come uno stupido turista imprudente, sì e no cinque righe in una breve, un trafiletto al margine di una pagina interna, e addio Balestra.

E quello che più mi fa rabbia è che ci sarebbe certo un Sostituto svogliato e superficiale che si brigherebbe a liberarsi dello scomodo fascicolo archiviando il tutto come incidente casuale, ed un GIP altrettanto pigro e svogliato che firmerebbe il modulo prestampato, tanto diffuso soprattutto a Roma, su cui è scritta quella formuletta che tanto odio << Letta la richiesta del pubblico ministero, che qui si intende integralmente riportata siccome condivisibile … >> eccetera eccetera.

La mia unica chance è sperare che come io ho sottovalutato il pericolo della sua telefonata, anche lui sia stato leggero nel valutare la mia capacità di reazione, in fondo anche se qui al Sud ci sono diversi avvocati con la pistola, quelli che la sanno veramente usare si contano sulla punta delle dita. Così provo a distrarlo, con una domanda scontata << Chi sei .. cosa vuoi da me …>>, il che mi dà modo di ruotare il capo verso di lui sia pure di mezzo grado, una misura per lui naturale e quasi impercettibile ma per me preziosissima : con la coda dell’occhio riesco a scorgere la mano destra che impugna la pistola, mentre una seconda zaffata aromatica mi sale su per le narici, a riprova del fatto che il tizio ha la mano sinistra occupata da una Marlboro.

Ma quel che più importa è che mi rendo conto che il tipo è alto quasi quanto me, ragion per cui la mia nuca si trova esattamente allo stesso livello del suo viso.

A questo punto, mentre mi intima di fare ancora un altro passo avanti, oppongo una debole ma decisa resistenza iniziando nel contempo a rintronarlo con domande e preghiere una di seguito all’altra, di modo che la vanità che certamente accompagna un delinquente in misura almeno uguale a quella di un avvocato, rimanga soddisfatta fino al punto da farlo esitare, e intanto lentamente ricontrollo di avere una buona presa sulla mia pistola, poi d’improvviso la estraggo dalla tasca e con gesto veloce, senza girarmi ma soltanto inclinandone la canna verso il basso, e la punto dritta sopra i suoi coglioni : tace lui, sorpreso, e taccio io, poi non avendo altra scelta, e ben sapendo che non ci sarà altra e migliore occasione, metto in pratica ciò che ho imparato nella periferia in cui sono cresciuto, quando bastava un niente per venire alle mani, così con un colpo secco tiro indietro la testa e sento scrocchiare sotto la mia nuca l’osso del suo setto nasale, un tonfo sordo dopo il quale lui va giù lungo per terra. Mi volto in un istante impugnando la Beretta 7,65 e cercando di individuare il suo sguardo per prevenire possibili contromosse, ma deve avere occhi neri come la pece, perché tutto il suo corpo resta per me una sagoma scura che posso a malapena distinguere nella notte.

<< Non sparerete avvocato…>> ripete arrogante per due o tre volte, immagino per verificare l’esattezza di quell’assunto, del quale purtroppo trova conferma.

Dal canto mio mi limito a tenerlo sotto tiro, perché mi sono accorto che la sua pistola luccica distante dal braccio, e siccome si sta rialzando in direzione opposta non credo di correre rischi.

Infatti se ne va lentamente, camminando a gambero, fino a quando non si sente abbastanza lontano da starmi fuori tiro, poi scompare ingoiato dalla notte, lasciandomi qui solo ed arrabbiato avanti al rimorso ingombrante delle due grandissime cazzate che incredibilmente sono riuscito a concentrare in un solo giorno : puntare la pistola contro una poliziotta, e farmi puntare addosso la pistola da un delinquente.

011-La traccia

Me ne sto qui sbracato sulla poltrona, con i piedi allungati sulla scrivania zeppa di fascicoli chiusi, lo sguardo fisso su Laura, seduta sul divanetto di fronte, che sopporta pazientemente questa mia invadenza, mentre finge di prendere degli appunti : la verità è che speravo di ricevere qualche notizia da Maiorino, ma sono due settimane che non si fa vedere né sentire, e anche se non ci voglio credere, comincio a temere che anche lui possa avere subito pressioni esterne come è già capitato a Giovanna.

<< Dove siamo arrivati ?>> chiedo alla mia splendida segretaria

<< Dunque … siccome oggi sei particolarmente smanioso abbiamo staccato il telefono, poi abbiamo dato a Filippo i fascicoli per le udienze civili di domani, poi mi hai fatto telefonare almeno dieci volte al tuo investigatore che tiene sempre spento il telefonino, poi mi hai detto di sedermi qui davanti a te .. tanto è vero che per un attimo mi sono illusa che volessi fare come i tuoi colleghi che ci provano con la segretaria .. >> risponde lei ironica, riuscendo anche a farmi sorridere per un momento.

Ecco come è Laura, affidabile come sempre, bella, intelligente, necessaria direi, con quella sua capacità di sapere sempre dove e quando interromperò le mie cavalcate a briglia sciolta, facendosi puntualmente trovare in attesa ad un passo dal mio immaginario traguardo, giusto in tempo per ricondurmi a ragione con una battuta o una tirata d’orecchio : alle volte mi domando se sia soltanto una impressione quella mia che abbia un debole per me, il che certo non mi dispiacerebbe, ma c’è così tanta amicizia tra noi, e mi è così preziosa nel lavoro, che mi impongo di tenere ben lontani questo tipo di pensieri, potrei sopportare qualsiasi cosa, ma compromettere il nostro rapporto, perdere Laura questo proprio no, sarebbe una tragedia di dimensioni bibliche.

<< Poi invece abbiamo preso degli appuntini …>> riprende lei accavallando le gambe mentre si passa una mano tra i capelli <<…pochini pochini, per la verità …te li rileggo : dunque punto uno la questione del Centro minorile dove tengono Daria …>>

<< Giusto…>> faccio io <<….dobbiamo assolutamente saperne di più su tutti gli altri che appartengono alla stessa ONLUS, per capire bene quanti bambini abbiano ricevuto in affidamento in tutta Italia, e quanti tra questi siano vittime di errori giudiziari dolosamente procurati … selezionare tutte queste procedure nei vari tribunali e poi verificare quali siano i periti d’ufficio che preparano le relazioni che finiscono sul tavolo dei giudici per la formazione dei decreti inaudita altera parte …>>

<< Impresa ciclopica..>> mi interrompe <<….. ci vorrebbe un politico serissimo ma purtroppo quel tuo amico, Taradash, non è stato ricandidato alla Camera … lui sì che avrebbe fatto una bella interrogazione parlamentare ….>>

<< Già … tempi duri per chi osa pensare con il proprio cervello, Marco ne è un tipico esempio …e il danno, come si vede, è collettivo…>> sottolineo accasciandomi come sconfitto sullo schienale.

<< Punto due, il disegno …>> mi scuote Laura <<.. ohi .. c’è nessuno in casa ? Il disegno, Manfredi … il disegno che non si trova !!>>

Già il disegno. Forse varrebbe la pena di restare il più possibile sul caso concreto, senza ergersi a cavaliere della tavola rotonda, per riuscire a sollevare il coperchio della pentola e vedere finalmente cosa c’è dentro.

Dopo l’incontro con De Marino, infatti, mi sono convinto che esista un legame, se non una vera e propria intesa contrattuale, tra Squitini e la presidente, il primo interessato ad “ospitare” presso la propria casa famiglia il maggior numero possibile di bambini, e la seconda invece inserita in un giro di adozioni pilotate destinate all’alta società, professionisti, notabili e uomini politici di rango. Questa sorta di mutuo sodalizio disporrebbe inoltre, sempre secondo la mia ipotesi di lavoro, di una preziosa ed efficiente manodopera, costituita dagli assistenti sociali della ASL di cui parlava lo stesso De Marino.

Sono così convinto dell’esistenza di questa particolarissima associazione per delinquere, le ho dato anche un nome : parafrasando il grande Leonardo Sciascia, infatti, mi sono permesso di ribattezzare l’insieme di tutti questi soggetti come “i professionisti dell’antipedofilia”.

<< In due ore abbiamo preso questi soli due appunti?>> domando, e lei annuisce.

Il trillo del telefonino interrompe questo nostro girovagare intorno a un’idea che non arriva : si tratta di Maiorino, dice che si trova qui a due passi e vorrebbe vedermi.

Jonathan Maiorino è uno dei migliori investigatori che esistano : in primo luogo, nonostante i numerosi articoli di giornale che spesso parlano di lui, sono pochissimi quelli che ne conoscono il viso, di modo che è praticamente impossibile che una sua preda possa rendersi conto di averlo alle calcagna; peraltro, per un opportuno eccesso di prudenza, è raro che faccia pedinamenti o che svolga interrogatori in prima persona; a meno che infatti non si tratti di questioni di particolare delicatezza, lui preferisce intervenire solo alla fine, dopo che qualcuno dei suoi numerosissimi informatori lo ha rifornito di notizie, e dopo che lui stesso ha provveduto a selezionare, smontare e ricomporre in un insieme organico quel puzzle di voci, atti, documenti e “indiscrezioni” che nel tempo riesce ad accumulare sulla scrivania. Lui si intende di medicina legale, ama ripetere che “il cadavere parla”, a significare che il corpo della vittima di un omicidio, porta sempre ed inevitabilmente la firma dell’assassino; è poi un attento osservatore della scena del crimine, oltre che un grande esperto di armi e di balistica, conosce la chimica e non so quante altre discipline scientifiche, ma come ho già detto sono poche in realtà le cose che fa in prima persona : Jonathan è un coordinatore infallibile dei numerosi esperti che lavorano dietro sua delega, più che un investigatore ama definirsi un “consulente investigativo”, che è molto, ma molto di più.

Nel caso Fontenova, però, quello che lo rende assolutamente indispensabile è quel suo lungo trascorso di poliziotto di razza, che gli consente di approvvigionarsi di informazioni che per altri sarebbero inaccessibili, e che potrebbero risultare determinanti in un caso che come questo vede profilarsi diverse connivenze tra soggetti appartenenti all’alta società.

’.;.;.;.;.;.;Comunque quando lui si accomoda in poltrona tutti gli altri dello studio sono già seduti, impazienti e curiosi.

Finisco velocemente di scorrere le tre cartelle che mi ha consegnato, poi alzo lo sguardo e mi rendo conto che tutti hanno osservato un religioso silenzio : le butto via, proprio davanti a Claudia che comincia a visionarle anche lei, e poi guardo dritto negli occhi del mio investigatore, forse con una malcelata ostilità, me ne accorgo da come ricambia al mio sguardo.

<< Mi pare un po’ pochino!>> faccio per aggredirlo.

Sorride ironico : <<Questo è tutto ciò che ti posso scrivere .. tutto quanto posso dirti di avere raccolto in via ufficiale … ed in fondo non è mica poco ….>>.. tutto quanto posso dirti di avere raccolto in via ufficiale … ed in fondo c’è anche un resoconto dettagliato su come ho trovato la maestra di Barletta ….”;.. tutto quanto posso dirti di avere raccolto in via ufficiale … ed in fondo c’è anche un resoconto dettagliato su come ho trovato la maestra di Barletta ….”;;.. tutto quanto posso dirti di avere raccolto in via ufficiale … ed in fondo c’è anche un resoconto dettagliato su come ho trovato la maestra di Barletta ….”;;;.. tutto quanto posso dirti di avere raccolto in via ufficiale … ed in fondo c’è anche un resoconto dettagliato su come ho trovato la maestra di Barletta ….”;;;;.. tutto quanto posso dirti di avere raccolto in via ufficiale … ed in fondo c’è anche un resoconto dettagliato su come ho trovato la maestra di Barletta ….”;;;;;.. tutto quanto posso dirti di avere raccolto in via ufficiale … ed in fondo c’è anche un resoconto dettagliato su come ho trovato la maestra di Barletta ….”;;;;;;

<<Non fare lo stronzo!>> lo interrompo, mentre gli altri sorridono al ripetersi di una scena ormai fin troppo familiare. Quando si tratta di cose grosse Jonathan ha sempre le migliori informazioni, al punto che non mi stupirei se mi dicesse di conoscere anche qualcuno nei servizi, che poi non ci sarebbe nulla di strano per uno che è stato 30 anni in polizia. Lui sa sempre molte cose più degli altri ma mai e poi mai si espone a metterle nero su bianco sopra una relazione investigativa : si tratta di documenti che prima o poi finiscono in tribunale, magari allegate ad una memoria difensiva, e dunque è molto prudente nello scrivere.

In realtà la parte più interessante delle sue relazioni investigative è quella che t’illustra a voce, e per una volta soltanto, perché anche Maiorino, come Paganini, non ripete.

E infatti gli domando : << Ma scusa … ti vuoi decidere a parlare ? Oppure hai deciso che mi tocca fare il teatrino anche stavolta ?>>

Non risponde, si limita ad indicare quella fetecchia di relazione che giace inutile sulla mia scrivania.

Dunque avevo ragione, a quanto ho capito, anche per questa volta non potrò contare su una formale testimonianza del mio investigatore relativa agli elementi di prova che ha raccolto. Mi dispongo alla rassegnazione, torno a poggiare la schiena sulla spalliera e mentre accendo una sigaretta, gli faccio segno con due dita di cominciare a parlare.. Quando si tratta di cose grosse Jonathan ha sempre le migliori informazioni, al punto che non mi stupirei se mi dicesse di conoscere anche qualcuno nei Servizi, che poi non ci sarebbe nulla di strano per uno che è stato 30 in Polizia. Lui sa sempre più degli altri ma non te lo vuole mai scrivere, di modo che mi mette sulla strada buona ma si rifiuta di accompagnarmici : comunque, a quanto ho capito, anche per questa volta non potrò contare su una formale testimonianza del mio investigatore sugli elementi di prova che ha raccolto. Mi dispongo alla rassegnazione, torno a poggiare la schiena sulla spalliera e mentre accendo una sigaretta, gli faccio segno con due dita di cominciare a parlare.;. Quando si tratta di cose grosse Jonathan ha sempre le migliori informazioni, al punto che non mi stupirei se mi dicesse di conoscere anche qualcuno nei Servizi, che poi non ci sarebbe nulla di strano per uno che è stato 30 in Polizia. Lui sa sempre più degli altri ma non te lo vuole mai scrivere, di modo che mi mette sulla strada buona ma si rifiuta di accompagnarmici : comunque, a quanto ho capito, anche per questa volta non potrò contare su una formale testimonianza del mio investigatore sugli elementi di prova che ha raccolto. Mi dispongo alla rassegnazione, torno a poggiare la schiena sulla spalliera e mentre accendo una sigaretta, gli faccio segno con due dita di cominciare a parlare.;. Quando si tratta di cose grosse Jonathan ha sempre le migliori informazioni, al punto che non mi stupirei se mi dicesse di conoscere anche qualcuno nei Servizi, che poi non ci sarebbe nulla di strano per uno che è stato 30 in Polizia. Lui sa sempre più degli altri ma non te lo vuole mai scrivere, di modo che mi mette sulla strada buona ma si rifiuta di accompagnarmici : comunque, a quanto ho capito, anche per questa volta non potrò contare su una formale testimonianza del mio investigatore sugli elementi di prova che ha raccolto. Mi dispongo alla rassegnazione, torno a poggiare la schiena sulla spalliera e mentre accendo una sigaretta, gli faccio segno con due dita di cominciare a parlare.;. Quando si tratta di cose grosse Jonathan ha sempre le migliori informazioni, al punto che non mi stupirei se mi dicesse di conoscere anche qualcuno nei Servizi, che poi non ci sarebbe nulla di strano per uno che è stato 30 in Polizia. Lui sa sempre più degli altri ma non te lo vuole mai scrivere, di modo che mi mette sulla strada buona ma si rifiuta di accompagnarmici : comunque, a quanto ho capito, anche per questa volta non potrò contare su una formale testimonianza del mio investigatore sugli elementi di prova che ha raccolto. Mi dispongo alla rassegnazione, torno a poggiare la schiena sulla spalliera e mentre accendo una sigaretta, gli faccio segno con due dita di cominciare a parlare.;. Quando si tratta di cose grosse Jonathan ha sempre le migliori informazioni, al punto che non mi stupirei se mi dicesse di conoscere anche qualcuno nei Servizi, che poi non ci sarebbe nulla di strano per uno che è stato 30 in Polizia. Lui sa sempre più degli altri ma non te lo vuole mai scrivere, di modo che mi mette sulla strada buona ma si rifiuta di accompagnarmici : comunque, a quanto ho capito, anche per questa volta non potrò contare su una formale testimonianza del mio investigatore sugli elementi di prova che ha raccolto. Mi dispongo alla rassegnazione, torno a poggiare la schiena sulla spalliera e mentre accendo una sigaretta, gli faccio segno con due dita di cominciare a parlare.;. Quando si tratta di cose grosse Jonathan ha sempre le migliori informazioni, al punto che non mi stupirei se mi dicesse di conoscere anche qualcuno nei Servizi, che poi non ci sarebbe nulla di strano per uno che è stato 30 in Polizia. Lui sa sempre più degli altri ma non te lo vuole mai scrivere, di modo che mi mette sulla strada buona ma si rifiuta di accompagnarmici : comunque, a quanto ho capito, anche per questa volta non potrò contare su una formale testimonianza del mio investigatore sugli elementi di prova che ha raccolto. Mi dispongo alla rassegnazione, torno a poggiare la schiena sulla spalliera e mentre accendo una sigaretta, gli faccio segno con due dita di cominciare a parlare.;

<< Quando hai interessato i NAS con quell’esposto li hai colpiti su di uno dei loro punti più deboli ….>>..”;..”;;..”;;;..”;;;;..”;;;;;..”;;;;;;

<< Infatti ..>> lo interrompo entusiasta, confidando che mi stia per dare buone notizie <<… se dal rapporto dei NAS uscisse che i bambini che sono custoditi nel consultorio si trovano in una situazione igienico-sanitaria inadeguata, potrei presentare un’istanza al tribunale dei minori velatamente rilevando che eventuali patologie mediche di Daria siano in un certo qual modo da imputarsi ai giudici … capisci il mio sottile ricatto ?>>.. i cattivi!”;.. i cattivi!”;.. i cattivi!”;.. i cattivi!”;.. i cattivi!”;.. i cattivi!”;

<< Certo che capisco ….ma credo che dovrai optare per altre soluzioni….>> risponde Jonathan che poi riprende la sua spiegazione senza darmi modo di interloquire oltre <<.. dunque ascolta … questa benedetta ONLUS si avvale della consulenza di non più di dieci psicologi in tutta Italia. Ne ho parlato in camera caritatis con un pezzo grosso dell’ordine degli psicologi, il quale mi ha spiegato che si tratta di gente che è stata più volte sottoposta a procedimento disciplinare per l’utilizzo di protocolli scientifici, diciamo così, non del tutto ortodossi…>>

<< L’ordine nazionale sconfessa i professionisti dell’antipedofilia ?>>

<< Esattamente. Ed è proprio per questo che hanno tirato su questa ONLUS, ramificata in ogni città, nella quale hanno rapporti privilegiati con gli assistenti sociali maggiormente collegati, a loro volta, con alcuni giudici minorili ai quali riescono a darla a bere ..>>

<< Quindi secondo te non ci sono giudici minorili che li favoriscono consapevolmente …>>

<< In linea di massima no, ma … ma il problema è che per quanto riguarda il tribunale che ha rapito Daria Fontenova ci sono dei forti sospetti, e forse qualcosa in più di semplici sospetti, che ci sia qualche giudice che ….>>

<<Che ci guadagna ?>> domando impaziente

<< Non proprio.. almeno non nel modo in cui credi tu …si tratta di un meccanismo più complesso, provo a spiegartelo : dunque questa ONLUS, presieduta in prima persona dal caro Squitini, ha stabilito una serie di contatti privilegiati con decine di assistenti sociali sparpagliati per tutto il paese; gli assistenti sociali individuano un caso appetibile, lo segnalano ad un magistrato il quale, del tutto in buona fede, si lascia convincere ad affidare la perizia ad uno strizzacervelli della ONLUS; la perizia, come ben sai, attesta che i sintomi del minore sono “compatibili” con gli esiti di una possibile violenza sessuale, ed ecco qua che il bambino viene prelevato a forza e rinchiuso in un centro antiviolenza : inutile dirti quel che già sai, e cioè che il centro è controllato, con un gioco di scatole cinesi, sempre da gente della ONLUS, la quale alla fine percepisce le rette che gli enti locali corrispondono…>>

<< Quel che mi manca di sapere è quale sia l’esatta entità di questo business : tu sei in grado di darmi delle cifre ?>>

<< Le stime ufficiali parlano di 14.000 bambini affidati ai consultori a Lit. 300.000 al giorno, per 365 giorni l’anno, fa un totale di circa duemila miliardi all’anno… niente male per una organizzazione senza fini di lucro…e comunque secondo alcuni la reale entità del fenomeno interesserebbe addirittura 28.000 bambini …. Lo stesso ministero della giustizia sembra non disporre di dati univoci …….>>

<<Cazzo.. anzi cazzissimo !!…..>> esclamo <<..sapevo che era un bel business ma non pensavo così tanto …>>

<< Questo è quanto, caro avvocato, ora se permetti me ne andrei perché ho altri casi di cui occuparmi>>

<<Cosa significa ?>> domando allarmato

<< Significa che se ne vuoi sapere di più ti devi rivolgere ad altri, io ti ho detto fin troppo..>>

<< Mi stai prendendo per il culo ?……>> gli chiedo alzandomi di scatto <<..e poi non mi hai ancora detto che tipo è quel Cosentino, il PM cui è stata assegnata la denunzia che ho fatto presentare ai Fontenova>>

<< Cosentino … sì … >> risponde con aria di sufficienza <<…….. come ben sai non è che i rapporti con la magistratura siano il mio forte, per cui posso dirti poco su di lui, se non che ha 32 o 33 anni…che risulta essere persona onesta e capace e che è arrivato in Puglia da poche settimane, dopo avere completato il suo primo incarico in una tranquilla cittadina del Nord…>>

<< Un novellino, insomma … e se si trattasse di una coincidenza in qualche modo voluta?>>

<< Questo è ancora da appurare, ma certamente se la tua ipotesi di lavoro è giusta, visto anche il casino che hai fatto con giornali e televisioni, l’intera situazione è diventata assai delicata e scottante … e come sempre in questi casi la si affida ad uno che un domani si possa gettare in pasto alla stampa senza compromettere l’immagine dell’intero ufficio di procura …comunque ora basta… devo proprio andare perché altro proprio non ti posso dire, e d’altronde ti serve a poco sapere il resto…tieni soltanto presente che il mare avanti al quale Daria è cresciuta, è un crocevia di interessi di tutti i generi…non ci sono soltanto il business della pedofilia ed il business dell’antipedofilia … su quel mare passa ogni genere di traffico di carne umana ed è inevitabile che gli interessi sporchi, seppure apparentemente di segno opposto, finiscano per incontrarsi in una sorta di contiguità della quale dovresti chiedere a qualcun altro che non sia io…>>

<< Ti accompagno>> faccio io saltando giù dalla poltrona per non farmelo sfuggire, e gli vado appresso dopo che con un cenno ho indicato a tutti gli altri di restarsene seduti lì.

Percorro il corridoio stretto che conduce alla porta del mio studio, riflettendo in quei pochi secondi su come dovrò porre a Maiorino la domanda che mi frulla nella testa, perché so che avrò una sola occasione per convincerlo a darmi una risposta che sia davvero una traccia concreta su cui lavorare.

<< A chi devo chiedere ?>> gli domando infine sperando di avere imbroccato

Mi guarda di sotto in sopra, mentre socchiude l’uscio, poi si leva il sigaro dalla bocca ed in un filo di fiato, quasi senza voce, mi stupisce per l’ennesima volta :

<< Al dottore … chiedi al dottore>> risponde secco, e poi senza darmi tempo di replicare scompare veloce oltre l’uscio socchiuso, lasciandomi lì impalato a seguire il movimento lento ma costante della porta blindata che si richiude, scacciando via finalmente l’odore forte del suo sigaro.

<< Conosce il dottore….>> osservo stupito <<….e sa che anche io lo conosco ! …… che figlio di buona madre ! >>, sottolineo sorridendo mentre mi riaffaccio nella mia stanza e comunico agli altri che la riunione è finita, con tono da ordinaria amministrazione, così per non insospettirli su quel che mi ha detto Jonathan.

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012-;;

Il “dottore”

Il dottore, come ho fatto a non pensarci prima ! Lo avevo incontrato all’epoca in cui ero stato contattato per il processo sulla strage di Ustica, e mi aveva fatto capire senza troppi giri di parole di appartenere ai servizi segreti.

Sulla cinquantina, alto quasi un metro e novanta, corpulento, pochi capelli grigi ed occhi azzurri, mi aveva avvicinato in una pausa del processo appena iniziato : era andata così, che mentre discutevo con alcuni giornalisti si era mischiato a loro ed aveva ascoltato con attenzione ciò che dicevo, e cioè che quello di Ustica era ormai un segreto di Pulcinella, che tutti sapevano esattamente come erano andate le cose, ma che il Dott. Priore avrebbe avuto comunque il sarebbe stato assai difficile attendersi una sentenza che facesse propri i contenuti della celeberrima ordinanza del giudice Priore. La faccenda della battaglia aerea era e restava una storia difficile ancora dopo tutti quegli anni, non tanto perché c’erano di mezzo gli Americani, ma anche e soprattutto perché non c’erano soltanto loro.

Quando quelli avevano finito di prendere appunti, e si erano allontanati, lui si era avvicinato ancor di più, e con un sorriso disarmante aveva tentato di apparirmi innocuo ed amichevole, poi mi aveva teso una mano grossa e tozza, con cui aveva stretto vigorosamente la mia, subito dopo aggiustandosi il colletto di una camicia bianca che soffocava il suo torace largo sotto il doppio petto grigio chiaro.

Dopo un primo imbarazzo mi aveva spiegato che tutto ciò che avevo appena riferito ai giornalisti sarebbe stato probabilmente dimenticato da costoro, ed infatti nello stesso momento avevo potuto notare, con la coda dell’occhio, che un tizio magro e lungo, ben vestito e serio come un ligio burocrate, aveva agganciato i miei precedenti interlocutori i quali tutti, senza distinzione di appartenenza politica, seguivano il filo di quel discorso lungo ed articolato parlato a mezza bocca, dietro uno sguardo basso e cupo simile a quello di un maestro elementare ormai stanco e svogliato.

Mi aveva pregato di non risentirmi per il suo intervento ma io lo avevo stupito rispondendo che mi aspettavo che sarebbe avvenuto qualcosa del genere, anche se non ne capivo la motivazione, visto che ormai quelle verità erano state scritte in diversi libri e atti parlamentari, e se ne era persino fatto un film.

<< Un conto è che si sappia…..>> mi aveva risposto <<…….e un conto è che se ne parli>> ed io avevo annuito imperturbabile.

<< Sono altre le questioni che oggi interessano….. >> aveva poi ripreso forse per sviare la conversazione <<…..oggi c’è il problema della frantumazione dell’Est europeo, la questione dei Balcani, il terrorismo islamico>> aveva infine precisato con aria burocratica, come stesse leggendo o compilando un rapporto informativo.

Infine mi aveva dettato il numero di un centralino del Viminale, pregandomi di chiamarlo laddove ne avessi sentito il bisogno, ed io dal canto mio avevo comunque apprezzato quella schiettezza, e lo avevo rassicurato sul fatto che se andando avanti nel processo mi fossi trovato a decifrare scenari troppo complessi, lo avrei sicuramente contattato, in fondo cosa avevo da perdere, senza contare che la sicurezza con la quale aveva condotto quel breve approccio la diceva lunga sul fatto che conoscesse assai molto di me, della mia storia, del mio carattere, del mio senso pratico.

Quel che forse non sapeva è che in quei pochi istanti avevo fatto una valutazione che ancora oggi considero valida : lasciarmi agganciare era l’unico modo che avevo per evitare una invasione troppo approfondita e fastidiosa sui segreti della mia professione, adottando così una tattica che mi era stata suggerita da un’amica della sinistra extraparlamentare, Eleonora S.

Eleonora mi aveva raccontato che quelli della CIA, in occasione della guerra nel Golfo, onde evitare che i giornalisti scavassero troppo alla ricerca di notizie da approfondire, li avevano sommersi con una mole di atti, documenti, foto ed immagini filmate per analizzare, comprendere e selezionare i quali occorreva tanto e tale dispendio di tempo e di energia da non avere il tempo di occuparsi di altro: in questo modo la CIA aveva impedito che qualcuno, rovistando a casaccio, potesse reperire fonti o notizie il cui approfondimento potesse rivelarsi pericoloso.

Adoperando la stessa strategia, pensavo, avrei potuto indicare all’attenzione del “dottore”, come mi aveva detto lui di chiamarlo, obiettivi di interesse tali da distrarlo da altri che avessi voluto eventualmente salvaguardare da qualcuno dei suoi ficcanaso.

Così Maiorino mi aveva detto di rivolgermi a lui per capirne di più a proposito del particolare contesto territoriale in cui si stava svolgendo la storia di Daria, così uguale a quella di migliaia di altri bambini, ma stretta evidentemente in un ambiente dai contorni più complessi ed impegnativi.

<< Dunque Maiorino conosce il dottore…..>> avevo pensato <<……… oppure il dottore conosce Maiorino …. ma quel che importa è che entrambi conoscono me, e questo significa che da quando ho assunto il caso dei Fontenova, in qualche modo e per qualche motivo che non mi riesce di comprendere, i Servizi hanno ripreso ad interessarsi alla mia persona …. come e perché lo saprò presto….>>.

.;.;.;.;.;.;

013-“Un tanto al chilo”

Telefonare al “dottore” non mi è stato poi così difficile : al centralino si sono limitati a farmi ripetere il mio nome un paio di volte, evidentemente per annotarlo in maniera corretta, poi me lo hanno passato senza farmi attendere e senza restare stupiti del fatto che non avevo saputo indicarne il cognome, risparmiandomi così la lunga trafila di un numero imprecisato di segretarie scostanti.

<< La stavo pensando proprio in questi giorni…>> ha esordito lui senza darmi tempo di sciorinare tutta la contorta fase di avvicinamento all’argomento che mi ero ripassato mentalmente prima di comporre il suo numero di telefono <<… perché ho una questione personale, per carità una fesseria per un avvocato del suo calibro, ma se volesse essere così cortese da dedicarmi una decina di minuti le sarei veramente grato…>>

<< Quando vuole passare a trovarmi ?>> ho chiesto assumendo subito un’aria professionale, e lui mi ha detto che per pura combinazione doveva fare dei giri e che se avessi voluto riceverlo di lì a una mezz’ora gli avrei fatto davvero un gran favore.

<< Anche le spie sono spiate>> ho pensato tra me e me nell’assecondare la sua riluttanza a parlare per telefono, poi ho ingannato il tempo dell’attesa distraendomi nell’esaminare fascicoli che già conosco a memoria.

.. se può tranquillizzarla le do la mia parola d’onore che quanto utilizzerò di questa conversazione passerà avanti agli occhi di tutti come farina del mio sacco …”;.. se può tranquillizzarla le do la mia parola d’onore che quanto utilizzerò di questa conversazione passerà avanti agli occhi di tutti come farina del mio sacco …”;;.. se può tranquillizzarla le do la mia parola d’onore che quanto utilizzerò di questa conversazione passerà avanti agli occhi di tutti come farina del mio sacco …”;;;.. se può tranquillizzarla le do la mia parola d’onore che quanto utilizzerò di questa conversazione passerà avanti agli occhi di tutti come farina del mio sacco …”;;;;.. se può tranquillizzarla le do la mia parola d’onore che quanto utilizzerò di questa conversazione passerà avanti agli occhi di tutti come farina del mio sacco …”;;;;;.. se può tranquillizzarla le do la mia parola d’onore che quanto utilizzerò di questa conversazione passerà avanti agli occhi di tutti come farina del mio sacco …”;;;;;;Quando entra nella mia stanza ha la stessa aria volutamente innocua con la quale mi si avvicinò in tribunale, finge di guardarsi intorno un po’ smarrito, poi mi tende la mano ed infine si siede di fronte a me, tenendo in mano una cartellina rossa molto sottile.

<< Senta dottore, io avrei proprio bisogno di parlarle…>> esordisco

<< Sono venuto qui apposta : la prego mi dica pure>>

Stranamente non mi stupisco di questa sua inattesa disponibilità, e d’altronde ancora non so se mi darà le risposte che cerco.

<< Ok ..>> penso tra me e me <<.. in fondo è anche normale che sia venuto qui ad ascoltarmi, deve essere per lui un compitino facile facile “monitorarmi” visto che sto per vuotare il sacco senza che lui abbia dovuto faticare nel convincermi o nel fingere di essere qualcosa o qualcuno di diverso da ciò che è. E poi non ho scelta, è infatti evidente che senza aiuto non ne verrò a capo tanto facilmente..>>

Così comincio, senza troppi fronzoli né giri di parole, ad esporgli la mia idea :

<<Poniamo il caso che esistano delle ONLUS, magari costituite in gran parte da gente per bene, che sente il desiderio vero e sincero di aiutare i bambini abbandonati o, peggio, vittime di soprusi o violenze…>>

<<Parliamo di bambini, dunque ….>> sottolinea come tranquillizzato dal fatto che sia proprio quello l’argomento, poi annuisce e mi fa cenno di proseguire.

