L'ULTIMA NOTTE

ROMANZI RACCONTI E POESIE GIOVANILI

1/11/20263 min read

Non avrebbe saputo dire da quanto tempo giacevano, insieme; ma le pareva, dallo specchio a fianco del letto, di riconoscere l'immensa profondità del tempo che, precipitando oltre sé stesso, li aveva uniti. Ed allora, forse, non importava se un'ora, un giorno, o pochi minuti: quel che era in lei in quel momento, lo sapeva benissimo, poteva durare una vita intera, dal giorno che era nata, fin quando avrebbe chiuso gli occhi.

Automaticamente, a quel pensiero, abbassò le palpebre, rimanendole impresso, nella mente, il soffitto crepato, e il vecchio lume, fioco e giallognolo, sotto cui s'era donata a quell'uomo che ora la stringeva. Egli le accarezzò i capelli scuri, perdendo le dita robuste nei ricci che la incorniciavano, e abbandonò le labbra sui tratti del viso, immaginandolo ad occhi chiusi: sentì ancora le guance ruvide e asciutte, il naso sottile, un po' all'insù. Ella, piegò all'infuori il mento, adagiando il capo sul cuscino morbido e basso, e ricordò, in un momento solo, tutte le volte che, ingenuamente, nella lontana adolescenza, se lo era stretto al seno, quel cuscino, immaginando le braccia forti e dure che ora la cingevano. Stette così, senza fretta, pazientemente, mentre lui le sfiorava la pelle, e accarezzava le membra nude, le cosce chiare e lunghe, le braccia sottili, il ventre piatto, esile, e i piccoli seni che si spandevano, con grazia femminea, in un'armonica delicatezza, eccitati e caldi, sotto la bocca di lui.

Tutti gli anni passati e sconfitti, in una noia senza soluzione immediata, e i giorni, i pomeriggi e i tramonti, consumati in quella stanza, nella quasi identica posizione di ora, le parevano adesso non più vuoti, anzi carichi di un'ovvia aspettazione di quell'ora infinitamente grande, in cui era giunta, e che forse, davvero non sarebbe mai finita.

E le pareva miracolosamente bello, stringere la sua mano in quella di lui, tanto grande e calda da farle male, a volte, quando perdevano assieme la misura e il limite di ciò che è bene, pur essendo dolore.

E lui mormorava, a tratti, lunghe frasi cariche d'una delicatezza strana, eppure senza sorprenderla, da quelle labbra grosse e indelicate, disegnate nel mento quadrato, appena al di sotto del naso, lungo e triangolare. Turbata, eppure rispondeva docile ai suoi inviti, ella, quando una tenerezza smisurata le pioveva addosso dalle iridi castane, a stornare il suo seppur vago timore. E allora tornava a sfiorare i capelli corti e lisci, ora arruffati, che poco prima lei stessa aveva pettinati, parlando d'amore nel suo dialetto, che pure sapeva incomprensibile a lui. Come incomprensibile, per lei, era la voce risonante, trattenuta a stento in tono basso, che le carezzava l'anima e non le faceva desiderare altro, né di capire quella lingua, lontana quasi quanto lui le era vicino.

E le sue labbra, innamorate, scendevano lungo il ventre fino alla fine, e si fermavano in attimi che credeva eterni, a donarle quel piacere mai provato, che pure aveva tanto desiderato, senza mai conoscere, e che le era giunto tutto a un tratto.

Poi prese entrambe le mani di lui, frugandolo in viso con gli occhi scavati e profondi, e con lenta misurata dolcezza, senza fretta alcuna e come fosse abituata a donarsi, pur non essendole mai accaduto questo, si aprì a lui, invitandolo senza parola alcuna.

Ed egli rispose con tatto insolito, a quel gesto che mai aveva visto compiersi con più naturale verità, e affondò in lei, penetrando un calore senza fine; e gli parve di scorgere, in ogni sussulto del ventre palpitante, un battito di quel cuore che batteva per il suo, allo stesso ritmo accelerato.

Sudava leggermente, e aveva la barba non rasata, eppure a lei pareva non potesse esserci corpo più lucido e morbido, all'infuori dell'uomo che ora, senza la minima violenza, la possedeva.

A poco a poco scomparve, per i due, la stanza intera, risucchiata in quell'amore, e la penombra invase l'ambiente, ed il loro stesso respiro, di un carezzevole tepore.

Moriva il giorno, rantolando nel buio, in un silenzio rotto solo dal fischiare delle bombe, che piovvero, testarde e crudeli, senza scampo, riducendo tutto quanto, le case, e la campagna sterposa in un immenso sterminato deserto. Cadde il soffitto, anche sulla sedia a capo del letto e la divisa verde lì posata, in una tregua che non ebbe fine. Morirono entrambi sotto le bombe, con altre decine di persone. Eppure lei avrebbe giurato, in ultimo, che erano i baci di lui, e quell'abbandono, a dissolvere le pareti e i visi ancora disegnati dal sentimento, mentre il suo uomo stringeva, e parlava piano, e le stava sopra, morendo, e continuava a parlare e a dire qualcosa che non capiva, ma che la circondava di sicurezza, sotto quel corpo tremante, forse anche per la paura, forse solo per l'amore.

Finì la notte, e per essi non venne il giorno, e qualcuno disse: "poveretti", scoprendoli al mattino. Qualcun altro imprecò sul soldato che le usava violenza, altri ancora piansero la corruzione di lei, datasi ad uno straniero.

Ma nessuno capì, né scorse la vita ancora pulsante, nei corpi sconvolti dalla guerra, eppure avvinti fortemente, così lontani dalla distruzione intorno, in un mondo a sé stante, costruito dietro una porta che né le bombe, né la guerra avevano potuto scalfire.