UNA GOCCIA DI SERA

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ROMANZI RACCONTI E POESIE GIOVANILI

1/11/20262 min read

E' il nuovo anno, il primo tramonto s'arrossa di dolore, e il vento cala senza più fiatare, mentre il cielo si tinge di sangue. La terra bagnata, molle, ingoia i tuoi passi stentati, eppure avanzi, con l'anima asciutta e gli occhi intrisi dello splendore intorno. Uno splendore inquieto, la fosca bellezza della campagna laziale, le sue grida, il suo sbiadito livore, ed i colori stessi ammistati in un solo battito che l'occhio avverte e non patisce.

Su questa terra stesa al bacio chiaro della luna, ora calata, s'avvolge madido il passato, nei suoi odorosi rigetti, colorato di voci, atroci tenerezze, morbide passioni, incanti perenni e slanci sterminati.

E, come sempre, vaporoso messaggero di svenate agonie, esso ti chiama a sé, spazzando via il rancore, la rabbia che t'uccidevano; e quel soffrire ovattato che non sai celare ridona voce al tuo momento, allontana il fondo di quell'illusione che ti rapì e poi ti respinse.

Non più sconvolge i tuoi capelli giovani, quel vento carico di fredda sofferenza, e stanco difendere cose non tue.

Non ti stupisce quel rosso che allaga il cielo, né più temi la notte dove affondi il guardo, la terra dove getti il tuo avanzare, come semente. Ogni ramo della campagna narra di sé, e dell'idea che diede linfa alla foggia sua e fusti solitari tacciono il silenzio di chi ha vissuto, un tragico ragionare fatto d'istinti, emozioni, idee. Fatto di dolore, amarezza e sconfitta, spesso. Molto spesso, di sconfitta, e sacrifici annegati d'inutilità. Ogni goccia di linfa preziosa che nel verde scorre, fu stillata da morti atroci, lentamente consumate nel giorno.

Ora, sotto il bacio candido della luna, nei campi velati di bianco, la terra fino alle caviglie, ricerchi le rade oscurità di questa notte, e quasi reclami quel buio silente, vociante su te che lo respiri. Puoi avanzare adesso, adesso che hai capito e sai che per rinascere al tuo cospetto, e di solitari angoli dell'anima, importa morire, e morire ogni giorno.

Così, pago e curioso ancora, avverti sottile un soffio di gelo penetrare nell'intimo, e la voce calma e profonda di lei diventare un respiro sempre meno accennato, teso a scomparire.

Ora sai, e sei pronto.

Ecco: tra un attimo cadrà un pezzo di te, destinato ad accompagnare la causa di questo affondante delirio, e morendo s'unirà alla terra, d'altri dolori intrisa, di grida sommesse invocanti, e d'agonie improvvise, a fecondare l'assurdo germoglio della vita.

Stillerà una goccia anche da questa fine, e sarà un fiume d'amarezza, e la serberei, orgoglioso d'aver posseduto, con coraggio e contro ogni tristezza, un attimo, un solo attimo, tra i tanti che hai perduto. E quell'attimo è qui, sotto i tuoi piedi, a fecondare nuovi passi, ancora voci e dolori. Altre gocce, prezioso inciampo del vano scivolìo.