<< …. e che in tal senso si comincino ad attrezzare delle case di accoglienza in cui ricoverare questi bambini affidati dal tribunale per i minorenni ….perché le forze del volontariato cattolico non bastano più, non sono più adeguate o non so per quale altro motivo… sta di fatto che ad un bel momento qualcuno in Parlamento decide che questo genere di iniziative è meritevole di sostegno anche concreto da parte delle istituzioni, e che per questo si faccia una legge con la quale si stabilisce che gli enti locali corrispondano una diaria giornaliera per coprire le spese che certamente non saranno esigue ….>>

<<Una diaria che sarà ovviamente commisurata ad il numero di bambini ricoverati in queste case famiglia …>> precisa lui, così confermando per la seconda volta che già conosce l’argomento.

Fatta questa prima piccola prova, decido dunque che vale la pena tentare di andare avanti nel discorso, per cui riprendo :

<< Ora poniamo il caso che una o più d’una di queste ONLUS riescano ad inserirsi nel giro degli assistenti sociali, i quali come noto hanno un ruolo essenziale nei confronti dei giudici minorili, perché segnalano i casi di presunti abusi su minori, ma soprattutto, poiché nei decreti del tribunale vengono dichiarati affidatari dei bambini abusati, finiscono il più delle volte per decidere essi stessi in quali case famiglia questi bimbi saranno meglio seguiti, dirottando così un gran numero di minori proprio nelle case gestite da alcuni piuttosto che da altri …ci siamo finora?>>

Annuisce ancora, senza rispondere.

<< A questo punto mi domando e le domando : si può ipotizzare che esista all’interno di un sistema così organizzato, un qualche caso, sia pure isolato, di psicologi amministratori di ONLUS che a loro volta amministrano case famiglia, che a loro volta ricevono i bambini in affidamento da appartenenti ai servizi sociali, i quali a loro volta ricevono una mazzetta sull’ammontare delle diarie procurate durante un anno .. si tratterebbe di un bel business, considerato che 14.000 bambini all’anno, per 365 giorni l’anno a Lit. 300.000 al giorno, fa circa duemila miliardi di lire all’anno ? >>

Mi guarda con aria volutamente delusa, di modo che sono preso dall’angoscia di avere sbagliato a confidare nel suo aiuto. Tace a lungo osservando le foto che stanno sulla parete alle mie spalle, primi piani nei quali parlo ad un Convegno Forense, tengo una lezione alla scuola di investigazione, sorrido orgoglioso al fianco di Marco Pannella. Poi finalmente si decide :

<< Questa parte della storia è più che plausibile, diciamo così, ma secondo me è incompleta…>>

Questo esordio mi rassicura, perché per il momento non mi ha ancora mentito, il che lascia sperare che mi dirà la verità anche quando arriveremo ad argomenti sui quali non avrò più maniera di verificare la sua sincerità.

Sto morendo dalla curiosità, con una mano tormento la mia Parker, con l’altra gli faccio cenno di proseguire.

<<Io credo ..>> riprende lui <<…ma tenga presente che si tratta solo di una mia opinione, non è che io disponga di notizie in materia, però io credo che questa parte della storia, siccome va avanti da diverso tempo, la conoscano in parecchi … quello che invece tutti si domandano, e così anche l’amministrazione per la quale lavoro, è se si possa addirittura ipotizzare una qualche contiguità tra questi “abusologi” ed i mercanti di carne umana che fanno affari d’oro sulle nostre coste sud-orientali…lei ricorda il caso della bimba ROM che fu rapita e per la quale inizialmente furono indagati i genitori, pensando magari ad un traffico di adozioni ….>>

Sono stupito, mi pare troppo facile, non soltanto non cerca di sminuire il valore delle consapevolezze che gli ho appena dimostrato di avere raggiunto, ma addirittura sembra volermi instradare verso qualcosa di più nascosto. Decido che devo bluffare e così, siccome ricordo bene la faccenda della quale avevano parlato a lungo i telegiornali, fingo di considerare del tutto naturale quell’inaspettata confidenza di cui sembra volermi mettere a parte.

<<Un anno dopo fu ritrovata morta …>> mi affretto a precisare <<…..se non sbaglio il cadavere era racchiuso in un lettino pieghevole sul ciglio della stessa strada su cui chiedeva l’elemosina…>>

<<.. senza le cornee e senza i reni!>> aggiunge lui con tono sinceramente indignato.

<<Traffico di organi sulla pelle della povera gente …>>

<< Traffico di organi, pedofilia, prostituzione minorile, commercio di adozioni, il tutto principalmente sulla pelle dei clandestini ….>>

<<Va bene……>> faccio io <<.. ma cosa c’entra, tutti questi traffici, si sa, sono gestiti principalmente dalle mafie straniere..>>

<< Non del tutto …ora le dirò una cosa avvocato, ma tenga presente che prima se vuole che vada avanti e se davvero la sente di darmi una mano, lei si troverà in pericolo ed io non so se mi sarà sempre possibile tutelarla come ho fatto fino ad oggi, perché qui non è il gioco stupido di uno stupido delinquente isolato, né di una mafia organizzata secondo una logica precisa di cui sia perciò possibile prevedere le mosse …e soprattutto lei dovrà dimenticare quanto sto per dirle nello stesso istante in cui le parlerò.. altrimenti io stesso non potrò più esserle amico …mi sono spiegato?>> conclude fissandomi con uno sguardo per nulla rassicurante, anzi volutamente minaccioso, che per la verità mi stupisce più che spaventarmi.

Annuisco, e lo prego di proseguire.

<< Lei mi ha cercato al Viminale, per cui ritiene ragionevolmente che io appartenga al SISDE, al servizio civile ….in realtà io sono del SISMI, mi occupo perciò di sicurezza internazionale …al SISDE mi ci hanno mandato per creare un raccordo su questa attività conoscitiva che abbiamo in corso ormai da molti anni e che coinvolge tanti e tali di quegli argomenti che anche se volessi o potessi non le saprei elencare se non in modo incompleto … dunque secondo lei perché mai i clandestini entrano in Italia viaggiando stipati sui gommoni, a rischio della vita, e pagando cifre altissime, quando con le leggi attualmente in vigore basterebbe un semplice permesso di soggiorno, valido tre mesi, con il quale tentare la sorte a minor prezzo e con maggiori possibilità ?>>

<< Forse che in Ambasciata questi permessi costano più di quanto dovrebbero?>> azzardo io

<<Me lo avevano detto i miei ragazzi che lei è un tipo sveglio …>>

<< Va bene ma ancora non capisco cosa c’entra tutto questo con gli “abusologi”…..>>

<< Vede non è solo una questione di mercato nero dei permessi di soggiorno…c’è anche un’altra questione : l’ingresso di famiglie di stranieri che non siano state censite in Ambasciata, finisce per impedirci ogni controllo sulla sorte di questi poveracci …quanti di loro, cioè, finiscano sulla strada, o nelle case di appuntamento, o al lavoro nero nei campi …. e soprattutto quanti bambini finiscano per essere venduti dai loro stessi genitori, i quali pensano di affidarli magari al mercato delle adozioni mentre il più delle volte diventano ….diventano …. pezzi di ricambio ..come la bimba ROM ! >>

<< Un mercato che coinvolge non solo mafie straniere, ma anche enti più o meno istituzionali di Stati Esteri…>> concludo io lasciando cadere la sigaretta in terra, perché proprio in quel momento ho rammentato le parole di un amico medico che mi parlava di una clinica a Liverpool nella quale ad ogni trapianto si dispone già di due organi identici, onde riparare ad una eventuale crisi di rigetto. E’ una clinica privata, ovviamente.

<< Anche del cosiddetto mondo civile, Stati occidentali, europei ..>> mi conferma lui come se mi avesse letto nel pensiero, mentre io tento di occultare un malessere fisico chinandomi in terra lentamente per raccogliere la sigaretta.

<<E gli abusologi ?>> domando ancora

<< La loro mafia, nel particolare contesto territoriale in cui si svolge il caso giudiziario che lei sta seguendo, non è poi così diversa dalle altre, e ha dovuto perciò subire l’invasione di tutte queste forze di cui le parlavo senza neanche essere in grado di opporre una sia pur minima resistenza contrattuale .. tenga presente che si tratta di colletti bianchi mischiati con vili ladri di polli …assolutamente incapaci di intimorire albanesi, slavi e tutti gli altri con i quali persino la SCU è dovuta scendere a patti…ah, ci fosse ancora la vecchia mafia dei Cutolo e dei Riina…quelli lì non avrebbero mai consentito uno schifo del genere…. non si stupisca se queste cose le sente dire proprio da un poliziotto …>>

Non mi stupisco affatto, anzi la sua osservazione conferma la mia teoria, e d’altronde ho sempre pensato che a Napoli, ad esempio, dopo l’annientamento della NCO di Cutolo, la criminalità è ormai spietata, imprevedibile e priva di regole, proprio perché si è ridotta ad un coacervo di famiglie perennemente in lotta tra loro, prive di una guida stabile che detti delle regole precise per le quali, ad esempio, sia severamente punito chi espone la famiglia al rischio di pesanti ritorsioni da parte dello Stato, provocando un omicidio per un semplice furto di auto, o addirittura per uno scippo. Quel che trovo curioso è che come avvocato mi trovi più spesso in accordo con i poliziotti piuttosto che con i magistrati, ma questa è un’altra lunga e delicata questione sulla quale ora non serve soffermarsi.

<< In che modo?>> domando riferendomi alla questione degli accordi coatti che gli stranieri hanno imposto agli abusologi sulla bellissima terra di Daria Fontenova.

<< E’ molto semplice .. e qui sta l’aiuto che lei inconsapevolmente ci ha già fornito …con uno dei suoi a noi ben noti colpi a sorpresa, che la rendono così tanto meritevole di osservazione …. quell’esposto ai NAS… geniale !..… sapesse quante volte ci siamo chiesti come fare per ispezionare quel centro di accoglienza aggirando la mancanza di un mandato del giudice …..nel gruppo che è entrato abbiamo infilato un Carabiniere a noi collegato, e sa che cosa ci ha riferito fuori verbale? Che lì dentro c’erano numerosi bambini per i quali non esisteva alcun decreto del tribunale …>>

<< Perché essendo stranieri non sono censiti!…… >> esclamo finalmente illuminato <<……praticamente dunque i professionisti dell’antipedofilia hanno dovuto sottostare ad una sorta di ricatto : se non volete guai dovete ospitare qui da voi i bambini che “compriamo” dalle famiglie dei clandestini, fino a quando non abbiamo deciso dove collocarli..così ora i bimbi sono in sovrannumero ed i soldi delle rette non bastano, ed ecco perché c’erano cibi e medicinali scaduti oltre che scarsa igiene….>>

<< Vedo che comincia a capire ..ma c’è una cosa ancora che le devo dire, prima che lei cominci a dimenticare questa nostra breve conversazione …la presidente del tribunale…le indagini della DDA vanno a rilento perché il marito è presidente di sezione penale nello stesso distretto di corte di appello …ora sebbene la moglie abbia finito per cadere nel ricatto degli abusologi in ragione di qualche peccatuccio tutto sommato comprensibile …>>

<< Ha pilotato qualche adozione…>> domando io giocandomi così l’ultima delle carte sulle quali posso verificare la sincerità delle sue risposte.

<<Si, ma non per soldi… solo per favorire un paio di sue amiche che non potevano averne…>>

<< E così adesso gli abusologi…dovendo ospitare nel centro della ONLUS più bambini di quelli per i quali hanno un regolare decreto di affidamento con relativa diaria giornaliera, per far quadrare i conti hanno abbandonato la consueta raffinatezza, e si sono messi alla caccia di minori maltrattati in maniera così rozza e goffa che finalmente è diventato più facile poterli sgamare…>>

<<Esatto…..>>

<<E il marito della presidente cosa c’entra?>>

<< Ha fatto favori grossi alla DDA, e quindi su tutta la questione c’è un certo imbarazzo, ma questo lo sanno in pochi…>>

<< Allora ditelo a un PM che non lo sappia, che non si senta vincolato ad una gratitudine o ad uno spirito di corporazione..>>

<< A proposito .. “un comune amico” mi ha parlato del suo sgradevole incontro qualche sera fa, al porto di Brindisi … ho capito bene che poco prima lei aveva ricevuto una telefonata ? >> fa lui nel tentativo, perfettamente riuscito, di cambiare argomento.

Gli racconto a questo punto della telefonata ricevuta da un numero anonimo, e lui si fa spiegare per bene il giorno e l’ora in cui l’ho ricevuta ed il luogo in cui mi trovavo, per individuare, ritengo, la cella radiobase da cui sono stato chiamato. Sul momento però sono travolto dalla curiosità di saperne di più sul contesto, e così appena ho esaurito le sue domande riprendo il filo del discorso esattamente dove lo avevamo lasciato...” azzardo io “… l’attentato di stamane è da ricondursi all’iniziativa di uno che non vuole perdere il programma di protezione..”;..” azzardo io “… l’attentato di stamane è da ricondursi all’iniziativa di uno che non vuole perdere il programma di protezione..”;..” azzardo io “… l’attentato di stamane è da ricondursi all’iniziativa di uno che non vuole perdere il programma di protezione..”;..” azzardo io “… l’attentato di stamane è da ricondursi all’iniziativa di uno che non vuole perdere il programma di protezione..”;..” azzardo io “… l’attentato di stamane è da ricondursi all’iniziativa di uno che non vuole perdere il programma di protezione..”;..” azzardo io “… l’attentato di stamane è da ricondursi all’iniziativa di uno che non vuole perdere il programma di protezione..”;

<< Si, ma la DDA ?>> insisto ancora per riportarlo sul tema che più m’interessa.

<< Va bene .. va bene … cerchi allora di ricordare cosa le disse la giornalista di quella televisione locale quando le comunicò che non poteva più mandare in onda altre sue interviste sul caso di Daria? >>.. va bene … cerchi allora di ricordare cosa le disse la giornalista di quella televisione locale quando le comunicò che non poteva più mandare in onda altre sue interviste sul caso di Daria? “;.. va bene … cerchi allora di ricordare cosa le disse la giornalista di quella televisione locale quando le comunicò che non poteva più mandare in onda altre sue interviste sul caso di Daria? “;.. va bene … cerchi allora di ricordare cosa le disse la giornalista di quella televisione locale quando le comunicò che non poteva più mandare in onda altre sue interviste sul caso di Daria? “;.. va bene … cerchi allora di ricordare cosa le disse la giornalista di quella televisione locale quando le comunicò che non poteva più mandare in onda altre sue interviste sul caso di Daria? “;.. va bene … cerchi allora di ricordare cosa le disse la giornalista di quella televisione locale quando le comunicò che non poteva più mandare in onda altre sue interviste sul caso di Daria? “;.. va bene … cerchi allora di ricordare cosa le disse la giornalista di quella televisione locale quando le comunicò che non poteva più mandare in onda altre sue interviste sul caso di Daria? “;

<< Disse che in redazione avevano avuto delle pressioni molto forti e dirette da parte di un pezzo grosso della DDA locale..>>..”;..”;..”;..”;..”;..”;

<< E perché, secondo lei un pezzo grosso, che gode peraltro di ottima stampa, decide o accetta di esporsi fino al punto di intervenire direttamente su di una redazione giornalistica chiedendo di non “fare casino”?>>

Rifletto a lungo prima di rispondere, e ripercorro ogni singolo passaggio della vicenda, cerco di capire ma, per quanto si stia sforzando, proprio non mi viene in mente nulla..;.;.;.;.;.;

Rispondo che non lo so, e aggiungo che per quanto mi risulta il magistrato che ha parlato con la giornalista è molto capace, nato e cresciuto da queste parti, cosa può averlo spinto ad un passo così tanto grave ed imbarazzante?

<< Perché lo ha fatto?>> domando ancora

<< Per senso del dovere e spirito di corpo, ne sono certo… la sua integrità non è assolutamente in discussione… però sembra che la DDA abbia sottomano un informatore di grosso calibro, uno che la sa lunga e che da qualche mese ha iniziato a collaborare … ed è in attesa che la Commissione gli formalizzi un programma di protezione….>>.”;.”;.”;.”;.”;.”;

<< Dunque l’avere io richiamato in maniera così forte l’attenzione della stampa sull’entrata dei NAS in quel centro ha rischiato di bruciare questa inchiesta, dal momento che possibili indiscrezioni, e soprattutto un interessamento formale della procura ordinaria su quanto avviene lì dentro, avrebbero compromesso la segretezza dell’inchiesta della DDA …>> azzardo io <<…e dunque l’attentato di pochi giorni fa è da ricondursi alla banalissima e tutto sommato stupidissima iniziativa di uno che non vuole perdere il programma di protezione..>>

<< Però così facendo lo ha già perso il programma ….>> osservo <<….. perché comunque alla DDA non si fideranno più di lui dopo un gesto così stupido ed impulsivo…per colpa del quale la loro inchiesta è ormai in serio pericolo …>>

<< Però senta .. scusi … se questa è la posta in gioco vi basterebbe indirizzare alla DDA un rapporto circostanziato per obbligarli ad assumere delle iniziative…oppure la corporazione è così tanto impermeabile ? >>

<< Non è solo una questione di corporazione o di favori più o meno politici … è anche e soprattutto un fatto di cultura … per quanto ci riguarda noi saremmo anche a disposizione .. rientra nei nostri compiti istituzionali trasmettere rapporti alla magistratura … ma il fatto è che la DDA si fida più dei pentiti che degli agenti segreti…anzi se fosse per quel genere di magistrati i servizi segreti non dovrebbero neanche più esistere, loro sono convinti che con i pentiti si possa conoscere e risolvere ogni cosa …>>.. rientra nei nostri compiti istituzionali trasmettere rapporti alla magistratura … ma il fatto è che la DDA si fida più dei pentiti che degli agenti segreti…anzi se fosse per quel genere di magistrati i servizi segreti non dovrebbero neanche più esistere, loro sono convinti che con i pentiti si può conoscere e risolvere ogni cosa …”;.. rientra nei nostri compiti istituzionali trasmettere rapporti alla magistratura … ma il fatto è che la DDA si fida più dei pentiti che degli agenti segreti…anzi se fosse per quel genere di magistrati i servizi segreti non dovrebbero neanche più esistere, loro sono convinti che con i pentiti si può conoscere e risolvere ogni cosa …”;.. rientra nei nostri compiti istituzionali trasmettere rapporti alla magistratura … ma il fatto è che la DDA si fida più dei pentiti che degli agenti segreti…anzi se fosse per quel genere di magistrati i servizi segreti non dovrebbero neanche più esistere, loro sono convinti che con i pentiti si può conoscere e risolvere ogni cosa …”;.. rientra nei nostri compiti istituzionali trasmettere rapporti alla magistratura … ma il fatto è che la DDA si fida più dei pentiti che degli agenti segreti…anzi se fosse per quel genere di magistrati i servizi segreti non dovrebbero neanche più esistere, loro sono convinti che con i pentiti si può conoscere e risolvere ogni cosa …”;.. rientra nei nostri compiti istituzionali trasmettere rapporti alla magistratura … ma il fatto è che la DDA si fida più dei pentiti che degli agenti segreti…anzi se fosse per quel genere di magistrati i servizi segreti non dovrebbero neanche più esistere, loro sono convinti che con i pentiti si può conoscere e risolvere ogni cosa …”;.. rientra nei nostri compiti istituzionali trasmettere rapporti alla magistratura … ma il fatto è che la DDA si fida più dei pentiti che degli agenti segreti…anzi se fosse per quel genere di magistrati i servizi segreti non dovrebbero neanche più esistere, loro sono convinti che con i pentiti si può conoscere e risolvere ogni cosa …”;

<< Anche fare fuori gli avvocati..>> dico con il tono ormai più disteso di quando finalmente inizio a capire, ecco spiegato finalmente il perché delle pressioni su Giovanna, dopo le mie interviste che tendevano ad attirare bufera sulla casa famiglia...” dico con il tono ormai più disteso di quando finalmente inizio a capire;..” dico con il tono ormai più disteso di quando finalmente inizio a capire;..” dico con il tono ormai più disteso di quando finalmente inizio a capire;..” dico con il tono ormai più disteso di quando finalmente inizio a capire;..” dico con il tono ormai più disteso di quando finalmente inizio a capire;..” dico con il tono ormai più disteso di quando finalmente inizio a capire;

<< Il fatto è che per certi versi è diventato lei stesso un testimonial .. direi un simbolo di questa particolarissima e finora inesplorata battaglia>>.. lei in questo momento ha per le mani carte e possibili iniziative a cui teniamo molto … e per certi versi è diventato lei stesso un simbolo della lotta ad un certo tipo di malaffare”;.. lei in questo momento ha per le mani carte e possibili iniziative a cui teniamo molto … e per certi versi è diventato lei stesso un simbolo della lotta ad un certo tipo di malaffare”;.. lei in questo momento ha per le mani carte e possibili iniziative a cui teniamo molto … e per certi versi è diventato lei stesso un simbolo della lotta ad un certo tipo di malaffare”;.. lei in questo momento ha per le mani carte e possibili iniziative a cui teniamo molto … e per certi versi è diventato lei stesso un simbolo della lotta ad un certo tipo di malaffare”;.. lei in questo momento ha per le mani carte e possibili iniziative a cui teniamo molto … e per certi versi è diventato lei stesso un simbolo della lotta ad un certo tipo di malaffare”;.. lei in questo momento ha per le mani carte e possibili iniziative a cui teniamo molto … e per certi versi è diventato lei stesso un simbolo della lotta ad un certo tipo di malaffare”;

<< Non mi piace essere un simbolo .. i simboli sono dei bersagli appetitosi ..>>.

<< Lei non è un simbolo qualsiasi ..lei è un cavallo di razza… ha degli scatti di qualità estrema…i cavalli di razza sono fatti così...corrono via in un momento e si lasciano dietro tutti gli altri….>>..lei è un cavallo di razza… ha degli scatti di qualità estrema, ad esempio quell’esposto ai NAS… geniale !..… sapesse quante volte ci siamo chiesti come fare per ispezionare quel centro di accoglienza senza un mandato del giudice …i cavalli di razza sono fatti così...corrono via in un momento e si lasciano dietro tutti gli altri….”;

<< Però si azzoppano più facilmente…..>> commento con un tono scherzoso del quale non so spiegarmi il motivo...” commento con un tono scherzoso del quale non so spiegarmi il motivo.;..” commento con un tono scherzoso del quale non so spiegarmi il motivo.;..” commento con un tono scherzoso del quale non so spiegarmi il motivo.;..” commento con un tono scherzoso del quale non so spiegarmi il motivo.;..” commento con un tono scherzoso del quale non so spiegarmi il motivo.;..” commento con un tono scherzoso del quale non so spiegarmi il motivo.;

<< Faremo in modo che non accada … lei prosegua tranquillo il suo lavoro …>> risponde con tono serio e poi aggiunge <<… qualcosa accadrà … ne sono certo..>> e mentre pronunzia quest’ultima frase avverto, chissà perché, un brivido freddo lungo la schiena.

Poi prima di congedarsi lascia cadere sulla scrivania la cartellina che tiene in mano, e con tono dimesso mi chiede di occuparmi della sua pratica personale : si tratta di un semplice tamponamento, ma è un motivo più che sufficiente, immagino, per giustificare anche nel suo ambiente di lavoro la corrispondenza dei nostri due numeri di telefono sui tabulati telefonici dei prossimi mesi.

014-L’agnello di Dio

<< Ecco l’agnello di Dio/che toglie i peccati del mondo/disse la ragazza slava/venuta dallo sprofondo/disse la ragazza africana/sul raccordo anulare/ecco l’agnello di Dio/che viene a pascolare/e scende dall’automobile/per contrattare…>>.

La mia macchina è molto veloce e certamente non dovrei ammetterlo, ma qualche volta mi lascio prendere da un velo di leggerezza e spingo giù sull’acceleratore, poi prima d’una curva stretta butto giù cambio e frizione fino a che il motore sale di giri e mi rimbomba nelle orecchie, le gomme stridono senza perdere aderenza, e accompagno dolcemente il volante fino a dove ricomincia il rettilineo, mentre i lampioni tornano ad allinearsi come un filare di pioppi accesi, costeggiando quel fiume grigio d’asfalto lungo il quale di giorno non è possibile navigare se non a passo d’uomo

Fortunatamente questa inescusabile stoltezza mi pervade per pochi secondi, dopo meno di un minuto sono di nuovo con il motore al minimo che mi aggiro senza meta per la città semideserta, e torno a riscoprire angoli di strada, palazzi antichi o buie periferie, fin dove e fin quando il malessere non si decide ad abbandonarmi, sarà forse la solitudine, eppure avrei degli amici da incontrare, ma da troppo tempo ormai, forse per colpa del mio lavoro, non riesco più ad assaporare il gusto leggero d’una conversazione libera da quegli argomenti che mi pesano dentro come macigni, ed oggi poi, dopo avere sentito il telegiornale, altra rabbia si è accumulata.

E’ accaduto che sul piccolo schermo appariva lo stesso paesaggio di disperazione lungo il quale sto adesso conducendo lo sgomento che mi accompagna, ragazze troppo nere o troppo bianche, africane o slave, disseminate accanto ai lampioni, le cosce a volte esili di bambine appena cresciute offerte senza risparmio allo spettacolo gratuito della loro rassegnata schiavitù d’anima e di corpo.

E mentre scorrevano le immagini, riprese da un’automobile in movimento contro la quale alcune di loro indirizzavano gesti minacciosi o alla cui vista altre invece tentavano di sfuggire riparandosi dietro l’esiguo scudo di mani troppo nude e troppo piccole, il giornalista spiegava alla brava gente che il Presidente del Consiglio ritiene che quello spettacolo sia indegno, perché alla sera, mentre torna a casa con i propri figli, si trova in imbarazzo per le domande a cui, poverino, non riesce a dare una risposta, e vorrebbe che non dovessero tollerare, i loro occhi innocenti, tutte quelle sconvenienti e volgari nudità.

Ed io mi sono così tanto incazzato, ripensando al colloquio di oggi con il “dottore”, che sono uscito in strada, alternando la corsa al passeggio a bordo della mia bella e comoda automobile dentro la quale risuonano, gridate sopra un rock melodico di rara ed emozionante rabbiosità, le toccanti parole di Francesco De Gregori : << Ecco l’agnello di Dio/che toglie i peccati del mondo/disse la ragazza slava/venuta dallo sprofondo/disse la ragazza africana/sul raccordo anulare/ecco l’agnello di Dio/che viene a pascolare/e scende dall’automobile/per contrattare…>>.

Mi sono così tanto incazzato, perché evidentemente quella carne resa schiava per essere venduta un tanto al chilo, è scomoda alla brava gente sol perché tutti possono vederla lungo le strade rassicuranti del loro rientro a casa, e nulla importa che essa appartenga a persone come noi, che sono però giovani abbandonate o rapite, disperate, affamate, violentate, picchiate e vendute per essere esposte all’indegno Luna Park dei divertimenti d’una società corrotta che tutta insieme non varrebbe, forse, neanche il prezzo d’un quarto d’ora con una qualsiasi di loro.

Così pensando, dopo un tempo che mi pare sia stato lungo almeno un’ora, finalmente rallento la marcia e poi riprendo ancora, arrivato ormai vicino a Trastevere, dove cercherò un parcheggio e camminando a piedi potrò scrutare in viso la gente che passeggia, per capire se davvero l’Italia è quella orribile che si vede nella televisione, o c’è negli occhi delle persone, magari nascosto dietro una malinconia, una passione infelice, l’allegria d’una bella serata o più semplicemente nel ritrovarsi gli uni vicini agli altri in una meravigliosa sera d’estate, col ponentino che ti carezza il viso, se c’è rimasto, se c’è ancora, negli occhi delle persone, qualche briciolo in più d’amore e d’altruismo.

015-Il barbone

Non è stato facile ma ci sono riuscito : ho passato tutta la giornata di ieri a salire su e giù per le scale del più grande albergo di Pescara, entrando e uscendo da salette riunioni piene di “carbonari”, per tirare dalla parte mia almeno un paio di avvocati del Consiglio Nazionale Forense, e certamente il fatto di appartenere alla delegazione dell’Ordine distrettuale di Roma ha avuto il suo peso, ho lasciato credere che nella capitale ci fosse un atteggiamento unitario sulla “questione Pannella”, ed in questo devo ammettere che un pezzo grosso di Roma mi ha dato una grossa mano, rilasciando una lunga intervista, di seguito alla mia, ad Alessio Falconio di Radio Radicale, in cui ha ribadito che il Congresso Nazionale dell’Avvocature italiana non poteva concludersi senza una mozione di appoggio ai referendum sulla giustizia presentati dai Radicali.

Poi la Radio ha mandato in onda ripetuti aggiornamenti sui lavori del Congresso, e lui ha fatto in modo che il presidente dell’Assemblea si trovasse ad ascoltarli insieme ad altri, i cui commenti favorevoli devono averlo indotto a mettere da parte la sua personale e personalistica smania di protagonismo, in favore di una maggiore visibilità dei temi ed i contenuti sui quali da decenni si cercava un alleato anche in sede legislativa, di modo che alla fine a Via di Torre Argentina, sulla scrivania di Marco Pannella, è arrivata una busta con l’invito scritto firmato in originale, giusto in tempo perché la macchina del Partito potesse mettersi in moto e consentire al gigante buono di arrivare prima che finisse la giornata di chiusura dei lavori congressuali.

E così verso le 11.00, mentre la quasi totalità dei delegati si era da tempo assiepata nella sala più grande per ascoltare le relazioni conclusive, prestando le orecchie agli oratori e lo sguardo alle brochure con il testo di ciascun referendum che ad inizio mattina avevo poggiato su ogni poltrona aiutato da Sergio Rovasio ed altri militanti della rosa nel pugno; mentre i soliti politicanti dell’avvocatura si aggiravano ancora per i corridoi a raccogliere firme sotto i loro emendamenti e sollecitare candidature di provenienza delle rispettive associazioni; mentre tutto stava per concludersi come sempre, cioè con una mozione piena di tante belle affermazioni di principio ma nessuna utilità pratica, buona soltanto per assicurare ai singoli delegati un ritorno a casa da spendere alle prossime elezioni per i rispettivi Consigli distrettuali, ecco che avevo visto arrivare Marco, seguito da una scia di militanti, questuanti e semplici curiosi, e gli ero andato incontro con un sorriso orgoglioso, che lui aveva ricambiato con affetto, posandomi il braccio sopra la spalla e facendo ingresso nell’aula strapiena di colleghi con me vicino, provocando un grande e calorosissimo applauso dai veri avvocati, che sono poi di solito la quasi totalità dei presenti a questo genere di congressi, quelli che non ci vanno per spostare voti e consensi, quelli che ascoltano e parlano e credono, credono, credono che in quelle sedute si pratichi un esempio vero di vera democrazia.

Strano uomo Marco Pannella, pensavo mentre aveva iniziato il suo discorso nel silenzio assoluto, tra gli sguardi rapiti di donne e uomini con la toga innamorati del suo amore per “la vita del diritto e il diritto alla vita” : uno che anche quando sta da quindici giorni in sciopero della fame e si rade per bene il viso perché non vuole “impietosire”, che non ha scritto mai neanche un rigo di un libro, di modo che quando, in un giorno lontanissimo, non ci sarà più, nulla resterà del suo pensiero se non quel che ciascuno di noi ha direttamente appreso e conservato; che chiarisce che tutti i dissensi trovano spazio su Radio Radicale “non sebbene sia .. ma perché è Radicale” e nel dissenso con Muccioli sulla legalizzazione della droga ha trovato proprio con quel suo fiero avversario il momento di più grande unità ed amicizia, quello dello scontro che diviene scambio, del discutere o litigare che diventa amare, sia pure da posizioni diverse ed opposte, lo stesso tema, lo stesso interesse protetto, la stessa passione.

Gaeta è una cittadina che profuma di mare in ogni angolo, persino nella parte più alta, quella meno vicina alla costa.

Alle spalle della “montagna spaccata” c’è una stradina tortuosa che rotola giù verso il mare, disseminata di vicoli ciechi in fondo ai quali i bambini giocano prigionieri di due file di “basci”, e lungo la quale gli scugnizzi si esercitano a fare acrobazie sulle Vespette 50 modificate, andando in salita su una ruota sola, le pelli nude ancora lisce già bruciate dal sole, come quelle dei loro padri. Camminando giù per quella stradina infuocata si arriva dritti dritti al porto dei pescatori, dove a 14 anni andavo spesso a fare il bagno, tuffandomi dagli scogli nell’acqua subito alta, per vedere più da vicino le barche antiche a guscio di noce, con i remi grossi, che mi ricordavano tanto quelle dei Malavoglia, poi scivolavo in apnea giù lungo la parete di roccia porosa alla ricerca di residui di telline e altri piccoli mitili, segno inequivocabile della presenza di un polpo all’interno d’una tana ricavata nella piccola ferita sulla roccia, ed infatti rovistando appena con una fiocina o anche soltanto con le mani ecco comparire, come per magia, il groviglio rossastro della parte interna dei tentacoli, chiazzata da decine e decine di tondini bianchi, le ventose, ed un’eccitazione quasi fisica impadronirsi dei miei gesti di pescatore disarmato. Altre volte invece amavo passeggiare lì da solo, respirando l’odore del mare nel quale sentivo e sento, ancora oggi, il senso rassicurante della mano di Dio.

Su quegli scogli, che si protendono oltre le barche verso il mare alto, alla stessa maniera di uno scomodo promontorio, abitavano in alcuni pomeriggi mio padre all’epoca non ancora 50enne e Mario, un barbone con un vestito elegante ormai sdrucito, fatto di stoffa nera e liscia, i capelli ricci e spettinati simili alla pece, come la sua barba lunga, la pelle abbronzata e gli occhi cerchiati di rosso di uno che dorme poco e beve molto. Mario aveva si e no 40 anni, questo lo seppi dopo, e quando andava per la strada i ragazzini lo schernivano e gli tiravano sassi, dai quali a malapena si proteggeva, senza mai reagire, rassegnato e triste per tutto quell’odio ignorante privo di senso e di motivo : una volta era stato un maestro elementare ed aveva avuto una casa, una moglie ed una figlia, poi lei aveva deciso che quel posto incantato le stava stretto e se ne era andata in qualche grande città a bordo un macchinone guidato da un uomo ricco, portandosi via la figlia di Mario, che per quel motivo aveva smesso di lavorare e di pagare l’affitto, e quando infine lo avevano cacciato via da quelle mura si era rifugiato nella solitudine della strada, nei pomeriggi interminabili seduto sugli scogli del porto dei pescatori, a guardare oltre il mare, verso l’orizzonte lontano ed irraggiungibile dell’infinito.

Mio padre trascorreva ore ed ore con Mario, e sembrava che parlassero bene come due vecchi amici, sebbene assai diverse fossero e siano le loro storie, così una sera gli dissi :

<< Sei proprio bravo papà, lo sai?>>

<< Perché ?>> mi chiese lui meravigliato

<< Perché fai compagnia quel povero barbone abbandonato da tutti>>

Mi carezzò la guancia con la mano grande, poi girandosi verso il mare mi ammonì :

<< Quel povero barbone, come lo chiami tu… è lui che tiene compagnia a me e non il contrario .. mi onora e mi arricchisce degli insegnamenti della sua vita fatta di idee e di principi … e un uomo con idee e principi, per quanto ti possa apparire reietto dalla moltitudine dei poveri senz’anima, in realtà non è mai solo>>

Ammutolii e fui fiero d’avere un padre come lui.

Marco Pannella sta concludendo il suo intervento, durante il quale la platea gli ha tributato già due lunghi applausi, allorquando con la sottile lucidità che sempre lo caratterizza ha rammentato agli astanti che la magistratura è un ordine e non un potere, burocrazia e non legittimazione elettiva, questa la sua essenza. Poi ha minuziosamente elencato le mancanze storiche dell’avvocatura, perché lui fa così, si fida poco dei furori di popolo, va cercando, provocando quei due o tre soli che per qualità suppliscano, con devozione e convincimento, alle orde rumorose ed inconcludenti dei senza vita, e ha terminato infine il suo intervento invocando :

<< Io non cerco un giudice a Berlino…io cerco un avvocato in Italia ! >>, e subito dopo la sala si è sciolta in un lunghissimo applauso che deve avere molto irritato la presidenza del Congresso, intimamente ancora contraria a quei preziosissimi referendum sulla giustizia.

Perciò subito dopo il presidente ha sentito il dovere, con parole che non ricordo e comunque non servirebbe a nulla ripetere, tanto vuote e rancorose furono non soltanto alle mie orecchie, di declassare l’intervento di Marco ad un mero esercizio retorico, quasi si trattasse di bassa pubblicità elettorale mentre il gigante buono, da gran signore, ha ringraziato per l’ospitalità, stretto la mano al suo imbelle e stupido accusatore, e se ne è uscito, subito seguito da me e dagli altri, lasciando l’avvocatura italiana nella stessa identica condizione di sterile isolamento in cui si trova ancora oggi, dopo oltre cinque anni da quella mattina.

E mentre lo salutavo e mi accingevo demoralizzato a rientrare a Roma, ho ripensato a quel barbone con cui parlava mio padre, a Mario, ed ho compreso che Pannella era il maestro di scuola e gli avvocati i bambini non ancora istruiti che gli tiravano sassi.

E mi sono rallegrato di avere la stessa saggezza di mio padre, avendo scelto, tra le due compagnie, quella migliore.

;016-;L’odore del mare

L’odore del mare non è soltanto quello che si sente standosene sulla prua di una barca a vela che scivola dolcemente sull’infinito, mentre piccoli spruzzi di schiuma ti pizzicano il volto.

Non è neanche soltanto quello che si sente respirando il vento forte che sale bruscamente verso terra, mentre al mattino presto stai lì che ti ripari dentro un bel maglione di lana grossa, osservando le barche piccole dei pescatori che rientrano veloci, inseguite dal mare che s’ingrossa, sotto un cielo grigio che minaccia bufera pur sapendo che subito dopo torneranno sereno e bonaccia.

Non è soltanto il massaggio caldo della sabbia sulla tua pelle, quando stai lì disteso a guardare l’azzurro piatto dell’acqua che insegue l’orizzonte, mentre i glutei sodi e provocanti di giovani bellezze abbronzate e vanitose, passeggiando sulla battigia d’una spiaggia sperduta tra mille altre dell’isola, cercano d’interrompere lo sterminato silenzio che t’avvolge l’anima fino a sprofondare.

L’odore del mare è tutte queste cose e nessuna di esse, t’avvolge a sera ovunque ti trovi, svanisce all’alba nei colori disperati della città, e per difendersi si rifugia di continuo nella mente e nel cuore di noi moderni panteisti, Pellerossa del terzo millennio, alla ricerca perenne d’un sogno che valga la pena d’essere raggiunto.

Alla fine d’ognuno dei lunghi inverni di prigionia che mi tocca di trascorrere fra le mura invisibili dei miei doveri, io fuggo, d’improvviso fuggo per riascoltare quell’aspro, vitale e silenzioso respiro di cui si compone l’odore del mare.

Altri, più semplicemente, direbbe che mi prendo una pausa, che stacco dagli impegni, che mi rilasso.

Il sistema più agevole che ho per rilassarmi, quando finalmente torna la bella stagione, è di salire in macchina al pomeriggio del venerdì, e guidare per poco meno di un’ora fino a Lavinio, dove in genere resto da solo per tutto il fine settimana, dormendo nella casa che ho in affitto praticamente per tutto l’anno al Lido dei Pini, in un comprensorio silenzioso, frequentato da pochi tipi solitari e noiosi come me.

Si tratta di una specie di villino di due stanze microscopiche, con un piccolo soggiorno ed angolo cottura, neanche 50 metri quadri, ma la cosa che lo rende eccezionale è quel po’ di veranda che s’affaccia direttamente sulla spiaggia libera, dove posso ascoltare.; il fruscìo lontano del mare mentre scende la sera, così come sto facendo ora, dopo che avendo constatato l’impossibilità di fare dei significativi passi in avanti nella storia di Daria, mi sono rifugiato qui, a godermi la carezza del vento di mare, con un giorno di anticipo sul fine settimana.

Stavolta però non cenerò da solo, perché mentre nel pomeriggio presto percorrevo la via Pontina ho ricevuto la telefonata di Laura.

E’ stata una piacevole sorpresa : lei mi ha domandato se, come già avevo fatto in altre occasioni, potevo prestarle la casa per portare suo figlio al mare, e quando le ho detto che anche io ero diretto qui, in un primo tempo si è scusata per l’invadenza dicendosi decisa a rimandare la gita ad un'altra volta, ma poi, siccome insistevo affinché venissero ugualmente, ha promesso di arrivare prima di cena aggiungendo che se fossi riuscito a trovare delle vongole fresche mi avrebbe cucinato degli spaghetti indimenticabili.

Così ho passeggiato tutto il pomeriggio per il centro semideserto della cittadina di mare, e oltre alle vongole ho comprato anche del buon vino e una bottiglia di coca cola, oltre a una porzione abbondante di gelato per il figlio di Laura, poi sono arrivato a casa, ho aperto la finestra che si affaccia sul mare e mi sono seduto lì davanti a guardare il tramonto in attesa che arrivassero.

Michele era entusiasta di vedermi, mi è subito corso incontro abbracciandomi, e poi ha voluto che lo accompagnassi a cercare i gusci delle telline sul bagnasciuga : ho osservato a lungo quell’ometto di 12 anni che in poco più di mezz’ora mi ha raccontato tutte le cose che ha fatto dall’ultima volta che ci siamo visti, senza mai smettere di parlare e badando bene che non mi distraessi, che non mi sfuggisse nemmeno un dettaglio del suo racconto.

Ad un certo punto mi ha anche messo in imbarazzo, perché evidentemente sollecitato da una televisione che oramai sfugge a qualsiasi controllo di moralità, mi ha domandato se avessi mai fatto l’amore con una donna, ma poi mi sono ricordato che le stesse curiosità le manifestavo a mia volta, da bambino, e che a differenza di lui avevo un padre con il quale condividere questo genere di confidenze. Così gli ho risposto la verità, esattamente come faceva mio padre, cercando però di spiegargli che questo genere di cose accadono quando meno te lo aspetti, e che è inutile andarle a cercare perché al momento giusto vengono da sole.

Poiché mi pareva soddisfatto della risposta, ne ho approfittato per spostare la conversazione sul tema dell’amicizia, anche se in questo modo ho innescato un’altra buona mezz’ora di soliloquio, e quando alla fine voltandomi ho visto che Laura dalla veranda ci chiamava per la cena, ho tirato un sospiro di sollievo ed ho pensato che in fondo era andata abbastanza bene.

Abbiamo cenato e mi sono anche lasciato un po’ andare al vino, senza sentirmi in colpa, anzi sentendomi ogni istante sempre più leggero, come se d’improvviso non fossi più io e soprattutto non fossi più da solo, poi Laura ha detto a Michele di darmi la buona notte, lui mi ha baciato teneramente, e sono scomparsi nella casa piccola mentre io, seduto nella notte, ho cominciato a sperare che la serata non fosse già sul punto di finire.

Adesso è qui che mi viene incontro dopo avere addormentato Michele, porgendomi uno dei due bicchieri di cognac che tiene in mano, indossa pantaloni bianchi stretti sul sedere piccolo e tondo, è scalza e quell’ampio maglione blu che le nasconde il seno, riesce a malapena ad attenuare lo splendore dei suoi occhi verdi.

Non avevo mai fatto caso a quanto fosse sensuale, eppure me la trovo davanti tutti i giorni, quelle caviglie piccole e slanciate, quelle dita lunghe da pianista, con le unghie ben curate, la voce giovane, a tratti infantile nei toni, difficile credere veramente che ha quasi quarant’anni, e che suo figlio di là che dorme sta per entrare nell’adolescenza.

Si avvicina leggera e felice, quasi come danzando, verso me che l’attendo appoggiato sul muretto di cinta oltre il quale c’è subito la sabbia, con i miei intramontabili jeans scoloriti, rigorosamente stretti alla caviglia come andavano ai tempi del liceo, la camicia gialla appena sbottonata : adoro il mare, lo preferisco quando è sera e quando è inverno, lo guardo da lontano come si osserva un antico destriero, e sento il suo respiro, so che è vivo e che mi ascolta, mi pare quasi di raccontargli tutti i pensieri che si inseguono lenti nella mia mente.

<< Ho sentito che prima, mentre discutevi con Michele, per farlo stare buono lo hai minacciato di “chiamare gli assistenti sociali”…>> esordisco per non annegare in quell’inquietante atmosfera nella quale mi sento indifeso.

<< Si, ma non era una cosa programmata.. mi è venuta così … una sorta di deformazione professionale…>> sorride lei ricambiando il mio sguardo <<..oramai sono più pericolosi del lupo cattivo … bisognerà cambiare la favola di Cappuccetto Rosso….>>

Sorrido e cerco di darmi un tono accendendo la sigaretta, ma il suo profumo continua ad assediare quel difficile equilibrio su cui sto tentando di rimanere in bilico.

Lei forse capisce, e cerca quindi di rianimare il discorso : << E’ tanto tempo che ti volevo chiedere una cosa….se posso…..mi domando perché, come mai tu vivi con così tanto coinvolgimento le cose che riguardano i bambini … verrebbe quasi da pensare che abbia sofferto nell’infanzia e che cerchi oggi un riscatto.. un ristabilimento di giustizia ….>>

Sorrido, non è la prima volta che me lo chiedono.

<< La realtà ..>> le rispondo << … è che io sono stato un bambino felice. Credo che io ed i miei fratelli abbiamo avuto l’infanzia più bella che si possa avere .. tutto merito dei miei genitori così giovani…>>

<< E già .. infatti una volta ho visto tuo padre… non avrà neanche 60 anni…>>

<< Ne ha fatti 60 proprio quest’anno….e tu non immagini nemmeno cosa significhi essere bambino con un padre ed una madre poco più che adolescenti, tutto quanto, sia l’apprendimento che il divertimento… è tutto come una festa .. un gioco continuo che non s’interrompe mai…ecco, quando penso a Daria o agli altri casi che ho letto sui giornali .. io sento una rabbia incontenibile e ciò avviene per il semplice motivo, io credo, che avendo avuto un’infanzia splendida il cui ricordo ancora oggi costituisce la mia riserva di forza per i momenti di difficoltà ……… ecco avendo avuto un’ infanzia così bella io so esattamente cosa stanno togliendo in questo momento a Daria…so cosa si perde quella bambina nel non potersi rivolgere a suo padre per una domanda, a sua madre per una rassicurazione……riesco forse ad immaginare che d’improvviso ha compreso che la sensazione di sicurezza che provava dentro casa sua alla sera, nel suo lettino caldo con la mamma che le dava la buonanotte, era in realtà un qualcosa di falso. .di irreale..perché il peggio del mondo, cioè uomini cattivi e prepotenti, con un mandato del giudice, le sono entrati in casa e le hanno dimostrato che suo padre non ha potuto impedirlo… non ha potuto impedire che la rapissero… perché è evidente che si sente rapita…nessuno le ha chiesto se voleva andarsene via.. se la sono presa e basta, senza neanche ascoltarla…>>

Basta. E’ un argomento che mi fa troppo soffrire, così provo a cambiare discorso chiedendo a Laura come sia andato il pomeriggio a Studio.

Annuisce, poi mi racconta :

<<Scusami, mi ero completamente scordata di aggiornarti, ma vedi sono un po’ stanca … oggi col telefono mi hanno distrutta, tutti incazzati quando non ti trovano …>>..sono un po’ stanca…oggi col telefono mi hanno distrutta, tutti incazzati quando non ti trovano …”;..sono un po’ stanca…oggi col telefono mi hanno distrutta, tutti incazzati quando non ti trovano …”;;..sono un po’ stanca…oggi col telefono mi hanno distrutta, tutti incazzati quando non ti trovano …”;;;..sono un po’ stanca…oggi col telefono mi hanno distrutta, tutti incazzati quando non ti trovano …”;;;;..sono un po’ stanca…oggi col telefono mi hanno distrutta, tutti incazzati quando non ti trovano …”;;;;;..sono un po’ stanca…oggi col telefono mi hanno distrutta, tutti incazzati quando non ti trovano …”;;;;;;

<< Come se fossi un loro dipendente .. ma scusa ..>> sbotto io <<.. ci sono ben due dottoresse e un altro avvocato nello Studio! >>..”sbotto io “..ma ci sono due dottoresse e un altro avvocato nello Studio!”;..”sbotto io “..ma ci sono due dottoresse e un altro avvocato nello Studio!”;..”sbotto io “..ma ci sono due dottoresse e un altro avvocato nello Studio!”;..”sbotto io “..ma ci sono due dottoresse e un altro avvocato nello Studio!”;..”sbotto io “..ma ci sono due dottoresse e un altro avvocato nello Studio!”;..”sbotto io “..ma ci sono due dottoresse e un altro avvocato nello Studio!”;

<< Si, ma loro vogliono parlare solo con te .. specialmente quelli che non pagano, chissà perché sono i più esigenti .. non ti pare strano?>>.. specialmente quelli che non pagano, chissà perché sono i più esigenti..non ti pare strano?”;.. specialmente quelli che non pagano, chissà perché sono i più esigenti..non ti pare strano?”;.. specialmente quelli che non pagano, chissà perché sono i più esigenti..non ti pare strano?”;.. specialmente quelli che non pagano, chissà perché sono i più esigenti..non ti pare strano?”;.. specialmente quelli che non pagano, chissà perché sono i più esigenti..non ti pare strano?”;.. specialmente quelli che non pagano, chissà perché sono i più esigenti..non ti pare strano?”;

<< Se almeno sapessero chiedere per favore, e poi dire grazie … qualche giorno, te lo giuro, a tutti questi che non pagano gli mando una raccomandata con la parcella .. così si levano di torno e non mi rompono più i coglioni …sai cosa diceva mio nonno?>>..così si levano di torno e non mi rompono più i coglioni …sai cosa diceva mio nonno?”;..così si levano di torno e non mi rompono più i coglioni …sai cosa diceva mio nonno?”;..così si levano di torno e non mi rompono più i coglioni …sai cosa diceva mio nonno?”;..così si levano di torno e non mi rompono più i coglioni …sai cosa diceva mio nonno?”;..così si levano di torno e non mi rompono più i coglioni …sai cosa diceva mio nonno?”;..così si levano di torno e non mi rompono più i coglioni …sai cosa diceva mio nonno?”;

<< Quale dei due?>> mi chiede sorridendo.

Laura ed io viviamo praticamente insieme nei 70 metri quadrati del mio studio, per l’intera giornata, un vero e proprio matrimonio. Così è con lei, più che con chiunque altro, che da diversi anni ho preso a confidarmi, e ne è nata una bella amicizia che va ben oltre un semplice rapporto di lavoro, in ragione della quale sa ormai tutto di me, dei miei genitori giovani, dei miei quattro fratelli maschi, del mio nonno siciliano e di quello pugliese, al punto che alle volte mi prende la paura di poterle risultare scontato e noioso.

Fingo di non accorgermi della sua ironia :

<< Quello siciliano …>> le rispondo serio <<.. lui diceva sempre così: “fai del bene e scordatene”..>>..”;..”;..”;..”;..”;..”;

Tace, e si affaccia anche lei verso il mare, un vento lieve ma pungente sembra volermi pizzicare il viso, è l’odore del mare che torna a farsi sentire :

<< Che strano …>> penso <<…soltanto adesso.. a giornata quasi finita..>>

Mi volto di scatto, ma lei ha fatto la stessa cosa, così ci ritroviamo con lo sguardo dell’uno poggiato su quello dell’altra, mentre contemporaneamente ci stiamo dicendo che << Si sta bene, qui, vero?>>

Sorridiamo, poi mi volto ancora in direzione di quel fruscio leggero, il battito delle onde sul bagnasciuga che da qui disterà si e no duecento metri, mi piacerebbe adesso, proprio adesso, in quest’istante, spogliarmi e correre fin laggiù per poi tuffarmi nell’acqua viva.

<< Hai mai fatto il bagno a mezzanotte?>> domanda lei come se mi avesse letto nel pensiero.

<< Altrochè … almeno un centinaio di volte… è una cosa che adoro…>>

Cambia tono, stavolta mi pare sia titubante mentre tenta di scherzarci su : << Chissà con quante ragazze..>>

<< Con amici, con ragazze, da solo .. non ha importanza .. il mare di notte è quanto di più affascinante possa esistere .. alle volte mi sembra come se respirasse… come se fosse vivo ..>>

<< E quella tua amica .. Patrizia.. la poliziotta…la vedi ancora?>>

<< Si qualche volta .. ma perché me lo chiedi?>> poi subito mi pento, devo essere del tutto fuori allenamento, è vero che da molto tempo non mi capita di fare la corte a una ragazza, ma da questo a non sapere riconoscere il vero perché di quella domanda ce ne corre !

Così tento di riparare :

<< Ma siamo amici d’infanzia ..>> preciso immediatamente <<..pensa che andavamo a scuola insieme e poi ci siamo ritrovati quasi per caso, quando lei è stata assegnata al nostro Commissariato di zona>>

Sorride timidamente, quasi imbarazzata, entrambi ci rendiamo conto che l’ho “sgamata”, o forse più semplicemente è stata lei a fare in modo che la “sgamassi”, e sono io quello che non capisce.

L’odore del mare, il Grande Spirito, stavolta m’arriva da un’altra direzione, non più dal bagnasciuga ma dalla mia destra, dove Laura si sta lentamente avvicinando, con il capo, alla mia spalla.

Credo che ora tocchi a me fare una cosa, una cosa almeno che possa avvicinarci di più : così le afferro dolcemente un braccio e la tiro a me, fino a quando non mi è così vicina da sentire il suo respiro che scorre lento e paziente accanto al mio. Ora finalmente mi accorgo che per la prima volta sto osservando in modo diverso quel suo sorriso dolce e maturo che si apre timido sotto gli occhi liquidi, chiari e luminosi, e tutti e due guardiamo la distesa nera del mare piatto, rischiarato da una striscia di luna, poi sento che le nostre guance sono più vicine, e infine a un certo punto, non so dopo quanto tempo che stavamo fermi senza parlare, sento il sapore delle sue labbra sulle mie, non so chi sia stato il primo a poggiare le proprie su quelle dell’altro, e in fondo non ha alcuna importanza.

<< C’è tutta una letteratura sugli avvocati che se la intendono con la segretaria>> l’ammonisco io, finalmente sorridendo, nella certezza che non mi capiterà di dovermene pentire.

<< Vorrà dire che scriverai un libro>> risponde lei prima di stordirmi con un lungo, tenero, fortissimo abbraccio.

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017-La cosa brutta

A Daria non riesce proprio di giocare con gli altri bambini, lei preferisce restarsene seduta sulla panchina di marmo a contare quanti sono i sassolini di colore diverso dal bianco, in quella ghiaia che si stende tutta intorno come uno sterminato continente vuoto.

Come vuoto è anche il suo cuore, perché pure l’ultima volta che la mamma è venuta a trovarla papà non c’era, papà non c’è mai e lei non ci crede proprio che sono le suore che non lo fanno entrare, lei non ci crede più che in realtà papà aspetta di fuori e si sforza tanto con il pensiero affinché lei possa sentire che è a pochi metri oltre quel muro invalicabile, che la pensa e che le vuole bene : Daria non riesce a sentire il pensiero di papà, non crede che il pensiero e l’amore si possano sentire, lei è convinta che l’amore si debba toccare e vedere, che stia dentro le carezze, dentro i sorrisi, dentro i regali, nel suono rassicurante di quella voce amorosa che da mesi ormai non riesce neanche a ricordare, Daria è sicura di avere finalmente capito la verità e la verità è che papà non la vuole più con sé, altrimenti verrebbe a prenderla subito e la porterebbe al mare a vedere le barche come faceva l’estate scorsa.

Così se ne sta lì ferma e seduta a contare i sassolini di colore diverso dal bianco, che sembrano pochi in mezzo a tutta quella ghiaia eppure alle volte ci vuole un pomeriggio intero per sapere quanti sono, e poi non è mai sicura di averli contati tutti.

La Suora dalla scarpe bianche deve essere la più importante in quella prigione dei bambini, perché tutte le altre hanno invece le scarpe aperte come quelle che si vedono ai piedi di San Francesco nei Santini che si prendono in Chiesa, così quando le vede comparire sotto i propri occhi capisce che come sempre le darà un ordine al quale come sempre dovrà ubbidire senza discutere, perché la Suora dalle scarpe bianche le ha detto fin dal primo giorno che lei è l’unica che può parlare al giudice per farla tornare a casa, quando sarà guarita, perché lei è malata, Daria non sa di quale malattia ma deve trattarsi di una cosa grave se papà non la vuole più con sé e neanche la viene a trovare, e se mamma piange, piange sempre, da quando arriva a quando se ne deve andare.

<< Tesoro …>> dice quel fantasma silenzioso dallo sguardo severo, e Daria alza gli occhietti abbandonando la conta <<.. vieni con me …dobbiamo fare una visita>>

La bimba si alza e cammina dietro il manto bianco di Suor Maria, contando uno per uno tutti i passi di quelle strane scarpe che scricchiolano sempre, persino sull’erba, poi il sentiero si trasforma in gradini, sono uno, due e tre scalette basse che lei saprebbe scendere con un solo balzo, se soltanto in questo posto fosse permesso saltare e correre, dopo le quali riconosce il pavimento di marmo grigio dell’androne, quello che girando e destra si va nel refettorio e a sinistra, invece, alle camerate dove quando finalmente si spengono le luci Daria può piangere con la faccia dentro al cuscino, perché in quel modo nessuno può sentirla e quindi nessuno la sgriderà.

Poi d’improvviso, seguendo quel bianco scricchiolìo, le forme del pavimento cambiano, i lastroni larghi di marmo grigio si trasformano in mattonelle quadrate color panna, deve essere un percorso nuovo quello che stanno facendo, e infatti a un certo punto Daria si ferma insieme alle scarpe di Suor Maria, che spinge una porta socchiusa in fondo alla quale, lo vede alzando gli occhi, c’è un uomo con un camice come quello dei dottori, è un dottore, forse mi curerà quest’oggi, immagina la bimba, e stasera stessa potrei essere guarita, potrei tornare a casa.

I due parlottano, e Daria stavolta rivolge il suo sguardo fiducioso a quell’uomo alto e magro, con pochi capelli bianchi, che adopera un tono suadente, e le promette anche che “dopo” le darà una caramella.

Una caramella. Il timore che tratteneva a stento d’improvviso si muta in angoscia, Daria smette subito di sorridere, e si irrigidisce, perché ricorda benissimo le parole che le hanno sempre detto mamma e papà : <<Attenta agli uomini che ti offrono le caramelle, potrebbero avere cattive intenzioni, non ti fidare, potrebbero farti una cosa brutta>>

Le mani fredde di Suor Maria stanno slacciando i bottoncini del grembiulino a fiori, mentre i due ripetono con tono fermo :

<<Ora ti faremo una bella visitina>> e Daria spaventata pensa che forse è proprio quella la cosa brutta di cui parlavano mamma e papà, la visitina, e fa per voltarsi e scappare ma la mano fredda di Suor Maria le tira un ceffone sul viso, e mentre le guance sembra le stiano prendendo fuoco quell’uomo faticosamente indossa sopra le mani grinzose e piene di strane e grandi lentiggini un paio di guanti di gomma, stretti e bianchi, poi senza dire una parola prende in mano una cosa di ferro che Daria non ha mai visto, con un gesto deciso le abbassa le mutandine, la fa sdraiare ed infine si china verso di lei poggiandole addosso quella cosa, comincia a guardarle la patatina e intanto Suor Maria la tiene ferma.

Daria è immobilizzata dalla paura e dallo spavento, e si domanda soprattutto come possa accadere questa cosa brutta senza che mamma e papà intervengano a difenderla, vorrebbe piangere ma non le riesce, non le riesce null’altro che restarsene così, sgomenta, ferma e indifesa mentre quei due le fanno una cosa brutta.

Questa è stata la visita ginecologica che Squitini e Suor Maria hanno fatto a Daria, cercando un abuso sessuale che non esisteva : hanno spogliato e visitato una minorenne, una bambina, senza l’assenso dei genitori esercenti la patria potestà e senza che nell’incarico peritale assegnato dal tribunale ci fosse alcuna disposizione in tal senso.

Lo hanno fatto e basta, e quando finalmente ne sono venuto a conoscenza ho chiesto all’ordine degli psicologi di radiare Squitini, e alla procura della repubblica di procedere nei confronti di entrambi, quanto meno per violenza privata aggravata ed abuso d’ufficio da parte del consulente tecnico.

Ho un’amica che ha sofferto sulla pelle il dramma incancellabile di una violenza sessuale, e quando le ho raccontato della visita che hanno fatto a Daria mi ha detto che durante lo stupro aveva provato le stesse identiche sensazioni di quella povera bimba sfortunata.

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018-La cartellina rossa

Mentre usciamo dal carcere di Santa Maria Capua Vetere, una vera fortezza che si erge al centro esatto di un gruppo di terreni agricoli in attesa di lottizzazione, traversati da strade strette costeggiate di povere prostitute nigeriane, il pubblico ministero della DDA mi racconta del suo primo maestro :

<< Mi ammoniva sempre >> dice carezzandosi la barba nera mentre gli uomini della scorta, poche lire in più di indennità di rischio, ci stanno intorno silenziosi << sulla necessità di ripensare ogni sera, prima di addormentarmi, a tutte le facce di coloro che ho spedito in galera ….il fatto è che ormai sono talmente tanti che non mi riesce più di ricordarli tutti ….>>. Il fatto è che ormai sono talmente tanti che non mi riesce più di ricordarli tutti ….”;. Il fatto è che ormai sono talmente tanti che non mi riesce più di ricordarli tutti ….”;. Il fatto è che ormai sono talmente tanti che non mi riesce più di ricordarli tutti ….”;. Il fatto è che ormai sono talmente tanti che non mi riesce più di ricordarli tutti ….”;. Il fatto è che ormai sono talmente tanti che non mi riesce più di ricordarli tutti ….”;. Il fatto è che ormai sono talmente tanti che non mi riesce più di ricordarli tutti ….”;

Ciascuno ha i suoi guai, penso senza alcuna ironia : io ad esempio fatico a ricordare tutte le volte che ho fatto uscire dalla galera qualcuno che non sapevo, e mai saprò, se fosse colpevole o innocente..;.;.;.;.;.;

<<Ciascuno ha i suoi guai>> ripeto a voce alta senza rendermene conto

<< Beh, in effetti anche lei chissà quanti sono quelli tra i suoi clienti che forse erano colpevoli …>> mi risponde senza malizia, quasi mi avesse letto nel pensiero..;.;.;.;.;.;

Ci salutiamo cordialmente, dopo avere concordato sul fatto che se il mio assistito chiederà il rito abbreviato, sarà meglio anche per l’accusa, perché le fonti di prova sono quelle e a nulla servirebbe allungare il brodo..;.;;.;;;.;;;;.;;;;;.;;;;;;

Salgo in macchina, e mentre il moviere alza la sbarra del cortile interno del carcere, squilla il maledetto telefonino : sul display c’è scritto “Laura”..;.;;.;;;.;;;;.;;;;;.;;;;;;

<<Dimmi ! !>> le rispondo impaziente mentre ingrano la marcia..;.;.;.;.;.;

<< Scusa Manfredi …. dove sei?>> questo suo esitare mi agita. Dove sei?” questo suo esitare mi agita;. Dove sei?” questo suo esitare mi agita;. Dove sei?” questo suo esitare mi agita;. Dove sei?” questo suo esitare mi agita;. Dove sei?” questo suo esitare mi agita;. Dove sei?” questo suo esitare mi agita;

<<Sto uscendo dal carcere…>> rispondo preoccupato <<…che succede?>>

<< Brutte notizie…anzi pessime…posso dirti?>>

Certo che mi può dire, le rispondo, e così mi racconta che proprio ieri, all’incontro domenicale Daria Fontenova è scoppiata a piangere avanti a sua madre dicendo che non riusciva più a fare la pipì perché le faceva male la patatina, e poi le ha raccontato della “cosa brutta” che le hanno fatto quei due vestiti di bianco.

Appena uscita, la povera donna ha raccontato tutto al marito che l’attendeva, e lui ha deciso che questo era veramente troppo e che se la legge non rispettava sua figlia lui aveva tutto il diritto di non rispettare la legge.

Così ha fatto irruzione nella Casa Famiglia e ha aperto tutte le porte alla ricerca di Squitini, il quale però non c’era, e per questo solo motivo oggi è ancora vivo. Nel frattempo le Suore avevano telefonato a casa della presidente la quale si era subito attivata per inviare sul posto i Carabinieri, di modo che dopo avere divelto tre o quattro porte senza che nessuno osasse fermarlo, Salvatore è stato arrestato sotto gli occhi sempre più disperati di sua moglie.

La stessa sera, tuttavia, Telepuglia ha mandato in onda un lungo servizio su tutta la vicenda : lo aveva preparato e montato Giovanna, ma la voce fuori campo questa volta era quella dello stesso direttore dell’emittente, al quale evidentemente una fonte qualificata aveva raccontato ogni minimo dettaglio di quanto era avvenuto, visita ginecologica compresa, ed al quale, soprattutto, quella fonte aveva assicurato protezione rispetto ad eventuali ritorsioni della DDA.. Quello che Laura mi sta comunicando è l’avverarsi di un incubo che mi perseguita da tre giorni e tre notti, che non mi fa dormire né pensare, e paradossalmente la notizia che il padre di Daria si sia suicidato in carcere mi giunge quasi come una liberazione : il peggio è arrivato, peggio di questo non ci potrà essere.;. Quello che Laura mi sta comunicando è l’avverarsi di un incubo che mi perseguita da tre giorni e tre notti, che non mi fa dormire né pensare, e paradossalmente la notizia che il padre di Daria si sia suicidato in carcere mi giunge quasi come una liberazione : il peggio è arrivato, peggio di questo non ci potrà essere.;;. Quello che Laura mi sta comunicando è l’avverarsi di un incubo che mi perseguita da tre giorni e tre notti, che non mi fa dormire né pensare, e paradossalmente la notizia che il padre di Daria si sia suicidato in carcere mi giunge quasi come una liberazione : il peggio è arrivato, peggio di questo non ci potrà essere.;;;. Quello che Laura mi sta comunicando è l’avverarsi di un incubo che mi perseguita da tre giorni e tre notti, che non mi fa dormire né pensare, e paradossalmente la notizia che il padre di Daria si sia suicidato in carcere mi giunge quasi come una liberazione : il peggio è arrivato, peggio di questo non ci potrà essere.;;;;. Quello che Laura mi sta comunicando è l’avverarsi di un incubo che mi perseguita da tre giorni e tre notti, che non mi fa dormire né pensare, e paradossalmente la notizia che il padre di Daria si sia suicidato in carcere mi giunge quasi come una liberazione : il peggio è arrivato, peggio di questo non ci potrà essere.;;;;;. Quello che Laura mi sta comunicando è l’avverarsi di un incubo che mi perseguita da tre giorni e tre notti, che non mi fa dormire né pensare, e paradossalmente la notizia che il padre di Daria si sia suicidato in carcere mi giunge quasi come una liberazione : il peggio è arrivato, peggio di questo non ci potrà essere.;;;;;;

Saluto Laura, le dico di disdire ogni appuntamento, voglio precipitarmi in Puglia e andare in procura a fare casino, sono le 11.00, se corro come io soltanto so fare lungo la Napoli-Bari, alle 13.00 posso essere lì e sperare di trovare ancora il PM..00, se corro come io soltanto so fare lungo la Salerno-Bari, alle 14.00 posso essere lì e sperare di trovare ancora il PM.;.00, se corro come io soltanto so fare lungo la Salerno-Bari, alle 14.00 posso essere lì e sperare di trovare ancora il PM.;.00, se corro come io soltanto so fare lungo la Salerno-Bari, alle 14.00 posso essere lì e sperare di trovare ancora il PM.;.00, se corro come io soltanto so fare lungo la Salerno-Bari, alle 14.00 posso essere lì e sperare di trovare ancora il PM.;.00, se corro come io soltanto so fare lungo la Salerno-Bari, alle 14.00 posso essere lì e sperare di trovare ancora il PM.;.00, se corro come io soltanto so fare lungo la Salerno-Bari, alle 14.00 posso essere lì e sperare di trovare ancora il PM.;

Duecento chilometri a duecento all’ora fa un’ora esatta : alle 12.00 ho finito di contare le stazioni dell’autostrada e gli alberi grandi che la costeggiano nell’ultimo bellissimo tratto, e sono a finalmente a Bari : di lì devo macinare altri chilometri, fino a quando giunto in procura mi dicono che il PM non mi può ricevere, la baraonda delle ultime ore ha creato un comprensibile scompiglio, c’è una riunione con il procuratore capo che è appena iniziata e che finirà presumibilmente nel pomeriggio inoltrato, secondo il sottufficiale mi conviene rientrare a Roma e telefonare domattina..00 ho finito di contare la stazioni dell’autostrada e gli alberi grandi che la costeggiano nell’ultimo bellissimo tratto, e sono a finalmente a Bari : di lì devo poi macinare altri chilometri, fino a quando giunto in procura mi dicono che il PM non mi può ricevere, il suicidio dell’indagato ha creato un comprensibile scompiglio, c’è una riunione con il procuratore capo che è appena iniziata e che finirà presumibilmente nel pomeriggio inoltrato, secondo il sottufficiale mi conviene rientrare a Roma e telefonare domattina.;.00 ho finito di contare la stazioni dell’autostrada e gli alberi grandi che la costeggiano nell’ultimo bellissimo tratto, e sono a finalmente a Bari : di lì devo poi macinare altri chilometri, fino a quando giunto in procura mi dicono che il PM non mi può ricevere, il suicidio dell’indagato ha creato un comprensibile scompiglio, c’è una riunione con il procuratore capo che è appena iniziata e che finirà presumibilmente nel pomeriggio inoltrato, secondo il sottufficiale mi conviene rientrare a Roma e telefonare domattina.;.00 ho finito di contare la stazioni dell’autostrada e gli alberi grandi che la costeggiano nell’ultimo bellissimo tratto, e sono a finalmente a Bari : di lì devo poi macinare altri chilometri, fino a quando giunto in procura mi dicono che il PM non mi può ricevere, il suicidio dell’indagato ha creato un comprensibile scompiglio, c’è una riunione con il procuratore capo che è appena iniziata e che finirà presumibilmente nel pomeriggio inoltrato, secondo il sottufficiale mi conviene rientrare a Roma e telefonare domattina.;.00 ho finito di contare la stazioni dell’autostrada e gli alberi grandi che la costeggiano nell’ultimo bellissimo tratto, e sono a finalmente a Bari : di lì devo poi macinare altri chilometri, fino a quando giunto in procura mi dicono che il PM non mi può ricevere, il suicidio dell’indagato ha creato un comprensibile scompiglio, c’è una riunione con il procuratore capo che è appena iniziata e che finirà presumibilmente nel pomeriggio inoltrato, secondo il sottufficiale mi conviene rientrare a Roma e telefonare domattina.;.00 ho finito di contare la stazioni dell’autostrada e gli alberi grandi che la costeggiano nell’ultimo bellissimo tratto, e sono a finalmente a Bari : di lì devo poi macinare altri chilometri, fino a quando giunto in procura mi dicono che il PM non mi può ricevere, il suicidio dell’indagato ha creato un comprensibile scompiglio, c’è una riunione con il procuratore capo che è appena iniziata e che finirà presumibilmente nel pomeriggio inoltrato, secondo il sottufficiale mi conviene rientrare a Roma e telefonare domattina.;.00 ho finito di contare la stazioni dell’autostrada e gli alberi grandi che la costeggiano nell’ultimo bellissimo tratto, e sono a finalmente a Bari : di lì devo poi macinare altri chilometri, fino a quando giunto in procura mi dicono che il PM non mi può ricevere, il suicidio dell’indagato ha creato un comprensibile scompiglio, c’è una riunione con il procuratore capo che è appena iniziata e che finirà presumibilmente nel pomeriggio inoltrato, secondo il sottufficiale mi conviene rientrare a Roma e telefonare domattina.;

Mi dispiace per lui, ma credo proprio che invece resterò qui : il precipitare degli eventi potrebbe in realtà rivolgersi in favore di Daria, e d’altronde la decisione di Telepuglia di trattare con il massimo risalto la violenza inaudita cui è stata sottoposta pochi giorni addietro mi lascia ben sperare, soprattutto perché per la prima volta non è toccato a me rischiare una querela rilasciando altre interviste : questa fonte anonima che riferisce, in mia assenza, appartiene evidentemente alla stessa famiglia del “dottore”, il che confermerebbe effettivamente che i servizi stanno dalla mia parte, e che finalmente adesso hanno deciso di darmi un aiuto concreto.

Così decido che mentre la procura è alle prese con l’imbarazzante questione di un padre che è accusato di avere tentato di “rapire” sua figlia, io cercherò di verificare a che punto si trova l’inchiesta scaturita dalla denunzia per falso ed abuso d’ufficio che ho fatto presentare ai Fontenova subito dopo l’irruzione dei NAS..;.;.;.;.;.;

Per saperlo non devo fare altro che attraversare il corridoio in senso inverso, fino a giungere avanti alla porta di Cosentino : busso ma senza risposta. Mi guardo intorno, sembra non ci sia nessuno, ma è meglio non fidarsi. Come é mio costume quando una cosa mi sembra troppo facile, ripasso mentalmente tutte le possibilità, per non farmi fottere proprio sul più bello : alle mie spalle il bar che a quest’ora del pomeriggio è chiuso, a destra il lungo corridoio che esamino e riesamino per esserne sicuro, ma è davvero deserto, ed alla mia sinistra le scale per scendere al piano terra dove si tengono le udienze preliminari, e per salire al piano di sopra dove ci sono le stanze dei GIP : né da sopra né da sotto dovrebbe potere arrivare qualcuno, niente udienze dopo le 15.00 né GIP in ufficio, gli unici che frequentano palazzo di giustizia durante il pomeriggio sono i pubblici ministeri e sembra proprio che siano tutti dal procuratore capo.. Mi guardo intorno, sembra non ci sia nessuno, ma è meglio non fidarsi. Come é mio costume quando una cosa mi sembra troppo facile, ripasso mentalmente tutte le possibilità, per non farmi fottere proprio sul più bello : alle mie spalle il bar che a quest’ora del pomeriggio è chiuso, a destra il lungo corridoio che esamino e riesamino per esserne sicuro, ma è davvero deserto, ed alla mia sinistra le scale per scendere al piano terra dove si tengono le udienze preliminari, e per salire al piano di sopra dove ci sono le stanze dei GIP : né da sopra né da sotto dovrebbe potere arrivare qualcuno, niente udienze dopo le 15.00 né GIP in ufficio, gli unici che frequentano palazzo di giustizia durante il pomeriggio sono i PM e sembra proprio che siano tutti dal procuratore capo.;. Mi guardo intorno, sembra non ci sia nessuno, ma è meglio non fidarsi. Come é mio costume quando una cosa mi sembra troppo facile, ripasso mentalmente tutte le possibilità, per non farmi fottere proprio sul più bello : alle mie spalle il bar che a quest’ora del pomeriggio è chiuso, a destra il lungo corridoio che esamino e riesamino per esserne sicuro, ma è davvero deserto, ed alla mia sinistra le scale per scendere al piano terra dove si tengono le udienze preliminari, e per salire al piano di sopra dove ci sono le stanze dei GIP : né da sopra né da sotto dovrebbe potere arrivare qualcuno, niente udienze dopo le 15.00 né GIP in ufficio, gli unici che frequentano palazzo di giustizia durante il pomeriggio sono i PM e sembra proprio che siano tutti dal procuratore capo.;;. Mi guardo intorno, sembra non ci sia nessuno, ma è meglio non fidarsi. Come é mio costume quando una cosa mi sembra troppo facile, ripasso mentalmente tutte le possibilità, per non farmi fottere proprio sul più bello : alle mie spalle il bar che a quest’ora del pomeriggio è chiuso, a destra il lungo corridoio che esamino e riesamino per esserne sicuro, ma è davvero deserto, ed alla mia sinistra le scale per scendere al piano terra dove si tengono le udienze preliminari, e per salire al piano di sopra dove ci sono le stanze dei GIP : né da sopra né da sotto dovrebbe potere arrivare qualcuno, niente udienze dopo le 15.00 né GIP in ufficio, gli unici che frequentano palazzo di giustizia durante il pomeriggio sono i PM e sembra proprio che siano tutti dal procuratore capo.;;;. Mi guardo intorno, sembra non ci sia nessuno, ma è meglio non fidarsi. Come é mio costume quando una cosa mi sembra troppo facile, ripasso mentalmente tutte le possibilità, per non farmi fottere proprio sul più bello : alle mie spalle il bar che a quest’ora del pomeriggio è chiuso, a destra il lungo corridoio che esamino e riesamino per esserne sicuro, ma è davvero deserto, ed alla mia sinistra le scale per scendere al piano terra dove si tengono le udienze preliminari, e per salire al piano di sopra dove ci sono le stanze dei GIP : né da sopra né da sotto dovrebbe potere arrivare qualcuno, niente udienze dopo le 15.00 né GIP in ufficio, gli unici che frequentano palazzo di giustizia durante il pomeriggio sono i PM e sembra proprio che siano tutti dal procuratore capo.;;;;. Mi guardo intorno, sembra non ci sia nessuno, ma è meglio non fidarsi. 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Come é mio costume quando una cosa mi sembra troppo facile, ripasso mentalmente tutte le possibilità, per non farmi fottere proprio sul più bello : alle mie spalle il bar che a quest’ora del pomeriggio è chiuso, a destra il lungo corridoio che esamino e riesamino per esserne sicuro, ma è davvero deserto, ed alla mia sinistra le scale per scendere al piano terra dove si tengono le udienze preliminari, e per salire al piano di sopra dove ci sono le stanze dei GIP : né da sopra né da sotto dovrebbe potere arrivare qualcuno, niente udienze dopo le 15.00 né GIP in ufficio, gli unici che frequentano palazzo di giustizia durante il pomeriggio sono i PM e sembra proprio che siano tutti dal procuratore capo.;;;;;;

Rivolgo una preghiera veloce a chi so io e poi tento la sorte : giro la maniglia e sento che non è bloccata, spingo la porta lentamente, sbirciando oltre l’uscio, e capisco che la mia preghiera è stata ascoltata. La scrivania di Cosentino è vuota, e così quella del suo assistente, rompo ogni indugio ed entro richiudendo velocemente. . La scrivania di Cosentino è vuota, e così quella del suo assistente, rompo ogni indugio ed entro richiudendo velocemente. ;. La scrivania di Cosentino è vuota, e così quella del suo assistente, rompo ogni indugio ed entro richiudendo velocemente. ;;. La scrivania di Cosentino è vuota, e così quella del suo assistente, rompo ogni indugio ed entro richiudendo velocemente. ;;;. La scrivania di Cosentino è vuota, e così quella del suo assistente, rompo ogni indugio ed entro richiudendo velocemente. ;;;;. La scrivania di Cosentino è vuota, e così quella del suo assistente, rompo ogni indugio ed entro richiudendo velocemente. ;;;;;. La scrivania di Cosentino è vuota, e così quella del suo assistente, rompo ogni indugio ed entro richiudendo velocemente. ;;;;;;

Mi sento come quando da bambino andavamo a rubare le pannocchie di granturco nelle campagne di Borgo Hermada, un paesino vicino a San Felice Circeo, anche se all’epoca io e gli altri intrepidi monelli eravamo in molti, e così potevamo lasciare due di noi fuori del confine a fare da palo. Una volta invece il contadino ci aveva beccati ed eravamo dovuti fuggire via per non essere acciuffati, fino a quando quello non si era fermato esausto, ed aveva inveito :

<< Dilinguenti …..assassini ….. ma si tte chiappe …! >> e noi tutti in coro, quando ormai eravamo al sicuro, e senza averla studiata prima, avevamo gridato : << Tre culi e mezzo! >> rotolandoci dalle risate per almeno venti minuti.

Oggi però non me la caverei così facilmente, oggi sarebbe veramente difficile uscirne fuori se qualcuno mi sorprendesse ad avere violato il privato domicilio d’un pubblico ufficiale.

Comunque avanzo piano verso la scrivania di Cosentino, so che sto cercando qualcosa, ma non so bene cosa e soprattutto non so se la troverò. Faccio attenzione a non passare vicino alla finestra, guardo l’unico orologio che posseggo, quello sul display del telefonino, mi compiaccio per l’ennesima volta di essere riuscito a sfuggire ad uno dei tanti stereotipi della professione, per il quale un avvocato che si rispetti deve avere un Rolex al polso e poi, mentre la vanità sta per sopraffare il mio senso pratico ecco che si materializza dritto avanti al mio sguardo un fascicolo rosa dove sul bordo in alto a sinistra è stato scritto a mano, a penna nera e con grafia sottile : RGT 295461/00N. La N sta per noti, e infatti sulle righe centrali della copertina c’è scritto “Squitini Pierluigi + 3”, e sulla riga sotto ancora una serie di articoli del codice che parlano d’abuso d’ufficio, falso ideologico e reato continuato e poi infine, ultimo ma non per ultimo, il celeberrimo articolo 416 codice penale : associazione per delinquere.. Faccio attenzione a non passare vicino alla finestra, guardo l’unico orologio che posseggo, quello sul display del telefonino, mi compiaccio per l’ennesima volta di essere riuscito a sfuggire ad uno dei tanti stereotipi della professione, per il quale un avvocato che si rispetti deve avere un Rolex al polso e poi, mentre la vanità sta per sopraffare il mio senso pratico ecco che si materializza dritto avanti al mio sguardo un fascicolo rosa dove sul bordo in alto a sinistra è stato scritto a mano, a penna nera e con grafia sottile : RGT 295461/00N. La N sta per noti, e infatti sulle righe centrali della copertina c’è scritto “Squittini Pierluigi + 3”, e sulla riga sotto ancora una serie di articoli del codice che parlano d’abuso d’ufficio, falso ideologico e reato continuato e poi infine, ultimo ma non per ultimo, il celeberrimo articolo 416 codice penale : associazione per delinquere.;. Faccio attenzione a non passare vicino alla finestra, guardo l’unico orologio che posseggo, quello sul display del telefonino, mi compiaccio per l’ennesima volta di essere riuscito a sfuggire ad uno dei tanti stereotipi della professione, per il quale un avvocato che si rispetti deve avere un Rolex al polso e poi, mentre la vanità sta per sopraffare il mio senso pratico ecco che si materializza dritto avanti al mio sguardo un fascicolo rosa dove sul bordo in alto a sinistra è stato scritto a mano, a penna nera e con grafia sottile : RGT 295461/00N. La N sta per noti, e infatti sulle righe centrali della copertina c’è scritto “Squittini Pierluigi + 3”, e sulla riga sotto ancora una serie di articoli del codice che parlano d’abuso d’ufficio, falso ideologico e reato continuato e poi infine, ultimo ma non per ultimo, il celeberrimo articolo 416 codice penale : associazione per delinquere.;;. Faccio attenzione a non passare vicino alla finestra, guardo l’unico orologio che posseggo, quello sul display del telefonino, mi compiaccio per l’ennesima volta di essere riuscito a sfuggire ad uno dei tanti stereotipi della professione, per il quale un avvocato che si rispetti deve avere un Rolex al polso e poi, mentre la vanità sta per sopraffare il mio senso pratico ecco che si materializza dritto avanti al mio sguardo un fascicolo rosa dove sul bordo in alto a sinistra è stato scritto a mano, a penna nera e con grafia sottile : RGT 295461/00N. La N sta per noti, e infatti sulle righe centrali della copertina c’è scritto “Squittini Pierluigi + 3”, e sulla riga sotto ancora una serie di articoli del codice che parlano d’abuso d’ufficio, falso ideologico e reato continuato e poi infine, ultimo ma non per ultimo, il celeberrimo articolo 416 codice penale : associazione per delinquere.;;;. Faccio attenzione a non passare vicino alla finestra, guardo l’unico orologio che posseggo, quello sul display del telefonino, mi compiaccio per l’ennesima volta di essere riuscito a sfuggire ad uno dei tanti stereotipi della professione, per il quale un avvocato che si rispetti deve avere un Rolex al polso e poi, mentre la vanità sta per sopraffare il mio senso pratico ecco che si materializza dritto avanti al mio sguardo un fascicolo rosa dove sul bordo in alto a sinistra è stato scritto a mano, a penna nera e con grafia sottile : RGT 295461/00N. 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La N sta per noti, e infatti sulle righe centrali della copertina c’è scritto “Squittini Pierluigi + 3”, e sulla riga sotto ancora una serie di articoli del codice che parlano d’abuso d’ufficio, falso ideologico e reato continuato e poi infine, ultimo ma non per ultimo, il celeberrimo articolo 416 codice penale : associazione per delinquere.;;;;;. Faccio attenzione a non passare vicino alla finestra, guardo l’unico orologio che posseggo, quello sul display del telefonino, mi compiaccio per l’ennesima volta di essere riuscito a sfuggire ad uno dei tanti stereotipi della professione, per il quale un avvocato che si rispetti deve avere un Rolex al polso e poi, mentre la vanità sta per sopraffare il mio senso pratico ecco che si materializza dritto avanti al mio sguardo un fascicolo rosa dove sul bordo in alto a sinistra è stato scritto a mano, a penna nera e con grafia sottile : RGT 295461/00N. La N sta per noti, e infatti sulle righe centrali della copertina c’è scritto “Squittini Pierluigi + 3”, e sulla riga sotto ancora una serie di articoli del codice che parlano d’abuso d’ufficio, falso ideologico e reato continuato e poi infine, ultimo ma non per ultimo, il celeberrimo articolo 416 codice penale : associazione per delinquere.;;;;;;

Ho un soprassalto, quasi urlerei dalla gioia, ma dura poco. Ho come la sensazione di un rumore, dei passi o delle voci, faccio appena in tempo a notare all’interno della copertina rosa un bordino rosso fuoco che sporge, rivelando l’esistenza di un secondo fascicolo nascosto all’interno del primo : alzo la copertina e scopro che il ricordo che avevo di alcuni processi di terrorismo era purtroppo esatto, sulla copertina rossa è stampata la sigla S.I.S.M.I. mentre tra questa e la parte interna della copertina rosa della procura c’è un appunto scritto a mano, con il pennarello rosso : ”archiviare”.. Ho come la sensazione di un rumore, dei passi o delle voci, faccio appena in tempo a notare all’interno della copertina rosa un bordino rosso fuoco che sporge, quello di un altro fascicolo nascosto all’interno : alzo la copertina e scopro che il ricordo che avevo di un racconto del “dottore” era purtroppo esatto, sulla copertina rossa è stampata la sigla S.M.;.;.M.;.;.M.;.;.M.;.;.M.;.;.M.;..M.;..M.;.;.M.;..M.;..M.;.;.M.;.;.M.;..M.;..M.;.;.M.;..M.;..M.;.;.M.;.;.M.;.;.M.;..M.;..M.;.;.M.;..M.;..M.;.;.M.;.;.M.;..M.;..M.;.;.M.;..M.;. Ho come la sensazione di un rumore, dei passi o delle voci, faccio appena in tempo a notare all’interno della copertina rosa un bordino rosso fuoco che sporge, quello di un altro fascicolo nascosto all’interno : alzo la copertina e scopro che il ricordo che avevo di un racconto del “dottore” era purtroppo esatto, sulla copertina rossa è stampata la sigla S.M.;;.;.M.;.;.M.;.;.M.;.;.M.;..M.;..M.;.;.M.;..M.;..M.;.;.M.;.;.M.;..M.;..M.;.;.M.;..M.;. Ho come la sensazione di un rumore, dei passi o delle voci, faccio appena in tempo a notare all’interno della copertina rosa un bordino rosso fuoco che sporge, quello di un altro fascicolo nascosto all’interno : alzo la copertina e scopro che il ricordo che avevo di un racconto del “dottore” era purtroppo esatto, sulla copertina rossa è stampata la sigla S.M.;;;.;.M.;.;.M.;.;.M.;..M.;..M.;.;.M.;..M.;. Ho come la sensazione di un rumore, dei passi o delle voci, faccio appena in tempo a notare all’interno della copertina rosa un bordino rosso fuoco che sporge, quello di un altro fascicolo nascosto all’interno : alzo la copertina e scopro che il ricordo che avevo di un racconto del “dottore” era purtroppo esatto, sulla copertina rossa è stampata la sigla S.M.;;;;.;.M.;.;.M.;..M.;. Ho come la sensazione di un rumore, dei passi o delle voci, faccio appena in tempo a notare all’interno della copertina rosa un bordino rosso fuoco che sporge, quello di un altro fascicolo nascosto all’interno : alzo la copertina e scopro che il ricordo che avevo di un racconto del “dottore” era purtroppo esatto, sulla copertina rossa è stampata la sigla S.M.;;;;;.;.M.;. Ho come la sensazione di un rumore, dei passi o delle voci, faccio appena in tempo a notare all’interno della copertina rosa un bordino rosso fuoco che sporge, quello di un altro fascicolo nascosto all’interno : alzo la copertina e scopro che il ricordo che avevo di un racconto del “dottore” era purtroppo esatto, sulla copertina rossa è stampata la sigla S.M.;;;;;;

Sono furibondo, tutte le rassicurazioni che mi ero dato poche ore prima si stanno sgretolando : immagino che dentro quella copertina che purtroppo non ho il tempo di sfogliare, ci sia magari un rapporto dei NAS che i Servizi hanno “rielaborato” in modo da renderlo processualmente innocuo, e comincio a credere che il “dottore” stia facendo il doppio gioco.

La sensazione dei passi si fa più viva e inquietante, mi giro in fretta ed apro la porta, butto fuori lo sguardo e mi rassereno perché non c’è nessuno : esco e richiudo alle mie spalle la porta di Cosentino, mi incammino verso le scale, faccio appena in tempo a scendere due gradini che in senso opposto mi trovo davanti due carabinieri che salgono tenendo in mano una busta unta dalla quale spuntano dei tramezzini. Capisco che ancora una volta il mio angelo protettore mi ha salvato, perché è evidente che quella che avvertivo mentre ero avanti a quei fascicoli era solo una sensazione, i due erano troppo lontani perché potessi sentire davvero il rumore dei loro passi.. Capisco che ancora una volta il mio angelo protettore mi ha salvato, perché è evidente che quella che sentivo mentre ero avanti a quei fascicoli era solo una sensazione, i due erano troppo lontani perché potessi sentire davvero il rumore dei loro passi.;. Capisco che ancora una volta il mio angelo protettore mi ha salvato, perché è evidente che quella che sentivo mentre ero avanti a quei fascicoli era solo una sensazione, i due erano troppo lontani perché potessi sentire davvero il rumore dei loro passi.;;. Capisco che ancora una volta il mio angelo protettore mi ha salvato, perché è evidente che quella che sentivo mentre ero avanti a quei fascicoli era solo una sensazione, i due erano troppo lontani perché potessi sentire davvero il rumore dei loro passi.;;;. Capisco che ancora una volta il mio angelo protettore mi ha salvato, perché è evidente che quella che sentivo mentre ero avanti a quei fascicoli era solo una sensazione, i due erano troppo lontani perché potessi sentire davvero il rumore dei loro passi.;;;;. Capisco che ancora una volta il mio angelo protettore mi ha salvato, perché è evidente che quella che sentivo mentre ero avanti a quei fascicoli era solo una sensazione, i due erano troppo lontani perché potessi sentire davvero il rumore dei loro passi.;;;;;. Capisco che ancora una volta il mio angelo protettore mi ha salvato, perché è evidente che quella che sentivo mentre ero avanti a quei fascicoli era solo una sensazione, i due erano troppo lontani perché potessi sentire davvero il rumore dei loro passi.;;;;;;

Quando sono di nuovo in strada mi rendo conto che devo ancora decidere come regolarmi sulle prossime mosse : in primo luogo, penso, dovrei andare a visitare la moglie di Fontenova, e poi, siccome ormai sono qui, mi converrebbe trattenermi per la notte, visto che stando a quanto mi ha detto pochi giorni fa, Maiorino dovrebbe essere in zona per visitare un teste che sembra essersi convinto a parlare.

Così lo chiamo e prendo accordi per l’indomani, poi telefono anche a Laura e le chiedo di spostarmi tutti gli appuntamenti, e lei in cambio mi fa un lungo elenco di gente che ha chiamato durante tutta la giornata e che é incazzata nera << Perché con l’avvocato non si riesce mai a parlare!>>

Tutti, naturalmente, hanno un problema “urgentissimo”, ma Daria per me è più urgente di chiunque altro..;.;.;.;.;.;

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019-La prova

Entriamo nell’androne del vecchio palazzo del centro storico, le pareti dall’intonaco scrostato, Jonathan mi fa strada lungo le scale strette su fino al primo piano, mentre io mi compiaccio di avergli affidato un mandato investigativo ai sensi della nuova legge. Batte due sole volte sull’uscio di legno grosso, la porta si apre.. Batte due sole volte il ……. sull’uscio di legno grosso, la porta si apre.;. Batte due sole volte il ……. sull’uscio di legno grosso, la porta si apre.;;. Batte due sole volte il ……. sull’uscio di legno grosso, la porta si apre.;;;. Batte due sole volte il ……. sull’uscio di legno grosso, la porta si apre.;;;;. Batte due sole volte il ……. sull’uscio di legno grosso, la porta si apre.;;;;;. Batte due sole volte il ……. sull’uscio di legno grosso, la porta si apre.;;;;;;

La donna è ben vestita, truccata, ci porge una mano curata, le unghie lunghe e smaltate di rosso, ha una grossa collana di perle sul collo appena solcato dall’età, sarà anche lei sulla cinquantina. Prova ad abbozzare un sorriso che tento di ricambiare, mentre ci invita ad accomodarci nel salotto, si siede sulla poltrona, io e Jonathan sul divano, in mezzo un tavolo di cristallo con sopra vari ninnoli. Apre un portasigarette e ne prende una, la infila su un bocchino in avorio, poi la accende ed infine si scusa per essersi dimenticata, chiede se anche noi fumiamo.

<<Ho le mie>> rispondo, e fumo anche io.. Prova ad abbozzare un sorriso che tento di ricambiare, mentre ci invita ad accomodarci nel salotto, si siede sulla poltrona, io e Jonathan° sul divano, in mezzo un tavolo di cristallo con sopra vari ninnoli. Apre un portasigarette e ne prende una, la infila su un bocchino, poi la accende ed infine si scusa per essersi dimenticata, chiede se anche noi fumiamo. “Ho le mie” rispondo, e fumo anche io.;. Prova ad abbozzare un sorriso che tento di ricambiare, mentre ci invita ad accomodarci nel salotto, si siede sulla poltrona, io e Jonathan° sul divano, in mezzo un tavolo di cristallo con sopra vari ninnoli. Apre un portasigarette e ne prende una, la infila su un bocchino, poi la accende ed infine si scusa per essersi dimenticata, chiede se anche noi fumiamo. “Ho le mie” rispondo, e fumo anche io.;;. Prova ad abbozzare un sorriso che tento di ricambiare, mentre ci invita ad accomodarci nel salotto, si siede sulla poltrona, io e Jonathan° sul divano, in mezzo un tavolo di cristallo con sopra vari ninnoli. Apre un portasigarette e ne prende una, la infila su un bocchino, poi la accende ed infine si scusa per essersi dimenticata, chiede se anche noi fumiamo. “Ho le mie” rispondo, e fumo anche io.;;;. Prova ad abbozzare un sorriso che tento di ricambiare, mentre ci invita ad accomodarci nel salotto, si siede sulla poltrona, io e Jonathan° sul divano, in mezzo un tavolo di cristallo con sopra vari ninnoli. Apre un portasigarette e ne prende una, la infila su un bocchino, poi la accende ed infine si scusa per essersi dimenticata, chiede se anche noi fumiamo. “Ho le mie” rispondo, e fumo anche io.;;;;. Prova ad abbozzare un sorriso che tento di ricambiare, mentre ci invita ad accomodarci nel salotto, si siede sulla poltrona, io e Jonathan° sul divano, in mezzo un tavolo di cristallo con sopra vari ninnoli. Apre un portasigarette e ne prende una, la infila su un bocchino, poi la accende ed infine si scusa per essersi dimenticata, chiede se anche noi fumiamo. “Ho le mie” rispondo, e fumo anche io.;;;;;. Prova ad abbozzare un sorriso che tento di ricambiare, mentre ci invita ad accomodarci nel salotto, si siede sulla poltrona, io e Jonathan° sul divano, in mezzo un tavolo di cristallo con sopra vari ninnoli. Apre un portasigarette e ne prende una, la infila su un bocchino, poi la accende ed infine si scusa per essersi dimenticata, chiede se anche noi fumiamo. “Ho le mie” rispondo, e fumo anche io.;;;;;;

Jonathan non parla per niente, si limita a guardarla, così sono io a tentare di farle vincere il comprensibile imbarazzo : le chiedo se se la sente di ripetermi ciò che ha detto al mio investigatore, se posso accendere il piccolo registratore tascabile che nel frattempo ho estratto dal taschino, mentre il mio compare inizia a scrivere in stampatello su di un foglio uso bollo che, per comodità, appoggia sul tavolo di cristallo dopo avere spostato alcuni oggetti..;.;.;.;.;.;

<<Dunque signora…>> inizio timidamente, perché questo è uno dei momenti più delicati nell’assunzione di un teste, si devono rispettare una serie di formalità e nello stesso tempo evitare che il soggetto cambi idea e si rifiuti di rilasciare una dichiarazione scritta <<…dunque io sono l’avvocato Manfredi Balestra ..>> dico con tono il più possibile sereno, tenendo il registratore vicino alle labbra, mentre l’altro scrive velocemente. <<…..lei è, mi corregga se sbaglio, Domitilla Fanelli Cerami, nata a Barletta il 12/5/1948, ivi residente in via Nazareth,51, e ci troviamo nel suo appartamento per sua libera ed espressa adesione al nostro invito>>..” dico con tono il più possibile sereno, tenendo il registratore vicino alle labbra, mentre l’altro scrive velocemente. “Lei è, mi corregga se sbaglio, Domitilla Fanelli Cerami, nata a Barletta il 12/5/1948, ivi residente in via Nazareth,51, e ci troviamo nel suo appartamento per sua espressa adesione a nostro invito.”;..” dico con tono il più possibile sereno, tenendo il registratore vicino alle labbra, mentre l’altro scrive velocemente. “Lei è, mi corregga se sbaglio, Domitilla Fanelli Cerami, nata a Barletta il 12/5/1948, ivi residente in via Nazareth,51, e ci troviamo nel suo appartamento per sua espressa adesione a nostro invito.”;;..” dico con tono il più possibile sereno, tenendo il registratore vicino alle labbra, mentre l’altro scrive velocemente. “Lei è, mi corregga se sbaglio, Domitilla Fanelli Cerami, nata a Barletta il 12/5/1948, ivi residente in via Nazareth,51, e ci troviamo nel suo appartamento per sua espressa adesione a nostro invito.”;;;..” dico con tono il più possibile sereno, tenendo il registratore vicino alle labbra, mentre l’altro scrive velocemente. “Lei è, mi corregga se sbaglio, Domitilla Fanelli Cerami, nata a Barletta il 12/5/1948, ivi residente in via Nazareth,51, e ci troviamo nel suo appartamento per sua espressa adesione a nostro invito.”;;;;..” dico con tono il più possibile sereno, tenendo il registratore vicino alle labbra, mentre l’altro scrive velocemente. “Lei è, mi corregga se sbaglio, Domitilla Fanelli Cerami, nata a Barletta il 12/5/1948, ivi residente in via Nazareth,51, e ci troviamo nel suo appartamento per sua espressa adesione a nostro invito.”;;;;;..” dico con tono il più possibile sereno, tenendo il registratore vicino alle labbra, mentre l’altro scrive velocemente. “Lei è, mi corregga se sbaglio, Domitilla Fanelli Cerami, nata a Barletta il 12/5/1948, ivi residente in via Nazareth,51, e ci troviamo nel suo appartamento per sua espressa adesione a nostro invito.”;;;;;;

Annuisce imbarazzata..;.;.;.;.;.;

<<Mi scusi…..>> preciso io <<…dovrebbe confermare o smentire quel che le dico a voce alta, cosicché ne rimanga traccia nella registrazione>>..” preciso io ” …dovrebbe confermare o smentire quel che le dico a voce alta, cosicché ne rimanga traccia nella registrazione.;..” preciso io ” …dovrebbe confermare o smentire quel che le dico a voce alta, cosicché ne rimanga traccia nella registrazione.;..” preciso io ” …dovrebbe confermare o smentire quel che le dico a voce alta, cosicché ne rimanga traccia nella registrazione.;..” preciso io ” …dovrebbe confermare o smentire quel che le dico a voce alta, cosicché ne rimanga traccia nella registrazione.;..” preciso io ” …dovrebbe confermare o smentire quel che le dico a voce alta, cosicché ne rimanga traccia nella registrazione.;..” preciso io ” …dovrebbe confermare o smentire quel che le dico a voce alta, cosicché ne rimanga traccia nella registrazione.;

<<Si …ho accettato spontaneamente di rilasciarvi la presente dichiarazione …>>

<< Dunque signora, le devo premettere che è mia intenzione escuterla quale persona informata sui fatti ai sensi degli articoli 391 bis e seguenti del codice di procedura penale. Devo anche premettere che lei non ha alcun obbligo di rispondere alle mie domande, e che tuttavia se deciderà di farlo il verbale che stiamo redigendo potrà essere consegnato all’autorità giudiziaria per essere utilizzato quale fonte di prova; se mi riferisse cose non vere lei sarebbe soggetta alle stesse sanzioni previste nei confronti di chi renda false dichiarazioni ad un pubblico ministero o ad una autorità di polizia giudiziaria; potrà essere chiamata a deporre in tribunale, da me o dalle altri parti del processo, ma fino ad allora nessuno potrà obbligarla a riferire che domande le ho posto e quali siano state le sue risposte …….>>.”;.”;;.”;;;.”;;;;.”;;;;;.”;;;;;;

<<Neanche la polizia? >> m’interrompe

<< Né la polizia, né un magistrato, né un qualsiasi altro investigatore, e ciò fino a che lei non sia chiamata a deporre in un pubblico dibattimento o comunque davanti ad un giudice ….>>.”;.”;.”;.”;.”;.”;

<<Va bene… vada avanti>>

<<Dunque signora, lei conosce la famiglia Fontenova ?>>

<<Quelli della bambina …. si li conosco>>. si li conosco”;. si li conosco”;. si li conosco”;. si li conosco”;. si li conosco”;. si li conosco”;

<<Conosce qualche particolare attinente la loro vicenda giudiziaria che possa essere utile per la Difesa?>>

Prende fiato, ha gli occhi lucidi ma si fa forza..;.;.;.;.;.;

<< Vede…quando quel signore tanto gentile mi ha detto il motivo della sua visita….>> e indica Jonathan <<…è stata come una liberazione per me. Mi sentivo orribilmente in colpa per quanto era successo, per certi versi me ne sentivo e me ne sento ancora in parte responsabile…ma non avrei mai immaginato ….>>.e indica Johnatahan “…è stata come una liberazione per me. Mi sentivo orribilmente incolpa per quanto era successo, per certi versi me ne sentivo e me ne sento ancora in parte responsabile…ma non avrei mai immaginato ….”;.e indica Johnatahan “…è stata come una liberazione per me. Mi sentivo orribilmente incolpa per quanto era successo, per certi versi me ne sentivo e me ne sento ancora in parte responsabile…ma non avrei mai immaginato ….”;.e indica Johnatahan “…è stata come una liberazione per me. Mi sentivo orribilmente incolpa per quanto era successo, per certi versi me ne sentivo e me ne sento ancora in parte responsabile…ma non avrei mai immaginato ….”;.e indica Johnatahan “…è stata come una liberazione per me. Mi sentivo orribilmente incolpa per quanto era successo, per certi versi me ne sentivo e me ne sento ancora in parte responsabile…ma non avrei mai immaginato ….”;.e indica Johnatahan “…è stata come una liberazione per me. Mi sentivo orribilmente incolpa per quanto era successo, per certi versi me ne sentivo e me ne sento ancora in parte responsabile…ma non avrei mai immaginato ….”;.e indica Johnatahan “…è stata come una liberazione per me. Mi sentivo orribilmente incolpa per quanto era successo, per certi versi me ne sentivo e me ne sento ancora in parte responsabile…ma non avrei mai immaginato ….”;

<<Vada con ordine, la prego>>

<< Ha ragione…. andiamo con ordine>>.

Stavolta mi sembra finalmente decisa, comincio a sentirmi meglio mentre lei riprende il racconto.

<< Dunque, le dicevo che la Turchi, che poi è l’assistente sociale che ha fatto partire tutto con il suo rapporto al tribunale, abita in questo stesso palazzo. Oddio, non è che siamo amiche però ci si incontra per le scale o nei negozi qui intorno quando si fa la spesa … così un giorno, parlando del più e del meno, le ho detto di questa bambina dal carattere un po’ chiuso, che stava nella prima elementare della scuola dove insegno. Al che lei ha cominciato a farmi tutto un discorso sul fatto che quando i bimbi sono taciturni hanno sicuramente subito un trauma e che per le statistiche il 90% degli abusi sui minori sono perpetrati da uno dei genitori, quasi sempre il padre e spesso con la complicità o nell’indifferenza della madre…..>>. andiamo con ordine” Stavolta mi sembra finalmente decisa, comincio a sentirmi meglio mentre lei riprende il racconto. “ Dunque, le dicevo che la Turchi, che poi è l’assistente sociale che ha fatto partire tutto con il suo rapporto al tribunale, abita in questo stesso palazzo. Oddio, non è che siamo amiche però ci si incontra per le scale o nei negozi qui intorno quando si fa la spesa … così un giorno, parlando del più e del meno, le ho detto di questa bambina dal carattere un pò chiuso, che stava nella prima elementare della scuola dove insegno. Al che lei ha cominciato a farmi tutto in discorso sul fatto che quando i bimbi sono taciturni hanno sicuramente subito un trauma e che per le statistiche il 90% degli abusi sui minori sono perpetrati da uno dei genitori, quasi sempre il padre e spesso con la complicità della madre. …..;. andiamo con ordine” Stavolta mi sembra finalmente decisa, comincio a sentirmi meglio mentre lei riprende il racconto. “ Dunque, le dicevo che la Turchi, che poi è l’assistente sociale che ha fatto partire tutto con il suo rapporto al tribunale, abita in questo stesso palazzo. Oddio, non è che siamo amiche però ci si incontra per le scale o nei negozi qui intorno quando si fa la spesa … così un giorno, parlando del più e del meno, le ho detto di questa bambina dal carattere un pò chiuso, che stava nella prima elementare della scuola dove insegno. Al che lei ha cominciato a farmi tutto in discorso sul fatto che quando i bimbi sono taciturni hanno sicuramente subito un trauma e che per le statistiche il 90% degli abusi sui minori sono perpetrati da uno dei genitori, quasi sempre il padre e spesso con la complicità della madre. …..;;. andiamo con ordine” Stavolta mi sembra finalmente decisa, comincio a sentirmi meglio mentre lei riprende il racconto. “ Dunque, le dicevo che la Turchi, che poi è l’assistente sociale che ha fatto partire tutto con il suo rapporto al tribunale, abita in questo stesso palazzo. Oddio, non è che siamo amiche però ci si incontra per le scale o nei negozi qui intorno quando si fa la spesa … così un giorno, parlando del più e del meno, le ho detto di questa bambina dal carattere un pò chiuso, che stava nella prima elementare della scuola dove insegno. 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Al che lei ha cominciato a farmi tutto in discorso sul fatto che quando i bimbi sono taciturni hanno sicuramente subito un trauma e che per le statistiche il 90% degli abusi sui minori sono perpetrati da uno dei genitori, quasi sempre il padre e spesso con la complicità della madre. …..;;;;;. andiamo con ordine” Stavolta mi sembra finalmente decisa, comincio a sentirmi meglio mentre lei riprende il racconto. “ Dunque, le dicevo che la Turchi, che poi è l’assistente sociale che ha fatto partire tutto con il suo rapporto al tribunale, abita in questo stesso palazzo. Oddio, non è che siamo amiche però ci si incontra per le scale o nei negozi qui intorno quando si fa la spesa … così un giorno, parlando del più e del meno, le ho detto di questa bambina dal carattere un pò chiuso, che stava nella prima elementare della scuola dove insegno. Al che lei ha cominciato a farmi tutto in discorso sul fatto che quando i bimbi sono taciturni hanno sicuramente subito un trauma e che per le statistiche il 90% degli abusi sui minori sono perpetrati da uno dei genitori, quasi sempre il padre e spesso con la complicità della madre. …..;;;;;;

<< Mi scusi, ma lei le ha riferito di un motivo particolare che potesse giustificare un pensiero del genere?>>

<< No … assolutamente. Le ho solo detto che era una bimba difficile dal punto di vista caratteriale, sperando che con la sua esperienza potesse darmi un consiglio … non avevo e non le ho riferito di motivi particolari, segni sul corpo, disegni strani o cose del genere …. Era così tanto per parlare … poi credevo che gli assistenti sociali avessero ….non so….. una laurea in psicologia o cose del genere, e invece …..>>. Le ho solo detto che era una bimba difficile dal punto di vista caratteriale, sperando che con la sua esperienza potesse darmi un consiglio … non avevo e non le ho riferito di motivi particolari, segni sul corpo, disegni strani o cose del genere …. Era così tanto per parlare … poi credevo che gli assistenti sociali avessero ….non so….. una laurea in psicologia o cose del genere, e invece …..”;. Le ho solo detto che era una bimba difficile dal punto di vista caratteriale, sperando che con la sua esperienza potesse darmi un consiglio … non avevo e non le ho riferito di motivi particolari, segni sul corpo, disegni strani o cose del genere …. Era così tanto per parlare … poi credevo che gli assistenti sociali avessero ….non so….. una laurea in psicologia o cose del genere, e invece …..”;. Le ho solo detto che era una bimba difficile dal punto di vista caratteriale, sperando che con la sua esperienza potesse darmi un consiglio … non avevo e non le ho riferito di motivi particolari, segni sul corpo, disegni strani o cose del genere …. Era così tanto per parlare … poi credevo che gli assistenti sociali avessero ….non so….. una laurea in psicologia o cose del genere, e invece …..”;. Le ho solo detto che era una bimba difficile dal punto di vista caratteriale, sperando che con la sua esperienza potesse darmi un consiglio … non avevo e non le ho riferito di motivi particolari, segni sul corpo, disegni strani o cose del genere …. Era così tanto per parlare … poi credevo che gli assistenti sociali avessero ….non so….. una laurea in psicologia o cose del genere, e invece …..”;. Le ho solo detto che era una bimba difficile dal punto di vista caratteriale, sperando che con la sua esperienza potesse darmi un consiglio … non avevo e non le ho riferito di motivi particolari, segni sul corpo, disegni strani o cose del genere …. Era così tanto per parlare … poi credevo che gli assistenti sociali avessero ….non so….. una laurea in psicologia o cose del genere, e invece …..”;. Le ho solo detto che era una bimba difficile dal punto di vista caratteriale, sperando che con la sua esperienza potesse darmi un consiglio … non avevo e non le ho riferito di motivi particolari, segni sul corpo, disegni strani o cose del genere …. Era così tanto per parlare … poi credevo che gli assistenti sociali avessero ….non so….. una laurea in psicologia o cose del genere, e invece …..”;

<< Ma la Turchi cosa le ha detto su Daria, che consiglio le ha dato?>>

<< Nessun consiglio…niente…. però alla fine si era talmente tanto interessata a questa bambina che mi ha chiesto di poterla vedere, di poter venire a scuola … io le ho detto che ci dovevo pensare … mi sono allontanata turbata, anche perché alla fine si era raccomandata di non far parola del nostro colloquio con i genitori della piccola …>>. però alla fine si era talmente tanto interessata a questa bambina che mi ha chiesto di poterla vedere, di poter venire a scuola … io ho detto che ci dovevo pensare … mi sono allontanata turbata, anche perché alla fine si era raccomandata di non far parole del nostro colloquio con i genitori della piccola …”;. però alla fine si era talmente tanto interessata a questa bambina che mi ha chiesto di poterla vedere, di poter venire a scuola … io ho detto che ci dovevo pensare … mi sono allontanata turbata, anche perché alla fine si era raccomandata di non far parole del nostro colloquio con i genitori della piccola …”;. però alla fine si era talmente tanto interessata a questa bambina che mi ha chiesto di poterla vedere, di poter venire a scuola … io ho detto che ci dovevo pensare … mi sono allontanata turbata, anche perché alla fine si era raccomandata di non far parole del nostro colloquio con i genitori della piccola …”;. però alla fine si era talmente tanto interessata a questa bambina che mi ha chiesto di poterla vedere, di poter venire a scuola … io ho detto che ci dovevo pensare … mi sono allontanata turbata, anche perché alla fine si era raccomandata di non far parole del nostro colloquio con i genitori della piccola …”;. però alla fine si era talmente tanto interessata a questa bambina che mi ha chiesto di poterla vedere, di poter venire a scuola … io ho detto che ci dovevo pensare … mi sono allontanata turbata, anche perché alla fine si era raccomandata di non far parole del nostro colloquio con i genitori della piccola …”;. però alla fine si era talmente tanto interessata a questa bambina che mi ha chiesto di poterla vedere, di poter venire a scuola … io ho detto che ci dovevo pensare … mi sono allontanata turbata, anche perché alla fine si era raccomandata di non far parole del nostro colloquio con i genitori della piccola …”;

<< E poi cosa accadde?>>

<< Pochi giorni dopo mi si è presentata in classe, era stata accompagnata dalla direttrice stessa, la quale in quella occasione mi ha chiesto di consentire un colloquio tra lei e la bimba, spiegandomi che in un certo qual modo gli assistenti sociali sono come dei pubblici ufficiali …. lavorano presso le ASL.. insomma danno, almeno sulla carta, determinate garanzie …>>. lavorano presso le ASL.. insomma danno, almeno sulla carta, determinate garanzie …”;. lavorano presso le ASL.. insomma danno, almeno sulla carta, determinate garanzie …”;. lavorano presso le ASL.. insomma danno, almeno sulla carta, determinate garanzie …”;. lavorano presso le ASL.. insomma danno, almeno sulla carta, determinate garanzie …”;. lavorano presso le ASL.. insomma danno, almeno sulla carta, determinate garanzie …”;. lavorano presso le ASL.. insomma danno, almeno sulla carta, determinate garanzie …”;

<< E lei non ha potuto impedire quel colloquio>> sottolineo

<< No…però ho potuto assistervi ed è proprio per questo che mi rammarico di non avere preavvisato i genitori della bambina….quel colloquio è stata una cosa che mai avrei immaginato …>>.quel colloquio è stata una cosa che mai avrei immaginato …”;.quel colloquio è stata una cosa che mai avrei immaginato …”;.quel colloquio è stata una cosa che mai avrei immaginato …”;.quel colloquio è stata una cosa che mai avrei immaginato …”;.quel colloquio è stata una cosa che mai avrei immaginato …”;.quel colloquio è stata una cosa che mai avrei immaginato …”;

Accendo un’altra sigaretta e comincio a sentire quella rabbia sorda che mi si manifesta con un aumento repentino dei battiti cardiaci, e quel mal di testa che inizia a picchiare forte sulle tempie mentre mi si gonfiano le vene delle braccia e stringo i pugni come quando, a tredici anni, di fronte ad un’ingiustizia che non potevo tollerare, al campetto dell’oratorio, osavo sfidare il capobanda per dare sfogo a quel insopprimibile istinto di ribellione. Ricordo l’altro mio nonno, quello siciliano, che vedendomi rientrare dopo che le avevo buscate, mentre me ne stavo lì dritto avanti a lui, esibendo con fierezza i segni delle percosse e pronto tuttavia a tornare a combattere, diceva sempre che facevo bene a non avere paura dei più grossi, perché più sono grossi e più fanno il botto quando cascano. Ed infatti io non avevo e non ho mai avuto paura dei più grossi, solo un senso forte di rabbia, ieri come oggi.. Ricordo l’altro mio nonno, quello siciliano, che vedendomi rientrare dopo che le avevo buscate, mentre me ne stavo lì dritto avanti a lui, esibendo con fierezza i segni delle percosse e pronto tuttavia a tornare a combattere, diceva sempre che facevo bene a non avere paura dei più grossi, perché più sono grossi e più fanno il botto quando cascano. Ed infatti io non avevo e non ho mai avuto paura dei più grossi, solo un senso forte di rabbia, ieri come oggi.;. Ricordo l’altro mio nonno, quello siciliano, che vedendomi rientrare dopo che le avevo buscate, mentre me ne stavo lì dritto avanti a lui, esibendo con fierezza i segni delle percosse e pronto tuttavia a tornare a combattere, diceva sempre che facevo bene a non avere paura dei più grossi, perché più sono grossi e più fanno il botto quando cascano. Ed infatti io non avevo e non ho mai avuto paura dei più grossi, solo un senso forte di rabbia, ieri come oggi.;;. Ricordo l’altro mio nonno, quello siciliano, che vedendomi rientrare dopo che le avevo buscate, mentre me ne stavo lì dritto avanti a lui, esibendo con fierezza i segni delle percosse e pronto tuttavia a tornare a combattere, diceva sempre che facevo bene a non avere paura dei più grossi, perché più sono grossi e più fanno il botto quando cascano. Ed infatti io non avevo e non ho mai avuto paura dei più grossi, solo un senso forte di rabbia, ieri come oggi.;;;. Ricordo l’altro mio nonno, quello siciliano, che vedendomi rientrare dopo che le avevo buscate, mentre me ne stavo lì dritto avanti a lui, esibendo con fierezza i segni delle percosse e pronto tuttavia a tornare a combattere, diceva sempre che facevo bene a non avere paura dei più grossi, perché più sono grossi e più fanno il botto quando cascano. Ed infatti io non avevo e non ho mai avuto paura dei più grossi, solo un senso forte di rabbia, ieri come oggi.;;;;. Ricordo l’altro mio nonno, quello siciliano, che vedendomi rientrare dopo che le avevo buscate, mentre me ne stavo lì dritto avanti a lui, esibendo con fierezza i segni delle percosse e pronto tuttavia a tornare a combattere, diceva sempre che facevo bene a non avere paura dei più grossi, perché più sono grossi e più fanno il botto quando cascano. Ed infatti io non avevo e non ho mai avuto paura dei più grossi, solo un senso forte di rabbia, ieri come oggi.;;;;;. Ricordo l’altro mio nonno, quello siciliano, che vedendomi rientrare dopo che le avevo buscate, mentre me ne stavo lì dritto avanti a lui, esibendo con fierezza i segni delle percosse e pronto tuttavia a tornare a combattere, diceva sempre che facevo bene a non avere paura dei più grossi, perché più sono grossi e più fanno il botto quando cascano. Ed infatti io non avevo e non ho mai avuto paura dei più grossi, solo un senso forte di rabbia, ieri come oggi.;;;;;;

Conto fino a dieci, guardo fuori della finestra, tiro un’altra boccata della sigaretta ed intanto tra questi pensieri saranno passati, me ne rendo conto, sì e no 30 secondi..;.;;.;;;.;;;;.;;;;;.;;;;;;

<<Come è stato quel colloquio?>> scandisco lentamente, e mi ridispongo all’autocontrollo..;.;;.;;;.;;;;.;;;;;.;;;;;;

La maestra riprende il suo racconto :

<< E’ stata una cosa orribile, che stenterei a credere se non l’avessi vista e sentita in prima persona. Ha preso da una parte la bimba e poi così, nel corridoio, le ha domandato se aveva mai visto nudo suo padre, sua madre, se li aveva mai visti baciarsi, se quando faceva la pipì era suo padre che le puliva la patatina … e poi …poi…>>. Ha preso da una parte la bimba e poi così, nel corridoio, le ha domandato se aveva mai visto nudo suo padre, sua madre, se li aveva mai visti baciarsi, se quando faceva la pipì era fosse suo padre che le puliva la patatina … e poi …poi…”;. Ha preso da una parte la bimba e poi così, nel corridoio, le ha domandato se aveva mai visto nudo suo padre, sua madre, se li aveva mai visti baciarsi, se quando faceva la pipì era fosse suo padre che le puliva la patatina … e poi …poi…”;;. Ha preso da una parte la bimba e poi così, nel corridoio, le ha domandato se aveva mai visto nudo suo padre, sua madre, se li aveva mai visti baciarsi, se quando faceva la pipì era fosse suo padre che le puliva la patatina … e poi …poi…”;;;. Ha preso da una parte la bimba e poi così, nel corridoio, le ha domandato se aveva mai visto nudo suo padre, sua madre, se li aveva mai visti baciarsi, se quando faceva la pipì era fosse suo padre che le puliva la patatina … e poi …poi…”;;;;. Ha preso da una parte la bimba e poi così, nel corridoio, le ha domandato se aveva mai visto nudo suo padre, sua madre, se li aveva mai visti baciarsi, se quando faceva la pipì era fosse suo padre che le puliva la patatina … e poi …poi…”;;;;;. Ha preso da una parte la bimba e poi così, nel corridoio, le ha domandato se aveva mai visto nudo suo padre, sua madre, se li aveva mai visti baciarsi, se quando faceva la pipì era fosse suo padre che le puliva la patatina … e poi …poi…”;;;;;;

<< Poi ?>> le intimo io, e questa volta capisco che nella registrazione si avvertirà il tono alterato della mia voce..;.;.;.;.;.;

<< Poi le ha domandato se avesse mai toccato le parti intime di suo padre o se lui l’avesse mai baciata sulla patatina.. insomma una cosa orribile….>>.”;.”;.”;.”;.”;.”;

<< E la bambina cosa ha detto?>>

<<Era visibilmente sconvolta … ha cominciato a guardarmi spaventata ed io non sapevo cosa dirle .. così ho cercato di interrompere quella che mi pareva, in estrema sostanza, null’altro che una violenza gratuita, e ho detto alla Turchi << la smetta ..la prego … ma non vede che la bambina è sconvolta ?….>>.. così ho cercato di interrompere quella che mi pareva, in estrema sostanza, null’altro che una violenza gratuita, e ho detto alla Turchi <<la smetta ..la prego … ma non vede che la bambina è sconvolta?>>;.. così ho cercato di interrompere quella che mi pareva, in estrema sostanza, null’altro che una violenza gratuita, e ho detto alla Turchi <<la smetta ..la prego … ma non vede che la bambina è sconvolta?>>;;.. così ho cercato di interrompere quella che mi pareva, in estrema sostanza, null’altro che una violenza gratuita, e ho detto alla Turchi <<la smetta ..la prego … ma non vede che la bambina è sconvolta?>>;;;.. così ho cercato di interrompere quella che mi pareva, in estrema sostanza, null’altro che una violenza gratuita, e ho detto alla Turchi <<la smetta ..la prego … ma non vede che la bambina è sconvolta?>>;;;;.. così ho cercato di interrompere quella che mi pareva, in estrema sostanza, null’altro che una violenza gratuita, e ho detto alla Turchi <<la smetta ..la prego … ma non vede che la bambina è sconvolta?>>;;;;;.. così ho cercato di interrompere quella che mi pareva, in estrema sostanza, null’altro che una violenza gratuita, e ho detto alla Turchi <<la smetta ..la prego … ma non vede che la bambina è sconvolta?>>;;;;;;

<<E la Turchi?>>

<< Quella è stata la fine, il passaggio risolutivo, al quale ho contribuito senza rendermene conto, perché è stato allora che la Turchi ha esclamato : “ Esatto! È sconvolta! Vuol dire che le mie domande le hanno fatto riaffiorare alla mente cose che non voleva ricordare …” ..ed io naturalmente le ho risposto che qualsiasi bambino di fronte a domande del genere sarebbe rimasto sconvolto…ma che modo è di fare questo?>>..ed io naturalmente le ho risposto che qualsiasi bambino vedendo un disegno del genere sarebbe rimasto sconvolto…ma che modo è di fare questo?”;..ed io naturalmente le ho risposto che qualsiasi bambino vedendo un disegno del genere sarebbe rimasto sconvolto…ma che modo è di fare questo?”;..ed io naturalmente le ho risposto che qualsiasi bambino vedendo un disegno del genere sarebbe rimasto sconvolto…ma che modo è di fare questo?”;..ed io naturalmente le ho risposto che qualsiasi bambino vedendo un disegno del genere sarebbe rimasto sconvolto…ma che modo è di fare questo?”;..ed io naturalmente le ho risposto che qualsiasi bambino vedendo un disegno del genere sarebbe rimasto sconvolto…ma che modo è di fare questo?”;..ed io naturalmente le ho risposto che qualsiasi bambino vedendo un disegno del genere sarebbe rimasto sconvolto…ma che modo è di fare questo?”;

<< Poi?>>

<<Poi basta. Se ne è andata via con la direttrice, non prima di avermi diffidato dal rivelare ad alcuno il colloquio di quella mattina …ma mi scusi avvocato… ma davvero è solo per quel colloquio che è accaduto tutto ciò che è accaduto .. tutto quel male .. quel dolore.. quella vergogna….?>>. Se ne è andata via con la direttrice, non prima di avermi diffidato dal rivelare ad alcuno il colloquio di quella mattina …ma mi scusi avvocato… ma davvero è solo per quel colloquio che è accaduto tutto ciò che è accaduto .. tutto quel male .. quel dolore.. quella vergogna….?”;. Se ne è andata via con la direttrice, non prima di avermi diffidato dal rivelare ad alcuno il colloquio di quella mattina …ma mi scusi avvocato… ma davvero è solo per quel colloquio che è accaduto tutto ciò che è accaduto .. tutto quel male .. quel dolore.. quella vergogna….?”;. Se ne è andata via con la direttrice, non prima di avermi diffidato dal rivelare ad alcuno il colloquio di quella mattina …ma mi scusi avvocato… ma davvero è solo per quel colloquio che è accaduto tutto ciò che è accaduto .. tutto quel male .. quel dolore.. quella vergogna….?”;. Se ne è andata via con la direttrice, non prima di avermi diffidato dal rivelare ad alcuno il colloquio di quella mattina …ma mi scusi avvocato… ma davvero è solo per quel colloquio che è accaduto tutto ciò che è accaduto .. tutto quel male .. quel dolore.. quella vergogna….?”;. Se ne è andata via con la direttrice, non prima di avermi diffidato dal rivelare ad alcuno il colloquio di quella mattina …ma mi scusi avvocato… ma davvero è solo per quel colloquio che è accaduto tutto ciò che è accaduto .. tutto quel male .. quel dolore.. quella vergogna….?”;. Se ne è andata via con la direttrice, non prima di avermi diffidato dal rivelare ad alcuno il colloquio di quella mattina …ma mi scusi avvocato… ma davvero è solo per quel colloquio che è accaduto tutto ciò che è accaduto .. tutto quel male .. quel dolore.. quella vergogna….?”;

<< Temo di si>>

<< E come è possibile, ma il giudice li ha mai ascoltati i Fontenova… e la bambina ..ci ha mai parlato il giudice con la bambina….e poi quella pazza dell’assistente sociale .. ma è come dicono i giornali, davvero sono tutti così?>>..ci ha mai parlato il giudice con la bambina….e poi quella pazza dell’assistente sociale .. ma è come dicono i giornali, davvero sono tutti così?”;..ci ha mai parlato il giudice con la bambina….e poi quella pazza dell’assistente sociale .. ma è come dicono i giornali, davvero sono tutti così?”;;..ci ha mai parlato il giudice con la bambina….e poi quella pazza dell’assistente sociale .. ma è come dicono i giornali, davvero sono tutti così?”;;;..ci ha mai parlato il giudice con la bambina….e poi quella pazza dell’assistente sociale .. ma è come dicono i giornali, davvero sono tutti così?”;;;;..ci ha mai parlato il giudice con la bambina….e poi quella pazza dell’assistente sociale .. ma è come dicono i giornali, davvero sono tutti così?”;;;;;..ci ha mai parlato il giudice con la bambina….e poi quella pazza dell’assistente sociale .. ma è come dicono i giornali, davvero sono tutti così?”;;;;;;

<< Signora, quel tipo di giudici non parla neanche con gli avvocati, sebbene la legge gliene imponga il dovere…..figuriamoci se ascolta i bambini…>> sto per partire con una delle mie filippiche, ma fortunatamente basta un cenno di Jonathan per riportarmi alla realtà. Ho un verbale da completare, e da domani, spero, avrò finalmente qualcosa di decisivo per rivoltare l’intera situazione. Rileggiamo quanto Jonathan ha fedelmente trascritto, firmiamo e mezz’ora dopo usciamo visibilmente soddisfatti. ..figuriamoci se ascolta i bambini…” sto per partire con una delle mie filippiche, ma fortunatamente basta un cenno di Jonathan° per riportarmi alla realtà. Ho un verbale da completare, e da domani, spero, avrò finalmente qualcosa di decisivo per rivoltare l’intera situazione. Rileggiamo quanto Johnatahan ha fedelmente riportato sul verbale, firmiamo e mezz’ora dopo usciamo visibilmente soddisfatti. ;..figuriamoci se ascolta i bambini…” sto per partire con una delle mie filippiche, ma fortunatamente basta un cenno di Jonathan° per riportarmi alla realtà. Ho un verbale da completare, e da domani, spero, avrò finalmente qualcosa di decisivo per rivoltare l’intera situazione. Rileggiamo quanto Johnatahan ha fedelmente riportato sul verbale, firmiamo e mezz’ora dopo usciamo visibilmente soddisfatti. ;..figuriamoci se ascolta i bambini…” sto per partire con una delle mie filippiche, ma fortunatamente basta un cenno di Jonathan° per riportarmi alla realtà. Ho un verbale da completare, e da domani, spero, avrò finalmente qualcosa di decisivo per rivoltare l’intera situazione. Rileggiamo quanto Johnatahan ha fedelmente riportato sul verbale, firmiamo e mezz’ora dopo usciamo visibilmente soddisfatti. ;..figuriamoci se ascolta i bambini…” sto per partire con una delle mie filippiche, ma fortunatamente basta un cenno di Jonathan° per riportarmi alla realtà. Ho un verbale da completare, e da domani, spero, avrò finalmente qualcosa di decisivo per rivoltare l’intera situazione. Rileggiamo quanto Johnatahan ha fedelmente riportato sul verbale, firmiamo e mezz’ora dopo usciamo visibilmente soddisfatti. ;..figuriamoci se ascolta i bambini…” sto per partire con una delle mie filippiche, ma fortunatamente basta un cenno di Jonathan° per riportarmi alla realtà. Ho un verbale da completare, e da domani, spero, avrò finalmente qualcosa di decisivo per rivoltare l’intera situazione. Rileggiamo quanto Johnatahan ha fedelmente riportato sul verbale, firmiamo e mezz’ora dopo usciamo visibilmente soddisfatti. ;..figuriamoci se ascolta i bambini…” sto per partire con una delle mie filippiche, ma fortunatamente basta un cenno di Jonathan° per riportarmi alla realtà. Ho un verbale da completare, e da domani, spero, avrò finalmente qualcosa di decisivo per rivoltare l’intera situazione. Rileggiamo quanto Johnatahan ha fedelmente riportato sul verbale, firmiamo e mezz’ora dopo usciamo visibilmente soddisfatti. ;

<< Vorrei mangiare del pesce>> propone Jonathan

<< Ottima idea…>> rispondo >>……forse conosco un posto con vista su questo mare meraviglioso .. anche se ci vorrà un pochino per arrivarci>>.. anche se ci vorrà un pochino per arrivarci”;.. anche se ci vorrà un pochino per arrivarci”;.. anche se ci vorrà un pochino per arrivarci”;.. anche se ci vorrà un pochino per arrivarci”;.. anche se ci vorrà un pochino per arrivarci”;.. anche se ci vorrà un pochino per arrivarci”;

<< Perché … hai fretta per caso ?>>

<< No…>> rispondo sorridendo come non facevo da tempo, e ci incamminiamo. Ho qui nella tasca, in duplice originale, la prova della montatura, la prova stessa dell’esistenza di un’associazione per delinquere che ha fatto del professionismo dell’antipedofilia un mestiere con cui arricchirsi sulla pelle di genitori e bambini innocenti : il teste ha parlato e ha firmato. Non ho più fretta, dunque, finalmente posso godermi un bel piatto di pesce in questa terra meravigliosa.. Ho qui nella tasca, in duplice originale, la prova della montatura, la prova stessa dell’esistenza di una associazione per delinquere che ha fatto del professionismo dell’antipedofilia un mestiere con cu arricchirsi sulla pelle di genitori e bambini innocenti : il teste ha parlato e ha firmato. Non ho più fretta, dunque, finalmente posso godermi un bel piatto di pesce in questa terra meravigliosa.;. Ho qui nella tasca, in duplice originale, la prova della montatura, la prova stessa dell’esistenza di una associazione per delinquere che ha fatto del professionismo dell’antipedofilia un mestiere con cu arricchirsi sulla pelle di genitori e bambini innocenti : il teste ha parlato e ha firmato. Non ho più fretta, dunque, finalmente posso godermi un bel piatto di pesce in questa terra meravigliosa.;. Ho qui nella tasca, in duplice originale, la prova della montatura, la prova stessa dell’esistenza di una associazione per delinquere che ha fatto del professionismo dell’antipedofilia un mestiere con cu arricchirsi sulla pelle di genitori e bambini innocenti : il teste ha parlato e ha firmato. Non ho più fretta, dunque, finalmente posso godermi un bel piatto di pesce in questa terra meravigliosa.;. Ho qui nella tasca, in duplice originale, la prova della montatura, la prova stessa dell’esistenza di una associazione per delinquere che ha fatto del professionismo dell’antipedofilia un mestiere con cu arricchirsi sulla pelle di genitori e bambini innocenti : il teste ha parlato e ha firmato. Non ho più fretta, dunque, finalmente posso godermi un bel piatto di pesce in questa terra meravigliosa.;. Ho qui nella tasca, in duplice originale, la prova della montatura, la prova stessa dell’esistenza di una associazione per delinquere che ha fatto del professionismo dell’antipedofilia un mestiere con cu arricchirsi sulla pelle di genitori e bambini innocenti : il teste ha parlato e ha firmato. Non ho più fretta, dunque, finalmente posso godermi un bel piatto di pesce in questa terra meravigliosa.;. Ho qui nella tasca, in duplice originale, la prova della montatura, la prova stessa dell’esistenza di una associazione per delinquere che ha fatto del professionismo dell’antipedofilia un mestiere con cu arricchirsi sulla pelle di genitori e bambini innocenti : il teste ha parlato e ha firmato. Non ho più fretta, dunque, finalmente posso godermi un bel piatto di pesce in questa terra meravigliosa.;

Sto per compiere trentotto anni, credo d’essere diventato ormai un buon avvocato, e amo questo lavoro. Sono pazzo di questo lavoro.. Sono pazzo di questo lavoro.;. Sono pazzo di questo lavoro.;;. Sono pazzo di questo lavoro.;;;. Sono pazzo di questo lavoro.;;;;. Sono pazzo di questo lavoro.;;;;;. Sono pazzo di questo lavoro.;;;;;;

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020-La svolta

Stavolta il “dottore” mi ha voluto incontrare in un bar del centro, ed io ho acconsentito, chiedendo a Laura di attendermi poco distante, sul marciapiede opposto.

Gli ho riferito il contenuto della deposizione della Fanelli, che ho depositato in procura e gli ho manifestato il mio disappunto per quell’appuntino sulla copertina rossa, chiedendogli se per caso i Servizi non si rendano conto di avermi sottovalutato, parlandomi in un modo ma comportandosi in un altro.

<< Vede avvocato, come le ho già riferito quel consultorio contiene circa trecento bambini e quando i NAS sono entrati ed hanno ispezionato cucine, dormitori, bagni ed infermerie, hanno trovato di tutto, tanto che quando si sono messi a verbalizzare le violazioni igienico-sanitarie gli si è persino consumata la cartuccia della Laser portatile …un rapporto informativo con i fiocchi……>>

<< Questo lo so, però non capisco cosa sia successo dopo. Insomma i Carabinieri dei NAS che cazzo ci hanno fatto con quel rapporto ?>>.. e sucsa tanto ma i Carabinieri dei NAS che cazzo hanno fatto, quando hanno scoperto queste belle cose ?”;.. e sucsa tanto ma i Carabinieri dei NAS che cazzo hanno fatto, quando hanno scoperto queste belle cose ?”;;.. e sucsa tanto ma i Carabinieri dei NAS che cazzo hanno fatto, quando hanno scoperto queste belle cose ?”;;;.. e sucsa tanto ma i Carabinieri dei NAS che cazzo hanno fatto, quando hanno scoperto queste belle cose ?”;;;;.. e sucsa tanto ma i Carabinieri dei NAS che cazzo hanno fatto, quando hanno scoperto queste belle cose ?”;;;;;.. e sucsa tanto ma i Carabinieri dei NAS che cazzo hanno fatto, quando hanno scoperto queste belle cose ?”;;;;;;

<< Intanto si sono presi una bella strigliata, perché è chiaro che si sono mossi sulla base del suo esposto, dunque in piena legittimità, e tuttavia non hanno avuto l’accortezza di raccordarsi con il ROS della Provincia che, per quanto ci risulta, ha un comandante un po’ troppo inserito nelle dinamiche dei poteri locali … comunque stia pur tranquillo che quel rapporto è stato inoltrato con la massima sollecitudine …>>.. poi come la legge prescrive hanno stilato un bel rapporto…”;.. poi come la legge prescrive hanno stilato un bel rapporto…”;;.. poi come la legge prescrive hanno stilato un bel rapporto…”;;;.. poi come la legge prescrive hanno stilato un bel rapporto…”;;;;.. poi come la legge prescrive hanno stilato un bel rapporto…”;;;;;.. poi come la legge prescrive hanno stilato un bel rapporto…”;;;;;;

<< A qualcuno che con eguale sollecitudine si è sbrigato a riporlo in un cassetto chiuso a chiave ..>>..”;..”;;..”;;;..”;;;;..”;;;;;..”;;;;;;

<< Si sbaglia ! Guardi che il rapporto lo abbiamo consegnato alla magistratura, mi pare che il PM che ha avuto in assegnazione il relativo fascicolo si chiami Cosentino …>>

<< Questo lo so anche io..>> rispondo seccamente <<..ma perché avete inviato un vostro e diverso rapporto a questo Cosentino, se già gli era stato consegnato dai Carabinieri ?>>

<< Perché il rapporto dei Carabinieri mi pareva un po’ troppo leggero .. almeno dieci pagine in meno del nostro … mi sono spiegato?>>

Dunque sono i ROS che hanno interferito, probabilmente tramite Comando Generale, sul lavoro dei NAS, affinchè a Cosentino arrivasse un rapporto praticamente innocuo, sono stati loro a manometterlo,e non quelli dei Servizi. Chiedo conferma al “dottore”.

<< Credo proprio di si ….>> mi risponde << … come le dicevo il comandante del Reparto locale è un tipo .. diciamo così .. poco affidabile .. attende un trasferimento a Roma, in un posto più tranquillo, e non vuole guai che possano interferire con i suoi progetti di carriera…gli unici che hanno la copia originaria e completa del rapporto siamo noi, perché come le dicevo abbiamo un nostro uomo tra quelli del NAS… e quella cartellina rossa che lei non ha avuto il tempo di sfogliare contiene proprio la copia integrale … il resoconto completo di tutte le nefandezze di quel centro di accoglienza …>>

<< Però sopra c’era scritto “archiviare”>> sottolineo ancora dubbioso.

<< Secondo lei se volessimo un’archiviazione lo metteremmo per iscritto ? .. quella è mera burocrazia interna …non mi stupirei che la calligrafia su quel post-it fosse addirittura del procuratore capo, come un gentile consiglio al suo giovane ed inesperto sostituto…>>

<< E allora adesso cosa faccio?>> rifletto ad alta voce non sapendo più di chi posso fidarmi.

<< Mi dia retta ..>> sussurra con tono protettivo e sicuro mentre si alza facendo un cenno al suo guardaspalle poco distante <<..mi dia retta .. qualcosa accadrà….>> poi si congeda lasciandomi smarrito nella confusione più totale.

Quando si allontana del tutto, Laura torna ad avvicinarsi, ed il suo sorriso m’investe d’improvviso come un raggio di luce : <<Vorrei fare una cosa che non faccio da molto tempo..>> esordisce offrendomi il braccio.

Mi alzo lentamente, la prendo per mano, e ci incamminiamo per Via del Corso, tra le gente normale, fermandoci ogni tanto ad ammirare le vetrine piene di belle cose, non siamo più nulla per quest’oggi, soltanto due persone che si vogliono bene e che hanno finalmente del tempo per poterselo dire.

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021-;Delitto di mafia

Guardo fuori dalla finestra mentre Claudia si sta mettendo il casco per salire sullo scooter con il quale in meno di 10 minuti sarà in tribunale : alla fine ci ho messo quasi tre ore per collazionare la comparsa di costituzione e riformare il fascicolo da depositare, e si sono fatte le 12.30, è un bene che i miei collaboratori abbiano tutti la moto, tra il percorrere la tangenziale, riuscire ad entrare nel quartiere Prati e soprattutto trovare un cazzo di parcheggio, io con la macchina sarei arrivato sicuramente dopo le 13.00, sforando il termine ultimo del deposito..30, è un bene che i miei collaboratori abbiano tutti la moto, tra il percorrere la tangenziale, riuscire ad entrare nel quartiere Prati e soprattutto trovare un cazzo di parcheggio, io con la macchina sarei arrivato in tribunale sicuramente dopo le 13.00, sforando il termine ultimo del deposito.;.30, è un bene che i miei collaboratori abbiano tutti la moto, tra il percorrere la tangenziale, riuscire ad entrare nel quartiere Prati e soprattutto trovare un cazzo di parcheggio, io con la macchina sarei arrivato in tribunale sicuramente dopo le 13.00, sforando il termine ultimo del deposito.;.30, è un bene che i miei collaboratori abbiano tutti la moto, tra il percorrere la tangenziale, riuscire ad entrare nel quartiere Prati e soprattutto trovare un cazzo di parcheggio, io con la macchina sarei arrivato in tribunale sicuramente dopo le 13.00, sforando il termine ultimo del deposito.;.30, è un bene che i miei collaboratori abbiano tutti la moto, tra il percorrere la tangenziale, riuscire ad entrare nel quartiere Prati e soprattutto trovare un cazzo di parcheggio, io con la macchina sarei arrivato in tribunale sicuramente dopo le 13.00, sforando il termine ultimo del deposito.;.30, è un bene che i miei collaboratori abbiano tutti la moto, tra il percorrere la tangenziale, riuscire ad entrare nel quartiere Prati e soprattutto trovare un cazzo di parcheggio, io con la macchina sarei arrivato in tribunale sicuramente dopo le 13.00, sforando il termine ultimo del deposito.;.30, è un bene che i miei collaboratori abbiano tutti la moto, tra il percorrere la tangenziale, riuscire ad entrare nel quartiere Prati e soprattutto trovare un cazzo di parcheggio, io con la macchina sarei arrivato in tribunale sicuramente dopo le 13.00, sforando il termine ultimo del deposito.;

Mentre mi accorgo che il pacchetto delle sigarette è ormai vuoto e sto per chiedere a Laura di trovarmene un altro, ecco che è proprio lei ad affacciarsi da me :

<< C’è quella giornalista di Telepuglia al telefono … ci parli?>>

Dunque aveva suonato il telefono e non me ne ero accorto : annuisco ed alzo la cornetta, mentre lei torna di là per dirottare la chiamata dalla centralina della segreteria..;.;.;.;.;.;

<< Come stai Giovanna?>>

<< Non c’è male, e tu?>>

<< Beh… potrebbe andar meglio ..ascolta .. se vuoi qualche dichiarazione su ciò che è accaduto la settimana scorsa non credo …>>..ascolta .. se vuoi qualche dichiarazione su ciò che è accaduto ieri non credo …”;..ascolta .. se vuoi qualche dichiarazione su ciò che è accaduto ieri non credo …”;..ascolta .. se vuoi qualche dichiarazione su ciò che è accaduto ieri non credo …”;..ascolta .. se vuoi qualche dichiarazione su ciò che è accaduto ieri non credo …”;..ascolta .. se vuoi qualche dichiarazione su ciò che è accaduto ieri non credo …”;..ascolta .. se vuoi qualche dichiarazione su ciò che è accaduto ieri non credo …”;

<< La settimana scorsa ? Non so nulla in proposito... comunque senti poi mi racconti, adesso invece vorrei chiederti un’altra cosa, se puoi essermi di aiuto perché forse a questo punto tu conosci piuttosto bene la geografia di quaggiù, i retroscena di certe cose strane che accadono da qualche mese a questa parte, e te la cavi assai meglio di me … c’è stato un delitto che non riesco a decifrare, uno che pare fosse un semplice pappone… però la cosa strana è che lo hanno trovato con la lingua tagliata .. ora il mio capo mi ha incaricato di fare un pezzo e viste le modalità dell’omicidio direi che potrebbe essere una guerra tra bande rivali per il controllo della prostituzione .. oppure un regolamento di conti ma quella lingua tagliata pare roba di mafia …. mi da l’idea che ci sia dietro qualcosa di più grosso …..>>... comunque senti poi mi racconti.. adesso vorrei chiederti invece un’altra cosa, se puoi essermi di aiuto perché forse a questo punto tu conosci la geografia di quaggiù, i retroscena di certe cose strane che accadono da qualche mese a questa parte, e te la cavi assai meglio di me … c’è stato un delitto che non riesco a decifrare, uno che pare fosse un semplice pappone… però la cosa strana è che lo hanno trovato con la lingua tagliata .. ora il mio capo mi ha incaricato di fare un pezzo e viste le modalità dell’omicidio direi che potrebbe essere una guerra tra bande rivali per il controllo della prostituzione .. oppure un regolamento di conti ma quella lingua tagliata pare roba di SCU …. mi da l’idea che ci sia dietro qualcosa di più grosso …..”;... comunque senti poi mi racconti.. adesso vorrei chiederti invece un’altra cosa, se puoi essermi di aiuto perché forse a questo punto tu conosci la geografia di quaggiù, i retroscena di certe cose strane che accadono da qualche mese a questa parte, e te la cavi assai meglio di me … c’è stato un delitto che non riesco a decifrare, uno che pare fosse un semplice pappone… però la cosa strana è che lo hanno trovato con la lingua tagliata .. ora il mio capo mi ha incaricato di fare un pezzo e viste le modalità dell’omicidio direi che potrebbe essere una guerra tra bande rivali per il controllo della prostituzione .. oppure un regolamento di conti ma quella lingua tagliata pare roba di SCU …. mi da l’idea che ci sia dietro qualcosa di più grosso …..”;... comunque senti poi mi racconti.. adesso vorrei chiederti invece un’altra cosa, se puoi essermi di aiuto perché forse a questo punto tu conosci la geografia di quaggiù, i retroscena di certe cose strane che accadono da qualche mese a questa parte, e te la cavi assai meglio di me … c’è stato un delitto che non riesco a decifrare, uno che pare fosse un semplice pappone… però la cosa strana è che lo hanno trovato con la lingua tagliata .. ora il mio capo mi ha incaricato di fare un pezzo e viste le modalità dell’omicidio direi che potrebbe essere una guerra tra bande rivali per il controllo della prostituzione .. oppure un regolamento di conti ma quella lingua tagliata pare roba di SCU …. mi da l’idea che ci sia dietro qualcosa di più grosso …..”;... comunque senti poi mi racconti.. adesso vorrei chiederti invece un’altra cosa, se puoi essermi di aiuto perché forse a questo punto tu conosci la geografia di quaggiù, i retroscena di certe cose strane che accadono da qualche mese a questa parte, e te la cavi assai meglio di me … c’è stato un delitto che non riesco a decifrare, uno che pare fosse un semplice pappone… però la cosa strana è che lo hanno trovato con la lingua tagliata .. ora il mio capo mi ha incaricato di fare un pezzo e viste le modalità dell’omicidio direi che potrebbe essere una guerra tra bande rivali per il controllo della prostituzione .. oppure un regolamento di conti ma quella lingua tagliata pare roba di SCU …. mi da l’idea che ci sia dietro qualcosa di più grosso …..”;... comunque senti poi mi racconti.. adesso vorrei chiederti invece un’altra cosa, se puoi essermi di aiuto perché forse a questo punto tu conosci la geografia di quaggiù, i retroscena di certe cose strane che accadono da qualche mese a questa parte, e te la cavi assai meglio di me … c’è stato un delitto che non riesco a decifrare, uno che pare fosse un semplice pappone… però la cosa strana è che lo hanno trovato con la lingua tagliata .. ora il mio capo mi ha incaricato di fare un pezzo e viste le modalità dell’omicidio direi che potrebbe essere una guerra tra bande rivali per il controllo della prostituzione .. oppure un regolamento di conti ma quella lingua tagliata pare roba di SCU …. mi da l’idea che ci sia dietro qualcosa di più grosso …..”;... comunque senti poi mi racconti.. adesso vorrei chiederti invece un’altra cosa, se puoi essermi di aiuto perché forse a questo punto tu conosci la geografia di quaggiù, i retroscena di certe cose strane che accadono da qualche mese a questa parte, e te la cavi assai meglio di me … c’è stato un delitto che non riesco a decifrare, uno che pare fosse un semplice pappone… però la cosa strana è che lo hanno trovato con la lingua tagliata .. ora il mio capo mi ha incaricato di fare un pezzo e viste le modalità dell’omicidio direi che potrebbe essere una guerra tra bande rivali per il controllo della prostituzione .. oppure un regolamento di conti ma quella lingua tagliata pare roba di SCU …. mi da l’idea che ci sia dietro qualcosa di più grosso …..”;

Ho un soprassalto : la lingua tagliata è un messaggio assai chiaro, che solo la criminalità organizzata può permettersi di adoperare, la supremazia nella mala si manifesta anche nella esclusività di certi segnali, guai a mandare un messaggio mafioso senza esserlo, sarebbe come firmare una condanna a morte, nessuno può usurpare poteri e funzioni delle istituzioni dell’antistato senza poi doversene pentire. Come sempre Giovanna dimostra un gran fiuto, però prima di metterla sulla strada giusta mi occorre ancora una verifica :

<<Chi segue le indagini?>> le domando. . Come sempre Giovanna dimostra un gran fiuto, però prima di metterla sulla strada giusta mi occorre ancora una verifica : “Chi segue le indagini?” le domando. ;. Come sempre Giovanna dimostra un gran fiuto, però prima di metterla sulla strada giusta mi occorre ancora una verifica : “Chi segue le indagini?” le domando. ;;. Come sempre Giovanna dimostra un gran fiuto, però prima di metterla sulla strada giusta mi occorre ancora una verifica : “Chi segue le indagini?” le domando. ;;;. Come sempre Giovanna dimostra un gran fiuto, però prima di metterla sulla strada giusta mi occorre ancora una verifica : “Chi segue le indagini?” le domando. ;;;;. Come sempre Giovanna dimostra un gran fiuto, però prima di metterla sulla strada giusta mi occorre ancora una verifica : “Chi segue le indagini?” le domando. ;;;;;. Come sempre Giovanna dimostra un gran fiuto, però prima di metterla sulla strada giusta mi occorre ancora una verifica : “Chi segue le indagini?” le domando. ;;;;;;

<< Questo è un altro mistero : sul posto infatti c’era la polizia scientifica, ci sono andata stamattina presto, e ne torno proprio ora…>>

<< Niente ROS ?>>

<< Neanche un appuntato ..>> puntualizza lei…..<<…il che da queste parti è piuttosto strano…perché niente Carabinieri, qualcuno gli ha tolto l’indagine…..e perché proprio questa indagine…?>>

<<Hai fatto domande, qualcuno ti ha risposto, insomma ti hanno dato le solite soffiate ?>>

<< Bocche cucite come non mai.. a momenti non mi facevano neanche avvicinare…e poi…e poi la cosa più strana è che sono quasi sicura di avere visto, lì sulla scena del crimine, il grande capo … quello che mi chiese con cortesia e fermezza di smetterla con la cagnara sulla storia di Daria …..>>

<<Capisco…>>

<<Io invece non ci capisco nulla.. è da tempo che non scoppiava una guerra di mafia … non è che rovistando nella spazzatura per la vicenda di Daria hai visto o sentito qualcosa che mi possa aiutare a scrivere il mio pezzo?>>

Esito per un istante, poi le chiedo se il cadavere avesse delle lesioni particolari..

<< Ho potuto dare solo una sbirciatina …per un istante …. ed in effetti mi pareva che avesse il naso tumefatto … come se lo avessero pestato ….certamente gli hanno dato un pugno in faccia prima di accopparlo …>>

<< O forse una testata…>> mi lascio sfuggire

<< Una testata ….. è strano.. di solito li ammazzano subito .. oppure se prima li pestano non si limitano solo a una capocciata sul naso …. Se li picchiano li riducono in modo che nemmeno la madre li possa riconoscere … non capisco proprio … tutto questo per te ha un senso ?>>.. a momenti non mi facevano neanche avvicinare…e poi…e poi la cosa più strana è che sono quasi sicura di avere visto, lì sulla scena del crimine, il grande capo … quello che mi chiese con cortesia e fermezza di smetterla con la cagnara sulla storia di Daria …..tutto questo per te ha un senso ?”;.. a momenti non mi facevano neanche avvicinare…e poi…e poi la cosa più strana è che sono quasi sicura di avere visto, lì sulla scena del crimine, il grande capo … quello che mi chiese con cortesia e fermezza di smetterla con la cagnara sulla storia di Daria …..tutto questo per te ha un senso ?”;.. a momenti non mi facevano neanche avvicinare…e poi…e poi la cosa più strana è che sono quasi sicura di avere visto, lì sulla scena del crimine, il grande capo … quello che mi chiese con cortesia e fermezza di smetterla con la cagnara sulla storia di Daria …..tutto questo per te ha un senso ?”;.. a momenti non mi facevano neanche avvicinare…e poi…e poi la cosa più strana è che sono quasi sicura di avere visto, lì sulla scena del crimine, il grande capo … quello che mi chiese con cortesia e fermezza di smetterla con la cagnara sulla storia di Daria …..tutto questo per te ha un senso ?”;.. a momenti non mi facevano neanche avvicinare…e poi…e poi la cosa più strana è che sono quasi sicura di avere visto, lì sulla scena del crimine, il grande capo … quello che mi chiese con cortesia e fermezza di smetterla con la cagnara sulla storia di Daria …..tutto questo per te ha un senso ?”;.. a momenti non mi facevano neanche avvicinare…e poi…e poi la cosa più strana è che sono quasi sicura di avere visto, lì sulla scena del crimine, il grande capo … quello che mi chiese con cortesia e fermezza di smetterla con la cagnara sulla storia di Daria …..tutto questo per te ha un senso ?”;

Certo che ce l’ha, penso, ma non glielo dico : sto decidendo come regolarmi, mentre praticamente Giovanna mi ha appena comunicato che l’uomo che aveva attentato alla mia vita è stato ritrovato morto, dopo neanche una settimana, una punizione esemplare e fulminea per un errore di valutazione che poteva costare caro a molti, e non soltanto ai gruppi criminali : insomma trovo strano che in così poco tempo sia stata emessa ed eseguita una sentenza di morte da parte della criminalità organizzata, dando per scontato che fino a ieri mattina almeno nessuno nell’ambiente sapeva che l’ucciso aveva iniziato a collaborare. A meno che, ipotizzo, qualcuno non abbia fatto in modo che quella informazione arrivasse velocemente alle orecchie giuste.. A meno che, ragioni infine, qualcuno non abbia fatto in modo che quella informazione arrivasse alle orecchie giuste.;. A meno che, ragioni infine, qualcuno non abbia fatto in modo che quella informazione arrivasse alle orecchie giuste.;. A meno che, ragioni infine, qualcuno non abbia fatto in modo che quella informazione arrivasse alle orecchie giuste.;. A meno che, ragioni infine, qualcuno non abbia fatto in modo che quella informazione arrivasse alle orecchie giuste.;. A meno che, ragioni infine, qualcuno non abbia fatto in modo che quella informazione arrivasse alle orecchie giuste.;. A meno che, ragioni infine, qualcuno non abbia fatto in modo che quella informazione arrivasse alle orecchie giuste.;

<< Ascolta Giovanna… prova a domandare a quelli che di solito ti fanno qualche confidenza .. prova a chiedergli se per caso sia vero che la vittima fosse affiliato alla SCU ed avesse iniziato a collaborare su certi traffici dell’immigrazione clandestina … ovviamente ti sto parlando come fonte riservata…quindi questa nostra conversazione è coperta dal segreto professionale…>>.. prova a chiedergli se per caso sia vero che la vittima fosse affiliato alla SCU ed avesse iniziato a collaborare su certi traffici dell’immigrazione clandestina …ovviamente ti sto parlando come fonte riservata…quindi questa nostra conversazione è coperta dal segreto professionale…”;.. prova a chiedergli se per caso sia vero che la vittima fosse affiliato alla SCU ed avesse iniziato a collaborare su certi traffici dell’immigrazione clandestina …ovviamente ti sto parlando come fonte riservata…quindi questa nostra conversazione è coperta dal segreto professionale…”;;.. prova a chiedergli se per caso sia vero che la vittima fosse affiliato alla SCU ed avesse iniziato a collaborare su certi traffici dell’immigrazione clandestina …ovviamente ti sto parlando come fonte riservata…quindi questa nostra conversazione è coperta dal segreto professionale…”;;;.. prova a chiedergli se per caso sia vero che la vittima fosse affiliato alla SCU ed avesse iniziato a collaborare su certi traffici dell’immigrazione clandestina …ovviamente ti sto parlando come fonte riservata…quindi questa nostra conversazione è coperta dal segreto professionale…”;;;;.. prova a chiedergli se per caso sia vero che la vittima fosse affiliato alla SCU ed avesse iniziato a collaborare su certi traffici dell’immigrazione clandestina …ovviamente ti sto parlando come fonte riservata…quindi questa nostra conversazione è coperta dal segreto professionale…”;;;;;.. prova a chiedergli se per caso sia vero che la vittima fosse affiliato alla SCU ed avesse iniziato a collaborare su certi traffici dell’immigrazione clandestina …ovviamente ti sto parlando come fonte riservata…quindi questa nostra conversazione è coperta dal segreto professionale…”;;;;;;

<< E’ ovvio … ogni nostra conversazione che avviene a telecamere spente lo è …la mia filosofia è questa … dovresti saperlo …>>

<< Ecco .... fai in modo che si domandino chi è che ti ha detto queste cose, di modo che scoppi un po’ di casino, poi mettiti alla finestra e stai lì a vedere chi sono i litiganti e soprattutto quale è la posta in palio….>>.. fai in modo che si domandino chi è che ti ha detto queste cose, di modo che scoppi un po’ di casino, poi mettiti alla finestra e stati lì a vedere chi sono i litiganti e soprattutto quale è la posta in palio….”;.. fai in modo che si domandino chi è che ti ha detto queste cose, di modo che scoppi un po’ di casino, poi mettiti alla finestra e stati lì a vedere chi sono i litiganti e soprattutto quale è la posta in palio….”;;.. fai in modo che si domandino chi è che ti ha detto queste cose, di modo che scoppi un po’ di casino, poi mettiti alla finestra e stati lì a vedere chi sono i litiganti e soprattutto quale è la posta in palio….”;;;.. fai in modo che si domandino chi è che ti ha detto queste cose, di modo che scoppi un po’ di casino, poi mettiti alla finestra e stati lì a vedere chi sono i litiganti e soprattutto quale è la posta in palio….”;;;;.. fai in modo che si domandino chi è che ti ha detto queste cose, di modo che scoppi un po’ di casino, poi mettiti alla finestra e stati lì a vedere chi sono i litiganti e soprattutto quale è la posta in palio….”;;;;;.. fai in modo che si domandino chi è che ti ha detto queste cose, di modo che scoppi un po’ di casino, poi mettiti alla finestra e stati lì a vedere chi sono i litiganti e soprattutto quale è la posta in palio….”;;;;;;

<< Tutte risposte che naturalmente tu hai già ma che non mi vuoi dare..>>..”;..”;..”;..”;..”;..”;

<< Facciamo questa piccola verifica .. poi ti prometto che ti racconto tutto…>>.. poi ti prometto che ti racconto tutto…”;.. poi ti prometto che ti racconto tutto…”;.. poi ti prometto che ti racconto tutto…”;.. poi ti prometto che ti racconto tutto…”;.. poi ti prometto che ti racconto tutto…”;.. poi ti prometto che ti racconto tutto…”;

<< Sei un angelo. Baci baci…>>. Baci baci.”;. Baci baci.”;. Baci baci.”;. Baci baci.”;. Baci baci.”;. Baci baci.”;

<< A presto>> rispondo, e riattacco, proprio mentre Laura si affaccia nella mia stanza per ricordarmi che oggi avevo appuntamento con il barbiere.

<< Mmh … prima però voglio fare una cosa … ti va di accompagnarmi?>>

Sorride, e mi segue dopo avere inserito la segreteria telefonica.

Usciamo in strada e attraversiamo la Via Flaminia badando a non inciampare sulle rotaie della “circolare”, il tram dell’ATAC che ancora svolge servizio, scivolando romantico e silenzioso, in questa parte di Roma.

Ci infiliamo per un vicolo stretto che sta alle spalle del commissariato, camminando lentamente, mentre dalla parte opposta uomini soli se ne tornano via tormentando nelle mani le schedine stropicciate di giocate perse, senza che neanche il bel figurino di Laura riesca a distrarli.

Giunti di fronte alle quattro vetrate a giorno della bisca dietro le quali, in una unica grande sala, si gioca ai cavalli passeggiando su e giù per lo stanzone pieno di televisori appesi in alto, sopra un pavimento nero disseminato di cicche di sigaretta, me ne accendo una anche io e aspetto lì fermo, senza spostarmi dal punto in cui sono, affinché il Califfo possa riconoscermi dal suo ufficio, osservandomi dalla telecamera a circuito chiuso che ha bene occultato non so dove e non so come.

Finalmente arriva, con la sua camicia sbottonata fino allo stomaco gonfio, sopra un petto villoso incanutito dall’età, bracciali e Rolex sul polso grande e abbronzato, occhiali da sole tra i capelli lunghi sempre meno neri, sigaretta in mano e sorriso splendente.

<< Avvoca’ che bravo che me sei venuto a trova’ …. e chi è ‘sta bella maschietta .. la tu’ regazza?>> esordisce indicando Laura

Le “maschiette” qui a Roma sono le ragazzine che sono appena uscite dall’adolescenza, quelle che stanno per completare il delicato passaggio tra le scarpe da tennis e quelle con il tacco, tra il fare a pugni per la strada e le prime feste da ballo : ora, siccome Califfo è tale e quale a Franco Califano, e di qui infatti il suo soprannome, e proprio come lui è piuttosto sensibile alla bellezza femminile, ha voluto indicare Laura con questo termine nella convinzione di farle un complimento, praticamente le ha tolto una ventina d’anni e forse più.

<<Laura è solo la mia segretaria..>> rispondo sorridendo, poi tiro una boccata della sigaretta, mentre lui cambia argomento.

<<Avvoca’ … nun me dì che v’hanno fregato ‘n’altro motorino … che me tocca de novo fa’ quarche telefonata …>>

Scuoto il capo. Califfo mi è sinceramente affezionato, perché qualche volta ho tirato fuori dai guai alcuni dei suoi dei ragazzi. Ricordo ancora che quando a Claudia fu rubato il motorino, ebbi l’idea di chiedergli se si poteva fare qualcosa. <<Vediamo…vediamo…>> aveva detto senza sbilanciarsi, però l’indomani mattina il ciclomotore era di nuovo parcheggiato davanti al mio studio.

In quel mentre passa un tipo dall’aria goffa che prima di entrare nella bisca si sofferma davanti alla Porsche di Califfo.

<< A Roscio … bada che quella nun è robba pettè…>>

<< Bella ..>> fa quell’altro di rimando << …. ma che fai … nun la chiudi a chiave … e si te la solano ?>>

Califfo assume un aria solenne :

<<Nun c’è problema … nun te preoccupà …. che i regazzini lo sanno dov’è che devono da mette’ le mani…>>

<< Ti vorrei chiedere una cosa..>> gli dico a bassa voce dopo che l’altro s’è allontanato.

<<Spara ..>> fa lui

<<Senti … giorni fa ho avuto un problema di sicurezza … ora credo che sia risolto >>

<< Chi è che te vo’ fa male avvoca’ ……>> m’interrompe subito lui >>….. dimme chi è che ce penso io …che è gente de Roma ? Me pare strano .. ce lo saprei …>>

<< No .. è altra gente … gente di fuori .. adesso la faccenda dovrebbe essersi risolta … però nell’ipotesi che non fosse così … puoi chiedere a qualcuno dei tuoi se ogni tanto mi da un’occhiata allo studio … sai ho le finestre basse e vorrei evitare visite sgradite .. o peggio … un attentato …>>

<< Stai tranquillo avvoca’ .. ce penso io… mò parlo cor Cipolla e stai pure tranquillo che alle tue finestre nun ce s’avvicina nessuno .. né de giorno né de notte …>>

<<Così .. solo per qualche tempo, finchè dura una certa cosa …>>

>>Vai tranquillo avvoca’ …>> poi si volta verso Laura e la stupisce con un baciamano impeccabile.

<<Maranza sì .. ma pure gentiluomo ..>> precisa subito dopo, quindi si volta verso un altro che sta entrando, e questo qui lo apostrofa : << A mostro … nun entri?>>

<< Mostro io .. ma senti chi parla .. a te si te vede Dario Argento te scrittura a vita!…>> risponde, poi mi saluta ripetendomi che non c’è nessun problema per lo studio, che il Cipolla è uno a posto, e se ne torna al suo lavoro.

Adoro stare dal barbiere, perché posso finalmente lasciarmi andare a piccoli ricordi, compiacimenti o riflessioni del tutto personali, senza sentirmi in colpa, senza che quel maledetto telefono mi ricordi in continuazione che qualcuno mi cerca “urgentemente”, e poi mi piace ascoltare Lorenzo ed il suo aiutante che come sempre discutono di calcio, perché uno è romanista e l’altro laziale.

Provo a domandargli così a bruciapelo perché sia così tanto difficile ottenere un figlio in adozione : << Perché se no come li mantengono gli orfanotrofi?>> rispondono entrambi senza esitazione.

Trovato il terreno fertile provo a rilanciare nel tentativo di stupirli :

<< Ma lo sapete che le regioni e le province danno 300.000 lire al giorno per ogni bambino che sta negli orfanotrofi ?>>.000 lire al giorno per ogni bambino ?”;.000 lire al giorno per ogni bambino ?”;.000 lire al giorno per ogni bambino ?”;.000 lire al giorno per ogni bambino ?”;.000 lire al giorno per ogni bambino ?”;.000 lire al giorno per ogni bambino ?”;

<< E’ regolare …. se no li chiuderebbero tutti st’infami…. >> rispondono ancora in coro, poi si vede che ritengono chiuso l’argomento, in modo così semplice e chiaro, e così tanto aderente alla realtà.

E mentre torno a riflettere sul pentito ucciso, immaginando che l’autore della spiata non sia poi così tanto lontano dall’amministrazione in cui lavora il “dottore”, loro due ricominciano a discutere del tormentone del momento : l’inchiesta sui passaporti falsi dei giocatori..;.;;.;;;.;;;;.;;;;;.;;;;;;

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022-I ladri di;II bambini

L’ultimo convegno cui ho partecipato risale all’epoca in cui il ministro della giustizia era Flick.

Erano passati pochi mesi da quando il precedente Guardasigilli Filippo Mancuso, dopo essere entrato in contrasto con la procura di Milano, era stato il primo ed unico destinatario, in tutta la storia della repubblica, di una mozione di sfiducia “individuale” presentata cioè nei suoi soli confronti invece che dell’intero governo, per effetto della quale aveva dovuto abbandonare via Arenula.

Ora siccome a quel convegno nazionale dell’avvocatura forense, noi delegati cercavamo di richiamare l’attenzione della pubblica opinione sulle innumerevoli condanne ricevute dallo stato italiano ad opera della corte europea dei diritti dell’uomo, per le ripetute violazioni dei diritti degli imputati, oltre che per l’esasperante lentezza dei procedimenti civili e penali, il ministro in carica era venuto a dirci che la colpa di tutto era degli avvocati italiani perché a suo dire <<….chiedevano sempre il rinvio della causa ex articolo 309 del codice di procedura civile>>

Avevo avuto la fortuna di potere intervenire neanche mezz’ora dopo questa bella dichiarazione, rivolgendomi ad una platea di almeno 1000 avvocati provenienti da tutti i consigli forensi d’Italia, assiepati nel grande cinema e profondamente e giustamente incazzati.

<< Il ministro è venuto a raccontarci la storia del rinvio ex articolo 309 …>> avevo osservato nel mio breve intervento, ridestando così l’attenzione e la speranza d’un congresso di donne e uomini ormai rassegnati a digerire l’ennesimo insulto dinanzi alla pubblica opinione <<…. e perciò due sono le cose : o il ministro ci considera dei perfetti ignoranti, oppure è lui che non conosce la procedura civile …… noi certamente sappiamo …>> avevo proseguito alzando a bella posta il tono della voce <<… che il rinvio ex articolo 309 è assegnato dal giudice nella sola ipotesi in cui gli avvocati non si presentino in udienza, ed è perciò evidente che il ministro sbaglia quando dice che siamo noi a richiederlo … gli assenti non possono fare alcuna richiesta … per cui il ministro, che da molto tempo evidentemente non esercita più la nostra stessa professione, farebbe bene a darsi una piccola riguardata alla procedura prima di venirci ad insultare come ha fatto oggi..>>

La platea si era sciolta in un grande applauso, ma io non avevo ancora finito, perché proprio in quell’istante avevo notato tra le poltrone in prima fila, seduto ad ascoltare con serio interesse i lavori del congresso, proprio Filippo Mancuso in carne ed ossa, e m’era parsa una buona occasione per rendergli pubblico omaggio.

Così avevo aggiunto :

<< Ora, si dice che il precedente ministro, il presidente Filippo Mancuso, sia stato cacciato dai magistrati in ragione del suo scomodo amore per la legalità …..>> ed in quel mentre tutti si erano istantaneamente ammutoliti, ben consapevoli della sua presenza, di modo che con tono fermo e deciso avevo potuto affondare il colpo <<… beh, cari colleghi, se questo è vero …. se davvero il precedente ministro lo cacciarono i magistrati .. allora io dico che quello attuale lo devono cacciare gli avvocati !! >>

Applausi, grida di sostegno, cori da stadio, e mentre tutti si erano alzati in piedi, avevo finalmente abbandonato l’oratorio per ridiscendere in sala, pacificamente assediato da vigorose strette di mano e pacche sulla spalla.

Dopo di me aveva parlato un collega reazionario che si era lanciato con veemenza contro la pretesa degli avvocati, da lui ritenuta illegittima, di ottenere finalmente la tanto sospirata separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.

Prima ancora che si esaurisse la valanga di fischi che avevano accolto la conclusione del suo intervento, aveva preso la parola Oreste Flammini Minuto, all’epoca presidente della camera penale di Roma, il quale era riuscito a sdrammatizzare l’episodio utilizzando quella sottile ironia che soltanto un vero Principe del Foro può inserire in un discorso serio senza attenuarne la durezza.

<< Dovete sapere …>> aveva concluso dopo alcune notazioni tecniche <<… che il Padreterno, nella sua infinita saggezza, ha distribuito gli imbecilli in egual misura tra tutte le categorie, di modo che come sicuramente esistono, ad un passo dall’anno 2000, cittadini italiani favorevoli alla pena di morte, così non v’è da stupirsi per l’esistenza di avvocati contrari alla separazione delle carriere>>

Grazie a questa sua prontezza di riflessi si era dunque evitato che il dibattito degenerasse in una rissa, lasciando con un palmo di naso quelli tra i giornalisti che, vincolati da una tradizione forcaiola in tema di giustizia, avrebbero ripreso e mandato in onda nei loro telegiornali solo ed esclusivamente la lite tra i congressisti, per documentare che gli avvocati non sanno neanche discutere civilmente tra di loro.

Sono passati ormai due anni da quel giorno, eppure l’atmosfera dei convegni in materia di giustizia continua ad essere sempre la stessa, me ne rendo conto appena entro nella hall dell’albergo, e seguendo le indicazioni raggiungo la sala dove si tiene il convegno sulla giustizia minorile, fuori della quale in molti già stazionano fumando e conversando..;.;;.;;;.;;;;.;;;;;.;;;;;;

Ci saranno almeno un centinaio di sedie, ma quelle realmente occupate saranno sì e no un terzo. Come sempre avviene, infatti, i presenti sono pochissimi, e la maggior parte passa il tempo a fare quello che io chiamo il “lavoro di corridoio”, cioè la conoscenza e lo scambio di biglietti da visita con persone che potranno tornare utili finalizzata alla raccolta di seguaci per la divulgazione le proprie personali e qualche volta davvero troppo originali teorie, in qualche caso invece quello sport sempreverde che si chiama “rimorchio”.

D’un tratto mi sento chiamare : << Balestra … Balestra …>> così mi volto e riconosco nel gigante che mi sta raggiungendo a passo svelto, sulla cinquantina, corpulento, testa pelata e rotonda, occhi piccoli e pungenti, naso adunco sopra un sorriso sempre aggressivo, l’energico e magnifico Gianni Minghelli, un collega che definire un mito è poca cosa.

La sua storia è nota : ai tempi del terrorismo fu uno dei primi, insieme a Mauro Mellini, a difendere gli estremisti di destra, dopo che persino gli avvocati del MSI li avevano abbandonati al loro destino, e riuscì a tirarne fuori dai guai un bel numero. La cosa fu trattata malissimo da certa stampa, che lo accusava di essere un “fascista”, sostenendo che i “neri” non meritavano alcuna garanzia processuale, e subito si cominciò a spettegolare sui suoi presunti rapporti con gli immancabili servizi segreti immancabilmente “deviati”. Ma l’Avvocatura, quella con la A maiuscola esiste davvero, ed è cosa ben diversa da quel che pensano certi omuncoli, e per dimostrarlo Minghelli si mise d’accordo con i colleghi che a loro volta difendevano gli imputati delle BR, ottenendo che in perfetta armonia ci si scambiasse i clienti : finì così che l’avvocato “fascista” difendeva i rossi, e gli avvocati di sinistra difendevano i “neri”, e fu un momento veramente alto nella storia dell’avvocatura romana.

Si avvicina e mi abbraccia quasi soffocandomi, ricambio il saluto e ci scambiamo una sigaretta.

<< Che fai qui? >>mi chiede con l’aria di chi già conosce la risposta

<< Sono venuto a vedere da vicino questa gentaglia>> rispondo, perché so che con lui si può parlar chiaro, senza troppo girovagare con le chiacchiere.

<< Questi sono degli infami…..>> riprende lui, e mentre attacca a parlare sono in molti a voltarsi, perché ha una voce tonante e non fa proprio nulla per frenare il proprio impeto <<.. pensa che qualche tempo fa mi è capitata una signora, una bella donna, sulla quarantina, divorziata ma ancora in pista .. insomma una gran fica … che aveva un problema. E sai qual’era il problema?>>

<< Fammi indovinare …un assistente sociale le voleva rubare i figli ..>>

Sorride come un bambino, quasi gongola, si vede che non sta più nella pelle :

<<Peggio !>> risponde, e poi continua << Senti qua : l’assistente sociale aveva puntato suo figlio a scuola, così ha preteso di conoscere la madre, e dopo le solite manfrine l’ha convocata da sola alla ASL .. io le ho detto di andarci, di ascoltare senza controbattere, e poi raccontarmi. E sai che le ha detto ‘sta stronza puttana?>>

<< Non saprei .. le solite cose, immagino…>>

<< No che non immagini …>> poi aspira una boccata dalla sigaretta che così si consuma per quasi la metà della sua lunghezza, e ricomincia <<..non puoi immaginare… le ha detto che siccome era lesbica se la voleva ingroppare.. e che se lei non ci stava avrebbe scritto al tribunale dei minori dicendo che era una pessima madre, così da farle togliere il bambino …>>

Ammutolisco, e lo vedo felice, voleva stupirmi e c’è riuscito.

<< E lei che ha fatto? L’avete denunziata?>>

<<Macché…..>> risponde stavolta con aria sconsolata <<..quella poveraccia se la faceva sotto .. e così c’è pure andata a letto .. ma ti rendi conto ? Un’analfabeta che sta ai servizi sociali ti può dire “Guarda che se fai questo o se non fai quest’altro io ti faccio levare i bambini” ?>>

<< Allucinante !!>> osservo con gli occhi puntati verso il palco della presidenza.

In quel mentre sopraggiunge da lontano una giovane collega, che ricordo per averla osservata ed apprezzata in udienza, ma della quale tuttavia non conosco il nome.

“Michela Gorini e Manfredi Balestra” fa Minghelli per sbrigare in fretta il rito delle presentazioni.

Lei ha capelli neri vaporosi, di bell’aspetto, indossa una giacca blu sopra pantaloni svasati di identico colore, scarpe aperte e viso ben truccato, distinta, professionale, si vede subito che come la gran parte dei giovani è ancora capace di indignarsi.

<< Su questa questione degli affidamenti alle case famiglia si è creata una vera e propria associazione per delinquere….>> esordisce decisa immediatamente dopo avere ricambiato il mio saluto <<….pensate che sto seguendo una povera ragazza madre, sentite che le hanno combinato : questa qui è un’impiegata e lavora fino alle 17.00, ha una bimba di 11 mesi che all’asilo nido non le hanno voluto accettare dicendo che erano già al completo …disperata e sola non sa come fare, poi un giorno, per sua disgrazia, le capita tra le mani la pubblicità d’una di queste sedicenti associazioni per la tutela dei bambini ..>>

<< Spuntano come funghi per beccare sovvenzioni pubbliche …>> la interrompo.

<< ..si ma non è solo questo il punto, ascolta. Dunque sull’opuscolo c’è scritto che quest’associazione, in collaborazione con i servizi sociali, ha organizzato un servizio di baby sitting a domicilio, con personale istituzionale della ASL e con l’ausilio di volontari … morale della favola questa poveraccia si presenta alla ASL, parla con qualcuno e poi commette l’errore di accettare che questa gente le venga in casa a badare alla bambina mentre lei è al lavoro … quindi dopo neanche un mese scopre che questi qui hanno inviato al tribunale dei minori dei rapporti informativi in cui si dice che la bambina è abbandonata a se stessa, che madre e figlia sono disturbate, il che per inciso non è affatto vero, ed ecco qui che una sera torna a casa e non trova più la figlia ..>>

<<E tu cosa hai fatto?>> le chiedo incuriosito

<<Ho presentato una serie di denunzie …>>

<<A chi sono state assegnate ?>> chiede Minghelli che dopo tanti anni conosce bene ogni singolo sostituto della procura di Roma

<<A Marani …>> risponde lei

<<Brutta storia …>> fa Minghelli <<… quello non ha voglia di fare un cazzo … è un archiviatore …pensa che una volta, su una denunzia che avevo fatto io, ha chiesto l’archiviazione …io ovviamente ho presentato opposizione nei termini .. opposizione ineccepibile, con le ulteriori fonti di prova, i temi suppletivi di indagine e persino delle dichiarazioni testimoniali : morale, siccome questo sta bene accoppiato con un GIP che come lui “voja de lavorà saltame addosso”, la cosa è stata archiviata scrivendo sul decreto che l’opposizione era inammissibile perché non sottoscritta dal mio cliente .. dalla parte offesa…>>

<<Ma scusa, tu avevi la nomina, immagino ?>> lo interrompo io

<<Certo ed infatti avevo firmato io … così sai che ho fatto ? Ricorso in Cassazione contro il decreto di archiviazione e poi …>>

<<Fammi indovinare ….>> interviene la Gorini per la prima volta sorridendo, perché evidentemente anche lei conosce bene Minghelli <<… esposto al CSM e denunzia per abuso di ufficio ed omissione di atti dovuti …>>

<< Esattamente ! >> esclama lui orgoglioso, poi si rivolge a me : << A proposito di denunzie … anche tu e stai facendo un bel casino giù in Puglia .. ho sentito, sai ?>>

<< Hai sentito? Come hai fatto .. per caso la tua TV riesce a prendere Telepuglia ?…>>

<< No ..non è la mia TV … sono io che ho le antenne …. dovresti saperlo…>>, ammicca lui senza malizia, portandomi a pensare che fino a pochi mesi addietro l’unico che non conosceva ancora il “dottore” ero proprio io.

Mi volto, mi guardo intorno, vorrei trovare la persona che si occupa di raccogliere i nominativi di chi si vuole iscrivere a parlare, poi chiedo aiuto a Minghelli.

<< Vuoi parlare al convegno? Fantastico, allora vale la pena che aspetto>> poi m’indica una hostess piuttosto graziosa che sta dietro ad un banchetto poggiato a ridosso della parete alla nostra sinistra.

Lo ringrazio e m’incammino verso di lei, mentre lui ripete con il suo vocione << Parla Balestra …. cazzo, questa proprio non me la voglio perdere….>> mentre tutti continuano a girarsi.

Mi siedo e ascolto senza tanto interesse una serie di preamboli del presidente, che prima di entrare nel vivo dei lavori è costretto, come sempre accade, a dare la parola “per un breve saluto” alle varie personalità intervenute, le quali sono sempre “davvero molto onorate” e che si attardano in un intervento dal quale si capisce che ne sanno ben poco, che sono lì per mera cortesia se non addirittura per mero presenzialismo, infine augurano a tutti buon lavoro e se ne vanno via con le loro scorte..;.;.;.;.;.;

Poi ancora una serie di interventi pedanti e noiosi di due o tre operatori, che illustrano la recente figura del difensore d’ufficio per i minori maltrattati, in pratica degli avvocati che saranno pagati dall’ufficio del pubblico registro per assicurare una patente di formale legittimità ai famigerati decreti inaudita altera parte, un po’ come succede al penale quando il giudice disperato va chiedendo, come un mendicante, se ci sia tra i presenti un avvocato disposto ad assistere ex art. 96 quarto comma l’extracomunitario di turno, perché senza avvocato non si può dare alcuna condanna.

Mi guardo intorno, e soltanto adesso capisco che la sala è piena di giovani colleghi affamati di lavoro, stavolta i cattivi l’hanno pensata proprio bene la storia, quanti giovani alle prime armi se la sentiranno infatti di mettersi contro a quello stesso giudice che gli avrà assegnato tanti incarichi, e che in più sarà chiamato ad apporre il visto di congruità sulle loro parcelle ?

Infine il presidente annuncia con “vivo piacere” che adesso tocca al più noto tra i giudici minorili, una donna eccezionale che ha consacrato la propria vita professionale alla tutela dei minori, tanto è vero che, a buona ragione, la stampa l’ha soprannominata “il giudice dei bambini”. E’ il momento che attendevo, mi dispongo all’ascolto mentre la donna, sulla cinquantina, vestita con un talleurino attillato e scarpe con il tacco alto, vive il suo momento di gloria attraversando tutta la sala sotto l’occhio vigile della sua inutile scorta.., una donna eccezionale che ha consacrato la propria vita professionale alla tutela dei minori, tanto è vero che, a buona ragione, la stampa l’ha soprannominata “il giudice dei bambini”. E’ il momento che attendevo, mi dispongo all’ascolto mentre la donna, sulla cinquantina, vestita con un tajerino attillato e scarpe con il tacco alto, vive il suo momento attraversando tutta la sala sotto l’occhio vigile della sua inutile scorta.;., una donna eccezionale che ha consacrato la propria vita professionale alla tutela dei minori, tanto è vero che, a buona ragione, la stampa l’ha soprannominata “il giudice dei bambini”. E’ il momento che attendevo, mi dispongo all’ascolto mentre la donna, sulla cinquantina, vestita con un tajerino attillato e scarpe con il tacco alto, vive il suo momento attraversando tutta la sala sotto l’occhio vigile della sua inutile scorta.;., una donna eccezionale che ha consacrato la propria vita professionale alla tutela dei minori, tanto è vero che, a buona ragione, la stampa l’ha soprannominata “il giudice dei bambini”. E’ il momento che attendevo, mi dispongo all’ascolto mentre la donna, sulla cinquantina, vestita con un tajerino attillato e scarpe con il tacco alto, vive il suo momento attraversando tutta la sala sotto l’occhio vigile della sua inutile scorta.;., una donna eccezionale che ha consacrato la propria vita professionale alla tutela dei minori, tanto è vero che, a buona ragione, la stampa l’ha soprannominata “il giudice dei bambini”. E’ il momento che attendevo, mi dispongo all’ascolto mentre la donna, sulla cinquantina, vestita con un tajerino attillato e scarpe con il tacco alto, vive il suo momento attraversando tutta la sala sotto l’occhio vigile della sua inutile scorta.;., una donna eccezionale che ha consacrato la propria vita professionale alla tutela dei minori, tanto è vero che, a buona ragione, la stampa l’ha soprannominata “il giudice dei bambini”. E’ il momento che attendevo, mi dispongo all’ascolto mentre la donna, sulla cinquantina, vestita con un tajerino attillato e scarpe con il tacco alto, vive il suo momento attraversando tutta la sala sotto l’occhio vigile della sua inutile scorta.;., una donna eccezionale che ha consacrato la propria vita professionale alla tutela dei minori, tanto è vero che, a buona ragione, la stampa l’ha soprannominata “il giudice dei bambini”. E’ il momento che attendevo, mi dispongo all’ascolto mentre la donna, sulla cinquantina, vestita con un tajerino attillato e scarpe con il tacco alto, vive il suo momento attraversando tutta la sala sotto l’occhio vigile della sua inutile scorta.;

Anche lei, come dice, è “davvero molto grata” e saluta tutti, ringrazia, quasi sembra volersi commuovere e poi, con tono grave, inizia a dire che il “tema dei minori” è molto delicato. Già lo sappiamo, penso tra me e me, e mi domando poi perché non ci sia nessuno, tra gli operatori, che si decida a chiamarli “bambini” invece che “minori”.

Poi finalmente entra nel merito, le statistiche dimostrano che il 90% delle violenze sessuali avvengono tra le mura domestiche, il più delle volte da parte del padre, e che le madri che non se ne accorgono sono egualmente colpevoli, bisognerebbe accertare (ma in realtà voleva dire “dimostrare” ) che queste madri non sono all’altezza del loro compito, bisogna tutelare questi minori, bisogna portarli in centri di accoglienza gestiti da personale specializzato. Ma purtroppo in Italia esiste ancora questa strana cultura per la quale i bambini devono crescere all’interno della famiglia di origine, finché non cambierà questa cultura non si faranno passi avanti, dice proprio così, e lo fa senza vergognarsi affatto.. Ma purtroppo in Italia esiste ancora questa strana cultura per la quale i bambini devono crescere all’interno della famiglia di origine, finché non cambierà questa cultura non si faranno passi avanti.;. Ma purtroppo in Italia esiste ancora questa strana cultura per la quale i bambini devono crescere all’interno della famiglia di origine, finché non cambierà questa cultura non si faranno passi avanti.;. Ma purtroppo in Italia esiste ancora questa strana cultura per la quale i bambini devono crescere all’interno della famiglia di origine, finché non cambierà questa cultura non si faranno passi avanti.;. Ma purtroppo in Italia esiste ancora questa strana cultura per la quale i bambini devono crescere all’interno della famiglia di origine, finché non cambierà questa cultura non si faranno passi avanti.;. Ma purtroppo in Italia esiste ancora questa strana cultura per la quale i bambini devono crescere all’interno della famiglia di origine, finché non cambierà questa cultura non si faranno passi avanti.;. Ma purtroppo in Italia esiste ancora questa strana cultura per la quale i bambini devono crescere all’interno della famiglia di origine, finché non cambierà questa cultura non si faranno passi avanti.;

Applausi. Applausi a non finire.

Mi alzo, prima che la donna scenda dal palco, chiedo di poterle rivolgere una domanda, lei mi guarda diffidente ma il presidente mi dà la parola e la hostess mi si avvicina svelta e composta porgendomi il microfono.

<< Mi scusi dottoressa…..>> le chiedo con tono polemico <<……ho molto apprezzato il suo intervento, e tuttavia lo ritengo incompleto>>

Lei mi guarda senza celare il proprio feroce disappunto, capisco che s’attende l’attacco da un momento all’altro, mentre il presidente si è già pentito di avermi fatto parlare.

Attende l’attacco, e non la voglio deludere, così riprendo : << Se infatti è vero che il 90% delle denunzie per abusi sessuali e maltrattamenti vengono astrattamente imputati a persone del contesto familiare, è anche vero però che nel 60% dei casi costoro vengono prosciolti dai nostri tribunali, dopo processi lunghi, umilianti, e soprattutto dopo anni di ingiusto allontanamento dei bambini, rinchiusi in istituti convenzionati …..>>. Così riprendo “Se infatti è vero che il 90% delle denunzie per abusi sessuali e maltrattamenti vengono astrattamente imputati a persone del contesto familiare, è anche vero però che nel 60% dei casi costoro vengono prosciolti dai nostri tribunali, dopo processi lunghi, umilianti, e soprattutto dopo anni di ingiusto allontanamento dei bambini, rinchiusi in Istituti convenzionati …..”;. Così riprendo “Se infatti è vero che il 90% delle denunzie per abusi sessuali e maltrattamenti vengono astrattamente imputati a persone del contesto familiare, è anche vero però che nel 60% dei casi costoro vengono prosciolti dai nostri tribunali, dopo processi lunghi, umilianti, e soprattutto dopo anni di ingiusto allontanamento dei bambini, rinchiusi in Istituti convenzionati …..”. Così riprendo “Se infatti è vero che il 90% delle denunzie per abusi sessuali e maltrattamenti vengono astrattamente imputati a persone del contesto familiare, è anche vero però che nel 60% dei casi costoro vengono prosciolti dai nostri tribunali, dopo processi lunghi, umilianti, e soprattutto dopo anni di ingiusto allontanamento dei bambini, rinchiusi in Istituti convenzionati …..”. Così riprendo “Se infatti è vero che il 90% delle denunzie per abusi sessuali e maltrattamenti vengono astrattamente imputati a persone del contesto familiare, è anche vero però che nel 60% dei casi costoro vengono prosciolti dai nostri tribunali, dopo processi lunghi, umilianti, e soprattutto dopo anni di ingiusto allontanamento dei bambini, rinchiusi in Istituti convenzionati …..”;;;;. Così riprendo “Se infatti è vero che il 90% delle denunzie per abusi sessuali e maltrattamenti vengono astrattamente imputati a persone del contesto familiare, è anche vero però che nel 60% dei casi costoro vengono prosciolti dai nostri tribunali, dopo processi lunghi, umilianti, e soprattutto dopo anni di ingiusto allontanamento dei bambini, rinchiusi in Istituti convenzionati …..”;;;;;. Così riprendo “Se infatti è vero che il 90% delle denunzie per abusi sessuali e maltrattamenti vengono astrattamente imputati a persone del contesto familiare, è anche vero però che nel 60% dei casi costoro vengono prosciolti dai nostri tribunali, dopo processi lunghi, umilianti, e soprattutto dopo anni di ingiusto allontanamento dei bambini, rinchiusi in Istituti convenzionati …..”;;;;;;

Ad un cenno del presidente la hostess fa per togliermi il microfono, ma io lo afferro con forza per concludere <<…ai quali gli enti locali danno trecentomila lire al giorno per ogni bambino ricoverato con decreto inaudita altera parte ….>>.”;.”;.”;.”;.”;.”;

Stavolta la hostess, intimorita dal presidente, mi stacca il microfono dalle mani, ed io torno a sedermi ben lieto di avere raggiunto lo scopo : il giudice dei bambini se ne sta lì imbarazzata dicendo che non comprende da dove io abbia preso questi dati di cui lei non ha alcuna conferma, ma intanto nella sala sta via via montando un vivace e curioso brusio.

<< Questi dati sono stati forniti a seguito di un’interrogazione parlamentare, e provengono evidentemente dal ministero da cui lei dipende>> rispondo

<<Io non sono una dipendente, io sono un giudice>> fa quella mentre io mi alzo dirigendomi all’uscita.

Mi fermo sulla porta e rispondo senza più il microfono, con lo stesso vocione con cui davo ordini in piazza d’armi quando facevo l’ufficiale di complemento nell’arma di fanteria specialità carristi : << Appunto…>> rispondo secco prima di scomparire dietro la porta <<….lei è un giudice …. per cui è una impiegata del ministero. Un’impiegata di lusso, ma pur sempre un’impiegata !!>>. per cui è una impiegata del ministero. Un’impiegata di lusso, ma pur sempre un’impiegata !!”;. per cui è una impiegata del ministero. Un’impiegata di lusso, ma pur sempre un’impiegata !!”

Prima di allontanarmi del tutto getto uno sguardo disgustato sul cartellone che riporta il titolo del convegno : c’è scritto “Ladri di bambini”

Siete voi i ladri di bambini, penso, e me ne vado via schifato superando con ostentata arroganza l’inutile scorta dell’inutile “giudice dei bambini”, mentre con la coda dell’occhio scorgo Minghelli, poco distante, che se la ride di gusto.

023-Allo stato degli atti

La maggior parte dei magistrati e degli avvocati lo chiamano “rito abbreviato”, ma a me piace di più l’altra definizione che ne dà il codice, ovvero quella di giudizio “allo stato degli atti”.

Si tratta di un rito alternativo al dibattimento, al quale si può accedere dopo che il pubblico ministero ha comunicato di avere concluso le proprie indagini e notificato il testo esatto di quello che, salvo sorprese, sarà il definitivo capo d’imputazione; se l’imputato chiede di essere giudicato sulla base dei soli atti di accusa raccolti dal PM, risparmiando al giudice di escutere una lunga lista di testi della difesa e di avventurarsi nell’inevitabile naufragio di perizie e controperizie, riceve in cambio dallo Stato uno sconto di pena pari ad un terzo, che non è cosa di poco conto : basti pensare che un imputato di omicidio, ammesso al rito abbreviato e riconosciuto colpevole sia pure senza alcuna attenuante, può ragionevolmente “sperare” di beccarsi una condanna a 30 anni invece che all’ergastolo, maturando così la certezza che in sede di esecuzione della pena prima o poi un tribunale di sorveglianza lo ammetterà alle ripetute istanze di beneficio per effetto delle quali, scontati i primi 15 anni, potrà di fatto uscire dal carcere e tornare quasi come libero.

Questo è il motivo per il quale la maggior parte degli avvocati, e particolarmente quelli che difendono imputati di mafia, indirizzano i propri clienti verso il giudizio abbreviato.

Io, per mio conto, appartengo invece a quella piccola minoranza che quando sceglie il giudizio abbreviato, lo fa perché convinto di una sostanziale incapacità investigativa degli organi dell’accusa, e ritiene quindi che il più delle volte un processo basato sui soli atti raccolti dal pubblico ministero, sia in realtà male istruito, senza poi contare tutte le questioni di nullità e di inutilizzabilità che si possono eccepire in ordine al frequente mancato rispetto di forme, procedure e garanzie.

Anche per Fontenova ho deciso di procedere “allo stato degli atti”, e continuo a ripetermi che ho fatto la cosa giusta, mentre nervosamente scartabello per l’ennesima volta il piccolo fascicolo che ho poggiato sul tavolo avanti a me, incurante del fatto che nel frattempo l’aula di udienza si è finalmente riempita con tutti gli attori della recita che ci apprestiamo a porre in scena.

Il GUP mi guarda con una espressione a metà tra il cortese ed il minaccioso, mentre mi domanda se ci sono questioni preliminari. Non v’è dubbio infatti che sente il peso della pressione mediatica che sono riuscito a creare intorno a questa delicata udienza preliminare, ed ancor più, forse, fatica ad occultare il giusto rancore che nutre nei confronti di chi ha assegnato proprio a lui questa gatta da pelare : che sia il migliore in tutto il tribunale me lo hanno già detto in molti, e dunque il mio stato d’animo è assolutamente diverso dal suo. Non solo infatti non provo alcun fastidio, ma sono in parte già appagato dal fatto che chi dirige questo tribunale abbia sentito il bisogno di assegnare al GUP più preparato e più capace lo scomodo incarico di decidere su di una causa patrocinata da questo rompicoglioni di avvocato del Foro di Roma.

Dunque il GUP, dopo avere finito di costituire le parti, nome, cognome, posizione processuale e difesa, ha compreso di non potere più rimandare la domanda che, presumo, si deve essere posto fin da quando ha avuto notizia della propria designazione per questo ingrato compito :

<< Ci sono questioni preliminari?>> ripete mentre io lo fisso come farebbe il gatto con il topo.

Getto un’occhiata oltre il vetro doppio della finestra, un fascio largo di luce inonda la piccola stanza, mentre quasi colto di soprassalto ma è tutta una commedia, ed anche lui lo sa rispondo che si c’è una questione, ma non è una “preliminare”, si tratta di un’istanza di rito abbreviato.

Così il GUP mi guarda con maggior fastidio, perché non crede affatto che io sia venuto fino a qui da Roma solo per spuntare uno sconto di pena in favore del mio cliente, almeno non dopo tutto il casino che ho armato sui giornali.

Nel contempo io mi rendo conto che non è il caso di irritare quel pover’uomo più di quanto già non lo sia, al rischio di indispettirlo senza motivo, pregiudicando così tutto il rispetto che mi sono guadagnato ai suoi occhi fino ad ora, e così mi affretto ad estrarre dal repertorio dei miei numerosi atteggiamenti verbali il tono più deferente di cui dispongo, per precisare che si tratta di una richiesta di rito abbreviato condizionato ex art. 438 comma V c.p.p.

Ora le cose sono tornate al loro posto: lui è il GUP, signore e padrone di tutto ciò che avviene in questa piccola stanza all’interno della quale si dovrà decidere il destino di Daria, di suo padre e di sua madre, mentre io sono un semplice avvocato sottoposto al comando imperativo di quella legge che solo lui può applicare al caso concreto : lui e lui soltanto dunque, potrà decidere se le prove alla cui acquisizione ho condizionato la richiesta di rito abbreviato sono sufficienti per addivenire ad una decisione equilibrata e legalmente corretta, o se invece la mia istanza dovrà essere rigettata. Lui e lui soltanto dovrà, dovrà, dovrà, da solo, nel nome della legge, prendere tale decisione.

Dal canto mio questo è il solo momento in cui avverto un po’ di tensione, perché sto per scoprire se quest’uomo vale effettivamente quanto tutti dicono, se davvero è un giudice degno di questo nome, se veramente costui è terzo ed imparziale.

Così mi avvicino lento ma deciso alla sua scrivania porgendo al cancelliere seduto al suo fianco la mia lista testi, e poi torno a sedermi mentre il pubblico ministero mi guarda indispettito : risolvo subito il suo imbarazzo allungando la mano verso la mia sinistra e posando così sul suo banco la fotocopia dello stesso documento che il GUP sta esaminando in questo momento. La vicinanza fisica, fatta di neanche 50 centimetri tra me e lui, mi consente di percepire il suo nervosismo, mentre il GUP sembra essersi rasserenato tutto d’un colpo, e fingendo di non accorgersi che il PM ha già la sua copia, dà lettura della mia istanza di acquisizione probatoria :

<<…dunque pubblico ministero, la richiesta di rito abbreviato è condizionata all'acquisizione della testimonianza dell’assistente sociale Maria Rita Turchi e dalla acquisizione di una deposizione di tale Fanelli Cerami Domitilla, che viene allegata sia nella forma del verbale di acquisizione che della relativa fonoregistrazione… >> spiega il GUP mentre continua a scorrere il foglio che ha davanti a sé, poi però si interrompe come folgorato da una improvvisa intuizione, e si rivolge direttamente a me con gli occhietti piccoli che mi scrutano a fondo in un misto tra curiosità e ammirazione, che tuttavia cerca ancora di mascherare nel tono piatto e monotono della sua voce : <<… però avvocato, prima che io decida mi faccia ben capire : vedo che lei ha indicato una sola circostanza quale oggetto della deposizione della signora Turchi … vuole cortesemente illustrarmi quale rilevanza possa avere in questo processo una puntualizzazione come quella che lei chiede di acquisire ? >>

<< Certamente…>> faccio io con tono ubbidiente da primo della classe, presumendo che il GUP abbia in realtà già capito dove voglio arrivare, e che la sua domanda serva più che altro a porre in guardia il pubblico ministero da una possibile, imminente e inevitabile figuraccia, e dunque continuo la mia illustrazione con la stessa naturalezza con la quale, avanti a certi ottimi presidenti di tribunale, si continua a consentire alle parti l’esposizione introduttiva delle proprie tesi e la funzionalità, rispetto alle stesse, delle richieste di prova depositate in cancelleria sette giorni prima dell’udienza di prima comparizione: <<…in poche parole, e per essere ben chiari fin dall’inizio…>> preciso senza fare troppe chiacchiere <<….la Difesa vuole che la signora ci venga a dire che fine ha fatto il disegno di cui ha riferito nella propria relazione al tribunale per i minorenni di questa città…..>>

A questo punto il PM fa una faccia strana ed il GUP soggiunge, questa volta con tono quasi sadico ed ormai schierato :

<< La relazione sulla base della quale la minore Fontenova Daria fu fatta oggetto di provvedimento di allontanamento dalla famiglia da parte del tribunale per i minorenni ?>>

<< Esattamente : quel disegno infatti non è stato reperito nel fascicolo del tribunale per i minorenni e la difesa vorrebbe sapere come mai ciò sia avvenuto …>>

<< Ma tutto ciò non ha alcuna rilevanza … la procura si oppone all’istanza di rito abbreviato così come formulata !>> scatta su il pubblico accusatore.

<< La procura non si può opporre ….>> faccio per rispondere ma il GUP mi interrompe e riprende subito il controllo per evitare una inutile zuffa:

<<La procura non si può opporre, eventualmente può offrire al giudice le proprie osservazioni, delle quali certamente si terrà conto prima di provvedere sull’istanza della difesa …>> è la sua precisazione, e poi aggiunge con aria di rimprovero <<.. quanto alla rilevanza, pubblico ministero, è evidente che la difesa intende dimostrare che il provvedimento del tribunale dei minori sia abusivo ed al limite della legalità, per eccepire la scriminante della legittima difesa!>>

Tana per l’avvocato Balestra, penso tra me e me, e solo a questo punto di tutta la tenzone avverto il peso del silenzio che ora accompagna e protegge il ragionamento interno del giudice, interrotto a tratti dal rumore delle carte del fascicolo che continua a sfogliare avanti e indietro, nervoso ed assorto.

Non so quanto duri questa attesa, ma finalmente il giudice alza il capo, ci guarda entrambi, poi inizia a dettare a verbale la sua ordinanza, e nel farlo scandisce bene le parole, badando bene a tener d’occhio il foglio di carta che il cancelliere sta diligentemente compilando :

<< Il Giudice dell’udienza preliminare a questo punto dichiara la contumacia dell’imputato, assente per espressa rinunzia comunicata alla direzione della casa circondariale. Quindi, vista l’istanza del difensore, regolarmente munito di procura speciale, ammette il giudizio abbreviato condizionato e dispone procedersi oltre …..>>.

Il gioco è fatto, penso tra me e me come farebbe un giocatore di poker ben servito, ed anche se dirlo non porta affatto bene non riesco a non pensare che ho già vinto : quel disegno non esiste, come non esisteva la famosa agendina su cui si era detto che fosse stato letto il nome di Enzo Tortora. Ed infatti immediatamente dopo avere accolto la mia richiesta di rito abbreviato, il giudice mi chiede se posso riuscire a citare il teste per la prossima settimana.

<< Il teste è presente giudice …>> faccio io sorprendendolo, poi aggiungo <<…la difesa ha interesse ad un processo veloce e dunque ha intimato il teste prima ancora di sapere se ella avrebbe acconsentito alla sua escussione…>>

<< Quindi mi sta dicendo che ha intimato il teste in assenza di una mia preventiva autorizzazione ….>> precisa lui con tono severo.

<< Si tratta di un abuso !>> interviene a quel punto il pubblico ministero, convinto di potermi cogliere in fallo, ma si sbaglia.

<< Non proprio…>> rispondo io incamminandomi ancora una volta verso il banco del giudice, cui porgo un altro foglio di carta, stavolta si tratta della raccomandata che ho spedito alla Turchi qualche giorno addietro, e riprendo a spiegare <<…. in effetti ho solo rappresentato alla Sig.ra Turchi, come ella potrà verificare dal tenore della mia lettera, che ci sarebbe stata la possibilità che il giudice ritenesse utile sentirla..così senza intimarle alcuna formula sacramentale, mi sono limitato ad un cortese invito specificandole bene, tuttavia …..>>

<< …che in caso di sua assenza non sarebbe incorsa in alcuna sanzione di legge !>>, precisa il giudice che ha letto più velocemente di come io ho parlato.

<< In effetti pubblico ministero …>> riprende il giudice <<.. questa lettera contiene un mero invito di cortesia, cui evidentemente la Turchi, se davvero è presente, ha liberamente ritenuto di aderire …>> e tace perplesso, mentre anche il PM non sa più cosa dire.

<< Sarà anche un po’ irrituale ..>> faccio io con tono falsamente ossequioso <<..ma in fondo, grazie anche al senso civico della Sig.ra Turchi ….>> e qui sono volutamente sardonico <<…potremo risparmiare alla giustizia un inutile ritardo !>>

<< Sta bene!……ufficiale giudiziario faccia entrare il teste ! >> ordina il giudice con tono risoluto, e la Turchi fa finalmente il suo ingresso nella camera di consiglio.

Il seguito è quasi noioso, siccome scontato, ed io non devo più fare quasi nessuna fatica, perché nel rito abbreviato i testimoni li interroga il Giudice.

Così la Turchi finisce per franare quasi immediatamente nella voragine delle proprie menzogne, e comprende quando è ormai troppo tardi di essere caduta in una trappola senza scampo, perché d’un tratto il giudice la interrompe spiegando a tutti che se vogliamo andare avanti la teste dovrà essere assistita da un avvocato di fiducia :

<<Non ce n’è bisogno …>> preciso io che voglio assolutamente evitare un rinvio della causa <<..la difesa rinunzia ad escuterla oltre >> e così finisce la sua deposizione e con essa il processo contro Fontenova.

Subito dopo la teste viene accompagnata fuori dell’aula, ignara del fatto che il peggio per lei deve ancora arrivare : Il PM illustra ormai rassegnato le proprie conclusioni, ed altrettanto faccio io, che parlo con tono quasi monotono rinviando quel tanto che basta di ardore oratorio al momento finale nel quale alzando la voce tesa ammonisco :

<<Io non ho bisogno…>> concludo con aria solenne nonostante manchi, qui in camera di consiglio il folto pubblico delle udienze dibattimentali <<…io non ho bisogno di arrivare fino a Berlino per trovare un giudice … il mio giudice, il giudice del papà di Daria … il giudice di Daria …>> e sottolineo <<..il giudice per Daria … è qui … in questa città….nel nostro bellissimo paese.. su questa terra sofferente eppure amorevole … il giudice per Daria non è a Berlino ma qui da noi..qui in questa stanza..avanti a me…lei è il giudice per Daria..il giudice per il papà di Daria..colui che le renderà l’infanzia rapita riparando ogni torto e ristabilendo verità e giustizia…lei è quel giudice che, io sono certo, assolverà quel padre la cui unica colpa è di amare sua figlia. Io le chiedo, in conclusione, di accertare e dichiarare che il fatto non costituisce reato. Grazie>>

<< La difesa conclude per il riconoscimento della scriminante della legittima difesa, e chiede l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato>> chiosa il Giudice con tono burocratico, dettando il verbale al cancelliere, prima di ritirarsi per deliberare. Poi si alza, raccoglie le poche carte che ha davanti, ed esce facendo segno che possiamo restare seduti, perché ci vorrà poco.

per cui nella rete dovrà finire solo qualche consulente e assistente sociale (io chiedo che sia la Turchi e mi viene concesso); provoco il trasferimento del giudice ad altro incarico ed il nuovo presidente è persona squisita che aggiusta tutto riaffidando le perizie ad altri consulenti; il mio potere contrattuale nasce dal fatto che prometto di astenermi dal rinfocolare l’opinione pubblica, faccio una sola intervista in cui dico che il sistema nel suo complesso funziona, così nessuno si sente destabilizzato, mentre le denunzie seguiranno un iter che non so immaginare, ma certo molto lento, so che la parte peggiore della mela, pur se non andrà in galera, dovrà trovare un altro modo per fare soldi, sebbene all’inizio della vicenda (cfr il padre di Daria) avessero detto che non avevano paura di avvocati e giornalisti.;

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per cui nella rete dovrà finire solo qualche consulente e assistente sociale (io chiedo che sia la Turchi e mi viene concesso); provoco il trasferimento del giudice ad altro incarico ed il nuovo presidente è persona squisita che aggiusta tutto riaffidando le perizie ad altri consulenti; il mio potere contrattuale nasce dal fatto che prometto di astenermi dal rinfocolare l’opinione pubblica, faccio una sola intervista in cui dico che il sistema nel suo complesso funziona, così nessuno si sente destabilizzato, mentre le denunzie seguiranno un iter che non so immaginare, ma certo molto lento, so che la parte peggiore della mela, pur se non andrà in galera, dovrà trovare un altro modo per fare soldi, sebbene all’inizio della vicenda (cfr il padre di Daria) avessero detto che non avevano paura di avvocati e giornalisti.;;

;;024-La desinenza

La giovane e bravissima Giulia Buongiorno ha consentito di comprendere, anche a chi sia digiuno di pratica processuale, quanto sia importante “la desinenza”. Con quel suo “E vaiii …!!”, gridato in un Aula gremita di avvocati dei vari collegi difensivi, pubblico, giornalisti e poliziotti, con la forza onesta e perciò invincibile dei suoi trent’anni, ha spiegato meglio di chiunque altro, in sole due parole brevi, che al momento della lettura della sentenza avvocati e pubblici ministeri rivolgono tutta la propria attesa alla prima parola che il tribunale pronunzia dopo la ben nota formula “In nome del popolo italiano” : in particolare ciò che conta è la desinenza di quella prima parola, perché se chi legge dirà “visto”, vuol dire che la frase proseguirà con le seguenti parole “.. l’articolo 530 c.p.p. ..”, il che significa che il cliente è stato assolto, mentre se invece dirà “visti” significa che la frase proseguirà con un elenco, più o meno lungo, di altri articoli del codice di procedura, il che per l’inverso significa condanna.

Così il giorno in cui un centinaio di cronisti di giudiziaria delle varie emittenti radiofoniche, televisive e della carta stampata, disturbati dal frastuono e dalla confusione, si affannavano per indovinare che tipo di sentenza stava leggendo il presidente Ingargiola, la Buongiorno aveva probabilmente concentrato tutta la propria giovane attesa su quella piccola, minuscola desinenza, attraverso la quale ha compreso, prima di ogni altro, che la vita le aveva corrisposto il giusto premio alle tante e tanto immani fatiche umane e professionali dei lunghi mesi precedenti.

Adesso, mentre il GUP legge la formula di rito, anche io mi sento come la Buongiorno, e come sempre accade riconosco in quel brivido che mi scende lungo la schiena la tensione che finalmente si scioglie mentre ascolto che << In nome del popolo italiano, il Giudice dell’udienza preliminare, VISTO l’articolo 530 codice procedura penale assolve Fontenova …. dal reato ascritto, perché il fatto non costituisce reato..>> e credo anche che questa volta il dispositivo sarà più complesso del solito. Ed infatti, proseguendo nella lettura, il GUP completa la mia soddisfazione mentre dispone trasmettersi gli atti alla procura della repubblica per le valutazioni di propria competenza in ordine alla posizione di Turchi Maria Laura, Squitini Pierluigi e tutto il resto della bella compagnia. La procura competente, naturalmente, non è quella di Lecce, perché vista la posizione dubbia di alcuni magistrati del Tribunale per i Minorenni, il tutto deve passare ad altro Ufficio individuato secondo i criteri di cui all’articolo 11 codice di rito, non potendosi escludere, allo stato, un concorso o peggio una vera e propria associazione per delinquere. Infine ordina l’immediata scarcerazione dell’imputato se non detenuto per altro titolo.

Ho vinto, ho vinto, ho vinto, ora ne sono certo.

Vorrei gridare, saltare, esultare come fece la Buongiorno, ma non ho più 30 anni e poi un mio gesto sopra le righe non farebbe lo stesso effetto di quello di una giovane, bravissima e graziosa collega, anzi potrebbe provocare irritazione nei pochi presenti.

Così come sempre faccio dopo la sentenza, sia quando perdo che quando vinco, tendo la mano al PM, e poi trovandomi come ospite in un Foro diverso dal mio mi dirigo anche verso il giudice, che saluto con compostezza fissandolo dritto negli occhi, dietro i quali intravedo una legittima e complice soddisfazione, assai simile alla mia.

Quindi raccolgo in fretta le carte, esco sul pianerottolo e discendo le scale mentre con il telefonino all’orecchio comunico a Laura l’esito della causa, pregandola anche di informare la moglie di Fontenova che entro sera suo marito tornerà a casa e che inoltre, ne sono certo, entro pochi giorni anche Daria sarà finalmente di ritorno alla sua stanzetta rosa, dove i suoi pupazzi di peluche aspettano di riabbracciarla.

Infine raggiungo la macchina mentre l’asfalto bollente sotto i piedi mi fa venire voglia di levarmi giacca e cravatta, e l’idea del mare che sta a pochi passi da qui mi dice che troverò facilmente un negozio dove comprare un costume da bagno.

Neanche un’ora dopo sono in acqua che osservo il limite dell’orizzonte avanti a me, dimenticando finalmente che è proprio su quel mare meraviglioso che si compie il peggior crimine del nuovo secolo, quella riduzione in schiavitù intorno alla quale, per insano e perverso meccanismo, fanno affari sporchi anche coloro che amano presentarsi al grande pubblico dei “talk show” come i primi nemici dei mercanti di carne umana.

Dopo circa una mezz’ora me ne torno a riva, accendo una sigaretta, e mi stendo sulla sabbia calda, infreddolito e felice, poi chiudo gli occhi e ascolto il fruscìo delle onde sulla battigia, mentre il sole cocente impiega appena pochi istanti per trasportarmi così lontano da farmi credere che non dovrò mai più tornare.

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025-;;;;;;;;La Toga

Quel che è avvenuto nei giorni seguenti è come fosse stato scritto nella sentenza del GUP : la comunicazione di un avviso di garanzia alla presidente mi ha consentito di presentare una formale istanza di ricusazione nei suoi confronti, subito accolta vista la delicatezza della posizione in cui si era ormai venuta a trovare.

Contemporaneamente il Ministro, per placare una stampa finalmente libera da “problemi editoriali” sull’argomento dei ”ladri di bambini”, ha inviato alcuni ispettori in loco, per verificare uno ad uno tutti i fascicoli di affidamento e adozione degli ultimi anni, e già si vocifera di svolte clamorose, sulle quali tuttavia non mi è possibile fare affidamento.

Conosco il sistema, e non credo che sia in grado di autoripulirsi del tutto, la cosa finirà secondo me con qualche accordo sotterraneo tra le varie cosche, istituzionali e non, interessate a vario titolo nel delicato argomento, e tuttavia la buriana di questi mesi convincerà tutti i componenti di quel particolare ufficio giudiziario ad attenersi scrupolosamente alle regole del contraddittorio, almeno per un po’ di tempo, di modo che sicuramente, per qualche anno almeno, l’ultimo comma sarà adoperato con la massima e doverosa prudenza, a vantaggio di centinaia di bambini sconosciuti che saranno maggiormente tutelati.

Il procedimento penale ordinato dal GUP costituisce poi l’elemento che all’ordine degli psicologi attendevano per avviare d’ufficio un secondo procedimento disciplinare nei confronti di Squitini e dei suoi accoliti, cui sono state contestate violazioni ulteriori rispetto a quelle che avevo già fatto denunziare ai Fontenova : anche qui non so come finirà, ma certamente per qualche tempo, nonostante le sue fortissime amicizie politiche, dovrebbe smetterla di fare perizie e di lanciare ipocriti anatemi dalle pagine dei giornali che fino a ieri lo hanno ospitato così, soltanto perché andava di moda.

Sono le 17.30 di un giorno qualsiasi quando mi arriva finalmente dai Fontenova la telefonata che davo ormai per imminente : Daria è in casa con loro, nella stanzetta rosa con i peluches, è tornata, e loro stanno piangendo, stavolta, finalmente, di felicità.

;Così adesso posso stendermi sulla poltrona e allungare le gambe sulla scrivania, tanto nessuno mi vede e mi pare proprio di non avere atti da scrivere.

<< Per domani nessuna scadenza>> mi conferma Laura, mentre il filo dei ricordi si snoda ancora avanti ai miei occhi sereni.

Quando superai l’esame da procuratore legale avevo appena ventisei anni, ero piuttosto allegro e socievole, poi facendo questo lavoro mi sono via via sempre più incupito : eppure non sempre è stato così.

Ricordo infatti che all’inizio ero così fiero di essermi incamminato per quella strada, e ricordo interi pomeriggi durante i quali mi sedevo nella stanzetta in cui mi avevano sistemato allo Studio Giardina, con la porta appena socchiusa, e tutti i fascicoli dei miei casi ordinati per “anzianità” sopra la scrivania. Li aprivo uno ad uno e mentre sfogliavo le carte riepilogavo mentalmente il problema che mi era stato posto al momento del conferimento dell’incarico, la soluzione che avevo prospettato, i vari aggiustamenti adottati durante i mesi successivi, e ricordavo ad una ad una le facce di tutte quelle persone e le loro voci al telefono, illudendomi che mi dedicassero durante il giorno un pensiero di gratitudine per lo scrupolo con il quale mi dedicavo alla risoluzione dei loro guai : amavo i miei clienti perché mi offrivano la possibilità di fare una cosa nella quale mi sentivo utile, e mi rallegravo di essere stato scelto come loro difensore, perché ritenevo che il valore di un avvocato si misurasse sulla fiducia accordata dai clienti, ancora non sapevo quanta parte hanno invece, in una bella carriera, le amicizie politiche, la prudenza nei rapporti con i magistrati, la capacità di voltarsi dall’altra parte al momento giusto, ed una segretaria veloce a far di conto oltre che decisa, anche e soprattutto, nel telefonare ai clienti che rimangono indietro nei pagamenti.

Questo è ciò che serve per essere un avvocato del nuovo millennio, ma a me non interessa, io resto fedele al ricordo di mio nonno, che alle volte accettava in pagamento dalla povera gente persino uova, galline o semplicemente un grazie, invece dei soldi :

<<Ciascuno paga come può>> mi diceva sempre, ed io trovavo giusta questa regola, perché la giustizia è un diritto che non si può distribuire in maniera diseguale tra i ricchi e i poveri, la giustizia è un valore assoluto e come tale non può dipendere dalle possibilità economiche.

Mio nonno era ricco, e questo certamente gli consentiva di difendere il boss mafioso ed il ladro di polli con la stessa identica professionalità, per me è stato meno facile che per lui, ma ancora oggi sto continuando a provarci.

Noi uscivamo spesso insieme, e quando lo accompagnavo in tribunale mi teneva sempre per mano mentre con gli occhietti piccoli e furbi, poco sopra i suoi baffetti grigi, osservava tutta la vita che correva intorno alla sua vecchiaia, con la calma di chi sa come dominare l’immensa e confusa moltitudine del divenire.

Molto spesso restavo a dormire con lui nella sua villa a due piani, poco fuori Roma, circondata da un grande giardino nel quale al pomeriggio mi portava a cogliere i fichi dagli alberi, e poi giocavamo a carte in veranda, mi aveva insegnato “asso pigliatutto” che si faceva con le “napoletane”, e giocavamo cinque o dieci lire per ogni partita nella quale, immancabilmente, fingendosi distratto finiva per farmi vincere.

Una sera me ne stavo seduto sulla poltroncina del suo studio, mentre preparava una comparsa che scadeva il giorno dopo: lo avevo osservato stendere accuratamente la carta carbone tra il foglio uso bollo e la carta velina, badando bene a che i margini superiori corrispondessero tra di loro alla perfezione, e poi infilare il tutto nella vecchia macchina da scrivere nera. Tra dodici nipoti io ero l’unico che fosse ammesso ad entrare nel suo studio, purché sempre in sua compagnia e senza toccare nulla né interrompere con domande od osservazioni il filo del suo ragionamento : ed infatti anche quella sera me ne stavo lì seduto che seguivo tutto il rituale con il quale si accingeva a scrivere di diritto, dopo avere esaminato “le carte” che una alla volta estraeva da dentro un voluminoso fascicolo che teneva alla propria destra.

D’improvviso quel silenzio affascinante era stato rotto dai cani che avevano cominciato ad abbaiare, mentre era già sera inoltrata :

<<Vieni con me, cucciolo>> aveva detto alzandosi lentamente e prendendomi per mano, ed appena eravamo usciti in giardino al solo rumore del suo passo lento e costante i cani avevano cessato di latrare. Traversato il lungo vialetto di marmo che costeggia la fontana con i putti, ed arrivati così fino al cancello piccolo, eravamo usciti sul piazzale antistante l’entrata secondaria della villa, dove mi ero reso conto dell’arrivo di una macchina targata Napoli, da cui erano scesi tre uomini che sul momento mi avevano fatto paura : erano due giovani dai vestiti stropicciati ed i lineamenti duri, che si guardavano intorno con aria sospettosa mentre il motore della loro Fiat 131, lasciato acceso probabilmente a bella posta, tormentava il silenzio della notte. Nonno mi teneva per mano anche quella volta, mentre il terzo uomo, quello più vecchio, con un viso regolare, i capelli scuri tagliati corti e la barba incolta come gli altri due, che pareva uscito da un film di De Sica, aveva salutato il suo “avvocato” con un cenno del capo, prima di consegnare la pistola ai due ragazzi che, seppi poi, erano i suoi figli.

Quindi eravamo rientrati in casa dove mia nonna aveva già apparecchiato una cena a base di pastasciutta con quel sugo di conserva che colorava di un rosso acceso tutto il piatto, del quale andavo pazzo, non solo per il sapore, ma anche per il modo con cui si adagiava solenne sopra le “mezze maniche”, una sorta di rigatoni giganteschi che ancora oggi si possono trovare in qualche ristorazione a conduzione familiare, rigorosamente nel meridione di questo nostro meraviglioso Paese.

Avevo ascoltato in silenzio i loro scarni discorsi durante la cena, in cui si parlava di un processo che si sarebbe svolto di lì a breve, e di un mandato di cattura che pendeva sulla testa di quell’uomo che poco prima i figli avevano abbracciato con calore, prima di ripartire per Pompei, e che lui stesso aveva baciato con tenerezza, e carezzato sulle guance ruvide quasi fossero ancora dei bambini della mia stessa età.

Quella notte poi Antonio, così si chiamava, aveva dormito nella stanza con me, e mentre sedeva in canottiera sopra il bordo del letto mi aveva detto che lui era un contrabbandiere, e che suo padre invece era stato un poliziotto che era morto quando lui era ancora bambino, “lo aveva sparato”, così mi aveva spiegato, un ladro che lui stava inseguendo per i vicoli del quartiere spagnolo, ed era molto orgoglioso che suo padre fosse stato un poliziotto.

Quando si era reso conto che non avevo più alcun timore di lui, mi aveva regalato un santino di una Madonnina in lacrime, e di fronte alla mia curiosità, aveva iniziato una lunga spiegazione sui tanti tipi di Madonnina che dalle sue parti sono oggetto di una venerazione quasi pagana, poi mi aveva raccontato, sempre rispondendo alle mie domande, tutta la storia del miracolo di San Gennaro, e di come lui stesso, e tanti altri come lui, pure essendo latitanti, sfidavano il pericolo dell’arresto per recarsi ad assistere alla cerimonia del sangue che si scioglie finendo per ritrovarsi poi, in qualche occasione, all’interno della grande chiesa, magari braccio a braccio con un carabiniere anch’egli assorto nella preghiera.

Io quella sera avevo capito che il bene ed il male non sono sempre così lontani ed inconciliabili, e che spesso la fatalità li distribuisce in egual misura tra la parte giusta e quella sbagliata, complicando così il lavoro degli uomini di legge, dei giudici, degli avvocati, e delle “guardie” come lui chiamava i carabinieri.

Rischiava sei anni, Antonio, e mio nonno fu molto contento di annunziarmi, qualche mese dopo, che la condanna che il tribunale gli aveva dato era di soli sei mesi, e che lui stesso aveva accompagnato il cliente a costituirsi, dopo la sentenza, per scontare un periodo di detenzione che entrambi avevano concordemente ritenuto equo rispetto alla colpa di Antonio : non ho mai saputo, né osato chiedere a mio nonno, se in caso di una condanna più grave Antonio si sarebbe ugualmente costituito e, soprattutto, se in caso di ulteriore latitanza sarebbe tornato a stare nella grande villa piena di cani e nipoti.

Ora guardo verso l’appendiabiti, dove tengo la toga di mio nonno, la toga nera di stoffa pesante, ornata con i fregi dorati da Cassazionista. Tra pochi giorni avrò pieno titolo per indossarla, non ho ancora compiuto 39 anni e sto per venire iscritto all’Albo degli Avvocati Patrocinanti in Cassazione il che, confesso, mi riempie d’orgoglio... la toga di mio nonno con i fregi dorati da Cassazionista….;.. la toga di mio nonno con i fregi dorati da Cassazionista….;.. la toga di mio nonno con i fregi dorati da Cassazionista….;.. la toga di mio nonno con i fregi dorati da Cassazionista….;.. la toga di mio nonno con i fregi dorati da Cassazionista….;.. la toga di mio nonno con i fregi dorati da Cassazionista….;

C’è un giornalista che mi vorrebbe parlare, così mi riferisce Laura, e le faccio un cenno distratto dal quale capisce che deve dire che non ci sono, le uniche a cui rilascerò una dichiarazione sono Alessandra e Giovanna, lo devo ad entrambe per l’aiuto che mi hanno dato, ma per tutti gli altri non ho intenzione alcuna di partecipare al festival delle ovvietà, ora che tutto è finito. So già che ci saranno corsivi, editoriali, commenti e persino trasmissioni televisive su questo nuovo scandalo che farà vendere molte copie e aumenterà lo share, perché tutti sono convinti che le inchieste in corso porteranno presto a nuove e ancor più clamorose novità, dimissioni eclatanti o arresti eccellenti, e tutti mi cercano sperando di estorcermi una qualsiasi anche piccola anticipazione.

Quel che mi blocca è che io so bene, a differenza di loro, che in realtà non accadrà nulla di clamoroso, ed anzi la cosa si andrà piano piano sgonfiando, perché sotto i miei stessi occhi è stato raggiunto un tacito accordo sui contenuti del quale non mi è stato possibile interferire se non in minima parte : lo ho capito quando ingenuamente ho chiesto al “dottore” che fine avrebbero fatto tutte le lettere, le telefonate e le vere e proprie deposizioni che decine e decine di persone mi hanno fatto pervenire da tutta Italia, nei giorni immediatamente precedenti alla liberazione di Daria, dopo avere visto quel bel reportage che Giovanna aveva realizzato per Telepuglia e che successivamente è stato acquistato e mandato in onda da un grande TG nazionale.

<< Sono tutte carte importanti che non mancheremo di acquisire ….>> Ha risposto il dottore, ed io stizzito ho replicato <<Per restare chiuse in qualche cassetto, immagino?>>

<<Fino a quando non serviranno …>> ha risposto in tono burocratico <<..e se serviranno ! >> ha poi precisato, dal che ho capito che probabilmente l’aiuto prezioso che mi aveva dato in questi mesi aveva la finalità di guidarmi verso una soluzione positiva del caso Fontenova, e non solo : quello che veramente occorreva era che io mi sbrigassi a ottenere la liberazione di Daria, perché fin quando avessi continuato ad eccitare la stampa ed a fare indagini con Maiorino, avrei potuto bruciare un’inchiesta che deve evidentemente svolgersi nel silenzio, almeno per adesso.

E quando ingenuamente gli ho confidato questa mia valutazione, il dottore mi ha voluto tranquillizzare un po’ come si fa con i bambini, rimproverandomi quasi con affetto :

<< Si ricordi bene, avvocato…nei servizi conserviamo tutto, non buttiamo mai via niente…”, e di fronte al mio sdegno fanciullesco ha fatto riferimento ad una frase che ripeteva sempre Lino Ventura in un bellissimo film francese di cui non ricordo il titolo, e cioè che a un poliziotto non si chiede di cambiare la società, ma soltanto di difenderla così com’è >>

Così, avendo trovato un motivo più che valido, oltre che per fare un po’ di pulizia, anche e soprattutto per togliere di torno il pentito che aveva cercato di uccidermi, i Servizi hanno finalmente potuto imporre alla DDA una più stretta collaborazione reciproca nelle indagini in corso, e se ho ben compreso una frase del dottore credo anche che a tal fine qualche sostituto sia migrato verso altra sede, insieme a poliziotti e carabinieri un po’ troppo distratti; inoltre gli stessi burocrati del Ministero, solitamente occupati soltanto ad insabbiare dossier scottanti, si sono resi conto che risolvere al più presto il caso di Daria era l’unico modo per evitare che mi trovassi costretto a spendere, anche nei loro confronti, in sede processuale, le conoscenze che avevo acquisito sulla questione del traffico di carne umana durante questi lunghi mesi di indagini difensive; il tutto con il risultato, poi effettivamente conseguito, di espellere da quel misterioso e complesso meccanismo di forze legali ed illegali in perenne lotta e/o trattativa tra loro, con scontri, accordi, delazioni, sgambetti e doppi e tripli giochi di poliziotti, magistrati e agenti segreti, quel piccolo elemento che aveva provocato una tanto grave crisi di rigetto : e l’orgoglio di essere stato proprio io, un avvocato fedele alla propria Toga, a risultare indigesto a questo mostro vorace, fino al punto da fargli sputare il piccolo boccone che aveva già iniziato a divorare, non è quantificabile neppure ai miei stessi occhi.

Distrattamente osservo i tre fascicoli che Laura mi ha posato sulla scrivania, e ripasso mentalmente le singole posizioni : il primo riguarda una signora che è venuta da me dopo avere speso ben 5 milioni presso lo Studio di una nota matrimonialista, per poi scoprire che a quel prezzo era a malapena stata inviata all’ex marito una lettera di abboccamento, con invito ad una possibile conciliazione, praticamente un ciclostile che di solito la segretaria si limita a scaricare dal computer dopo avere semplicemente sostituito i dati anagrafici del nuovo cliente; la seconda riguarda una impugnazione del decreto di espulsione emesso nei confronti di un ragazzo rumeno di 23 anni, privo di permesso di soggiorno, che al suo paese, ai tempi della dittatura, appena sedicenne, ha scontato tre anni di durissima prigione per avere rubato del pane, e che oggi qui in Italia il pane lo guadagna combattendo a pugni nudi dentro una gabbia di ferro con un altro disperato come lui, proprio come nel film di Brad Pitt, soltanto che lui le botte le dà e le prende per davvero, e viene pagato dall’allibratore soltanto a fine combattimento, e soltanto se resta in piedi; la terza è quella di un signore arrestato al quale il tribunale del riesame, su mio ricorso, ha concesso gli arresti domiciliari : sua moglie, che dopo vent’anni se ne dice ancora innamoratissima, è venuta ieri a dirmi che se non mi sbrigo a farlo uscire di casa chiederà il divorzio, perché lui passa tutto il giorno in cucina, per sentirsi utile, e così facendo le ha sottratto ogni spazio fino al punto di diventare insopportabile.

Fuori della finestra il sole splendido del mese di ottobre riscalda le strade di Roma, l’antica culla del diritto nella quale anche io sono nato e cresciuto, mentre ripenso allo sguardo tenero e deciso con cui Laura, la notte scorsa, distesa sul mio petto, la sua pelle sulla mia, mi ha detto che vorrebbe avere un figlio da me, prima di superare i quarant’anni.

<< Un figlio…>> immagino stregato da quel pensiero <<…. sarebbe bello avere un figlio, potremmo fuggire insieme, ogni tanto, fino al vecchio porto dei pescatori di Gaeta, calarci nell’azzurro tra le piccole barche ormeggiate, poi scivolare giù lungo gli scogli, in apnea, per cercare le tane dei polpi>>

E se per caso dovessi scoprire che non ricordo più come si fa, non sarebbe poi un problema troppo grande, mi basterebbe chiedere a mio padre.

Che bella cosa avere un padre, che bella cosa avere restituito a Daria il suo.

Andrea Falcetta